Quando fare sistema significa partire dai giovani. A Verona tutte le gallerie si aprono per gli studenti dell’Accademia. E per First Step #2

Se ci fosse una medaglia d’oro al valor civile dell’arte, andrebbe di diritto a Verona. Tutta Verona. Magari appuntata al petto di Luigi Meneghelli, docente di Ultime tendenze delle Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti Cignaroli – e ogni tanto pure firma di Artribune -, che ha promosso la seconda edizione di First Step. Di […]

Se ci fosse una medaglia d’oro al valor civile dell’arte, andrebbe di diritto a Verona. Tutta Verona. Magari appuntata al petto di Luigi Meneghelli, docente di Ultime tendenze delle Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti Cignaroli – e ogni tanto pure firma di Artribune -, che ha promosso la seconda edizione di First Step.
Di che si tratta? Delle gallerie d’arte cittadine che si aprono per esporre le opere dei giovani artisti studenti della stessa Accademia. Semplice, ma assolutamente virtuoso e costruttivo: tanto che molte gallerie, terminate le due settimane previste per le mostre, hanno chiesto di prorogarle, proponendo di avviare una collaborazione con i giovani che continui lungo l’arco dell’intero anno.
E non si pensi che siano gallerie di secondo piano: si parla di spazi come Artericambi, Boxart, FaMa Gallery, La Giarina, Marco Rossi, Galleria Dello Scudo, Spazio 6, Studio la Città, Spazio6, alle quali quest’anno si sono aggiunte Giorgio Ghelfi, Kn Studio, Melepere, Ph Neutro (più la Biblioteca Civica con l’Archivio Regionale della Videoarte). In un’atmosfera vivace e di grande partecipazione: vedere la ricca fotogallery per credere…

  • Lode a Verona e speriamo che l’idea sia “contagiosa”!! Ma voglio raccontarvi una cosa: io vivo (per buona parte dell’anno) in un paese nel quale il “mondo dell’arte contemporanea” e’ strettamente legato (ed in gran parte s’identifica) con il mondo “accademico”. In questo paese da oltre 80 anni (l’iniziatriva fu’ concepita da quello che viene, a tutt’oggi, considerato ed onorato come il “Padre dell’arte moderna e contemporanea” di questo paese, uno scultore Italiano, praticamte ignoto a casa sua) tutte le gallerie delle Universita’ e delle Scuole Superiori d’Arte (la sola capitale ne conta oltre 30) e molte delle gallerie “private” (non moltissime in numero, ma stanno crescendo ed una di esse quest’anno era invitata, per la prima volta, ad Art Basel) dedicano quasi un mese (in genere da meta’ settembre a meta’ ottobre) per le mostre che espongono i lavori di “fine corso” e di “master of art” degli studenti delle facolta’ artistiche (e questo accade in tutto il paese). Ma non e’ mica finita qui! Durante l’anno, in occasione di “solennita’” o “ricorrenze religiose” o “feste civili”, vengono, quasi sempre, organizzate mostre (ancora una volta, sia nelle gallerie dell’universo accademico che in alcune di quelle “private”), qualche volta “a tema” molto piu’ spesso “a tema libero”. In queste occasioni le gallerie (non tutte ma la maggior parte si) accolgono anche (su richiesta e con costi di “partecipazione” davvero modestissimi) anche i lavori di “artisti free-lance”, anche stranieri, anzi, per i “free-lance piu’ noti, sono spesso le gallerie stesse ad invitarli a partecipare a tali mostre. Esiste poi un “concorso nazionale” (sempre iniziativa, anch’essa oramai ultra ottantennale, del sopra ricordato scultore italiano) cui possono partecipare gli studenti degli ultimi anni di corso accademico in arti visive (tutte, ovviamente, pittura, scultura, mixed-media, foto, video, arti-grafiche, arti applicate), a cui (fuori concorso, ovviamente) partecipano (non obbligatoriamente ma, ci son sempre tutti) i vari professori titolari, associati ed assistenti delle facolta’ d’arte ed al quale vengono ammessi anche artisti “free-lance” e artisti stranieri.

  • micaela

    E quindi? A parte lo spropositato numero di parentesi che cosa vuoi dire??

