Lo Strillone: conti in tasca alla Biennale sul Giornale. E poi Caravaggio, Simbolismo, Leonardo…

Quando l’arte finisce in vacca. Sono bovini i soggetti preferiti di Giorgio De Giorgi, fotografo in mostra a Sondrio fino al 14 ottobre: Quotidiano Nazionale coglie l’occasione per una puntuale analisi del tema mucca nella storia dell’arte. Da Segantini a Warhol… attenti alle bufale, però! Spesso sembrano vacche, ma sono buoi. Caravaggio live in Rome: […]

Quotidiani
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Quando l’arte finisce in vacca. Sono bovini i soggetti preferiti di Giorgio De Giorgi, fotografo in mostra a Sondrio fino al 14 ottobre: Quotidiano Nazionale coglie l’occasione per una puntuale analisi del tema mucca nella storia dell’arte. Da Segantini a Warhol… attenti alle bufale, però! Spesso sembrano vacche, ma sono buoi.

Caravaggio live in Rome: una breve su Il Riformista lancia lo spettacolo che al Teatro delle Muse racconta arte e vita del Merisi, dal 4 al 9 ottobre. Pordenone Montanari inaugura al Magazzino 26 di Trieste: La Stampa ci ricorda che è lui, a 74 anni, il nuovo che avanza sul Padiglione Friuli della Biennale di Sgarbi.

Maestri del Simbolismo in mostra a Padova, con anticipazione su Il Secolo d’Italia; arriva per la prima volta in Italia il mitico Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo? di Paul Gauguin, L’Unità annuncia il vernissage del 12 novembre a Genova, Palazzo Ducale.

Conti in tasca alla Biennale per Il Giornale: quella del Cinema ha registrato oltre 34.000 biglietti venduti (+6% sulla precedente); quella d’Arte, peraltro ancora in corso, ad oggi ha visto 252.000 ingressi, il 13% in più rispetto al 2009.

Tu guarda, un Leonardo! La critica certifica che il ritratto di dama spuntato dai manoscritti della Biblioteca di Varsavia è un autografo del maestro di Vinci. Corriere della Sera ne racconta la storia e si spende nell’identificazione del soggetto: che sia Bianca Maria Sforza?

Lo Strillone di Artribune è Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • Cristiana Curti

    Vabbè, ma a quanto ammonta il cachet (soldi pubblici) che Sgarbi ha preteso per sé e quanto per l’organizzazione Artemisia per ammannirci quella porcheria del Paditalia e dei Padiglioni diversi? Anche questi paiono più un’itineranza furbetta, con comparsata alla vernice, per moltiplicare il valsente. Quanto ci è costato il colpo di testa del peggior Ministro della Cultura degli ultimi x anni?
    Indi: ci verranno a dire che il Paditalia è stato un successo perché – a fine Settembre 2011 – ha già contato oltre 250.000 visitatori?

    • francesco sala

      i conti si fanno alla fine…
      ma se il rapporto tra soldi investiti e numero di visitatori sarà positivo credo dovremo tutti rivedere le valutazioni su questa biennale.

      perché il giudizio estetico e quello sugli artisti invitati è sempre soggettivo (quindi, ahinoi, opinabile), quello puramente economico è oggettivo. ed inattaccabile.

      • Davide W. Pairone

        le opinioni, soprattutto se autorevoli e largamente condivise, contano più dei risultati economici e anzi tendono all’oggettività ben più del mero “botteghino” altrimenti dovremmo prendere come criterio il puro intrattenimento. Questo in ambito artistico così come in ambito scientifico

        • francesco sala

          con le opinioni, per quanto autorevoli e largamente condivise, non si tiene aperta la baracca.
          con i danari sì.
          senza contare che il risultato economico è la conseguenza del vero dato importante, che mi sembra stiate ponendo in secondo piano con i vostri commenti: ovvero che la gente a vedere la bistrattata biennale di Sgarbi ci va eccome.
          magari proprio perché bistrattata, magari per potersi accodare alla schiera dei soloni che l’avrebbero fatta meglio…

          però ci va.

          e questo è un risultato da tenere in considerazione.

