Facile per Artribune pubblicare un graffito e dire “vandali!”. Ma poi quando si tratta di dire quale è la vera Street Art? Ecco, per esempio questa

Un po’ di giorni fa, davanti a uno sgorbio di vernice che deturpava il rivestimento di un bellissimo e nuovissimo museo in Umbria, ci è girato per la testa di pubblicarlo, additandolo ad esempio di qualcosa che a volte viene annoverato nella capiente categoria dell’”espressione creativa”. E che invece, a nostro parere, resta solamente lo […]

Un po’ di giorni fa, davanti a uno sgorbio di vernice che deturpava il rivestimento di un bellissimo e nuovissimo museo in Umbria, ci è girato per la testa di pubblicarlo, additandolo ad esempio di qualcosa che a volte viene annoverato nella capiente categoria dell’”espressione creativa”. E che invece, a nostro parere, resta solamente lo scarabocchio di un individuo non solo vandalo, ma pure vigliacco.
E chi se ne importa, qualcuno dirà, del vostro parere? E invece sono in molti ad aver compreso l’invito che era implicito ad aprire un dibattito, se è vero che in tanti hanno voluto dire la loro nei commenti. E allora adesso vogliamo chiudere il cerchio (partito ancora prima, in realtà, quando abbiamo parlato della vicenda di Blu a Campobasso, ricordate?), dicendo a chiare lettere quale – sempre a nostro parere – “è” la vera Street Art.
E ci viene in mente davanti a questa impresa di Ericailcane, giunto fino a Roma per realizzare questo immenso murales, un’intera parete di un palazzo di otto piani in via Beppe Fenoglio, zona Laurentino38, zona difficile. Un progetto – che vi mostriamo prendendo a prestito la immagini da dragolab.com – promosso dal gruppo di Laburba, Ponte d’Incontro, con l’obbiettivo di riqualificare una delle strutture più degradate di un quartiere già avvilito a livello architettonico ed urbanistico. Non è certo l’unico artista ad interpretare a fondo il senso della Street Art, ma volevamo con questo lanciare una discussione che aiutasse a definire un “plot”, e che aiutasse a sgombrare il campo dai tanti imbrattatori velleitari che si sentono artisti per il solo fatto di impugnare una bomboletta spray. Ci siamo riusciti?

Tutto il nostro disprezzo per i writer vandali che imbrattano muri, monumenti e architetture. Quando poi ad andarci di mezzo è un centro d’arte contemporanea come quello di Foligno…
“Ma scherziamo? Noi lo paghiamo, e lui non ci chiede il permesso per dipingere quello che gli passa per la testa?”. E a Campobasso vogliono cancellare un bel graffito di Blu

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  • Oscar

    Ci sono molti SPAZI DETURPATI ( voluta incuria, mancanza di danari per le manutenzioni, disinteresse sull’ “esteticamente bello e pregevole “) da non poter più gustare con gli OCCHI e sopratutto l’ ANIMA.
    Certe pareti di case e abitazioni, molti angoli pubblici nelle città andrebbero assolutamente ravvivati almeno da uno dei 7 COLORI dell’ ARCOBALENO (se non proprio da opere d’ arte, tipo graffiti o street-art ).
    Chiamamola semplicemente : PULIZIA ESTETICA ma bastevole a renderci più sereni quando quegli ANGOLI li incroceremo poi a piedi, in bici, in tram o in macchina …. O no ?

  • Ecco le mie proposte per la street art. Arte biodegradabile, niente bombolette spray!!!
    http://www.flickr.com/photos/mariapalasinska/with/5707012282/

  • Franciscus Urbinas

    Quando si tratta di spazi urbani (ivi compreso il pavimento delle strade) non è possibile tollerare arbitrarie iniziative che siano esse pittoriche o di altro genere anche se il nome street art sembra rassicurante ma è pura ipocrisia come educatore ausiliario per bidello parola che derivando dal franco antico significa, di per sé messaggero, ma che,nella routine designa un ruolo di custodia e sorveglianza nelle scuole e negli uffici pubblici. Oggettivamente neppure l’intervento di Ericailcane, sia pure in una zona degradata mi pare migliorare la situazione. Ma sia, quando l’intervento è debitamente autorizzato e non clandestino e quando è accolto con questa funzione quand’anche discutibile. Negli altri casi si applichi la legge e basta.

  • fate questi articoli solo per generare commenti e partite da dei presupposti imprecisi.

    avete mai parlato con un writer? i writer non si considerano artisti, per la maggior parte, ma solo writer.
    cos’ha a che fare questa roba con il writing? nulla!

    mettere nello stesso calderone street art (in qst pagina), writing e scritte d’amore non è solo ignoranza, da parte di chi parla d’arte.
    è colpevole mistificazione.

    parlare delle scritte “patatina ti amo” su artribune, e pretendere di valutarle con la lente del critico d’arte, è una provocazione fine a se stessa.

    • Redazione

      Caro Alessandro, non parliamo affatto di “patatina ti amo” (un problema marginale, residuale). Parliamo invece dei tag, del bombing e via dicendo. Un problema sociale clamoroso, che crea degrado ed è criminogeno. Cerchiamo di contrapporre questo a dei graffiti che, pur essendo tali, qualificano il tessuto urbano o tantano di farlo. E non ce la menare che il concetto di “qualificare” o “squalificare” un tessito è soggettivo perché non attacca…

      Detto questo, se scriviamo solo per attirare i commenti e tu, esperto del settore quale sei, commenti in prima persona significa quanto meno che siamo stati efficaci, no?

