Cosa succede intorno al Maxxi? Tutti i progetti del “Parco delle Arti” di Renzo Piano in una foto a volo d’uccello. Così, per capire meglio

Hai voglia a raccontare i progetti urbani. Altra storia è vederli a volo d’uccello. E questa è la possibilità che ci regala questa splendida foto di Francesco Miranda che inquadra tutta l’area di Roma – ne abbiamo già parlato – che dovrebbe essere interessata al grande sconvolgimento urbano denominato Parco delle Arti e sovrainteso da […]

Hai voglia a raccontare i progetti urbani. Altra storia è vederli a volo d’uccello. E questa è la possibilità che ci regala questa splendida foto di Francesco Miranda che inquadra tutta l’area di Roma – ne abbiamo già parlato – che dovrebbe essere interessata al grande sconvolgimento urbano denominato Parco delle Arti e sovrainteso da Renzo Piano. Pubblichiamo questa immagine perché, soprattutto ingrandendola (basta aprirla dalla gallery), permette una bella visuale sull’area e fa comprendere a tutti che partita verrà giocata in questo quadrante.
L’obbiettivo del progetto è unire Villa Glori – quella macchia verde che fa da cappello ai tre “coleotteri” dell’Auditorium – al Foro Italico, il magniloquente compound sportivo d’era fascista dotato di impianti ancora attuali e bellissimi nonostante gli scadenti rimaneggiamenti degli ultimi vent’anni, che sta a sinistra in basso rispetto a chi fotografa. In mezzo a questi due estremi ci sta di tutto. In primis, appunto, l’Auditorium-Parco della Musica, che si vede bene e che tra le altre cose, osteggiato dai più come accade sovente a Roma (“non ci andrà nessuno, è fuori mano”), è diventato il secondo polo di intrattenimento culturale al mondo, sopravanzato solo dal Lincoln Center di New York City. Poi c’è la sublime architettura dello Stadio Flaminio, ultimamente tornato in auge per alcuni importanti match di rugby, che si vede, sulla destra, immerso tra i palazzi del quartiere. Venendo verso il Tevere, lungo Via Guido Reni, poi, ecco il Maxxi: da qui le forme sembrano quasi burrose e, di fronte a lui, le caserme che ancora sono caserme ma che sono la parte qualificante del progetto: hotel, residenze per artisti, spazi per gallerie e studi, sede della Festa del Cinema. Questa è l’area che, quando passerà effettivamente dal Ministero della Difesa al Comune, dovrà subire il maggiore cambiamento.
Venendo ancora verso il fiume c’è da considerare Piazza Mancini (che non si vede in foto: lì dovrà nascere una città dell’artigianato, speriamo con un edificio disegnato da qualche progettista significativo) e il nuovissimo ponte sul fiume, battezzato Ponte della Musica, vero istmo di collegamento tra le due sponde del “Parco”. E quella gru in mezzo a Piazza Gentile da Fabriano, che ci fa? È lì a costruire un nuovo parcheggio interrato che, magari, contribuirà a togliere le auto dallo spartitraffico davanti al Maxxi e a fare spazio affinché un giorno lungo il viale scorrano i binari di un tram veloce e ecologico, con tanto di fermata davanti al museo d’arte contemporanea.
Le idee di Renzo Piano ci sono. Gli strumenti urbanistici per realizzarle un po’ meno. I soldi, invece, proprio zero, ed ecco la necessità di coinvolgere i privati e trovare le soluzioni per invogliarli. Le speranze che questo nuovo progetto veda partire i suoi cantieri? Inutile negarlo: l’assegnazione a Roma delle Olimpiadi del 2020. Viceversa, nel 2020 staremo ancora qui a parlarne…

  • Max Livadia

    Il solito ritornello…..dov’è il progetto urbanistico? Boh…partendo dal ponte della Musica appunto circondato già dal degrado,proseguiamo al Maxxi che sembra veramente calato dall’alto e intorno il nulla,l’Auditorium con intorno appunto il quartiere Olimpico che avrebbe bisogno di una bella risistemata e invece affoga nel degrado….insomma accontentiamoci così!

  • luca

    Ragazzi quanto mi snerva questa lentezza a procedere.Del parco della musica se ne parla ormai da tempo ma via Guido Reni versa ancora nel degrado piu assoluto mentre i turisti sono costretti a zigzagare tra foglie sui marciapiedi e buche.A che serve costruire tante belle cose se poi lo sguardo deve andare a dove metti i piedi.