Lo Strillone: riportiamo la Gioconda a Firenze sul Riformista. E poi Battaglia di Anghiari, San Pietroburgo, Arte Povera…

Gaudeamus igitur: una breve su Il Riformista, ripresa da Il Giornale, ci annuncia che la raccolta firme per riportare la Gioconda a Firenze ha raggiunto quota 50mila: l’obiettivo delle 100mila firme finali è vicino. Europa rilancia sul tema, dando notizia che Silvano Vinceti, presidente del Comitato per la Valorizzazione dei Beni Culturali, sarà ad ottobre […]

Quotidiani
Quotidiani

Gaudeamus igitur: una breve su Il Riformista, ripresa da Il Giornale, ci annuncia che la raccolta firme per riportare la Gioconda a Firenze ha raggiunto quota 50mila: l’obiettivo delle 100mila firme finali è vicino. Europa rilancia sul tema, dando notizia che Silvano Vinceti, presidente del Comitato per la Valorizzazione dei Beni Culturali, sarà ad ottobre a Parigi per metterci la faccia con i francesi: sulla sicurezza del trasporto garantisce lui. A beh, se è così…

Per Leonardo non c’è pace: ora ci mettono in mezzo pure la Battaglia di Anghiari. Avvenire spiega che studiosi americani hanno capito che c’è una certa discontinuità tra il muro costruito dal Vasari e quello originale: un’intercapedine che potrebbe nascondere lacerti dell’opera vinciana. Ed ora vogliono andare a verificare “all’americana”: spaccando giù tutto, of course.

Se passate da San Pietroburgo aspettate il calare delle tenebre: Quotidiano Nazionale mostra le spettacolari proiezioni di opere d’arte italiana sulla facciata del Peterhof, in occasione della tradizionale Festa delle Fontane.

La Stampa torna con un articolone sulle otto mostre sull’Arte Povera in giro per l’Italia quest’autunno, presentate ieri a Roma alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.  un tema che trova spazio pure su Corriere della Sera.

Lo Strillone di Artribune è Francesco Sala

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Rachel

    Vabbbé — spaccando giù tutto non sarebbe proprio il caso.

    Vorrebbero fare degli indagini con i raggi gamma per vedere prima se rimane o no una parte dell’enorme depinto di da Vinci. Se poi, c’è assolutamente qualcosa da ricuperare, saresti contro al lavoro di uno scavo archeologico per portare alla luce i llavoro più importante del maestro?!

    Per l’altro, il scienziato principale è Italiano, Maurizio Seracini, che è sempre stato contro l’idea di distruggere il Vasari davanti!

    Passi un attimo a legger un po’ sul NYT che spiega meglio: http://nyti.ms/q26P6r

  • LA TESI SULLA BATTAGLIA DI ANGHIARI PUBBLICATA SUL SITO DI ERNESTO SOLARI, http://WWW.MUSEOSOLARI.COM INTENDE DIMOSTRARE COME IL PROF. SERACINI SIA IN ERRORE RISPETTO ALLA COLLOCAZIONE DEL DIPINTO NASCOSTO DELLA BATTAGLIA DI ANGHIARI E CHE SENZA TROPPI SOLDI SI PUO’ INDIVIDUARE GRAZIE ALLE INDICAZIONI DELLO STESSO VASARI. ENON PARLIAMO POI DEGLI ERRORI DEL DOTT. VINCETI. IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE ANCHE SE FOSSE QUELLO DI LISA GHERARDINI NON DIMOSTRA CERTAMENTE CHE LA GIOCONDA SIA MONNA LISA INFATTI E’ OGGI POSSIBILE DIMOSTRARE CHE LEONARDO RITRASSE BEN ALTRA PERSONA E LA COSA CURIOSA E’ CHE LO STESSO DOTT. VINCETI HA FINO AD OGGI DETTO CHE LE LETTERE TROVATE NEGLI OCCHI DELLA GIOCONDA STAREBBERO A CONFERMARE CHE SI TRATTA DI BIANCA SFORZA FIGLIA DEL MORO. MA COME SI FA A CAVALCARE SIMILI CONTRADDIZIONI SENA ALCUNA PROVA?