      Ad ogni buon conto sei invitato a dire la tua, quando e come vuoi. Non solamente via commento ma con un articolo sulla questione. Magari riuscirai a convincerci che scrivere il proprio nome, o la propria sigla, su un muro privato (magari monumentale) è meno degradante di scrivere il nome o la sigla della propria fidanzatina…

      • hm

        – Parliamo invece dei tag, del bombing e via dicendo. Un problema sociale clamoroso, che crea degrado ed è criminogeno. –

        questa è solo una tua/vostra opinione, la street art nasce con il graffitismo a inizio anni 70 e la sua espressione principe è il writing, la vera sfida per tutti è sempre stata l’evoluzione delle lettere (è palese che un sucker rimarrà a fare la propria firmetta sempre uguale tutta la vita ma magari dopo 2 anni si rompe e smette di bombare) . anche basquiat andava in giro a firmarsi samo dappertutto . a me ha sempre affascinato e tuttora affascina di più un muro in wild style (vedi vulcan, phase 2) che qualsiasi testa di bu o fauna di erica la cagna . ma si tratta solo di gusti e di cosa il sistema decide di spingere in un dato momento, non vedo perchè uno sgorbio di omarello che fa esplodere una bomba con la scritta BOOOOM (i primi graffiti in serie fatti da buh a bologna, veramente fastidiosi e inopportuni) si debbano considerare più artistici di una tag ripetuta a oltranza . mi ricordo anche che a inizio anni 90 era divertente riconoscere le varie tag in giro, le scritte non erano tutte omologate come ora e anche nella scrittura si intravedevano stili diversi . ora è diventato cool non farsi riconoscere e nascondere il proprio nome, ma il writing e lo studio delle lettere nonchè la calligrafia mantengono la loro bellezza inalterata .

        • Redazione

          Opinione un ciufolo. Cosa vuoi, la lista dei saggi di antropologia che raccontano come i graffiti portino degrado e insicurezza e violenza e prepotenza e povertà? Opinioni un fico secco!!! Ma ancora a sto punto siamo, indietro di 30 anni…???

          • hm

            il punto è perchè esaltare certi graffiti e degradarne altri, quando tutti sanno che la il graffitismo contemporaneo nasce con il writing . perchè dovrei sentirmi innalzato da uno sgorbio di blu piuttosto che da un muro in wild style, per quanto riguarda indietro di 30 anni forse lo siete a roma non so, a bologna fino a 7-8 anni fa il ponte di via libia straripava di graffiti da paura, altro che ‘fai boooom’ e gli omarelli tumorati di blu .

          • hm

            in ogni caso almeno dovresti rispondermi sopra il commento estrapolando parti del commento con cui non ti trovi d’accordo, in alternativa va bene anche la lista di saggi di antropologia ma resterebbe tristemente fuori tema con quanto è stato scritto .

          • Redazione

            E di fatti negli ultimi 8 anni Bologna è finita come sappiamo…

            Basta un saggio sopra tutti gli altri: Broken Windows Theory. Buona lettura.

          • hm

            embè come è finita bologna? è finita che con guazzaloca sindaco di destra c’era la street parade mentre con cofferati sindaco di sinistra non si può nemmeno più comprare una birra in bottiglia, ed è finita che hanno raso al suolo quasi tutti i centri sociali (lordati dagli sgorbi di blu :-) per costruirci palazzi neri darkomunisti ipertecnologici . ad alcuni piacciono . io ad esempio li trovo allegri e accoglienti . non mi sembra finito nulla a parte i soldi di qualcuno (ma sono solo numeri no? come quelli dell’aperitivo caldeggiato in piazza duomo) . per fortuna che mussolini ha fatto costruire l’eur a roma altrimenti sai il flash di entrare sempre in una città cloaca museo incrostata di urina di 2000 anni fa .

          • hm

            mai sentito broken windows theory ma non mi sembra una gran lettura, molto meglio polygon window —> http://www.youtube.com/watch?v=ySzILc2benM

      • ciao Redazione,
        dire che il bombing è criminogeno significa impastare la causa con l’effetto. la broken window theory non mi ha mai convinto e il writing europeo _non_ nasce da situazioni di disagio.
        ma, soprattutto, non c’è una street art “buona” e un writing “cattivo”: è una lettura semplicistica.
        da quando legale/illegale sono dei parametri di giudizio estetico?

        raccolgo l’invito, one-shot: dammi una cartella di spazio e ti racconto perchè, per me, un muro pieno di tag è meglio di un muro a tinta unita.

  • ecc. ecc.

    L’affermazione “questa è arte” è vera – nel titolo dell’articolo la questione è espressa come “qual è la vera Strett Art?” – se applica correttamente una definizione di arte a un caso particolare – nello specifico l’opera di Ericailcane.
    Per dirimire, dunque, tra ciò che è arte e ciò che non lo è serve una definizione generale di arte. Le definizioni, ovvero gli statuti ontologici, si costruiscono liberamente; cioè a dire che non esistono statuti ontologici giusti e statuti ontologici sbagliati: stabilire che arte sia X (poniamo una scritta su un muro) piuttosto che Y (un’opera di Ericailcane) è lecito quanto è lecito il contrario.
    Gli statuti ontologici si costruiscono un po’ come gli imperativi morali – ponendo che esista una dimensione morale. Essi, infatti, definibili anche “imperativi categorici” (secondo definizione kantiana) vengono scelti, stabiliti, seguiti “senza alcuna ragione, perché essi sono ciò che per noi deve valere come una ragione” (S. Kierkegaard). Allo stesso modo, le identità ontologiche si pongono a fondamento di una possibile descrizione del reale e, in quanto “a fondamento” ad esse non possono essere applicati valori di verità – una concezione è più vera, più giusta di un’altra.
    Comprendere ciò significa comprendere che in una condizione di moltiplicazione definitoria, come quella in cui ci troviamo, in cui, cioè, si assiste al manifestarsi di un numero sempre maggiore di concezione di “arte” le une diverse dalle altre; in una condizione di questo tipo – per le motivazioni di cui sopra – nessuna può erigersi a “vera”, “giusta”, “corretta”.
    Il fatto, poi, che nessuna definizione possa arrogarsi maggiori diritti di “verità”, implica che a livello collettivo – istruzione, normatività giuridica, fondi pubblici, ecc. – nessuna definizione possa primeggiare su nessun’altra. E, qualora ciò avvenga, avviene semplicemente perché a livello politico (diciamo pure “clientelistico”) alcuni soggetti hanno maggiore potere di altri e riescono a lucrare su tale potere.

    • Eccetera fai il bravo una volta tanto e smettila di fare il chierichetto servendo messa al Discorso.

