Al nuovo Whitney hanno appena posato la prima pietra e già si sa chi sarà a cucinare. Si iniziano a scaldare i fornelli del nuovo museo nel Meatpacking district di New York

Ancora non si sa quando aprirà di preciso, ma già si sa chi starà dietro ai fornelli. Storie d’America, dove i ristoranti nei musei sono elementi strategici di successo di uno spazio culturale, non strumenti per far felice questo o quel rappresentante della casta. Anzi, di più: storie di New York visto che stiamo parlando […]

Rendering del nuovo Whiteney visto dal suspended park della High Line

Ancora non si sa quando aprirà di preciso, ma già si sa chi starà dietro ai fornelli. Storie d’America, dove i ristoranti nei musei sono elementi strategici di successo di uno spazio culturale, non strumenti per far felice questo o quel rappresentante della casta. Anzi, di più: storie di New York visto che stiamo parlando del museo newyorkese per eccellenza, il Whitney. Tutti sanno che lo spazio uptown disegnato da Marcel Breuer sta decisamente stretto al “Museum of American Art” e che il board ha deciso, da tempo, di ampliarsi.
L’amministrazione comunale di Nuova York ha accettato le avances del museo ed ha concesso il permesso per costruire in un ampio lotto nel Meatpacking district, zona di grossisti di manzo un tempo, oggi di boutique di lusso, hotel fashion, gallerie e parchi sospesi laddove passavano treni merci. La struttura, chevvelodiciamoaffare, sarà griffata Renzo Piano e l’opening è previsto – nonostante tutta questa crisi? – nel 2015 dopo la posa della prima pietra lo scorso 24 maggio. Per intanto è trapelato, con grande sollucchero di tutti i foodblog della Grande Mela, che a cucinare per il pubblico del nuovo Whitney sarà sempre il gruppo di Danny Meyer, grande ristoratore che giustappunto ha aperto da qualche tempo il suo Untitled nella storica sede uptown, su Madison Avenue.
Pare che anche per i nuovi spazi di Meatpacking (che tra l’altro ospiteranno il più grande spazio column free della città), il tocco sarà sempre dello chef Chris Bradley, oggi al timone di Untitled e proveniente, nientedimeno, dalla Gramercy Tavern.