Maledetto il giorno in cui sono finito sui Simpson! Parola di Frank Gehry. L’architetto canadese e la maledizione di un cartone…

A riportare la storia è il sito web Archinect.com, che titola così: “Frank Gehry si è davvero, davvero pentito di essere apparso sui Simpson”. Come molti ricorderanno infatti, l’architetto canadese, famoso per i suoi edifici dalle forme sinuose e (secondo alcuni inutilmente) barocche, ha fatto la sua comparsa in un episodio del cartone I Simpson […]

Frank Gehry nell’episodio dei Simpson

A riportare la storia è il sito web Archinect.com, che titola così: “Frank Gehry si è davvero, davvero pentito di essere apparso sui Simpson”. Come molti ricorderanno infatti, l’architetto canadese, famoso per i suoi edifici dalle forme sinuose e (secondo alcuni inutilmente) barocche, ha fatto la sua comparsa in un episodio del cartone I Simpson andato in onda nell’ormai lontano 2005 (Gehry è stato il primo architetto a comparire nella serie, che spesso ospita camei di personaggi noti). Nell’episodio – un estratto è visibile nel video in calce a questa notizia – Gehry costruiva nientemeno che un auditorium per la cittadina di Springfield, ispirandosi alle forme di un foglio accartocciato che lui stesso butta a terra.
Si tratta di una storia molto molto divertente” ha dichiarato qualche giorno fa Gehry a un giornalista della CNN, “ma mi perseguita da anni. Chi ha visto l’episodio dei Simpson tende a crederci”. Più che preoccuparsi della storia della cartaccia però, Gehry dovrebbe interrogarsi piuttosto sull’accoglienza dei suoi lavori, sulle cifre da capogiro che le municipalità spendono per averli e sulla loro destinazione d’uso. Nell’episodio dei Simpson in questione, infatti, vediamo la cittadinanza disinteressarsi alla costosa costruzione, che finisce per diventare… un carcere.

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • me.giacomelli

    magnifico!

  • vincenzo

    alcune cose di gehry non mi convincono molto, ma a livello economico funzionano eccome, mi sembra che la municipalità di bilbao si sia ripagata l’investimento 3 o 4 volte attirando una valanga di turisti, se poi questi guardano il museo o le opere esposte è un altro discorso, se nel cartone animato l’auditorium diventa un carcere non vuol dire che questo succeda nella realtà!
    non tutto quello che si vede in tv è vero…

  • Nadia

    Bilbao paga la conseguenza di come oggi le architetture dei Musei stanno diventando piu’ importanti di quello che gli stessi contengono. Avremo finito i capolavori?

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