  • Cara Micaela, scusami, se lo “spropositato numero di parentesi” ti ha infastidito mi dispiace. Quel che voglio dire, mi pareva abbastanza ovvio: in alri paesi, da noi ingiustamente poco considerati, almeno per quanto riguarda l’arte contemporanea, l’esempio di Verona non sarebbe “un esempio” cui plaudire, come giustamente facciamo, ma una fatto piuttosto “normale”, chissa; forse sarebbe il caso di essere un po’ meno “spocchiosi” e guardarci un po’ piu’ in giro per “imparare” anche da quelli di cui pensiamo non abbiano nulla da insegnarci. Tutto qui e… hai visto ? tutto senza parentesi ;-)

  • dino

    Queste iniziative pongono basi finalmente concrete e costruttive per il mondo dell’arte italiana, che dagli anni ’70 ha perduto il filo principale che fa sistema. e’ finalmente questo filo ritrovato che lega il sogno di comunicare dei giovani con il giusto contesto, autorevole e più rappresentativo, ma soprattutto che da fiducia e possibilità di confronto alle nuove generazioni.

  • Luigi Meneghelli

    Caro Luciano G. Gerini (artista? critico? curatore?),
    dopo aver letto il suo alluvionale commento alla news relativa al progetto “Fisrt Step 2” di Verona le posso assicurare che non c’è mai stata nessuna presunzione (o “spocchia” come la chiama lei) di realizzare un evento inedito. Se l’iniziativa proponeva delle novità, queste erano da rintracciare all’interno del suo stesso concept. Non è stato un “saggio di fine corso”, non è stata una “mostra a tema” o “estemporanea”, non è stata un’operazione anarchica di “artisti free lance”. E’ stata un’iniziativa studiata e concordata nei minimi particolari con le dodici gallerie che hanno aderito (+ la Biblioteca Civica), e le Istituzioni (Accademia, Assessorato alla Cultura, Direzione dei Musei).
    L’obiettivo? Quello di accostare lo studente ad alcuni dei soggetti protagonisti del sistema dell’arte (galleristi, critici, collezionisti). Un’esperienza didattica che dalle aule scolastiche si è spostata sul “campo di lavoro”, come fosse uno stage . Niente di più, niente di meno.
    Piuttosto mi disturba quel suo strabocchevole e vagamente cinico elenco di luoghi, persone, fatti, tutti lasciati anonimi. Lei parla di un paese che ha avviato queste iniziative ben 80 anni fa e di un fantomatico “Padre dell’Arte Moderna e Contemporanea” che ne è stato l’ideatore. Ma dov’è mai questo posto e chi è mai questo Maestro? Scorrendo le sue righe pare si tratti di una terra di fiaba e di cuccagna. Lì pare esistere tutto e il contrario di tutto, un po’ come nei giochi felici e sinistri di Carroll: Masters, Feste patronali, Concorsi .. un iperbolico miscuglio di manifestazioni.
    Non le converrebbe guardare un po’ di più “la punta dei piedi”, cioè tentar di affrontare, se possibile risolvere, le questioni che le si presentano davanti?
    E poi, via, non faccia come il mitico Tafazzi, non si randelli gli zebedei se l’erba del vicino è più verde. Cerchi di rendere verde anche il suo prato. Come abbiamo fatto a Verona con molta umiltà e un po’ di caparbietà.

    • Caro Luigi Meneghelli, credo proprio che lei abbia profondamente malinteso il mio post.

      Evidentemente era talmente “alluvionale” (ma era solo tre righe piu’ lungo del suo ;-) ) che, arrivato in fondo, non ricordava piu’ il suo inizio. Dato che non mi piacciono i malintesi chiarisco subito :

      Ho iniziato il mio commento dicendo : “Lode a Verona e speriamo che l’idea sia “contagiosa”!!” ed ero assolutamente sincero nel dirlo !

      Lei scrive “Non è stato un “saggio di fine corso”, non è stata una “mostra a tema” o “estemporanea”, non è stata un’operazione anarchica di “artisti free lance”. E’ stata un’iniziativa studiata e concordata nei minimi particolari con le dodici gallerie che hanno aderito (+ la Biblioteca Civica), e le Istituzioni (Accademia, Assessorato alla Cultura, Direzione dei Musei).”,
      nel mio post non c’e’ una riga che possa far pensare che io attribuissi le carratteristiche che lei dice a tale iniziativa: dico e ripeto “iniziativa lodevole” speriamo che dopo Verona altre citta’, molte altre, siano capaci di fare altrettanto!

