Ma ti pare il caso di mettere una giostra in chiesa? Unisce arte, letteratura e musica il nuovo progetto di Valerio Berruti nella “sua” Alba

Arte, letteratura e musica. In una grande chiesa medievale. Un incrocio di sensazioni capace di mettere a dura prova anche la percezione dell’osservatore più svezzato. C’è tutto questo ne La rivoluzione terrestre, elaborato progetto con il quale Valerio Berruti espone per la prima volta ad Alba, sua città natale. Una grande installazione site-specific che si […]

Valerio Berruti - La Rivoluzione Terrestre - foto Stefania Spadoni

Arte, letteratura e musica. In una grande chiesa medievale. Un incrocio di sensazioni capace di mettere a dura prova anche la percezione dell’osservatore più svezzato. C’è tutto questo ne La rivoluzione terrestre, elaborato progetto con il quale Valerio Berruti espone per la prima volta ad Alba, sua città natale. Una grande installazione site-specific che si lega alla letteratura del conterraneo Beppe Fenoglio e alla musica di Alessandro Mannarino. Dieci affreschi su juta alti 5 metri che ruotano in senso antiorario – nella gallery, l’artista all’opera -, “come se si trattasse di una grande giostra, un insieme di bambini che fanno un girotondo e fissano lo spettatore come se si sentissero disturbati nell’atto, silente e sospeso, del loro gioco”.
Location d’eccezione, si accennava, la Chiesa di San Domenico ad Alba, dove la mostra sarà aperta al pubblico e visitabile gratuitamente fino all’11 novembre. In occasione del finissage si potrà assistere ad una performance del cantautore Alessandro Mannarino, autore della colonna sonora. Il progetto sarà poi arricchito da un libro d’artista (La rivoluzione terrestre, edito da Sandro Corino Editore) contenente un testo del curatore, Andrea Viliani, il testo della canzone scritta appositamente per la mostra da Alessandro Mannarino, l’omaggio a Beppe Fenoglio, un contributo di Filippo Taricco, direttore artistico del festival letterario Collisioni e un breve racconto scritto appositamente dall’autrice Chiara Zocchi.

Inaugurazione: venerdì 30 settembre 2011 – ore 18.30
Chiesa di San Domenico – Alba (Cn)
www.larivoluzioneterrestre.it


  • solitamente a questo punto arriva un adulto. E cosa succede ancora dopo? Il girotondo mi sembra un immagine poetica ma un po’ ebete; un vessillo rassicurante per mettere la coscienza a posto e per riaffermare un certo ordine precostituito in cui il girotondo dei bambini non trova spazio; ma ecco che berruti gli da spazio. Quindi mi sembra una pittura rivoluzionaria. Peccato quando inizia fare i fiocchetti al girotondo o a fare le sculture giganti con sti poveri bambini. Vorrei un Berruti più il rigore di Daniel Buren. Andrea Viliani doveva pretendere maggiore rigore, se no le cose non si curano, e muoiono.

  • hm

    – Quindi mi sembra una pittura rivoluzionaria. –

    sì lucarossi troppo rivoluzionario guarda, quasi come i girotondi di nanni moretti e habemus papam (da non confondere con le interpretazioni sublimi di lando buzzanca) . ma ti pagano almeno per scrivere ste cose? vorresti un berruti? secondo me se insisti te lo regalano con chiesa annessa . ‘vorrei un berruti’ potresti anche creare un nuovo drink con la faccia di berruti stampata sulla bottiglia insieme a una croce e gli angioletti che volano .

  • whitehouse

    No, HM, non prenderei mai un berruti; ma riconosco la coraggiosa ingenuità del soggetto. Però questo valore decade subito quando ci mettiamo mille formati, mille macchiette, mille sfondi, e la canzone, e la letteratura, e la chiesa, e la scultura dei bambini, ecc ecc ecc.

  • Massimiliano

    Il progetto in sè effettivamente non mi sembra così rivoluzionario ma a me un quadro di Berruti non mi dispiacerebbe, anzi me lo sono lasciato sfuggire un paio d’anni fa.

  • hm

    a me non mi piace scrivere a me mi .

  • Sergio

    Io mi chiedo: ma se la mostra inaugura questa sera alle 18.30 come è possibile avere già le idee così chiare di come e cosa sia questa mostra?
    Che brutta cosa la superficialità e i preconcetti

  • effe ci

    La cosa di gran lunga più eclatante di questo progetto è il nome del curatore, curiosamente non in grassetto, nell’articolo. Non so quanti avrebbero mai accostato il nome di Andrea Viliani a quello del Berruti (già protagonista della Biennale di Beatrice, due anni fa): apparentemente, esponenti di due ambiti assolutamente antitetici che, come le rette parallele, potrebbero incontrarsi soltanto in un punto immaginario situato all’infinito.. Ma Viliani, non contento di aver provocato (per lo meno in una ventina di persone che lo conoscono, compreso me) tale sconcerto, va ben oltre, accostando (sia pure obliquamente, diciamo così), nel testo che ha scritto per l’occasione, citato nell’info promozionale diffusa da Artribune, al nome di Berruti quello di Beuys. Direi che Andrea Viliani – se davvero si era posto l’obiettivo di sconcertare chi lo conosce – ha proprio dato il massimo, di più non era possibile fare.

  • Maria

    I lavori di Berrutti oltre ad essere concettualmente inutili sono anche realizzati male. Peccato che Viliani si sia prestato.. ma purtroppo anche “i critici piangono”…

  • Maljan

    per essere onesti, il progetto ha una certa fascinazione e potere trascendentale, e paradossalmente i lavori beceri commerciali di berruti che sin dai suoi esordi non fanno altro che copiarsi l’un l’altro per la gioia del circuito commerciale da cui e’ stato generato e sponsorizzato al solo scopo di fare cassa, forse forse, l’opera di beruti, leggera, di bassa portata creativa, seriale e stantia, per la prima volta riesce a collocarsi su di una dimensione piu’ alta. Che dire.. anche gli artisti della domenica ogni tanto riescono a indovinare qualcosa di interessante.

  • Davide W. Pairone
  • Una critica prima di questa mostra è perfettamente possibile in quanto Berrutti ormai gioca all’artista consolidato e riconoscibile, e quindi rideclina i soliti codici anacronistici. Apprezzo la scelta del soggetto (il girotondo di bambini) ma per parlare del tema dell’infanzia è sufficiente rappresentare dei bambini?

    Io credo che la semplificazione sia nel lavoro di Berruti, e che Viliani abbia voluto accettare una sfida, forse sull’onda di nuove mode vintage o sull’onda del compenso economico. Non so.