          • LorenzoMarras

            eccome no, Sala.
            certo con i “denari”, con la “gente”, la “baracca” rimane aperta. Pero’ , cinismo per cinismo sempre di “baracca” parliamo.
            E’ giusto per aggiungere altro “cinismo” dal momento che non è possibile piu’ discorrere di “verita’” per evitare di essere scambiati per chi fa morale a chilo, le faccio notare Sala, che la storia è lastricata di risultati per opera della “gente” , eppure allora come OGGI dubito che la lezione abbiamo prodotto risultati soddisfacenti.
            Da Lei che scrive , articoli per questa rivista , non mi sarei aspettato una cosi’ vistosa abdicazione ai “risultati”.
            Saluti.

  • ma

    Già, ma questo dato non entra nella testa di chi è cresciuto acriticamente in un ambiente che invece mira a fare mostre perennemente vuote (di pubblico), purchè all’opening ci vadano le madame infiocchettate e inproseccate
    Modello Fondazione Trussardi, giusto per non fare nomi: folla al vernissage, inviti introvabili, poi… deserto

  • Cristiana Curti

    Ma di che parliamo? Allora, di questo passo le Biennali di Szeeman o anche solo di Storr “valgono” meno di quella della Curiger, solo perché al 2011 ci sono più padiglioni, più postazioni, più mostre e mostrine, più di questo e più di quello, e – già che dobbiamo fare sociologia a buon mercato – anche il nuovo volo diretto Parigi-Venezia che ci porta in laguna migliaia di francesi in più?
    Ma è magnifico. E’ esattamente quello che ci vuole ora. Seguire le lanterne invece di capire dove dobbiamo andare davvero.
    Alla prossima edizione mettiamoci un bel buco in Paditalia (anche se è già visto anche quello): meno spese meno polemiche meno impegni meno tutto. Visitatori garantiti purchessia dalla macchina biennaliera, contatornelli all’ingresso e tutti contenti.
    Altro che Trussardi, Barnum è sufficiente, e forse anche troppo.

    • francesco sala

      io non ho espresso giudizi sul valore culturale dell’attuale biennale.
      mi sono limitato a considerare la biennale per ciò che è: il prodotto di un’azienda.
      culturale, certo: ma pur sempre un’azienda.

      il giudizio su un prodotto (di consumo, ma anche culturale) va fatto a 360°: anche sotto il profilo economico. e l’invito che vi ho fatto è quello di considerare, in sede di valutazione COMPLESSIVA della biennale, pure questo aspetto.

      che mi sembra tutt’altro che marginale: la storia è lastricata di splendide e gratificante iniziative culturali ormai morte e sepolte perché incapaci di mantenersi. che cosa hanno lasciato queste avventure? un po’ di nostalgia in chi le ha vissute.

      ma poco altro.