      Lei scrive ” Piuttosto mi disturba quel suo strabocchevole e vagamente cinico elenco di luoghi, persone, fatti, tutti lasciati anonimi. Lei parla di un paese che ha avviato queste iniziative ben 80 anni fa e di un fantomatico “Padre dell’Arte Moderna e Contemporanea” che ne è stato l’ideatore. Ma dov’è mai questo posto e chi è mai questo Maestro? Scorrendo le sue righe pare si tratti di una terra di fiaba e di cuccagna. Lì pare esistere tutto e il contrario di tutto, un po’ come nei giochi felici e sinistri di Carroll: Masters, Feste patronali, Concorsi .. un iperbolico miscuglio di manifestazioni.”
      Non mi pare di aver fatto nessun “strabocchevole” elenco di di luoghi (cito un unico paese) ne’ di persone (cito un unico personaggio) e, in ogni caso, non vedo dove fosse il “cinismo” che lei lamenta ma, se lei teme che io me li sia inventati, eccole :
      il paese e’ la Thailandia,
      il personaggio che cito e’ lo scultore Corrado Feroci (Firenze 15 Settembre 1892 – Bangkok 14 Maggio 1962) qui (e internazionalmente v. Wikipedia) noto anche con il nome che assunse nel 1942, assumendo la cittadinaza Thailandese, Silapa Bhirasri (comunemente noto come Ajarn Sin : il Professor Sin) il quale, su incarico del Re di Thailandia diede vita ad una “Scuola d’Arte” poi divenuta “Accademia di Belle Arti” ed infine Universita’ Silpakorn, oggi una delle prime 10 Universita’ (che in Thailandia, tra pubbliche e private, superano il numero di 150 molte delle quali con diversi campus in diverse citta’ v. Wikipedia ” List of universities and colleges in Thailand”). Tale Universita’, come tutte quelle che hanno corsi in “Belle Arti”, ha sia il corso normale di B.A. (Bachelor of Art) che quello specialistico di M.A. (Master of Art) e, ovvimente, anche la possibilita’ di approfondimento accademico con l’ottenimanto del Ph.D. of Art (il nostro “dottorato di ricerca”) e questo nelle varie specializzazioni : Pittura, Scultura, MixedMedia, Printing, GraphicArt, Applied Arts, Photography, Video, Gestione del Patrimonio Artistico e Museale ecc. ecc.
      Il giorno 15 Settembre (data di nascita di Corrado Feroci), in tutta la Thailandia ovunque vi sia un “scuola d’arte” si celebra, spesso solennemente con l’intervento di autorita’ civili e religiose, e spesso con mostre dedicate all’occasione, il “Silapa Bhirasri Day”.

      Non ho mai scritto che qui ci sia tutto e il contrario di tutto, la Thailandia e’ una nazione, mai stata colonia, con una tradizione culturale ed artistica millenaria, grande un po’ piu’ dell’Italia, con una popolazione di poco ad essa superiore ed e’ un paese moderno e sviluppato, quanto ad esserci di tutto ed il contrario di tutto c’e’, come c’e’ in qualsiasi paese di questo mondo.

      Lei scrive “le posso assicurare che non c’è mai stata nessuna presunzione (o “spocchia” come la chiama lei)”
      E’ di tutta evidenza, a chi legga il mio post (senza “prender cappello” non si sa’ bene per qual motivo), che la “spocchia” non era minimamente riferita all’iniziativa Veronese che, torno a ripetere, trovo assolutamente intelligente e degna di essere “copiata” ovunque, ma era riferita a quell’atteggiamento molto diffuso di “prendere in seria considerazione” solo le realta’ di paesi che riteniamo piu’ “sviluppati” o “importanti” del nostro ed ignorare il resto di questo vasto mondo dove, invece, ci sarebbero mille occasioni d’ispirazione e mille realta’ che varrebbe la pena imitare (se vuole un esempio di tale atteggiamento “spocchioso” basta che si vada a rileggere iL commento, qui su Artribune, all’articolo di circa un mese fa che parlava della realta’ artistica Polacca, di un tale che diceva piu’ o meno: “fino a ieri venivano qui a fare i lavavetri e ora son diventati tutti artisti”)

      Lei scrive “Non le converrebbe guardare un po’ di più “la punta dei piedi”, cioè tentar di affrontare, se possibile risolvere, le questioni che le si presentano davanti?
      E poi, via, non faccia come il mitico Tafazzi, non si randelli gli zebedei se l’erba del vicino è più verde. Cerchi di rendere verde anche il suo prato. Come abbiamo fatto a Verona con molta umiltà e un po’ di caparbietà.”
      Mi sfugge chi Tafazzi sia, ma poco importa.
      Io sono un artista, vivo e lavoro per buona parte dell’anno in Thailandia e, onestamente, il “mio prato” e’ sufficentemente verde per i miei gusti, quanto ai miei zebedei li conservo e li tratto con la dovuta cura.
      Certo, quando, ricorrentemente, torno in Italia mi vien spesso fatto di chiedermi perche’ qui le cose vadano tanto diversamente.
      Spero di aver chiarito il malinteso e soddisfatto la sua curiosita’ e le mando la mia buona sera.
      Luciano G. Gerini