  • un mio carissimo amico, premio Oscar per il Tamburo di latta, parlando della misteriosa Battaglia di Anghiari del nostro Leonardo, mi disse, di aver realizzato negli anni ottanta, un servizio filmato , con tanto di studiosi e scienziati provvisti del neonato raggio Laser, in pratica nella Sala del Consiglio non trovarono niente! Un economista del secolo scorso scrisse: le idee più bisclacche sono ricoverate in un convalenzario, però abbiate la compiacenza di non chiedermi chi paga le costose rette, ogni tanto se nè prende una, la si infiorisce, è la si fa passare come nuova. Roberto Grazioli

  • per risolvere l’enigmatica presenza della Signora Gioconda nel mondo dell’arte, bisogna interrogare il suo autore, cosa non facile visto che la nostra domanda è sempre la stessa. Nessuno ha mai preso in considerazione, che il nostro scienziato si è volutamente prestato all’arte, essendo l’unico mezzo di comunicazione visiva ! Se dico che gli studi di Leonardo, sono propi agli strati della crosta terrestre con principi e valenze agli Ossidi Minerali disciolti dalle piogge meteoriche, nessuno ci crede. Leonardo da Vinci, descrive nel suo dipinto un mare di cristallo simile al vetro: profezia di Ezechiele nella Apocalisse. Infatti ha ragione, l’attività biochimica delle cellule appartenenti ai due regni, avviene solo sulla lunghezza d’onda del Carbonio, per la formazione dei pigmenti proteici, che si andranno a leggere in calore colore (scala di Kelvin). Il segreto dei Fiamminghi, riguardava la secrezione metallica del Piombo, ottenuta per induzione ammoniacale, Il piombo è il decadimento atomico dell’ Uranio. Decine e decine di artisti, sono morti di cancro per aver impiegato quella Biacca cancerogena, sino alla definitiva proibizione, avvenuta agli inizi del 1909. L’inquinamento globale del pianeta riguarda essenzialmente l’induzione di campi acidi, che si aggregano simpaticamente negli strati dell’atmosfera, questo significa, che sono reversibili, in quanto necessitano di acqua, molta di più di quanto si verifica da una normale precipitazione meteorica. Forse il nostro Leonardo, ha codificato nella Gioconda un registro di memoria, pianificandolo con leggi della fisica, come si dice, i Pixell mantengono sempre una traccia della loro struttura molecolare. Ci pensino. Roberto Grazioli

  • la pittura a olio era già conosciuta dagli antichi romani, come il metodo della pittura a fresco, caduta in disuso con l’avvento del cristianasimo, uscì timidamente dal ricettario di un monastero nell’undicesimo secolo. Il givane Leonardo, nella bottega del Verrocchio, era l’unico che sapeva lavorare a pittura a olio, scoperta dai fratelli Van Eych, sul finire del XIV secolo. La domanda che, si dovrebbero rivolgere gli storici dell’arte e molto semplice. Come può Leonardo, dopo trent’anni sbagliare una procedura così balzana, come quella di riscaldare la pittura a olio, apportando il calore, quando sapeva che, non serviva ad altro che, ha distruggere il suo capolavoro! Sarà il caso di studiare le scuole rinascimentali italiane, con un piglio diverso. Roberto Grazioli

  • E’ proprio necessario spostare la Gioconda a Firenze?
    Chi è stato al Louvre a vedere il quadro, avrà constatato che all’ingresso, del museo, si formano code chilometriche. I mesi invernali, sono i più indicati a visitare il museo, e questo vale anche per i musei europei. Ho visitato la prima volta il Museo del Louvre nel mese di febbraio 1990 e l’impressione che ho avuto è stata molto buona; le opere d’arte stanno meglio in Francia che in Italia. Oltre la Gioconda, nelle collezioni d’arte italiana del Louvre, sono presenti le opere di pittura di tutti i periodi italiani, da Cimabue in poi, ci sono gli artisti di tutte le scuole, con altre opere importanti come la Gioconda, ma meno conosciute. Il furto, ha contribuito ulteriormente ad accrescere la fama di questo quadro fra il grande pubblico e tutti gli anni attira nuovi visitatori ed ora, la polemica innescata al fine di esporre la Gioconda a Firenze per il centenario del ritrovamento, contribuisce ancora ad incrementare il flusso turistico verso la Francia che in passato ha sottratto all’Italia il primato in questo settore.
    In tanti musei stranieri, ci sono le sale con le copie delle opere più importanti dell’arte dove gli studenti delle scuole vanno a riprodurre le copie delle opere dal vero. L’Italia, invece ha tanti quadri originali nei depositi dei musei e non ha il posto per esporli. Chi non ha l’opera autentica, spesso espone anche la copia. La città di Firenze, ha un patrimonio d’arte inestimabile. Firenze è il simbolo dell’arte per eccellenza e l’ostinazione nei confronti di quel quadro nuoce anche all’immagine della stessa città. L’arte, ha dato un grande prestigio all’Italia, ogni singola opera del Rinascimento, vale quanto la Gioconda, ma nel nostro paese le opere d’arte non sono valorizzate come in Francia e non è il caso di ostinarsi a chiedere quel quadro che in Francia attira milioni di turisti.
    Nel centenario del ritrovamento della Gioconda, alla Galleria degli Uffizi, si potrebbe esporre una copia del quadro “conforme all’originale” in ricordo dell’evento e lasciarla esposta in modo permanente.
    Nel caso in cui nei musei italiani, non ci sia copia della Gioconda, bandire un concorso e l’opera più fedele all’originale, sarà scelta da una giuria ed esposta. Le misure del quadro, riportate anche dal catalogo ufficiale del Louvre, sono: 77 cm per l’altezza e di 53 cm per la larghezza, ed ora, procuratevi una tela o una tavola di legno e iniziate a dipingere la Gioconda. Lasciate stare quella che si trova in Francia. Per chi desidera vedere la Gioconda originale, si possono organizzare viaggi a Parigi, ma si devono andare a vedere anche tutte le altre opere italiane esposte nei musei francesi e vedrete che la Gioconda è solo un piccolo quadro.
    [email protected]

