Liberissimi di non crederci. Ma la contraffazione colpisce anche i loghi delle fiere. Altrimenti come spieghereste questa immagine?

Nel mondo del marketing si dice da sempre che il vero segnale inconfutabile che un brand ha preso piede nell’immaginario globale è quando inizia ad essere taroccato. Su lenzuoli e bancarelle abusive? Fendi, Prada, Vuitton, Gucci, Dolce&Gabbana, Armani… Ci trovate, giocoforza, solo marchi ormai consolidati, famosi, indiscutibili. Ecco perché le grandi griffe planetarie da una […]

Nel mondo del marketing si dice da sempre che il vero segnale inconfutabile che un brand ha preso piede nell’immaginario globale è quando inizia ad essere taroccato. Su lenzuoli e bancarelle abusive? Fendi, Prada, Vuitton, Gucci, Dolce&Gabbana, Armani… Ci trovate, giocoforza, solo marchi ormai consolidati, famosi, indiscutibili. Ecco perché le grandi griffe planetarie da una parte sono disperate per i costi della contraffazione, dall’altra gongolano perché se non sei imitato non esisti…
Detto questo, è chiaro che gli organizzatori della fiera Roma – The Road To Contemporary Art non hanno davvero nulla da arrabbiarsi vedendo la foto che pubblichiamo. Innanzitutto perché il loro core business non è certo vendere t-shirt, ma essenzialmente perché vedere una maglia marchiata con il logo della fiera indosso ad un simpatico studente rumeno di passaggio in Liguria che l’ha comprata, ovviamente taroccatissima, presso la sua università a Timisoara non è che una evidente consacrazione. Quante altre fiere possono “vantare” contraffazioni del proprio marchio? Forse manco Basel…

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