      • Cristiana Curti

        Allora, se deve considerare ogni spigolatura, consideri che – aldilà del dato economico di cui non si può che essere felici, e Lei non ha motivo di ritenere io pensi altrimenti – il provente incassato non determina il gradimento soprattutto quando il gradimento deve essere modulato su così tanti padiglioni.
        Il numero dei visitatori non racconta dell’interesse per Paditalia come invece lei vuol fare intendere (se non ho frainteso la frase: “la gente a vedere la bistrattata biennale di Sgarbi ci va eccome. magari proprio perché bistrattata, magari per potersi accodare alla schiera dei soloni che l’avrebbero fatta meglio”). Ci si “piove” in quel Padiglione, non potresti farne a meno, salvo uscirne in tutta fretta se si ha la curiosità (e l’opportunità) ogni tanto di vedere le reazioni del pubblico di fronte a quella “cosa”.
        Lei constesti pure il mio/nostro punto di vista.
        Sta di fatto che anch’io non ho parlato di risultati economici della struttura biennaliera, ma ho solo chiesto: QUANTO CI E’ COSTATO LO SCHERZETTO DI SGARBI AL PADIGLIONE ITALIA A VENEZIA E NEI PADIGLIONI DIFFUSI? QUANTO HA PRETESO PER SE’ IL CURATORE-SHOW MAN? QUANTO CI GUADAGNA ARTEMISIA? DOVE E’ IL CATALOGO (il “famoso” catalogo di 1500 pagine”…) DEGLI ARTISTI ITALIANI ALLA BIENNALE 2011, già venduto per oltre 8000 copie senza che si sia neppure sentito il profumo della carta?
        E’ evidente che servirà solo ai mercantini per poter vendere con un coefficiente più alto, quest’inverno, ciascuno il proprio, i “ragazzi del 2011”. Lo spero per loro, almeno. Che abbiano un minimo di “risultato” dato che in quanto a massacri non si sono fatti mancare nulla.
        E soprattutto quanto inciderà questa spesa nell’assegnazione di eventuali ulteriori fondi per manifestazioni che fanno capo alla Biennale (o anche altrove, dato che il Pubblico è ormai dispensatore solo di NO per chiunque?).
        Ma non mi venga a parlare di meritocrazia e risultati perché io le rispondo con una recente litania da spot: TI PIACE VINCERE FACILE?
        L’anno prossimo mi candido anch’io (e ci porto anche la mia nipotina di quattro anni) a curatore del nostro Padiglione 2013, scommettiamo che a settembre di quell’anno mi potrò “vantare” di 270.000 visitatori? Giurò però che io e la mia nipotina costiamo allo Stato molto meno di Sgarbi.

        • francesco sala

          cristiana,

          credo abbia letto un po’ distrattamente quanto ho scritto.
          il numero di visitatori di cui si da notizia è quello della Biennale. Tutta.
          nessuno – se non lei – ha parlato del solo Padiglione Italia.
          se lei identifica la Biennale con il solo Sgarbi guarda solo una parte molto limitata della faccenda.

          rinnovo il mio invito a fare i conti alla fine.
          lei ha già deciso, oggi, che Sgarbi è costato troppo: ma come fa a dirlo se non sa quanto ha incassato!!!
          aspetti i risultati definitivi.

          se poi risulterà che il gioco non è valso la candela sarò felice di darle ragione.
          e sostenere la sua nipotina per la carica a curatore 2013.

          • Cristiana Curti

            Grazie per il sarcastico supporto alla mia nipotina.
            Le devo rammentare che sono io che ho dato inizio ai commenti e me ne pento perché, contro la mia volontà, ne è uscita una “cosa” che non ha né capo né coda. Lei mette in bocca affermazioni sconclusionate a chi controbatte al Suo intervento post-strillone. Mi spiace: non ci siamo.
            Non mi farà fare la parte di chi rema contro, perché io, di natura, remo sempre pro. Anche quando non è conveniente e anche quando conviene. Se vedo che si deve remare contro, cerco di evitarlo finché possibile, Quando remo contro, lo faccio perché credo (è un’opinione personale, quindi ben più fallace del giudizio sul Padiglione Italia) che si sia giunti a un’aberrazione che non convince nessuno sotto nessun profilo; qui, in particolare, né teorico né economico.
            E’ lei che, partendo dalle mie considerazioni sul Paditalia, ha allargato il campo, deragliando dal (mio, per quanto modesto) tema. Non io feci la medesima cosa.
            Senonché, mi pare, siamo talmente avvitati sulle nostre posizioni che non si giunge al capo delle stesse. Per cui, mi scuserà, io e la mia nipotina (che con il suo autorevole benestare è già troneggiante in cattedra al Padiglione patrio 2013) andiamo a dormire. Buonanotte. E sia di consiglio, please.

