La nuova fatica di David Lynch. Un film? No, un club nel cuore di Parigi. E il regista si fece ristoratore, art director e designer…

Quella lunga, vecchia strada di Los Angeles, che dal deserto conduce fino alla calde spiagge di Malibù, attraversando i quartieri ricchi della città. Mulholland Drive è l’assurda metafora di uno psicoviaggio visionario, non luogo in cui perdersi e precipitare, strada del brivido che taglia la città dei sogni. L’incredibile lungometraggio sfornato nel 2001 da David […]

Quella lunga, vecchia strada di Los Angeles, che dal deserto conduce fino alla calde spiagge di Malibù, attraversando i quartieri ricchi della città. Mulholland Drive è l’assurda metafora di uno psicoviaggio visionario, non luogo in cui perdersi e precipitare, strada del brivido che taglia la città dei sogni. L’incredibile lungometraggio sfornato nel 2001 da David Lynch, mix onirico di eros, reverie a tinte dark, intrecci lesbo e misteriosi incastri degni del miglior thriller allucinogeno, porta con sé una forza visiva potentissima, contagiosa. Un’opera che destabilizza, già solo a evocarne il nome.
E non è un caso che Lynch, per battezzare la sua nuova creatura, abbia scelto proprio un termine che rimanda direttamente a uno dei suoi film più astratti e seducenti.
No, non stiamo parlando di un nuovo film. Ma di un club, che sta per essere inaugurato in quel di Parigi, precisamente al numero 142 di Montmartre, in quella che fu la sede degli storici quotidiani L’Humanité e L’Aurore.
Silencio si chiamerà il locale parigino, proprio come quel club, su Molholland Drive, in cui finirono in una surreale notte Betty e Rita, le due protagoniste del film, dopo un intenso amplesso amoroso.

A idearlo è stato il regista americano, che ha curato ogni dettaglio, incluso alcuni complementi d’arredo, assieme ai designer Kuntzel e Deygas. Dei due progettisti troveremo delle chicche, tra cui la scultura acustica Grateful Vanity: un paio di monitor audio e una composizione originale firmata dal grande musicista Hans-Joachim Roedelius. Due le linee design progettate ad hoc: le sedie e i tavoli Black Birds, rigorosamente in cuoio nero e dalle linee sghembe, e i Wire, una collezione di poltrone e canapè.
Immerso in un’atmosfera raccolta ed intimista, Silencio, con la sua architettura cupa e irregolare, unita alla forza trascinante di suoni e immagini, punta a restituire certe atmosfere vertiginose del cinema lynchiano. 650 mq in tutto, suddivisi in aree specifiche: c’è un bar, un ristorante, una sala concerti, un dance floor, una biblioteca e, ovviamente, una piccola sala cinematografica con 24 posti a sedere.
Apertura dalle 18 fino alle 6 del mattino, per un luogo dal mood decisamente notturno, con accesso riservato esclusivamente ai soci e ai loro ospiti. Con una tessera speciale sarà possibile disporre di ingresso illimitato ai concerti, i film, i party e le performance in programma. Per iscriversi fare un salto su www.silencio-club.com.
Giovedì 6 ottobre l’attesissimo opening: una serata che si preannuncia da brivido. Da non mancare per chi si troverà a Parigi. Per tutti gli altri – oltre a qualche spunto nella nostra gallery – spazio al sogno e all’immaginazione… spesso più travolgenti del reale. David Lynch docet.

– Helga Marsala

Silencio
142 rue de Montmartre
75002 Paris
www.silencio-club.com

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Fotonique

    The place to be

  • hm

    ma cos’è sta roba? è meglio il ristorante gold di dolce&gabbana a milano . bello tamarro e poco criptosussiegoso .

  • augusta

    david lynch weather report about his humor .
    Gli vengono in mente delle cose, ha delle idee e tanti soldi.
    ha la mania di usare gli altri come cavie, tanto sono altro da lui.
    Molti, negli Usa, lo amano così tanto che sembra intoccabile. A me sta antipatico e
    le foto del locale..sembrano catacombe per un paraninfo in cerca di emozioni.

  • augusta

    Però, scusate, devo dire qualcosa in sua difesa: comunque fa delle cose e magari questo spazio diventerà una bella fucina di idee. Chissà. Non mi va di cmunicare solo il lato acido del mio punto di vista.

  • dai commenti capisco quale è il livello culturale italiano dopo 20 anni di lavoro per affermare la nuova immagine dell’ italia: D&G, CAVALLI, Briatore e il Billioner, Striscia la Notizia e via diciamolo…….. BERLUSCONI !!!!!!!!!
    FORZA ITALIAAAAAA

    • hm

      d&g è d&g . cavalli e briatore sono cavalli e briatore . ma tu ascoltati pure i club drogo http://www.youtube.com/watch?v=k_E3ofbgE78, quelli sì che sono dei veri gayngsta, piacciono anche a daria bignardi .

      • piaceranno anche a Daria Bignardi, mi dispiace, ma io preferisco il lavoro di David Linch. Caro HM sono d’ accordo con te che D&G sono D&G Cavalli e Briatore sono Cavalli e Briatore. Non capisco però perchè mi inviti ad ascoltare i Club Dogo,forse vestono D&G?

        • hm

          assolutamente no, odiano d&g e i froci . ti ho invitato ad ascoltarli perchè ragionano come te più o meno, dicono sempre silviosilviosilvio etc e posano da supergangsta quando sono nati tutti in centro a milano . un po’ come il direttore del corriere della sera e il suo maglioncino di cachemire . ah inoltre i club drogo vestono solo gucci (perchè indossando vestiti di froci potrebbero contaminarsi) . dimenticavo uno dei due (o forse tutti e due) è ebreo . proprio come david lynch e il nuovo direttore di miart per far quadrare il cerchio . mi piacciono queste quadrature .

  • augusta

    ma per carità, magari con il suo studio ha partecipato al progetto. Mi scusi, io per quel che riguarda gli spazi ho altri gusti. Mi fermo a certi architetti berlinesi, a giorgio grassi , aldo rossi, per esempio. sono una banale signora di mezza età. però berlusconi no come la sua provocazione. buona giornata.

    • Cara Augusta apprezzo i suoi gusti architettonici post-modern minimal, ma questo non significa che non si possa apprezzare anche il lavoro di David Linch.
      invidio la sua mezzetà e non ritengo banale nessuno.
      con simpatia
      Bruno Darò

  • er macario

    e allora…?! stiamo sempre a guardà fuori ma pure da noi se fanno ste cose! A Roma il regista Umberto Lenzi ha aperto un ristorante e l’ha giustamente chiamato come uno dei suoi più celebri capolavori “La banda del trucido”!