A Bologna? Soffia un Sentimiento Nuevo. Due giornate al MAMbo per parlare di scrittura e nuova critica d’arte in Italia

Qual è lo stato della nuova critica d’arte in Italia? Chi sono le sue figure di riferimento? Come è cambiata la scrittura d’arte nell’epoca dei curatori? È vero che in Italia si scrive molto ma si legge poco anche tra gli addetti ai lavori? Sono solo alcune delle domande alle quali si cercherà di dare […]

Museo MAMbo

Qual è lo stato della nuova critica d’arte in Italia? Chi sono le sue figure di riferimento? Come è cambiata la scrittura d’arte nell’epoca dei curatori? È vero che in Italia si scrive molto ma si legge poco anche tra gli addetti ai lavori? Sono solo alcune delle domande alle quali si cercherà di dare risposta in una due-giorni fitta di incontri e tavole rotonde, ospitati dalla sala conferenze del MAMbo.
Ancora Bologna? Sì, perché la città non si accontenta di ospitare in contemporanea il primo step del progetto di Celant sull’Arte Povera ed il festival Artelibro, ma sabato 24 e domenica 25 settembre propone anche il terzo appuntamento di Sentimiento Nuevo, con “alcuni tra i principali critici italiani delle ultime generazioni invitati a partecipare a una discussione che diventa un’importante occasione di confronto sul mondo della scrittura e della nuova critica d’arte in Italia”. A questi si aggiungeranno una serie di curatori, artisti, galleristi e collezionisti che, impegnati sul fronte della scrittura, possano dare un contributo alla discussione.
Qualche nome? Da Roberto Ago a Elena Bordignon,  Cecilia Canziani,  Barbara Casavecchia,  Luca Cerizza,  Stefano Chiodi,  Caroline Corbetta, Vincenzo De Bellis, Gigiotto Del Vecchio, Ilaria Gianni,  Lorenzo Giusti,  Gianfranco Maraniello,  Simone Menegoi,  Bartolomeo Pietromarchi,  Alessandro Rabottini,  Luca Trevisani,  Andrea Viliani. Il tutto nella sala conferenze del MAMbo, interamente trasformata da un intervento di Flavio Favelli in collaborazione con gli studenti del corso di Comunicazione e Didattica dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

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  • whitehouse

    segnalo un focus che avevo aperto quando partì il progetto a giugno, parte con le domande che si pone l’evento…e poi con le risposte… :

    http://whitehouse.splinder.com/post/24320531/es-un-padiglione-nuevo

  • Mi stanno arrivando i primi report da sentimiento nuevo. La situazione è semplice, e liquidabile in due righe; dopodichè bisogna lavorare e fare.

    In italia, nel “migliore” sistema dell’arte ci sono due problemi:

    – l’assenza di pubblico
    -l’assenza di critica

    Per fare il pubblico ci vuole un corpo a corpo su un pubblico ADULTO. Pubblico vuol dire opinione pubblica, stimolo alla qualità, finanziamenti, seguito e riconoscimento politico (oggi la politica insegue sgarbi e minoli, ci sono 20 anni di colpevole assenza degli operatori senior italiani).

    La critica non c’è per tre motivi:

    -precariato
    – compiacimento generale
    -incapacità.

    Questa assenza provoca bassa qualità, ed ecco giustificata la bassa qualità degli artisti italiani in questo momento. Bassa qualità che si scontra con una crisi internazionale del linguaggio, sovraproduzione e saturazione di proposte. Assenza critica significa non avere riferimenti, scale valoriali che non siano quelle del mercato ( e quindi la moda e la mediocrità).

    Personalmente vorrei solo fare lo spettatore attento: visto che si tratta del ruolo di cui c’è maggiore bisogno. Visto che anche questi momenti di incontro e riflessione avvengono nella totale autoreferenzialità degli addetti ai lavori.

    La cosa triste è che le generazioni più giovani (non solo nell’arte) vengono tenute silenti e arrendevoli dalle generazioni più vecchie attraverso la nonni genitori foundation, grande ammortizzatore sociale del sistema italiano.

    luca rossi

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      LA ZANZARA, LA CIMICE E LA CRITICA D’ARTE ITALIANA!!!

      Il critici d’arte, assomigliano a zanzare, che per sopravvivere succhiano il sangue che scorre nelle vene degli artisti. Le giovani larve, (quasi sempre più insaziabili e assetate dei loro padri) per sopravvive fanno di tutto per essere a centro del mercato del sangue.

      Per sopravvivere, si prodigano con mille trucchi e strategie. Vogliono soppiantare i vecchi padri che sciabordano indisturbati nel mondo acquitrinoso e malato della critica d’arte ufficiale. E’ una lotta senza esclusione di colpi, finchè si ritrovano tutte sommerse nella solita melma stagnante. E’ cosa possono fare le giovani larve per liberarsi da questa tragica condizione?

