Quanto siamo stufi delle soprintendenze che ritengono di tutelare e che invece fan più danni della peste nera? Ad esempio a Milano, al Museo del Novecento…

E pensare che se la guardi ci vedi di tutto e di più. Le manifestazioni temporanee con allestimenti trash, il colore dei tendoni di quel verde sciatto, i videowall pubblicitari di qualche tempo fa, quel design così anni Ottanta delle entrate del metrò, e l’ostinato mood terzomondista delle edicole sotto i portici. Su tutto questo […]

La vista dai tavoli del ristorante Giacomo Arengario

E pensare che se la guardi ci vedi di tutto e di più. Le manifestazioni temporanee con allestimenti trash, il colore dei tendoni di quel verde sciatto, i videowall pubblicitari di qualche tempo fa, quel design così anni Ottanta delle entrate del metrò, e l’ostinato mood terzomondista delle edicole sotto i portici. Su tutto questo nulla quaestio, poi però se si vuole portare la gente a vivere un museo, che sulla piazza affaccia, servendo l’aperitivo e contribuendo così ad avvicinare spazi d’arte e pubblico, beh, apriti cielo… Di che stiamo parlando? Di Milano, di Piazza Duomo e dell’Arengario, dove da un po’ di mesi trova sede il Museo del Novecento. All’interno di quest’ultimo il reputato Giacomo ha allestito il ristorante e, in vista dell’estate, ha fatto richiesta per allargarsi sul terrazzo per permettere alla clientela di sorseggiare un meritato Franciacorta vista Cattedrale, dopo un’annata di duro lavoro e in vista dell’ancor più dura ripresa di settembre.
Niet, è stata la risposta della Soprintendenza meneghina ai Beni monumentali e paesaggistici. “Iniziativa inopportuna”. Ed è la solita storia. Si riconferma l’incapacità cronica di queste istituzioni di guardare al di là del proprio naso (tanto per parlar chiaro). Damen und Herren che bevono un drink su una terrazza possono turbare la quiete del Duomo? E di che quiete si tratterebbe, visto il contesto in cui, silente la Soprintendenza, il monumento viene tenuto? E questo preteso turbamento non potrebbe magari venir considerato in parte o del tutto risarcito dall’operazione didattica involontariamente sottesa al rito dell’happy hour, quando questo è consumato non nei peggiori bar di Via Magenta ma dentro ad un nuovo museo?
Delle centinaia di persone che avrebbero frequentato l’inedito bar, anche se solo una su dieci fosse stata colta da curiosità recandosi il giorno seguente a visitare le sale del Museo del Novecento, quanto nuovo potenziale pubblico si sarebbe creato? Con quali conseguenze positive? Riflessioni che non importano un fico secco alla Soprintendenza di Milano come a qualsiasi altra Soprintendenza d’Italia. Tanto il conto dei danni che questo approccio comporta lo paga il paese, lo pagano gli imprenditori privati, lo pagano i turisti, lo paga l’erario, lo pagano infine i beni culturali stessi. Nell’unico stato al mondo dove un terrazzo inutilizzato e abbandonato è sinonimo di un terrazzo tutelato…

  • Cristiana Curti

    Per giungere al Ristorante il Museo non è neppure sfiorato. Lo si sapeva questo prima di scrivere? Non è, questa volta, interessante il dictat della Soprintendenza, ma poiché si parla di “didattica da happy hours” si sa che questa non sarebbe neanche possibile in ?

    • Massimiliano Tonelli

      Cristiana non fare anche tu quella che non sa guardare al di là del tuo naso. Ma stiamo su questo mondo o sul pianeta Saturno?
      Caso di scuola? L’imprenditor Zampetti, quello con la fabrichèètta a Usmate, va con la moglie a pigliare l’aperitivo all’Arengario. A cena poi i due vanno al ristorante con una coppia di colleghi imprenditori, la moglie dello Zampetti fa alla moglie del Brambilla: “ue, Cinzia, ma lo sai che alle sette siamo andati a prenderci un drink al Museo del Novecento, sapessi che libidine” (da pronunziarsi in milanese).