          • hm

            – se lei identifica la Biennale con il solo Sgarbi guarda solo una parte molto limitata della faccenda.

            rinnovo il mio invito a fare i conti alla fine.
            lei ha già deciso, oggi, che Sgarbi è costato troppo: ma come fa a dirlo se non sa quanto ha incassato!!! –

            scusa sala ma ti contraddici nella stessa frase, come fai a quantificare quello che ha incassato sgarbi se sei tu il primo a dire che identificando la biennale con sgarbi si guarda una parte molto limitata della faccenda . dai su ti stai avvitando su te stesso e in fondo lo sai . poi che conti fai, ma cos’è il conto del supermercato? robbie williams non lo caga più nessuno però i primi anni dei take that vendeva un casino, secondo te vendeva perchè era valido o perchè era più appetibile per un certo target di consumatrici/tori/cavalli/buoi? inoltre un discorso di questo tipo non andrebbe anche fatto sulle opere vendute e i guadagni relativi alle opere? a me cosa dovrebbe sbattere se un miliardo di persone va alla biennale di sgarbi se le opere degli artisti rimangono invendute? non mi sembra che una biennale sia una finale di champions league giudicabile in base al numero di spettatori paganti .

      • Davide W. Pairone

        Francesco, il parallelo con l’ambito scientifico non era a caso: non si può pretendere che la ricerca dia risultati in termini economici come fosse una qualsiasi riserva da sfruttare. Bisogna ammettere che una grossa quantità di denaro vada a fondo perduto perché è da questa decisione che si determina il significato di un’epoca, di una cultura, di una civiltà. Altrimenti la fisica che ha permesso l’esperimento dei neutrini non esisterebbe nemmeno. Gli scienziati tutti occupati a ideare tecnologie vendibili e i curatori ad esporre impressionisti? Speriamo di no.
        Comunque in merito alla biennale: mettiamo pure che grazie al numero di visitatori il bilancio economico sia andato in positivo, ma allora ti chiedo di stimarmi le perdite economiche provocate dalle scelte curatoriali. Su OGNI rivista a livello internazionale è comparsa minimo una stroncatura ovvero un danno d’immagine che a sua volta si riflette su tutti i rapporti internazionali dei professionisti nostrani (artisti svalutati, direttori di museo che non ottengono prestiti, sponsor che scappano, gallerie che perdono clienti). Direi che anche a livello strettamente economico il saldo resta decisamente negativo sul medio-lungo termine.

        • francesco sala

          davide: ti seguo, ma non concordo il tuo giudizio così sicuro e tranciante sul discorso economico.
          la tua tesi mi sembra, almeno al momento, non dimostrabile: e onestamente trovo un po’ apocalittica la visione di un Padiglione Italia capace – da solo! – di devastare l’intero mercato dell’arte, sputtanando i rapporti degli artisti italiani con l’estero.

          anche perchè di gente che ha preso le distanze da Sgarbi ce n’è parecchia… non vedo come la semplice “italianità” possa in qualche modo danneggiarla.

          ma ti ripeto: secondo me i conti si fanno alla fine.
          è il motivo per cui, contrariamente al solito, mi sono infilato in questa roboante conversazione… attenzione a fare i conti prima del tempo.

          tutto qui.

          • Davide W. Pairone

            scusa ma se tutti i commentatori più autorevoli nel mondo si sono espressi in merito non credi che andrebbe quantificato anche il danno d’immagine? Il saldo per me resta negativo quindi, e non solo a livello culturale

  • francesco sala

    gent.mo lorenzo,
    abbia pazienza:

    non ho capito un cazzo di ciò che ha voluto dirmi.
    se ha voglia provi a rispiegarmelo, perché davvero non la seguo.

    grazie, eh

    • LorenzoMarras

      Sala, ho messo le virgolette a termini di cui Lei ha fatto abuso .
      Cosi facendo ho fatto denotare nel suo discorso un perfetto esercizio di cinismo e , per non essere da meno, le ho fatto compagnia.

      scrivere che non sono le opinioni (per giunta autorevoli) ma i “””DENARI””” a tenere aperta la “BARACCA” è un perfetto esercizio di cinismo; non c è niente di male dirlo. Tanto è vero che poi Lei in merito alla Biennale, scrive espressamente di prodotto di azienda .