  • Sono uno degli studenti dell’Accademia di Verona che ha partecipato alla seconda edizione di “First Step”.
    E’ stata un’esperienza unica che ha messo davvero in sinergia Accademia e Gallerie, pubblico e privato, allievi e docenti.
    Spero vivamente che sia un’esperienza che si possa ripetere anche negli anni a venire, magari coinvolgendo altre città sedi di Accademie.
    Ottima l’organizzazione, con la realizzazione di un catalogo professionale (sia dal punto di vista iconografico che di dati tecnici e strumenti informativi).
    Straordinario il tour che per due giorni ha coinvolto la città con ben tredici inaugurazioni che si sono susseguite una dopo l’altra.
    io non posso che ringraziare il curatore e le gallerie che mi hanno ospitato. E augurarmi che simili progetti possano essere pubblicizzati e diffusi: a Verona e fuori Verona.

  • Luigi Meneghelli

    Claro que sì, caro Gerini, ma si rilegga la risposta che ha dato a Micaela e forse cambierà qualche virgola o almeno qualche fatale sconfessione. Ora, anche attraverso Wikipedia, conosco un po’ di più della favolosa Thailandia e del mitico scultore Corrado Feroci….E per me il caso è chiuso.

    • Caro Meneghelli, mi sono riletto la mia risposta a Michela e la riconfermo parola per parola: in essa, ancora una volta, plaudivo all’iniziativa Veronese, notavo solo che, purtroppo, questa inziativa che qui in Italia desta, giustamente, plauso e fa sperare che prenda piede e venga copiata, altrove (ad esempio in Thailandia) non farebbe quasi notizia essendo cosa abbastanza naturale e normale. Anche in questo caso l’essere “meno spocchiosi” era, con tutta evidenza, riferito non all’iniziativa da voi presa (e perche’ mai?) ma all’atteggiamento di “sufficienza” verso realta’ poco conosciute (e ancora una volta la rimando al commento su Artribune che le ho citato sopra per averne un chiaro esempio) o, se vuole, alla scarsa conoscenza (al di fuori delle solite USA, Cina, Inghilterra, Germania Francia) delle molteplici realta’ dell’arte contemporanea nel mondo (vogliamo chiamarlo “provincialismo” ?) e chiuidevo dicendo
      “e guardarci un po’ piu’ in giro per “imparare” anche da quelli di cui pensiamo non abbiano nulla da insegnarci”… cosa che riconfermo.
      E, ovviamente, anche per me il “caso” e’ chiuso

  • Cari Tutti,
    l’iniziativa dell’Accademia di Verona è sicuramente una bella e importante iniziativa e quindi va dato merito all’Accademia di Verona al curatore Luigi Meneghelli e alle gallerie veronesi, ma per dovere di cronaca segnalo che non è la prima volta che si fa una cosa del genere. Infatti l’Accademia di Belle Arti di Brera una manifestazione simile è attiva da oltre venti con il nome di chima Salon Primo.
    Con questo non voglio dire che è migliore, ma solo fare una precisazione di date. Salon Primo fu ideato sul finire degli anni 80 da Tommaso Trini allora docente di storia dell’arte presso l’Accademia di Brera selezionando giovani studenti che faceva essporre all’attigua galleria Cafiso, poi, quando all’inizio degli anni novanta divenne direttore Fernando De Filippi, rafforzò Salon Primo coinvolgendo altre gallerie della città, arrivando a più di 20. Ricordo che la prima partecipazione ad una mostra per Vanessa Beecroft fu in questa occasione presso la Galleria Diagramma del compianto Luciano Ingapin, lo stesso o quasi fu pure per artisti come Simone Berti, Giuseppe Gabellone e molti altri che oggi sono degli artisti riconosciuti, a testimonianza della validità della manifestazione. Per circa 10 anni anni questo evento continuò a tenersi in una ventina di gallerie milanesi, poi si passò ad una formula più “istituzionale” e cioè dagli inizi del 2000 Salon Primo viene ospitata nei locali della Permanente di Milano.
    saluti
    gdp

  • giusta precisazione gdp,

    il problema oggi però non è cosa succede fuori e dopo l’accademia, ma cosa succede IN accademia; c’è un problema linguistico e un crisi di ruolo dell’artista. E il sistema per non dire che il re è nudo si chiude e cerca di evitare il confronto critico.

    Ma di questo avremo modo di riparlare (e lo abbiamo già fatto) su whitehouse.