      Ora tu credi che ci sarebbe stata qualche altra chance, per il Museo del Novecento, di essere citato in quel tavolo, in quel ristorante (al netto dei vicini dai tavolo, che origliano), per di più da gente quanto mai distante dal consumo culturale alto? No, non ci sarebbe stata nessuna altra chance. E in un caso di scuola simile, ce ne potrebbero essere migliaia, c’è anche la possibilità che la moglie del Brambilla, il Museo, manco lo conoscesse, manco sapesse della sua apertura. Che venisse, in questo modo, tecnicamente INFORMATA della sua esistenza.

      “Ue, Patrizia ma cosa l’è il Museo del Novecento”?
      “Ma come cosa l’è, il nuovo Museo dentro l’arengario, in Piazza Duomo!”
      “Scusami ma non era abbandonato quel palazzo lì?”
      “Certo, ma a dicembre ci hanno fatto un museo, vedessi che roba, anzi ci torniamo insieme sabato prossimo va. Così poi ci pigliamo pure un aperitivo al tramonto vista Duomo, altro che Rinascente…”.

      *E’ lesa maestà di lorsignori soprintendenti sperare che la cultura si diffonda in città anche così? Dove sta il problema? DOVE STA???

      • hm

        secondo me la vera tristezza è che ci sia gente che abbia bisogno dell’aperitivo con vista figa per entrare in una galleria d’arte ed essere ‘tecnicamente informata’ della sua esistenza . allora a quel punto sarebbe giusto mettere un’enoteca e un coffeeshop direttamente dentro il museo e girare col drink mentre si è alla mostra . quello lo capirei di più e sarebbe anche meno ipocrita . l’imprenditor zampetti è meglio che vada alla bocciofila o a giocare a squash .

        • al limite

          É vero che questa è la vera tristezza ma, dato che anche tu sai molto bene che questa gente non solo esiste ma è la stragrande maggioranza, non vedo perchè dovremmo sperare che continuino a limitarsi alla bocciofila o allo squash e non, invece, far sentire, anche da queste colonne, un richiamo ai vari sovraintendenti (ed autoritá di ogni tipo e grado) affinché si adoperino, anche con piccole e banali decisioni come questa, perché le cose cambino

  • Cristiana Curti

    (chiedo scusa) questo caso?

    • non crede che l’avere davanti agli occhi l’architettura del duomo mentre si sorseggia un aperitivo possa innescare osservazione a curiosità? Non sono queste le premesse indispensabili affinchè qualsiasi interevento didattico non cada nel vuoto? Magari la Sovrintendenza poteva chiedere all’imprenditore di stampare sui tovagliolini la pubblicità del museo e magari anche la storia del duomo….

      • Massimiliano Tonelli

        Brava Margherita: innescare la curiosità. Possibile che proprio le soprintendenze, che dovrebbero occuparsi del bello, se ne freghino? Io allibisco. E per fortuna, a quanto vedo, non solo io…

  • daniele

    a cristiana: non si sfiora il museo nel senso che non entra ma si passa dall’atrio, che altro si potrebbe fare ?

  • daniele

    alla redazione: bellissimo articolo, complimenti. Tocca almeno due punti sensibili:
    l’imbarazzo che un un turista da fuori potrebbe percepire il palazzo dell’arengario come un bar qualsiasi e non un museo, e l’assenza di progetto e strutture sulla frequentazione di piazza piazza duomo.