  • il mistero nell’arte del nostro Leonardo da Vinci è comune alla nostra meraviglia per un raggio di luce, catturata dal baleno. Il nostro rispetto e per questo senso di sociale che vuole noi a partecipare senza sapere di pittura al gioco filiforme di una retta o al punto di un compasso dove nasce l’universo. In epoca rinascimentale di reperti archeologici nè sapevano men che meno, per quei primi appassionati che, cominciarono a catalogare monconi di statue che venivano alla luce dagli scavi dell’antica Roma, fu coniata la parola dilettanti, erano Papi, Princìpi e cardinali, una razza di geni che, non si possono tenere per mano, come tutti gli artsti votati a non farsi capire. Nel 1973, stavano scavando sotto le fondamenta della casa del prete di fianco alla chiesa di San Vittore (Milano) dovevano farci dei box, anche i preti viaggiano in macchina, bene, il manovale sferra un poderoso colpo che sfonda un muro di mattoni, con grande sorpresa vede una cavità, sposta i mattoni e gli appare uno scheletro accovacciato su se stesso ricoperto da un tessuto consunto, senza saperlo aveva scoperto le celle sepolclari del convento femminile Agostiniano della Badessa Arcangela Panigarola, al tempo di Leonardo, famosa in tutta Milano per le sue visioni apocalittiche e per tale ritenuta una mistica. Ludovico il Moro, per pagare Leonardo gli stipendi arretrati, confiscò alla suora un pezzo del suo orto, una vigna che, donò al Vinci, seguita dagli anatemi della badessa all’indirizzo dell’incolpevole Leonardo. Punto primo, un dipinto è comunque un reperto archeologico, tutte le informazioni sono codificate dall’autore dell’opera come innocenti immagini che, nulla farebbero pensare alla stesura di un libro che non abbiamo mai letto. Per l’arte di Leonardo, non serve scavare, non troveremo mai la sua idea, ma la nostra. Roberto Grazioli Asti.

  • in materia di ritrovamenti, a Civitavecchia l’Università della Tuscia, sta riportando alla luce la stanza dell’Eliodoro, del tutto simile a quella realizzata nelle stanze del Vaticano, con delle varianti molto significative, tanto da far impallidire Raffaello Sanzio. Pare che la storia delle scuole rinascimentali ha voluto riservare una sorpresa agli storici nostrani che non capiscono a chi affidare l’opera! Leonardo scrisse: i medici mi hanno creato, e mi hanno distrutto: tutto in minuscolo. Chissà che non fosse un loro parente! La madre Caterina era una Tornabuoi, basta fare qualche raffronto e si capisce che non è casuale lo sfogo di Leonardo. La Signora Gioconda nel 1825 manifestava non solo l’incuria dei secoli, delle macchie verdastre erano visibili sopra la testa e la mano sinistra, dove l’avevano tenuta per combinarsi in quel modo! Se vogliamo aggiungere un pizzico di mistero, direi una cella molto umida che allunga la serie delle incognite, ma metterebbe in dubbio tutte le sdolcinature scritte per l’ospitalità di Francesco I, per il grande vecchio, mezzo paralitico che, affronta un viaggio proibitivo a dorso d’asino iniziato dalla città di Roma, per recarsi propio in casa dei francesi, non convince. La Gioconda si confronta solo col disegno originale di Leonardo, celato ai suoi contemporanei come un pudore che anticipa la Riforma, conclusa col risorgimento italiano. Più di tre secoli di storia e qualche guerra di religione iniziata da Caterina de Medici nel 1563, guarda caso, propio dove venne sepolto il corpo di Leonardo. I francesi non sono degli sprovveduti, hanno capito da tempo che non basta possedere le opere del più grande genio mai apparso nella storia dell’uomo, per dire che lo scienziato italiano è complemento oggetto con la loro cultura, servono le prove ed hanno ragione. Comunque esiste una traccia per la misteriosa dama senza sopraccilie, gli antichi egizi le radevano quando gli moriva il gatto. Roberto Grazioli Asti