  • hm

    a me l’evoluzione della street art o meglio del graffitismo ricorda molto l’evoluzione che c’è stata tra la techno anni 90 (che in prevalenza era gabber o in ogni caso musica con suoni molto più estremi e distorti) e la minimal techno priva di qualsivoglia melodia che va nei club degli ultimi 10 anni . la street art degli ultimi anni (i graffiti bianconeri fatti col rullo, gli stencil, gli animali ammassati in greggi etc) mi sembrano solo una forma addomesticata e innocua della street art old style originale fatta di treni, arrampicate spericolate, colori sparati, spray ipertossici etc ma soprattutto evoluzione estrema delle lettere fino ad arrivare all’astrattismo . haring veniva arrestato, blu e i suoi rulli ripresi in tutta calma da numerose telecamere sono perfettamente integrati nel sistema (il nome e l’identità nascosta ostinatamente sono in perfetto stile servizi segreti) . una censuratina mezza concordata qua e là (io ti invito al museo superfigo e tu mi fai un dispettuccio) sono la ciliegina sulla torta per un po’ di sana pubblicità gratuita .

    • Davide W. Pairone

      ecco penso invece che l’evoluzione del writing in arredo urbano monumentale sia perfettamente coerente con lo spirito originariamente narcisista dei bombaroli. Perché cercare adrenalina in un throw up e non invece, che so, nel bungee jumping? Semplice: ansia da visibilità, esserci, farsi vedere e far parlare di sé, far girare il nome.
      Dal pdv strettamente formale in ogni caso non c’è proprio nulla di interessante nella presunta evoluzione del lettering, non capisco perché bisognerebbe apprezzare e ritenere interessante un tizio che fa le lettere più o meno arrotondate, più o meno stilizzate, più o meno (orrendamente) colorate. D’altra parte i writers duri&puri non hanno la minima idea di cosa siano grammatica e sintassi delle arti visive.
      In ogni caso la retorica della strada è insopportabile oltre che claustrofobica e sterile. Il vicolo cieco è nelle premesse e come per le forme biologiche solo i meticci sopravvivono. Il caso paradigmatico è proprio Basquiat: Samo senza Basquiat non esisterebbe nella memoria collettiva e comunque non è che un aneddoto o tuttalpiù una delle molteplici influenze che convergono in un percorso complesso e articolato.
      In conclusione penso anch’io che gente come Blu ed Ericailcane sia sopravvalutata o che comunque debba ancora dimostrare solidità (e lo potranno fare solo quando abbandoneranno il facile impatto hardware e mostreranno che sotto gira un software di qualità) ma in ogni caso non sono inutili come i truzzetti di periferia che insozzano le città per farsi un nome.
      Il discorso vale tale e quale per la techno e l’hip hop: la purezza muore essiccata e sterile.

      • hm

        – Perché cercare adrenalina in un throw up e non invece, che so, nel bungee jumping? –

        beh magari c’è anche chi ha fatto tuttedue pairone, fondamentalmente il meglio è lanciarsi col paracadute . oddio no non esageriamo dopo 3 lanci e quello che hai speso fa presto a scenderti anche quella . forse alla fine per chi vive in italietta il top sono sempre le montagne russe di mirabilandia, lo stomaco ti arriva in bocca e non devi nemmeno sbatterti più di tanto, produci consuma vola all’ennesima potenza, peccato per le code di 15enni brufolosi altrimenti sarebbe proprio da farla tutti i giorni . ma tanto tu pairone hai capito che esisti per scrivere il contrario di quello che scrivo che io, quindi alla fine cosa te ne frega? vai tranquillo e fatti un giro al luna park truzzostyle dell’idroscalo che fai anche prima . ah poi scusa se insisto ma io non stavo parlando di bombaroli in precedenza (se leggi li avevo definiti sucker) ma di wild style . sai com’è c’è la differenza che intercorre tra chessò una pagina in comic sans e un manoscritto calligrafico cinese . in quanto a purezza morta molto meglio essere phase2 di basquiat, ma di brutto anche . e ciò che sarà essiccato e sterile lo vedrai tra 50-100 anni (forse molto di più visto lo stato di immobilismo e finta evoluzione in cui viene mantenuto tutto artificialmente in primis dai media, foucault docet) per ora puoi solo immaginarlo, e a quanto sembra tu immagini molto male .

        • Davide W. Pairone

          vulcan e phase 2 hanno il loro peso storico, certo, ma interessano più il sociologo. Dal punto di vista dei valori formali espressi sono zero e ce ne hanno messo di tempo per avvicinarsi, trent’anni dopo, alle soluzioni che informale e espressionismo astratto avevano esplorato in lungo e in largo. A maggior ragione in Italia cosa aspettarsi nei primi anni ’90 da ragazzotti che non hanno mai sentito parlare di Vedova o anche solo di Pollock?

          Wild Style? Guarda un po’ giusto oggi mi vado a gustare una mostra (spero adeguata) di Mattia Moreni, giusto per dire l’abisso che separa la storia dell’arte dalla sociologia

          • hm

            a me pairone sembra che tu ragioni sempre troppo a compartimenti stagni, come in precedenza quando hai asserito che i writers siano mossi esclusivamente da spirito narcisistico e ansia di esserci (come se un pittore che si fa una serie di autoritratti non lo fosse), non è che se phase2 non sia mai stato invitato in nessun museo o da nessun critico importante (anche redazione sarebbe sicuramente d’accordo con te) allora non interessi la storia dell’arte (di quale arte poi?), non mi sembra che van gogh (un esempio a caso) sia mai stato invitato da nessuna parte a esporre ad esempio . il tuo ragionamento è quantomeno classista e superficiale . chi te lo dice poi che questi ‘ragazzotti’ non abbiano mai sentito parlare di pollock o vedova? e soprattutto le lettere in wild style rimangono lettere dentro precisi schemi formali legati al numero delle stesse, è un messaggio che si trasforma e diventa altro, mi sembra molto più complesso di un pollock che si muove scompostamente ubriaco (a proposito di tolleranza zero auspicata da redazione) attorno alla tela facendo colare gocce di vernice random . è un po’ come dipingere un paesaggio mentre si è sulle montagne russe, il cervello può andarti a mille e hai scariche di adrenalina ma tu sei compresso e stretto dalle protezioni che ti tengono ancorato in uno spazio angusto, e quell’obbligo formale fa sì che tu possa agire solo in quel dato spazio in quel dato ordine . dai pairone do the whirlwind anche tu, non aspettare —> http://www.youtube.com/watch?v=-t0M3qbSaeQ

          • Pairone guardi che azzardare in confronto di quel tipo provocherebbe l’emergere di un puro artifizio anche in quei linguaggi di cui ha fatto menzione: informale ed espressionismo

  • Redazione

    Cioe’ c’è qualcuno che parla di graffiti senza conoscere la Teoria delle Finestre Rotte, ho capito bene!?