  • ricordiamoci che il direttore della Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia, in carica da molti anni e grande conoscitore dei beni culturali, ha adottato tra le sue strategie di attrazione anche quella dello spritz bevuto sulla magnifica terrazza del museo. Con tanto di cartoline dedicate “ogni domenica vieni a bere lo spritz al Museo Guggenheim” distribuite in hotel e altri luoghi della città. Questo si chiama marketing museale e in questo modo il museo Guggenheim è divenuto meta frequente di giovani che mai altrimenti sarebbero entrati. Già solo mettere piede nell’ingresso del museo è segno di una scelta che nel tempo contribuisce a creare un certo gusto per il bello, un certo modo di comportarsi, una certa attenzione per i dettagli. E? anche così che si fa cultura. Il tema non è per forza entrare o no al museo; perché se si entra annoiati e si esce apatici è meglio stare sulla terrazza e capire per esempio come si progettano le città. Forse si eviterà qualche villetta a schiera in più o qualche casa alla batman!

    • hm

      cioè ci stai comunicando che la casa natale chessò di santa maria goretti è meglio della casa di batman del figlio della moratti? allora non ci siamo per niente . gli aperitivi del gam e della mambo di bologna sono sempre iperfrequentati da gente ignorante che se la mena di brutto e farsi dei negroni è identico sia davanti al duomo che nel barazzo di via magenta . anzi forse nel barazzo di via magenta li caricano di più .

  • Valeria

    io in un museo vado per vdere una mostra e non per bere uno spritz, non voglio locali alla moda accanto sopra o sotto un museo e voglio che le risorse di marketing vengano utilizzate per promuovere le collezioni e la didattica. Il terrazzo dell’arengario è un bene artistico museale, non un tendona da circo

  • – io in un museo vado per vdere una mostra e non per bere uno spritz –
    Tu, cara Valeria, ma ci sono migliaia di persone, giovani in particolare, che in un museo non han mai messo piede (se non con qualche gita scolastica) e che, probabilmente, se diventasse “cool” andarci a prendere lo spitz, chissà? magari incomincerebbero a capire che tra un museo ed un cimitero c’è una certa differenza e che, qualche volta, passarci un’oretta non è proprio necessariamente da pensionato o da turista o da turista-pensionato

  • Valeria

    lasciamo l’arduo compito di istruirli alla scuola e ai professori, e ai loro genitori
    che insegnino loro la differenza tra cool e istruttivo.
    Io nei musei ci vado da quando avevo 6 anni, coi mie genitori. e allora non erano cool

    • al limite

      …e dalli! Io, Io …la mucca di Giove! (diceva mia zia) Quanti o Io nei tuoi post… forse un po’ troppi! Ma ti capita mai di concentrarti per un secondo su quella massa di comparse che fanno da sfondo al tuo universo egocentrico o sei sempre troppo impegnata ad ammirare la tua invidiabile perfezione … bimba dai ricci naturali

  • credo che non sia affatto la stessa cosa bere un aperitivo in un grande magazzino o sulla terrazza del museo del 900. Abituarsi al bello fa bene al paese. anche se non si è studiosi credo si possa essere attratti da un luogo bello che contiene oggetti misteriosi come sono le opere d’arte. come ha scritto qualcuno sopra, se su 100 persone giunte per l’aperitivo anche solo 2 vengono attratte e incuriosite dal museo, lo reputo un successo e un sacrificio necessario per le nostre soprintendenze. ricordiamoci che un tempo i palchi della Scala venivano usati anche per lauti spuntini durante l’opera o il concerto. durante i concerti di musica indiana, che durano ore, c’è chi dorme, chi legge, chi se la gode. e nessuno grida allo scandalo, anzi.
    non è necessario essere intellettuali o secchioni per avere accesso ai beni culturali comuni e se uno spritz incentiva la giocosa frequentazione di un museo piuttosto che di un grande magazzino, beh, non ci vedo nulla di male. non facciamo demagogia. l’arte, anche si tratta di una vista da una terrazza, deve essere fruita, altrimenti resta lettera morta. già, perché l’arte non è solo l’opera appesa ai muri del museo, ma anche la facciata del Duomo, la terrazza, la sua vista, la magia progettuale dell’Arengario. cerchiamo di superare le barriere, altrimenti ci troveremo con i nostri cari beni a pezzi, soli e orgogliosi di una ricchezza estetica di un tempo che è morto.