      E caro Sala , in un Azienda non si va tanto per il sottile , amenoche’ lei non abbia del termine Azienda una “semantica” diversa da quella che penso io.
      Una Azienda tratta un “prodotto” se esiste una DOMANDA.
      Se la domanda non è soddisfacente, quel prodotto viene cancellato insieme al suo autore. C è molto da capire ?

      Poi scrive che la vera conseguenza del risultato “economico” è perche’ la “”GENTE” va eccome da Sgarbi. Eccerto che va da Sgarbi , è un “personaggio” pubblico Sgarbi , e la “gente” va in virtu’ di questo non perche’ nella “baracca”” c è pinco pallino.
      Anche questo è fare pubblico esercizio di cinismo laddove si fa notare un qualcosa di scontato per tutti e peggio ancora piegarsi al risultato che ne consegue. C è molto da capire ?

      Quando ho scritto di Storia, naturalmente non ho compreso la storia dell’arte ma quella Umana, ben piu’ tragica dove anche Li, caro Sala, si tocca con mano gli effetti dei risultati allorche’ la Gente sceglie.
      Devo ricordarle che con il voto della gente che Adolf Hitler assunse la carica di cancelliere con “regolari” elezioni ?
      Devo ricordarLe , giusto per stare in tema delle cose di casa, che per due volte con il voto della Gente , questo paese ha affidato il suo destino ad un individuo che altrove non avrebbe ricevuto neppure il mandato per amministrare un Condominio?

      c è molto da capire ?

      Le ho contestato l’approccio al Tema, non i giudizi che eventualmente Lei puo’ avere espresso che ci mancherebbe, sono esclusivamente suoi.
      Un approccio identico a quello assunto dalla “gente” , meramente “economico” perche’ oggettivamente riscontrabile.

      • francesco sala

        lorenzo, che le devo dire?
        partire da Sgarbi per arrivare ad Hitler è troppo persino per me.

        vado a prendere l’aperitivo: un bel bonarda, va’

        adieu

  • Lei Sala abbandona e nel farlo si affida ad una battuta .
    Si goda la superficie del suo aperitivo, è fatta solo per lei.

  • me.giacomelli

    Mi intrometto solo per una specificazione che ritengo importante: Sgarbi NON ha curato la Biennale, ma il Padiglione Italia nelle sue varie estensioni. Smettiamola di fare confusione, altrimenti non si riesce a fare una discussione sensata.

    • LorenzoMarras

      Giacomelli questo lo sapevamo . Contestavo al suo collega solo i modi di porsi verso……il Padiglione Italia inserito nella manifestazione biennale.
      (ci si poteva riferire anche alla collettiva organizzata nel municipio di paese e la sostanza non cambiava granchè).

    • Valentina

      Appunto. Quindi questo commento non ha alcun senso:

      “senza contare che il risultato economico è la conseguenza del vero dato importante, che mi sembra stiate ponendo in secondo piano con i vostri commenti: ovvero che la gente a vedere la bistrattata biennale di Sgarbi ci va eccome.
      magari proprio perché bistrattata, magari per potersi accodare alla schiera dei soloni che l’avrebbero fatta meglio…

      però ci va.

      e questo è un risultato da tenere in considerazione.”