    • hm

      sì è la politica della tolleranza zero . – la tolleranza zero produrrebbe buoni risultati solo nel breve periodo; questa strategia di ordine pubblico richiede infatti impegni finanziari e risorse che sarebbero insostenibili nel lungo periodo.
      I critici fanno inoltre notare che molto spesso questo sistema viene usato per promuovere una politica intransigente nelle piccole cose atta a mascherare debolezza o addirittura complicità verso le scorrettezze compiute da persone potenti e facoltose, come ad esempio banchieri e capitani di industria. –
      bella roba sisi complimenti .

  • Davide W. Pairone

    non penso che i writer siano mossi “esclusivamente” dal narcisismo ma ho due dati: l’ossessione del nome (cui segue a ruota l’esasperazione del concetto di rispetto) e il gigantismo pervasivo. Il discorso è certamente più complesso perché entrano in gioco la rivalsa sociale, il riscatto ecc. ma nulla di tutto ciò è paragonabile al pittore che fa autoritratti, nessuno è costretto ad entrare in galleria o in museo.

    Il fatto che la stragrande maggioranza dei writers non abbia alcuna dimestichezza con i codici dell’arte visiva mi pare evidente, altro che calligrafi giapponesi, Van Gogh e Pollock. Senza contare le dichiarazioni degli stessi, per i quali la storia dell’arte inizia per l’appunto con Phase 2 o Vulcan.
    Mi si dirà: tanto meglio, uno sguardo vergine e libero dai condizionamenti dei codici può essere fertile. E invece no, le soluzioni formali sono subito irregimentate dalla strettissima osservanza di convenzioni e stereotipi, dai duri&puri del lettering alla figurazione oddity. Peraltro due scuole che si guardano in cagnesco, a rimarcare ulteriormente la rigidità delle convinzioni.
    Mi chiedo poi cosa sia questo fantomatico “altro” in cui si trasformano le lettere quando sono più o meno bubblose, più o meno squadrate, più o meno acide nei colori. Con questo non voglio banalizzare e dire è tutta uguale ‘sta roba ma regole prestabilite+agonismo=sport, non arte. Stesso discorso per i testi dei rappers: se ciò che conta è il flow e non il contenuto siamo più dalle parti della ginnastica ritmica che della poesia.

    @Marras: siccome mi interessa la sua opinione vorrei comprenderla meglio, può argomentare? Il linguaggio, qualunque linguaggio, è ovviamente un che di artificiale. Quindi?

    • hm

      – l’ossessione del nome (cui segue a ruota l’esasperazione del concetto di rispetto) e il gigantismo pervasivo. –

      sì ma tu fai l’errore di considerare tutti i writer dei bombers, cioè coloro che scrivono solo le iniziali della loro crew a caratteri cubitali monocolori, e continui a battere su quelli quando mi sembrava evidente nei commenti precedenti fossero stati definiti suckers, cioè personaggi che hanno a che fare con tutto tranne che con l’arte . quindi alla fine mi sembra che o fai finta di non capire o sei in malafede .

      – ma nulla di tutto ciò è paragonabile al pittore che fa autoritratti, nessuno è costretto ad entrare in galleria o in museo. –

      qui mi pare che il tuo pensiero sia completamente estremista genocida, cioè disprezzi la street art nella sua interezza in quanto sarebbe imposta a tutti contro il loro volere come una forma di violenza, il che è anche comprensibile solo che a questo punto sei in disaccordo totale con l’articolo e con il fatto che possa esistere street art valida o meno in quanto per te è tutta da buttare per le considerazioni suddette .

      – Il fatto che la stragrande maggioranza dei writers non abbia alcuna dimestichezza con i codici dell’arte visiva mi pare evidente –

      da cosa? devi esemplificare .

      – Senza contare le dichiarazioni degli stessi, per i quali la storia dell’arte inizia per l’appunto con Phase 2 o Vulcan. –

      la storia del writing forse . si torna sempre allo stesso punto, il writing è una forma d’arte .

      – Peraltro due scuole che si guardano in cagnesco, a rimarcare ulteriormente la rigidità delle convinzioni. –

      questa è una tua convinzione non suffragata da alcuna prova . sarebbe come dire che i musicisti hard rock guardano in cagnesco i glam rockers o che beethoven consideri schönberg un verme inferiore, e allora questo fa sì che il rock e la musica classica non siano da considerare musica? epic fail .

      – Con questo non voglio banalizzare e dire è tutta uguale ‘sta roba ma regole prestabilite+agonismo=sport, non arte. –

      questo cos’è il secondo teorema di pairone? mi sembra una barzelletta . ogni forma d’arte presenta codici simili al suo interno, ci sono grandi innovatori e artisti che replicano nella norma seguendo codici già consolidati, è sempre stato così e sempre lo sarà .

  • Davide W. Pairone

    1) le due caratteristiche in questione (nome/rispetto e imposizione allo sguardo/gigantismo) sono peculiari del writing in quanto tale, non solo dei suckers. Quale writer non tiene a che il suo nome giri il più possibile?

    2) no, dico solo che se la street art è troppo sbilanciata su “street” e meno su “art” perde via via di interesse. Meno impatto spettacolare e più sostanza, questo è quello che mi aspetto dalla maturità di questo genere ma mi pare una speranza in via di delusione.

    3) per esemplificare basta dire che gli accostamenti cromatici sono spesso cacofonie pure e semplici. Mi si dirà: accostiamo verde smeraldo al fucsia per risaltare di più. E si ritorna al punto 1)….