    • al limite

      Perfetto e se permetti aggiungo: arte ė anche il diverso gusto che avrà lo spitz preso stando al centro di tanta bellezza !

  • Massimiliano Tonelli

    Valeria Cantoni rinverdisce la mia riflessione e tocca il punto più interessante. Le soprintendenze si rendono conto dei danni irreparabili che fanno queste loro scelte che ci tolgo la speranza di vivere in un paese dove l’accesso alla cultura sia qualcosa di più fluido, meno macchinoso, più… normale?

    Chi glielo spiega? Io sono convinto che vi sia un deficit di comunicazione. Al soprintendenze di Milano, per il quale è mille volte più facile dire no che dire si come per tutti, qualcuno ha mai fatto un ragionamento simile. Intendo in un contesto ufficiale o quasi, come potrebbe essere un workshop-per-soprintendenti-che-vogliono-diventare-moderni-e-non-fare-danni-al-proprio-stesso-patrimonio.

    Mi appello a Valeria Cantoni: artforbusiness potrebbe anche focalizzarsi su iniziative come queste.

    E’ evidente che in un caso come questo il soprintendente non abbia considerato i pro e i contro, ma solo i contro. I pro, se considerati, avrebbero invece sopravanzato di molto i contro facendo prendere una decisione differente. Ma un soprintendente, nel suo ruolo e nelle sue responsabilità, può permettersi di prendere decisioni senza soppesare, ma partendo da un pregiudizio?

    • …o forse, il sovrintendente, è della stessa genia dell’altra Valeria, che “al limite” ha felicemente ribattezzato (splendida citazione dei Peanuts) “bimba dai ricci naturali”

  • raffaele savarese

    dicendo No si afferma il proprio potere in maniera più facile che dicendo si dove poi bisogna assumersi responsabilità.
    ciò premesso credo che sia lecito chiedere di prendere un aperitivo in terrazza occorre però fare un’analisi seria di costi/ benefici che in atto manca. Se la risposta della Soprintendenza è limitata all’aggettivo “Iniziativa inopportuna”….riportato in articolo allora bisogna dire che essa è umanamente ignobile, culturalmente inesistente, burocraticamente inaccettabile. Questo per quanto riguarda la Soprintendenza da cui bisogna pretendere una risposta culturalmente e burocraticamente adeguata. I beni culturali vanno difesi e promossi, oltre che dai cittadini e dalla scuola, dalle istituzioni preposte le quali hanno dei doveri che -per quanto citato- non sembra siano stati espressi. altro discorso è la fruizione dei beni culturali che non deve essere limitata a quattrogatti che si atteggiano ad intellettuali che ammanniscono “bon ton” al popolo bue. questi aspiranti intellettuali sono l’altra faccia delle Soprintendenze ed entrambi promuovono l’odio o il disprezzo che aleggia nel nostro paese per i beni culturali. Mi piacerebbe partecipare ad un dibattito su fatti concreti e non su opinioni personali non documentate. nel frattempo le strutture in c.a che si attraversano passando dall’arengario al palazzo reale (splendide sezioni di c.a a vista tagliate per realizzare i passaggi) non sono mantenute e sono in degrado. Direzione musei, soprintendenza, cittadini che hanno da dire pèer questa semplice cosa?