      …perché non mi pare che il numero di biglietti venduti per entrare alla Biennale indichi automaticamente il numero di persone che ha voluto (quindi ha pagato l’ingresso proprio per…) entrare nel Padiglione Italia…o no?
      Mi sembra una discussione assolutamente futile. Nemmeno a me piace il Padiglione Italia e penso che il danno di immagine ci sia stato, eccome. Ma il dato chiamato in causa qui era un altro. E di questi tempi mi pare importante ribadire quanto la cultura (e infatti venivano citati sia il cinema che l’arte) possano incassare in “denari” o quanto sia capace di “fare grandi numeri”, visto che qualcuno pensa che non ci si possa mangiare…
      Poi siamo d’accordo che è limitativo osservare la questione da un punto di vista meramente economico, ma la notizia citata parlava di questo, a quanto pare, non della qualità della Biennale della Curiger o del Padiglione Italia di Sgarbi.

      • Francesca, Venezia

        Ma è’ proprio necessario finanziare con le risorse pubbliche queste banali e mondane biennali, caratterizzate da privilegi, da denaro e vantaggi per pochi faccendieri dell’arte? Non vi sembra che tutte queste inutili polemiche non hanno niente a che spartire con il vero significato dell’arte, come valore al servizio del bene comune.

  • Credo che lo spartirsi denaro pubblico fra addetti ai lavori, lasciando fuori il grande pubblico, sia tutto fuori che fare cultura. Questo ha voluto dirci Sgarbi con la sua strampalata Biennale controcorrente. Il successo economico segnala che la sua tesi, che scandalizza tanto i saccenti della mafia dell’arte -forse perchè insinua che sarebbe tempo di smetterla con i giochini di potere, e cercare di capire , prima di tutto, e poi, far capire alle masse, il senso di fare arte- è ampiamente condivisa da tutti-troppi- quelli che costoro lasciano fuori. Sgarbi ha aperto le porte del Tempio, ha svelato che il Re è nudo… Bisogna difendersi, qui rischiamo la pagnotta….

    • LorenzoMarras

      mi scusi Signora ma Sgarbi non ha aperto proprio nessuna porta. Anzi si è affannato a scassare un giocattolo che era gia’ completamente dissolto e lo ha fatto naturalmente davanti ad una telecamera. Tanto basta.

  • francesco sala

    che il mercato di un artista storicizzato come kounellis possa crollare per effetto del Padiglione Italia di Sgarbi mi sembra una tesi un po’ azzardata…

    come pure mi sembra un po’ limitante citare come significativa l’esposizione mediatica che l’anti-biennale mantovana ha avuto sulla stampa locale…

  • LorenzoMarras

    Il Signor Sala è il commesso ideale che qualsiasi titolare di Salumeria avrebbe voluto avere con se, per rintuzzare le malelingue delle donnette di quartiere che sparlano del principale e dei prezzi che fa.

    • Cristiana Curti

      Sorry quattro anni fa Sgarbi ha proposto la “sua biennale” a Milano. Due anni fa c’era l’amico Beatrice. Si vede che l’orrore è persistente nella memoria e, andando a braccio, mi confondo.

  • Delphine Buzzi

    Sala,
    andiamo a prendere l’aperitivo insieme!
    xD

    • francesco sala

      offro io :-)

  • LorenzoMarras

    va la’ Cristiana , quando passi dalle mie parti fammi un fischio che ti offro il migliore Cannonau di casa.

    • Cristiana Curti

      Ti prendo in parola, caro Lorenzo, e ti ringrazio molto. Ed è reciproco, con il miglior Sangiovese di Romagna (o il miglior Cabernet-Sauvignon, dimmi tu che preferisci) tanto noi non dobbiamo tenere alto l’onore di nessuno a botte di aperitivi e possiamo anche sbracarci.

      • LorenzoMarras

        e Romagna sia Cristia’ , proite noisi semus Hommine e non zente ki buffa impiastru de aperitivu ki non balent nudda .
        Ciao Cristia’.