    4) fare riferimento esclusivamente alla propria “scuola” è sintomo di chiusura e sterilità. Vogliamo chiamarlo accademismo? Ok, ma visto che l’umanità disegna, dipinge e scrive da millenni io ci aggiungerei anche un po’ di analfabetismo

    5) e 6) se il codice è immutabile tu writer (o musicista) sei un mero esecutore della permutazione nel codice stesso. L’arte invece contamina, ibrida e, in virtù di ciò, trascende i codici di appartenenza. Il manierismo è un concetto irricevibile dalla cultura hip hop nel suo complesso in quanto ne metterebbe in crisi gli stessi presupposti. Senza possibilità di violare le regole del gioco non c’è possibilità di contest e di conseguente rispetto

    • hm

      – 1) le due caratteristiche in questione (nome/rispetto e imposizione allo sguardo/gigantismo) sono peculiari del writing in quanto tale –

      è una considerazione assolutamente errata, non è così ma anche se lo fosse? se uno si fa 10 autoritratti o centinaia di foto della sua faccia vestito allo stesso modo nello stesso punto per anni per vedere le microvariazioni delle rughe e dell’espressione non è un narcisista perchè viene esposto in una galleria? ora con internet youtube e facebook il tuo discorso è inevitabilmente giurassico e sorpassato . non si capisce inoltre cosa vuoi dimostrare . il gigantismo non è peculiare del writing in quanto tale ma solo dei bombers che fanno blocchi di lettere enormi riconoscibili anche a centinaia di metri . il vero rispetto (almeno per chi si considera un vero writer) è legato solo ed esclusivamente allo stile delle lettere e ai posti più difficili e impensati da raggiungere per lasciare le proprie tracce .

      2) dipende sempre cosa intendi per sostanza, se non la definisci è difficile valutare se hai torto o meno e rischi di scrivere solo frasi superficiali campate in aria . la sostanza di un dipinto di monet per esempio è legata esclusivamente a macchie di colore legate al momento temporale in cui vengono eseguite .

      3) le cacofonie non mi sembrano semplici per definizione, e in ogni caso lo stile delle lettere è legato al colore solo in minima parte .

      4) rispondi sul commento, sei andato fuoritema . mi stai comunicando che beethoven era un accademico e quindi indegno di considerazione?

      5) e 6) ti contraddici nello stesso periodo . inoltre che l’arte contamini e ibridi è solo un tuo preconcetto, direi anche semplicistico e idealista in senso inverso, dove sta scritto che l’arte debba ‘contaminare’? contaminare se cerchi sul vocabolario significa ‘imbrattare, insozzare checchessia per modo che ne resti macolata e come offesa la sua purezza, e nel fig. disonorare’ . il tuo concetto di arte quindi sembra estremamente retrogrado e impuro nonchè degenere .

      • Pairone a me pare che per paradosso, Lei stabilendo un rapporto di qualità tra i due diversi luoghi di espressione, rischia di sorvolare Su quello che é il retroterra culturale che vive intorno alla street art e di conseguenza porre la questione su meri Termini di riconoscimento.
        In sostanza e, per capirci, lei a priori può escludere che è possibile che in lavoro fatto da un writer può rivelarsi visivamente più Potente rispetto uno poniamo di Vedova?

      • Davide W. Pairone

        1) l’artista in quanto tale, almeno nell’accezione moderna ed occidentale del termine, è certamente narcisista ma non necessariamente prepotente. L’imposizione allo sguardo di chiunque passi nei pressi di un muro, di questo sto parlando. Gigantismo e/o pervasività sono caratteri essenziali del writing, non mi sembra che esistano writers che vanno a bombare i rifugi sul passo dello Stelvio. L’accento che poni sui posti più difficili da raggiungere non fa che corroborare il mio paragone con la ginnastica…e comunque devono essere posti visibili da chiunque.

        2) per sostanza intendo esattamente quell’ “altro” che tu cerchi di riscontrare nella presunta evoluzione del lettering. Per sostanza intendo la soluzione compositiva sorprendente ed “esatta”, che dall’interno o dall’esterno del codice lo rinnova. L’apertura di senso, l’interrogazione dello sguardo, l’espressione, l’analisi e la sintesi. Insomma un sacco di cose che costitutivamente non possono essere prodotte da chi si preoccupa solo di permutare il codice. Attenzione, non è che in galleria non esistano esempi di tal fatta. Ma nel mondo dei writers gli esempi sono molto più numerosi. P.s.: non avvicinerei così facilmente Monet a Corot, la componente soggettiva ed emozionale lo apparenta forse più a Proust…

        3) c’è differenza fra dissonanza e cacofonia

        4) non mescoliamo ciò che è eterogeneo: la complessità del contrappunto polifonico non mi sembra paragonabile al bubble che un master può tramandare ai più giovani della crew, suvvia. Peraltro i rapporti fra Beethoven e i suoi mentori fu alquanto tormentato. Infine: leggeva i greci, Shakespeare e Goethe; se un writer legge Joyce si nota eccome. E non dico che tutti leggono Moccia ma che troppi si fermano al massimo a Palahniuk e no, non basta

        5) e 6) contaminare ha un’accezione molto più ampia e sei pure scorretto perché hai cercato sul dizionario etimologico e qui riporti solo quello che ti fa comodo, c’è anche il significato di “porre a contatto con q.c., mescolare con elementi eterogenei”. Ibridare poi? Ovvero innestare scientemente elementi dissimili su di un corpo preesistente? E in cosa mi sarei contraddetto? Manierismo è un concetto criticamente irricevibile dal writing proprio perché il writing è manierismo e se si riconoscesse come tale andrebbe in crisi

        • Davide W. Pairone

          @Marras: assolutamente no, è possibilissimo ed è già successo. Solo che oggi ci sono in giro tanti Pho e non vedo nessuno del livello di Basquiat ed Haring. Tutti i miei interventi non sono che riflessioni ad alta voce sui motivi di tanta povertà di spirito e … di mano

        • hm

          1) – non mi sembra che esistano writers che vanno a bombare i rifugi sul passo dello Stelvio. –

          se è per quello non è bombata nemmeno la stazione di trento, evidentemente i trentini non apprezzano .

          2) che ci sia sostanza nell’evoluzione del lettering è innegabile, e anche soluzione compositiva sorprendente che dall’interno del codice lo rinnova .

          3) ma cosa c’entra? sei tu che hai citato la cacofonia .