  • Caro Massimiliano,
    all’art for business forum dell’anno scorso abbiamo provato a lanciare il tema invitando tutte le soprintendenze. L’occasione si era posta sul piatto d’argento a causa del nuovo restauro dei Bronzi di Riace che, semplicemente spostati dal loro museo abituale, in fase di restauro, alla sede del consiglio regionale della calabria, avevano visto decuplicare i visitatori in tre mesi.
    La soprintendente di Brera fece un intervento molto efficace e per nulla orientato al puro conservatorismo, anzi.
    Ebbi poi modo di parlare personalmente con alcuni soprintendenti a roma, a caserta ecc.. e tutti disposti e aperti a nuove soluzioni. Ho capito che il vero problema è per loro la competenza. Sono stato educati e cresciuti per fare i conservatori e non i valorizzatori. Cosa possiamo pretendere? Bisognerebbe investire nel loro aggiornamento per integrare la logica della conservazione a quella della valorizzazione, della fruizione, dell’educazione, della comunicazione, ecc.. non perché facciano tutto da soli, ma perché sia più consapevoli e si sappiamo circondare di persone capaci, le sappiamo scegliere e motivare (al di là dell’aspetto economico, che conta, ma che non esaurisce di certo la motivazione) e soprattutto sappiano costruire alleanze virtuose con i privati che, ancora oggi, vengono purtroppo visti da alcuni di questi dirigenti come vacche da mungere nel caso migliore e come buzzurri danarosi da evitare nel peggiore dei casi.
    Oltre a pagare il Colosseo, Pompei e altri luoghi simili dovremmo chiedere ai privati di finanziare un bel corso di formazione, serio, impegnativo e sfidante, per i soprintendenti che abbiano voglia di provare a rischiare. Alla peggio cadrà qualche goccia di spritz su una terrazza. la questione di cosa sia opportuno o meno è questione culturale e non solo burocratica. se la cultura dei beni culturali (scusate il gioco di parole) non cambia, continueremo ad avere villette a schiera e capannoni da una parte e mausolei in degrado dall’altra.

  • hm

    – i privati che, ancora oggi, vengono purtroppo visti da alcuni di questi dirigenti come vacche da mungere nel caso migliore e come buzzurri danarosi da evitare nel peggiore dei casi. –

    sì ok ma fatemi capire solo sta cosa, a voi in fondo cosa ve ne strasbatte se l’imprenditor zampetti (che già solo nominato così rivela disprezzo malcelato nei suoi confronti) dopo 12 ore di lavoro va a farsi l’ape sulla terrazza di piazza duomo se non lo vedete (nel migliore dei casi eh si intende) come una vacca da mungere? cioè non capisco tutto questo interesse verso persone che in fondo (e nemmeno troppo in fondo visti i commenti è evidente che li considerate numeri) vi fanno schifo, cos’è siete stati colti dalla sindrome dell’evangelista insoddisfatto? sta roba dello spritz in terrazza per attirare gente è grottesca, è grottesca sia come è concepita che per i commenti, inoltre forse vi sfugge che un tot di ragazzi entrerebbe dalla galleria solo per andare nel terrazzo a bivaccare e fumarsi delle paglie e poi riempirebbe i vostri amati cessi aristocratici di tvb tvtttb cuoricini vari (magari non proprio merdosi come quelli di cia twombly ma per molti è difficile capirlo) che vi farebbero inorridire un casino, non ci avete pensato?
    non vedo il motivo per cui bisogna convincere l’imprenditore zampetti che l’arte del 900 proposta nel vostro museo del cuore sia degna di essere ricordata, magari il zampetti di arte non se ne può fregar di meno ma in compenso di cerchioni di auto sa tutto ed è una vera enciclopedia umana (solo che a voi non interessa) oppure di arte del (otto)novecento concepisce solo van gogh picasso e cezanne e tutto il resto lo considera merda putrida degna di un immenso rogo, cioè questi pensieri non vi hanno sfiorato? non bastano i cartelloni in tutti i viali di milano a pubblicizzare le mostre di piazza duomo? altrimenti al posto del TRL di mtv potreste fare TSL (seguito da un TSO) TOTAL SPRITZ LIVE e chi beve di più vince un ingresso al museo contiguo . sì in questo caso il vostro spritz potrebbe anche avere un senso, ma il tutto dovrebbe essere sfacciatamente commerciale zeppo di 15enni brufolose che strepitano tallonate da checche isteriche in subbuglio come loro —> http://www.youtube.com/watch?v=kavgEHpSbHc&ob=av2e

