Massimo Scaringella, Lorenzo Benedetti, Paolo Colombo, Fabio Cavallucci, Alfredo Cramerotti, Marco Antonini, Davide Quadrio, Massimiliano Gioni, Franziska Nori. Tutti insieme in sole due pagine di Artribune. Scoprite perché

Pazzeschi i talk-show di Artribune Magazine, no? L’idea non è che sia poi così originale, tanto più che prende abbrivio proprio dai talk show televisivi “a tema” di certa tv americana (ma anche italiana). Sostanzialmente si prende un argomento, possibilmente correlato con la più stringente attualità artistica, si selezionano una dozzina di personalità che si […]

Pazzeschi i talk-show di Artribune Magazine, no? L’idea non è che sia poi così originale, tanto più che prende abbrivio proprio dai talk show televisivi “a tema” di certa tv americana (ma anche italiana). Sostanzialmente si prende un argomento, possibilmente correlato con la più stringente attualità artistica, si selezionano una dozzina di personalità che si ritengono adatte a parlare di quella roba lì e gli si dà il via. Ma non a briglia sciolta. I paletti sono precisi e non bisogna scrivere tanto, anzi bisogna scrivere pochissimo.
Perché quello che si richiede non è l’esaustività, ma la possibilità, con pochi flash, di aprire un dibattito che darà come output due “prodotti”. Il primo, su carta, composto dalla somma (non algebrica) di tutti i flash raccolti; il secondo, su Artribune.com, composto da questa somma addizionata dai tanti commenti dei lettori. Con “Che taglio dare alla storiaccia dei tagli” (eccolo: http://www.artribune.com/2011/08/che-taglio-dare-alla-storiaccia-dei-tagli/) è andata proprio così. E speriamo che altrettanta riuscita avrà Expat per forza o per amore. Cosa abbiamo fatto per il numero di settembre-ottobre? Abbiamo raggiunto un gruzzoletto di personalità che lavorano all’estero pur essendo italiane e che possono dirci – chi meglio di loro – quali sono le differenze, perché l’Italia presenta tutte le tare che ben conosciamo, cosa incoraggia questa ormai preoccupante fuga di cervelli. Ne è uscito fuori un mosaico composito: alla fine della lettura, però, il messaggio è chiaro e cristallino.
Massimo Scaringella, Lorenzo Benedetti, Paolo Colombo, Fabio Cavallucci, Alfredo Cramerotti, Marco Antonini, Davide Quadrio, Massimiliano Gioni sono i partecipanti alla survey. Con l’aggiunta di Franziska Nori, direttrice della Strozzina di Firenze, che ci consente di fare il percorso inverso, analizzando la figura di un professionista straniero venuto a lavorare da noi. A nostro modestissimo parere, una buona occasione in più per andarsi ad accaparrare, a partire da metà mese, l’ultimissimo numero di Artribune Magazine…

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Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • lucarossi

    ottima idea, aspettiamo.

    Anche se i problemi del “migliore” sistema italia li abbiamo sotto gli occhi: un’oligarchia di pochi, assenza di confronto critico, assenza di pubblico che non sia formato da addetti ai lavori e curiosi. Queste cose riportate in uno stato moderno portano alla dittatura.

    Devo dire che da due anni il Sig. Rossi qualsiasi, esattamente come Fantozzi negli anni ’70 nei confronti di un certo clima italiano, ha contribuito a psicanalizzare questo sistema e si può percepire una maggiore apertura.

    Bisogna partire pensando che ogni luogo è inter nazionale per definizione. Anche se questo vale per il futuro non certo per criticare i protagonisti della fuga all’estero che artribune ha scovato.

  • Aggiungo alle parole corrette del mio omonimo, che non bisogna neanche pensare che l’estero sia una sorta di Eden perfetto. Permane anche lì un problema di contenuti e un crisi del medium mostra di arte contemporanea.

    E’ chiaro che all’estero c’è più roba ed è quindi più facile trovare situazioni e progetti interessanti; spesso ci sono anche più fondi e quindi gli operatori lavorano sereni e fuori dalla precarietà astiosa a cui costringe il clima dell’arte italiano.

    Il punto sono i contenuti, e ancora prima la capacità e il metodo per definire qualità e valore. Rimando a questa riflessione che prelude al progetto Amir’s Basements il prossimo 15 a milano:

    http://whitehouse.splinder.com/post/25419958/preview-notes