          4) il wild style non è bubble (il bubble è stata la prima evoluzione delle lettere negli anni 70 è passato un po’ di tempo da allora), è mettere nelle lettere virtualmente qualsiasi figura e loop per creare uno stile unico nella parola .

          5) e 6) veramente ho solo cercato su google non so di quale scorrettezza parli —–> http://www.etimo.it/?term=contaminare
          ibridare cioè innestare elementi dissimili su un corpo preesistente potrebbe anche intendersi come bombare senza pietà una chiesa del 1200, ci sarebbero elementi dissimili su un corpo preesistente no? tu che sei un sostenitore dell’ibridazione dovresti gongolare di fronte a un obelisco contaminato di ‘sara ti amo’ e tag varie . sto solo seguendo il tuo ragionamento eh? inoltre in precedenza avevi scritto –> – (i writer) ce ne hanno messo di tempo per avvicinarsi, trent’anni dopo, alle soluzioni che informale e espressionismo astratto avevano esplorato in lungo e in largo. – che si contraddice con il fatto che il writing abbia regole prestabilite e codice immutabile . devi fare più attenzione se vuoi fare un discorso logico . inoltre moltissime scritte sono contaminate di puppet prelevati da fumetti e altra cultura pop (disney, simpson etc etc) quindi ciò che hai scritto semplicemente non sta in piedi . rimango dell’idea che tu ragioni a compartimenti stagni . non si capisce poi perchè se si riconoscessero manieristi i writer dovrebbero andare crisi, essere paragonati a rosso fiorentino, tiziano, tintoretto e guercino dovrebbe mandarli in crisi?

          • hm

            a proposito mi sono ricordato che blu ha bombato anche la stazione di bologna con uno dei suoi sgorbi sgradevoli e inopportuni, il solito omarello con testona e la scritta T’AVVELENO, riconoscibile facilmente e ancora presente nella tratta milano-bologna sulla sponda sinistra poco prima di entrare in stazione . credo sia stato uno dei primi che ha fatto a bologna più o meno del periodo in cui bombava tutti i palazzi con omarelli che attivavano detonatori conditi di fastidiosissime scritte BOOOOM .

          • hm

            tra l’altro è anche in contraddizione totale con l’atteggiamento pacifinto dei suoi ultimi murales censurati a los angeles, ma come? arrivi in una nuova città e mentre fai lo studentiello all’accademia la prima cosa che dipingi sono terroristi che fanno esplodere palazzi dappertutto? o emuli di unabomber in stazione? questo si chiama sbattersene altamente e anzi deridere la storia del luogo che sei andato ad abitare .

          • Davide W. Pairone

            1) si vabbé, ma ai writer interessano i posti inaccessibili o i posti visibili?

            2) non c’è senso, non c’è possibilità di interpretazione. Solo variazioni di stile che rimangono DENTRO lo stile e lì muoiono.

            3) e sei tu che mi hai contestato il fatto che la cacofonia può essere espressiva. Io ti ho risposto di no, il rumore non è espressivo, la dissonanza sì perché si innesta su di una trama di senso. Il non-senso si qualifica in base al senso

            4) siamo sempre dalle parti della ginnastica. Pure Queneau poteva scrivere gli esercizi di stile all’infinito e per me sarebbe stato zero, invece ha scritto i fiori blu

            5) e 6) dalla definizione hai preso solo quello che ti interessava. Per contaminazione faccio riferimento a contaminazioni di stile e contenuto (il secondo del tutto assente anche nella figurazione). Insozzare un monumento? Se avesse un senso che va oltre lo “spingere” il proprio nome lo potrei anche capire ma siccome non è mai così per me è puro vandalismo. Comunque puoi restare della tua opinione, ma ripeto che se il writing come disciplina rompe le sue stesse regole non è più tale. Basta vedere cosa ne pensano i writers “puri” di Blu ed Ericailcane i quali sono comunque, secondo me, afflitti dagli stessi problemi del loro contesto di origine. Forse in questo senso già Ozmo è più articolato, in ogni caso sono lontani i tempi in cui Haring studiava Alechinsky e Basquiat frequentava Warhol.
            Io faccio questi discorsi con rimpianto, perché la sclerosi delle scuole e dello stile è solo energia sprecata

          • hm

            1) i posti inaccessibili e visibili . scusa pairone ma chi è che interessano i posti non visibili? forse ad attention wascellari con la sua collezione di trasferelli di fashion bionde da vogue? lol

            2) variazioni di stile che rimangono dentro lo stile è la norma pairone . è sempre stato così per tutti vedi picasso, cezanne, van gogh etc prima che venisse osannata arte degenerata contaminata (con il cesso) come cia twombly, fontana, manzoni etc che immagino stimerai un casino .

            3) no non ti ho assolutamente contestato il fatto che la cacofonia può essere espressiva, dove l’avrei fatto? può essere espressiva ma il 99% delle volte è disarmonica, inoltre anche il rumore (noise) può essere espressivo, quindi trovo la tua visione musicale molto limitata . tu hai fatto riferimento alla cacofonia escludendo a priori un rapporto tra arte e musica laddove scrivi ‘gli accostamenti cromatici (del writing) sono spesso cacofonie pure e semplici’ sostenendo in precedenza che i writers non abbiano alcuna dimestichezza con i codici dell’arte visiva, ne consegue che non vedi corrispondenza tra arte visiva e musica . quindi non capisco perchè mi fai il transfert della tua limitatezza o al limite mi ritieni responsabile di frasi che non ho scritto .

            4) sì ok allora se ragioni così dovresti considerare ginnastica anche tutto l’impressionismo .

            5) e 6) contaminazioni di stile e contenuto sono presenti da sempre nel writing, lo hai scritto anche tu quando hai affermato che ‘si sono avvicinati 30 anni dopo alle soluzioni che informale e espressionismo astratto avevano esplorato in lungo e in largo’ quindi di cosa stai parlando? blu ed erica la cagna semplicemente non sono mai stati writer quindi ciò che hai scritto non ha senso . hanno agito come piattole negli stessi contesti ma non lo sono mai stati, anche perchè ultimamente la moda è cambiata e la street art è diventata un fenomeno fashion fatta di stencil, figurette in bianco e nero, nomi celati e ottica da servizi segreti perfettamente integrata nel sistema delle gallerie anche quando finge di non esserlo . basquiat frequentava warhol esclusivamente per farsi pubblicità, sapeva benissimo che a new york era considerato un intoccabile e gli avrebbe spalancato le porte di qualsiasi galleria . in ogni caso non ho mai stimato basquiat né mi ha mai interessato minimamente la sua arte .