      Ricordarsi e bearsi sempre all’idea di trasformarsi in un altro parassita dell’arte, per esempio: una vigorosa cimice ! A parer mio sono proprio queste subdole cimici che saltellano qua e là… dentro i vetusti e polverosi mausolei del contemporaneo a elevare la “nuova” critica d’arte ad una sottile polvere malsana.

      Non certo quella più sensata che si trova dentro il Grande Vetro di M. Duchamp. Queste cimici si propongono al mondo dell’arte, come nuovi aspiranti critici; diciamo, non per preparazione e meriti, ma grazie alle loro arti occulte di cambiare aspetto a seconda dell’occasione.

      A quanto ne so, nel mondo polveroso di critici d’arte che contano, questi parassiti non hanno mai ucciso granchè per dissanguamento; perchè fin dall’inizio, infatti, si sono infilati in modo furbo e subdolo proprio in questo lastrico polveroso, con la monotona funzione di eredi parassiti della critica d’arte ufficiale di cui si sono formati.

      Lasciamo pure che i loro sogni di gloria ingannevoli cercano artisti da iniziare alla loro critica. E alla fine, quando ogni speranza di uscire dalla polvere dell’arte è persa, si consolano dicendo che il sistema dell’arte contemporanea è malato di polvere viziata, anzi è in avanzato stato di putrefazione…

  • fabio C

    si vuole parlare di nuovo,
    con questi nomi mi sembra difficile.
    Luca Cerizza, quanta novità ha apportato nei suoi anni di umile obbedienza Decarlo?
    Rabottini? il mini me di Giacinto,
    e Ginfranco Maraniello,
    Bartolomeo Pietromachi, givanissimo
    il ristoratore Gigiotto
    e il preparatissimo Stefano Chiodi
    che barzelletta
    ma questo incontro chi lo paga?
    le spese di questi professionisti?
    il tempo che si perderà mentre una cosa del genere occupa uno spazio pubblico?
    il comune di Bologna?
    lo Stato Italiano?
    noi!
    chi paga le tasse? questi pagano le tasse?
    io voglio sapere quanta è costata questa stronzata e chi l’ha pagata!!!!

  • ertox

    La critica è morta! L’arte è morta! Il pubblico giustamente si disinteressa delle masturbazioni autoreferenziali del sedicente sistema dell’arte. Siamo tutti in attesa che un sentimento nuovo riaccenda la passione.

    • ant

      si ma questi devono mettersi in malattia a vita, ci lamentiamo della nostra classe politica ma questi quanto ci costano?

    • La critica è morta, l’arte è morta e anch’io non mi sento niente bene! … ma andiamo!

      • SAVINO MARSEGLIA

        Non è morta la critica d’arte, ma il critico al servizio del potere che non muove l’arte con la forza del pensiero.

        • Caro Savino, magari fosse morto quello!!!

          • ant

            e dai basta con questo servilismo…
            la critica nella storia non è mai servita, si sa, non è che bisogna dire dove andare a vedere questo.
            quindi ciò che non serve non c’è, ciò che non c’è non può morire, ma quello che non c’è può danneggiare.
            Qualcosa che non c’è e che pretende di esserlo, danneggia nei tempi quello che c’è.
            quindi l’unica cosa è fare delle giuste osservazioni e sapere quanto è costata questa cosa, che hanno organizzato.
            spostamenti, alberghi, inviti, ufficio stampa, spese spazio e tecnici.
            altra cosa, ma questa gente, come fa ad essere li?
            per esempio uno di questi curatori, è figlio di un collezionista di Milano, lui voleva occuparsi di musica ma il padre non volle, e per dargli di che campare lo ha inserito in questo ambiente, dandoli il titola da curatore.
            chi è?
            è Maraniello?
            è Pietromarchi?
            è Cerizza?
            è Canziani?
            è Chiodi?
            è…..
            storie molto molto simili, potrebbero essere in più,
            in realtà sono in di più
            insomma lo stato Italiano paga i figli dei ricchi, che per dare un senso alla loro vita, si occupano di arte, un ripiego (molti di loro volevano fare dell’altro, musica, arte, letteratura……. tutti creativi mancati/artisti) che li ha resi un po cattivi, e dispettosi verso l’arte.
            che figura ci facciamo con le cose che proponiamo?
            dai mettiamoci anche la parola nuova ora.
            Scusate ma per risanare l’italia dalla classe politica italiana, dobbiamo aspettare che ai politici italiani rinasca la passione??? voi ce lo vedete un La Russa, o il Silvio che gli si rinasce la passione??!!!!
            come loro devono andare a casa
            questi nostri uguale,
            grazie

  • Giovanni

    ELOGIO AI FIGLI DI PAPA’, VICARI DEGLI APOSTOLI DELLA CASTA DELL’ARTE ITALIANA !!!