    • Signor HM la leggo solo ora e mi spiace.
      Da signora di mezza età, un pò collezionista (come mi disse un vecchio grande collezionista da poco scomparso, anche brava), sono pienamente d’accordo con lei.
      Da ipersensibile e assolutamente low profile ( colleziono un pò per passione ed interessa e forse per dna, chissà:-), preferisco starmene appartata proprio per queste ragioni, anche…
      A parte un paio di persone/gallerie, o si è una vacca da mungere o si è disprezzati.
      Una descrizione perfetta, la ringrazio.
      va a Berlino per ABC?

      • scusi gli errori di battitura.

      • hm

        grazie a lei sig.ra augusta, no non credo sig.ra augusta .

        • :-) buona settimana signor hm.

  • Cristiana Curti

    Mi permetto di replicare un’ultima volta. Non sono affatto insensibile alla possibilità di godersi uno spritz in un bel museo (a Milano non se ne parla di uno spritz vero, comunque…) così come amo immensamente andare più e più volte alla Guggenheim di Venezia (il giardino delle sculture è uno dei posti più belli al mondo dove pranzare…). E in molti altri musei europei (e nord-americani) dove il piacere di rimanere a pranzo in un bel posto non ha pari. Per Milano, altrettanto affascinanti sono i ristoranti della Triennale e quello di Villa Necchi Campiglio del FAI.
    Ma al Museo del Novecento, atteso da 50 (cinquanta) anni dai Milanesi, che non sono poi tutti come la sciura Brambilla & marito brianzolo, anzi (e mi pare sia stato anche dimostrato che la Brianza, a Milano, tira un po’ di meno ultimamente), non esiste alcun posto di ristoro per il visitarore “normale”.
    Altro che giovani invogliati dal panorama. Per rimanere al “Giacomo all’Arengario” DEVI consumare (ed è carissimo), se vuoi vedere il panorama. E’ un obbligo, altrimenti non puoi restare e sei guardato a vista se cerchi di fare un giretto per il locale.
    Il Museo di arte del XX secolo della seconda città d’Italia non possiede neppure una SUA caffetteria degna di questo nome e a prezzi opportuni (non ho detto popolari! anche se forse sarebbe bene ricordare che il Museo è spazio pubblico) per i visitatori.
    Quelli che vanno al “Giacomo n. 3” (della nota catena arredata dal Peregalli, peraltro quest’ultimo già facente parte della Commissione Arredo e Decoro urbano del Comune di Milano) se ne infischiano o quasi del Museo.
    Non c’è bisogno di un ristorante di lusso (ripeto, di lusso, il che a Milano intendesi con prezzi non proprio di Monsummano Terme) concesso su area pubblica per “informare” i cittadini del loro Museo, annunciato milioni di volte e mai costruito, malgrado la straordinaria collezione di arte del XX secolo che non vedremo mai interamente per impossibilità di trovare il posto neppure a rotazione.
    Le Sovrintendenze sono spesso cieche e sorde e spesso – soprattutto – impreparate a confrontarsi con la Città, ma – per quanto riguarda Milano – mi preoccuperei di più dello stato in cui è abbandoanto il progetto della cosiddetta “Grande Brera”, laddove un posto straordinario come Palazzo CItterio è da decenni preda dei più immorali rimpalli di responsabilità.
    Per il resto, anch’io vorrei godermi di più il panorama della Piazza con prosecchino (meglio prosecchino) se non avessi la certezza che lì, proprio lì, nel “mio” Museo, io, pubblico, c’entro poco.
    E, circa l’estensione di licenza su terrazza esterna, ci mancherebbe: sono favorevole. Tanto, per me, non cambia nulla. Ma il ristorante ci guadagnerebbe senz’altro. Lungi da me oppormi a un lecito guadagno.