  • hm

    5) e 6) – L’arte invece contamina, ibrida e, in virtù di ciò, trascende i codici di appartenenza.-
    contaminare se cerchi sul vocabolario significa ‘imbrattare, insozzare checchessia per modo che ne resti macolata e come offesa la sua purezza, e nel fig. disonorare’ . il tuo concetto di arte quindi sembra estremamente retrogrado e impuro nonchè degenere .

    tra l’altro se ragioni così dovresti apprezzare anche i bombers più biechi e senza scrupoli che contaminano i monumenti arcaici con segni contemporanei, seguendo il tuo ragionamento li ibridano no?

  • Redazione

    Noto con molto dispiacere che non compare mai, nei vostri dialoghi pur interessanti, un riferimento alla legalità. Che ormai evidentamente non è più un valore, non è più un disvalore neppure: non è nulla. E’ ai margini.

    E’ più potente Vedova o un graffitaro? Non lo so, non mi interessa in questo momento e ne potremmo parlare sei mesi. Rileva però il fatto che Vedova non violava alcuna legge. Non ve ne puo’ importar di meno, eh?
    MT

    • hm

      ovvio la legalità è importante ma solo se la legge è uguale per tutti, perchè per esempio blu deve esserne dispensato ed essere considerato vera street art illuminata al di sopra di leggi e regolamenti che invece coinvolgono la quasi totalità dei writer, e questo stesso sito ne tesse le sue lodi? un po’ difficile anche credere che non si sappia il suo nome così come quello di banksy, sono giochetti alimentati da chi li invita nei musei e li mantiene al limite dell’illegalità per crearne il mito, evidentemente per qualcuno loro devono essere intoccabili e al di sopra di ogni giudizio morale, saranno stati benedetti dai massoni in una messa nera a base di sacrifici di scimmie ammaestrate da erica la cagna . in realtà blu è il figlio illegittimo di umberto eco nonchè cugino di secondo grado di luca di montezemolo in agnelli elkann ed è un fan sfegatato dei judas priest .

      • Redazione

        Abbiamo parlato (o se preferisci elogiato) Ericailcane e Blu non in quanto tali, ma abbiamo parlato di loro singole opere assolutamente LEGALI su muri e superfici pubbliche che erano state loro CONCESSE.

        I graffiti illegali, sta scritto in quindicimila saggi di socioantropologia, sono criminogeni. Generano violenza, prepotenza, illegalità, pericolo, povertà.
        A certuni parrà strano, ma è così.

        • hm

          sì ma il punto è che per arrivare ai graffiti legali bisogna in ogni caso farli prima illegali, quindi come la mettiamo? ora non so tutta la storia di blu ma mi risulta abbia fatto molti graffiti anche in posti illegali, a bologna sicuramente visto che sono stati quasi tutti cancellati .

          – Cosa vuoi, la lista dei saggi di antropologia che raccontano come i graffiti portino degrado e insicurezza e violenza e prepotenza e povertà? –

          questa frase mi sembra aberrante, è come dire che i videogiochi provocano violenza o i film horror fanno diventare serial killer e la musica metal satanisti assassini etc etc quando è evidente che l’arte in generale è solo un sintomo e non la causa del degrado, delle due è molto peggio sentire continue notizie di morte e carneficine al telegiornale mentre si mangia .

    • ecc. ecc.

      Non riesco a capire cosa c’entri il giudizio etico con quello artistico, sono due piani separati, e separatamente vanno praticati qualora si intenda giudicare l’operato di qualcuno. Se un’opera è illegale non può essere artisticamente di valore, o di maggior valore di una che non viola alcuna legge?
      Boh.

      • Davide W. Pairone

        ecc. ecc. ha risposto anche a mio nome alla domanda di Tonelli, certo la colpa è nostra che ci siamo messi a discutere di arte anziché di legalità :)

        a parte gli scherzi è evidente, sottoscrivo in pieno la campagna anti vandali della testata e penso che smontarne le velleità artistiche sia uno dei passi da compiere nella direzione di una loro delegittimazione

  • Dott. Tonelli non comprendo il suo ricorrere a questo ,peraltro giusto richiamo alla legalità dal. momento che già Hm ha saputo tracciarne i confinii stabilendo il GIusto discrime tra coloro nominati Writer ed i Suker ovvero gli autentici vigliacchi a cui dovevate indirizzare la vostra condivisibile e leggitimato denuncia.
    Se Ho posto quella domanda a Pairone non era sicuramente contemplato l intento di sminuire l autorevolezza del maestro. Vedova ma, posso riconoscere con un pizzico di cinismo, indurre Pairone a riflettere Su una possibilità in questo senso.
    Mi lasci dire: in modo come in altro per non dare per scontato niente.
    Comunque riconosco il primato alla giustizia e riconosco l eventuale errore.
    La saluto Tonelli

  • Davide W. Pairone

    vabbé su chiudiamola qui, se credi che Picasso sia rimasto dentro lo stile (!!!) mi cascano le braccia per non dire peggio.

    In ordine sparso: degli impressionisti non hai capito granché, ho già cercato di accennarti una prospettiva ma nisba, sulle corrispondenze arte-musica mi vanno bene quando si tratta di Kandinskij, non quando si tratta di…cosa? Degli screen saver di windows che passano ai tuoi amati rave?

    Il rumore è rumore, punto, assenza di informazione quindi zero interesse, boooring diresti tu.

    Alcune cose di alcuni writers possono ricordare certe cose dell’informale o dell’espr. astratto ma ciò non significa che abbiano valore, anzi confermano l’aridità perché arrivano con ritardo e risibile entusiasmo (wow, le forme!!!).

