Lisson Gallery, Istituto Svizzero, Fabbrica del Vapore. Video, un po’ di foto, ecco un giretto random per la Milano in assetto da Start

Allora & Calzadilla, Cory Arcangel, Art & Language, Gerard Byrne, Spencer Finch, Haroon Mirza, Jonathan Monk, Giulio Paolini, Lawrence Weiner. Non può che partire da lì, giovedì sera, foto&videocamera in spalla, il nostro giro per la Milano tirata a lucido per lo Start che davvero dà il via ufficiale alla stagione autunnale. Dalla novità più […]

Il party alla Fabbrica del vapore (foto Valentina Grandini)

Allora & Calzadilla, Cory Arcangel, Art & Language, Gerard Byrne, Spencer Finch, Haroon Mirza, Jonathan Monk, Giulio Paolini, Lawrence Weiner. Non può che partire da lì, giovedì sera, foto&videocamera in spalla, il nostro giro per la Milano tirata a lucido per lo Start che davvero dà il via ufficiale alla stagione autunnale. Dalla novità più eclatante, della quale abbiamo già parlato ampiamente, ma mai abbastanza: dall’apertura della Lisson Gallery Milan, con la mostra curata da Ryan Gander I know about creative block and I know not to call it by name. L’aperitivo nel giardino messo a disposizione dalla famiglia Castellini ha portato gran parte degli art lovers in questo luogo assolutamente da visitare.

Passiamo alla giornata di venerdì, con l’apertura della mostra Die Vertretung des Erschöpften di Reto Pulfer (Berna, 1981) all’Istituto Svizzero. Con la performance alle 20 e 30, che ha visto protagonista involontaria anche la prole dell’artista svizzero! Conclusione in serata, con il Party @ Cattedrale alla Fabbrica del Vapore, con puntatina all’installazione di Anish Kapoor Dirty Corner visitabile fino all’8 gennaio 2012. Buona visione…

– Valentina Grandini

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Valentina Grandini
Profilo: Valentina Grandini (Pietrasanta, 1978) è storica dell’arte, curatrice indipendente, art advisor, fotografa e organizzatrice di mostre ed eventi legati all’arte contemporanea. Dal maggio 2011 collabora con Artribune. Dal 2008 svolge l’attività di art advisor collaborando con collezionisti privati alla creazione, all’incremento e alla gestione delle proprie collezioni, seguendo il lavoro di artisti italiani e stranieri, soprattutto delle ultime generazioni. Dal 2005 al 2008 ha lavorato per la Galleria Enrico Fornello di Prato e ha collaborato con istituzioni pubbliche e private creando progetti espositivi. Dal 2007 cura e progetta allestimenti artistici per alberghi, aziende e privati, con fotografie proprie ed opere d’arte contemporanea. Tra gli alberghi si ricordano l’Hilton Garden Inn, l’Hotel Brunelleschi, l’Hotel De La Ville ed il Demidoff Country Resort di Firenze, l’Una Hotel Versilia di Lido di Camaiore ed il Principe di Piemonte di Viareggio.
  • effe ci

    Cory Arcangel, dopo Hamburger Bahnhof e Whitney Museum arriva a mostrare la sua paccottiglia hi-tech anche qui da noi, nella provincia dell’Impero. Chi ha avuto l’istruttiva sventura di visitare quelle due mostre ha potuto rendersi conto del livello incredibilmente insulso del lavoro di costui, ma dal punto di vista italiota basta la parola (dei media, bene orchestrati da qualche pool di investitori senza troppi scrupoli) per correre a cercare di accaparrarsi l’ultima – in ordine di tempo – bufala, insignificante all’ennesima potenza. Ma purtroppo non è finita qui, questa è una tendenza che sta dilagando, come la gramigna, che cresce in modo esponenziale togliendo spazio all’erba buona. Basta aver visto una mostra estiva al PS1, di tale Ryan Trecartin, veramente sconfortante nella sua nullità macro-dimensionata, per togliersi ogni illusione: andrà sempre peggio, e il problema sono proprio i grandi musei, che pur di attrarre pubblico (turisti allo sbando o gente che cerca di ammazzare il tempo in occupazioni senza senso) e staccare biglietti, stanno sempre più abbassando il livello delle loro proposte, in una corsa a chi allestisce il baraccone più chiassoso e più ‘divertente’, perché è quel che certo pubblico cerca, stordirsi per un paio d’ore senza pensare a niente. Le fiere hanno creato questa tendenza, ed è ormai diventato molto difficile riuscire a distinguere (a parte poche lodevoli eccezioni, musei davvero seri, e intransigenti) fra la fiera, appunto, il centro commerciale (molti hanno cominciato a proporre al loro interno installazioni di arte contemporanea) e il museo.

    • hm

      t’assicuro che per stordirsi un paio d’ore senza pensare a niente ci sono metodi e soluzioni molto migliori che sorbirsi un’insulsaggine di cory arcangel o guardare marina abramovic che si dà fuoco recitando il rosario alla rovescia .