  • hm

    lo spritz poi è un drink da dodicenni, che senso ha prendere lo spritz quando esiste il negroni? forse il negroni è troppo tamugno per chi consuma gli sprizzetti boh

  • Concordo con la situazione del luogo di ristoro troppo caro o semplicemente troppo …brianzolo forse….
    Mi scuso che son “ferma” al Giacomo arredato da Mongiardino
    preferisco il “ristorante” della tate modern ;-))
    Mi domando a Monsumanno Terme, luogo che non conosco, lo spritz è vero?

    La sovrintendenza rimpalla perchè è spesso e forse da sempre impallata!!
    credo che navighi tra finti spritz e filettini a 30 euros tra una guglia a l’altra e si senta imprigionata.
    saluti.

    • Cristiana Curti

      Hai ragione, Augusta, il “primo Giacomo” di Mongiardino, se non altro, aveva un suo carattere, un’impronta, ancorché oggi datata. Il Peregalli è allievo poco interessante, ma son fatti loro.
      Fatti nostri sono che “del Museo” e “nel Museo” non c’è neppure un bar. E un caffè (non parliamo dello spritz) in piazza del Duomo (dentro o fuori l’Arengario) è comunque caro. I visitatori stupiscono e si chiedono come mai non sia prevista un’area che in qualsiasi NUOVO museo di arte moderna o contemporanea è imprescindibile, banalmente ineludibile.
      Ripeto: forse se il ristorante fosse stato fatto “per” il Museo e non in location-con-appeal appaltata a caro prezzo dalla giunta Moratti, la Sovrintendenza non avrebbe avuto granché da ridire, forse non avrebbe neppure considerato la cosa.
      E’ vero che bisogna aprire gli occhi (e io non ho nulla contro la possibilità di andare a godersi, pagando, un bel panorama in una bella terrazza “privata”), ma nessuno ha pensato alle conseguenze di inserire in uno spazio pubblico un’area che con quello spazio non ha niente a che fare?
      Tutto lì.
      Anche se, è vero, dov’è ora – invece – il Soprintendente che, a suo tempo, non si oppose a che non venisse previsto un punto di ristoro per visitatori nel Museo del Novecento?

  • Cristiana Curti

    Per augusta, ancora: a Monsummano Terme, secondo me lo spritz non lo fanno (e fanno bene). E’ meglio, laggiù, ancora sorseggiare un bel bianco della Val di Nievole per stuzzicare l’appetito.

  • Redazione

    Che dite, cerchiamo di mantenere la discussione in tema?

  • Cristiana Curti

    Ha ragione, gentile Redazione, non avevo capito. Ma la frase (mi cito poco umilmente) “Anche se, è vero, dov’è ora – invece – il Soprintendente che, a suo tempo, non si oppose a che non venisse previsto un punto di ristoro per visitatori nel Museo del Novecento?”, sottotitolo “Danni e presunti danni perpetrati dalle Soprintendenze al patrimonio pubblico per cecità gestionale”, mi pareva FOSSE il tema dell’articolo.
    O forse sono io che, sempre, mi sbaglio e si parlava d’altro rispetto al Museo milanese?
    Non mi dispiacerebbe conoscere l’opinione dell’articolista e magari una bella inchiesta su chi concesse cosa e chi impedì cos’altro (nomi e cognomi). Altrimenti qui siamo al capolinea, mi pare.

  • Mi scuso con tutti e sono d’accordo di mantenere il tema della discussione ma , in ogni caso sono d’accordo con Cristiana.
    Uno spazio di sosta più accessibile, più “facile”per tutti, anche solo per bere un caffè sarebbe molto più utile.
    Non mi inoltro nella cecità gestionale, le strade sono troppo complesse.