    Infine: Basquiat è Basquiat, Haring è Haring, Phase 2 è ormai un triste wannabe. E’ la selezione naturale, sorry. La differenza? Se vuoi puoi credere che i primi due si sono venduti, scaltri strateghi al servizio della cia-lobbysionista-paranoiaqualunque. Altrimenti ti metti a ragionare sulla sostanza di cui sopra, sul fatto che il terzo è un’analfabeta tronfio e gli altri due hanno unito all’istinto lo studio e la ricerca

    ti saluto con un paio di link, questo è del 1950:
    http://www.flickr.com/photos/[email protected]/5707772295/

    questo invece l’ha fatto un signore di 75 anni:
    http://lucamaggio.wordpress.com/2010/09/22/mattia-moreni-%E2%80%93-il-percorso-interrotto-ultimo-decennio-1985-1998/

    se non hai il prosciutto sugli occhi o se non sei in malafede puoi renderti conto di quanta potenza e freschezza in più ci sia rispetto ad uno qualunque dei tuoi amichetti yo

    • hm

      sì ma se non sai replicare sul testo inutile che ti metti a battere i pugnetti nervosamente sulla tastiera dicendo che non ho capito per convincerti di aver ragione eh? hai torto e basta . picasso ha creato lo stile rimanendoci dentro (dopo i vari periodi rossi blu etc ovviamente) e ripetendo gli stessi quadri in serie tutta la vita, non lo sapevi? allora sei un po’ ignorantello . vedova fresco? manco mi avessi citato balla e i futuristi . vallo a dire a russolo che il rumore è rumore lol ti conviene ripassare anche un po’ di grammatica italiana visto quanto sei carente negli accenti .

      • hm

        lol che basquiat abbia unito all’istinto lo studio e la ricerca poi non si può sentire, scusa me l’ero persa, un eroinomane fattissimo dalla mattina alla sera che disegnava i primi sgorbi che gli venivano in testa ha sicuramente studiato molto . ciao perone ci facciamo tutti con te salutaci l’albero delle pere .
        ps
        secondo me sei anche un estimatore di tracey emin dai ammettilo, qualsiasi merdata mainstream ti fa luccicare gli occhi die ormai è chiaro .

        • Davide W. Pairone

          lista degli attacchi personali e degli insulti che solo in questa discussione mi hai lanciato:

          – immagini molto male
          – ragioni a compartimenti stagni
          – classista e superficiale
          – in malafede
          – estremista genocida (!!!)
          – giurassico e sorpassato
          – semplicistico e idealista
          – retrogrado impuro nonché degenere (sic)
          – compartimenti stagni (reprise)
          – limitato
          – ignorantello

          alla luce di ciò per tentare di ragionare con te è necessaria una pazienza biblica. Però sei un discreto sparring partner e mi sei utile per ragionare ad alta voce. A un certo punto bisogna comunque dire basta, ciò che c’era da dire s’è detto, tu hai espresso le tue convinzioni e io i miei dubbi. Tu sei convinto che Picasso nel passaggio dal periodo rosso (!!!) al periodo blu al cubismo al ritorno all’ordine si sia comportato né più né meno come un writer che squadra le sue letterine quindi amen
          Io invece mi interrogo sui motivi di una sterilità palese che, quando va bene, si riduce alla decorazione d’interni o all’arredo urbano. Ho esposto i motivi che mi portano a pensare questo, nulla più.

          ultimi appuntini:
          Russolo e il field recording, tutto un’altro discorso: è una forma di realismo
          Emin, Vascellari o chi per loro appartengono più al mondo delle tue paranoie ed invidie che a quello dei miei interessi
          Basquiat frequentava sedicenne una high school per genietti quindi magari Picasso e gli impressionisti li ha studiati. Lui…

          • hm

            semplicemente non ho nessuna voglia di discutere con gente in malafede che attacca a ripetizione e scrive falsità (non ho mai scritto che picasso è uguale a un writer) e poi fa la povera vittima innocente come te . non mi interessa chiaro? non sono insulti sono ciò che penso di te indi per cui non ho nessuna intenzione di proseguire questa discussione che stai portando pesantemente fuoritema, tra l’altro non capisco perchè continui sempre a rivolgermi la parola per primo, ragiona da solo senza farmelo sapere, ma se ancora non ti fosse bastato ti ripeto ciò che penso di te e che sai già a quanto pare : 1) immagini molto male 2) ragioni a compartimenti stagni 3) sei classista e superficiale 4) sei in malafede (quello è palese) 5) estremista genocida in quanto disprezzi qualsiasi espressione del genere arte di strada (sempre se non riesce a diventare mainstream a quel punto ti fa sborrare e la adori) 6) sei giurassico e sorpassato 7) mi sono rotto di fare copia e incolla tanto lo sai già .
            ps
            basquiat non frequentava una scuola per genietti, frequentava una scuola alternativa fighetta pagata dal padre perchè altrimenti lo avrebbero bombato di ritalin per l’adhd (deficit di attenzione) come succede a qualsiasi negro americano povero, probabilmente era pure semidislessico e aveva bisogno dell’insegnante di sostegno .

          • hm

            . after hour di malafede .

            hm : – inoltre anche il rumore (noise) può essere espressivo, quindi trovo la tua visione musicale molto limitata . –

            pairone : – Il rumore è rumore, punto, assenza di informazione quindi zero interesse .

            hm : – lol vallo a dire a russolo [L’arte dei rumori (11 marzo 1913), in cui si teorizzava l’impiego del rumore nel contesto musicale, è considerato il primo uomo ad aver teorizzato e praticato il concetto di noise music sostenendo che la musica doveva essere composta prevalentemente di rumori e non di suoni armonici.]

            pairone : – russolo tutto un altro discorso: è una forma di realismo

  • geafrost

    Se Ericailguru continuerà ad essere portato in giro per l’Italia a officiare il suo rito dalle piattaforme elevabili è probabile che persuaderà uno stuolo di discepoli praticanti.

  • Kaley

    giusto per dovere di cronaca…..
    ve li ricordate?
    http://sweza.com/wp-content/uploads/2009/05/blu.jpg
    http://sweza.com/wp-content/uploads/2009/05/leo_gross.jpg
    correva l’anno 2003
    by by

    • 051

      per fortuna no.

  • fab

    Bansky prende in giro la Broken Window Theory in uno dei suoi libri. E lui è o non è il più importante street artist al mondo?