    • SAVINO MARSEGLIA (artista)

      Per evitare tutte queste sterili polemiche sulla Gioconda di Leonardo.., di chi la vuole cotta e cruda; sarà il caso di esporre a Firenze, la Gioconda con i baffi di M. Duchamp
      Michelangelo diceva che le sue sculture erano prigioniere dentro il blocco di marmo.

      Per Firenze il discorso sull’arte contemporanea è quasi lo stesso di Michelangelo: è prigioniera del Rinascimento.

      La differenza sta nel fatto che Michelangelo non faceva altro che togliere il superfluo che c’era nel marmo in più… mentre a Firenze il marmo lo si vuole aggiungere.

  • gli artisti sono autorizzati ad insorgere contro la critica per la Gioconda. Karl Marx, ha scritto qual’cosa che rende l’idea per questi ultimi cinque secoli dove l’arte e passata silente, fregandosene dei mal governi. “Niente può aver valore se non è un oggetto di utilità. Se è inutile, e inutile il lavoro in esso contenuto, e perciò non può produrre valore. La città di Firenze, costruita dagli artisti per trasmettere la razionalità di uno stile unico alla loro creatività, rischia moltissimo se non comincia ha riconsiderare il suo spirito di utilità per tutti gli artisti che trovano in essa i fondamenti dell’arte su cui si erge la Signora di Leon da Vinci. Se Leonardo fosse stato più comprensibile, oggi nessuno starebbe a discutere lìinquietante presenza di quel dipinto nella storia dell’arte fiorentina. Roberto Grazioli Asti

  • Nuove pagine di storia nella Chiesa di S. Andrea a Melzo, simboli ed allusioni leonardesche permettono di riconoscere i committenti, Caterina Sforza e Girolamo Riario. Una memoria voluta da Caterina per ricordare suo padre Galeazzo Maria Sforza, di cui è stato ritrovato il teschio. Ma altre sono le novità, venite a scoprirle a Melzo, durante la Festa delle Palme sarà presentata una mostra “Chi è Monna Lisa? Indagine su Caterina Sforza” nella sagrestia della chiesa di S. Andrea.

    • Huberta Stracke

      Hallo Adriano Perosi,
      stranamente il Suo libro:
      ASSOCIAZIONE ‘AMICI DI SANT’ANDREA’, “CHIESA DI SANT’ANDREA, MELZO. ARTE, RICERCHE E MISTERI LEONARDESCHI”, 2005
      non contiene alcuna ricerca degli ‘Amici …’ sull’identita della Gioconda … Nel suddetto libro non si trova assolutamente niente di simile.

  • Huberta Stracke

    LA TEORIA DELLA RICERCATRICE MAGDALENA SOEST:
    “MONNA LISA ERA CATERINA SFORZA”
    Magdalena Soest ha presentato e pubblicato le sue penetranti analisi e sensazionali scoperte ripetutamente dal 2002 (recentemente nei due libri: M. Soest, ‘La tigressa. Das Leben der Mona Lisa’, 374 p., 2009; M. Soest, ‘Caterina Sforza ist Mona Lisa. Die Geschichte einer Entdeckung’, 454 p., 2011).
    Si tratta di una teoria assolutamente nuova e plausibile. E si tratta di una ricerca eccezionale, profonda, multidisciplinare, che ha abbandonato tutti i sentieri battuti … Non volo entrare nel complesso e dettaglio. Per addurre un solo esempio: Magdalena Soest era la prima a scoprire e analizzare i simboli che si trovano nella Monna Lisa – gli emblemi degli Sforza e dei Medici (scilicet ‘biscione visconteo’, ‘fleur de lys’, ‘anelli’), i simboli che identificano e onorano Caterina Sforza, la figlia di Galeazzo Maria Sforza e la vedova di Giovanni de’ Medici!