    • SAVINO MARSEGLIA

      rossi, le accademie di belle arti hanno fatto il loro tempo e più passa il tempo, più il divario con la società risulta evidente. Istituzioni inutili che costano a noi cittadini contribuenti, l’occhio della testa. Qui non si parla di scuole d’arte, altamente qualificate, multidisciplinari, come la famosa (BAUHAUS) – che era e che tutt’oggi legata indissolubilmente al mondo della produzione di beni e manufatti rtistici, – ma di baracconi borbonici, staccati dalla società e completamente estranei a qualsiasi attività produttiva.

      Va detto, inoltre, che le persone che escono dalle accademie, difficilmente faranno gli artisti a tempo pieno. Qualcuno, (sempre se sarà fortunato) entrerà a far parte di un sistema mercantizio, clientelare e raccomandatorio italiota. Altri se avranno coraggio cercheranno opportunità all’estero. Qualcuno farà l’artista perchè ricco di famiglia o proviene da un’antica stirpe patrizia – ma tutti gli altri, per vivere, (si a chiaro), si adatteranno a fare altri mestieri.

      Chi studia in un’ accademia questo lo sa perfettamente. Per quanto riguarda il ruolo dell’artista nella società: se questa espressione è dettata dalla necessita di procurarsi la pagnotta (come dice l’amico Lorenzo Marras), ovviamente caro rossi sei fuori binario. Ma se questa stessa espressione vuole significare libertà d’azione dell’artista per abbattere questo modo di intendere di fare cultura e arte, allora la questione assume un’altro significato. In verità, oggi essere artista non significa avere una patente che ti ha dato una scuola. Tutti e nessuno può essere artista. La parola artista, (come più volte ho detto) va abolita dal vocabolario.

      Oggi nessuno per quanti sforzi faccia, riesce a sentirsi più come spirito libero e antagonista critico di questa società, che come un banale artista, in cerca di un ruolo di meriti e riconoscimenti.. Al limite, può anche credere di essere “artista” , di esserlo? – se è in preda all’affermazione, al successo; ma poi inevitabilmente il suo operare le sue opere, le sue stesse azioni , si rivelano dettate più da fattori d’arrivismo personale che di spirito di libertà.

      Va detto inoltre che è sempre e solo l’artista libero a creare nuovi mondi, nuove idee. La massa di artisti, critici, curatori, pubblico, omologati a questo sistema mercificatorio, può soltanto valutare il prezzo dell’ opera. Questi artisti riproducono ciò che il sistema culturale e finanziario vuole ottenere.

      Un sistema di classi superiori che non vuole attirare la plebaglia, (le classi inferiori), nè quella di svegliarla dal torpore, ma di confinarla al ruolo passivo assegnatole nell’ordine delle classi sociali. Ciò spiega anche le innumerevoli correnti artistiche, mode che il sistema dell’arte crea ogni giorno, alle quali la moltitudine di veri o finti artisti, assieme al pubblico bue ubbidiscono.

      Non solo sono aggiornati e addirittura ne imitano linguaggi, cose, comportamenti , stili di vita; ma che subito cambia (per finta) con disinvoltura e con sconcertante rapidità propositiva e comunicativa. Tutto finalizzato al consumismo e al profitto che spinge avanti incessantemente. Rossi, non hai ancora risposto alla domanda di L. Marras. Aspetto con ansia. Saluti

  • LorenzoMarras

    Rossi, il punto allora ti posso dire non è che Di Pietrantonio faccia quella precisazione di chi è il primo …secondo …. e cosi via….. perche’ vistosamente fuori luogo. Il punto è che quello che tu chiami Sistema non si vergogni mininamente di creare una categoria di “giovani Panda” meritevoli di chissa quali prospettive di carriera. Questo è uno Zecchino d’oro che dovrebbe fare riflettere in primis coloro che lo pongono in essere.

    Tu stesso citavi i casi di Artisti Cassintegrati, una provocazione. BENISSIMO! ma detto tra noi è concepibile un Artista, oggi, con un mondo cosi’ lacerato , alla deriva, in bancarotta esistenziale… pensato a partire da un accostamento con Giovane e per giunta in vista di una mera OCCUPAZIONE garantita ? proprio perche’ ci si sente “”Giovani”””, in realta’ si è gia’”””” vecchi “”” e naturalmente perdenti in partenza. Categorie tra l’altro ben collaudate in un mercato di consumi di massa.

    ha senso scrivere di Giovani Artisti come di Giovani Industriali, Giovani commercialisti, Giovani commercianti e cosi via? dimmi se ha senso.
    PER UN ARTISTA.

    L’artista, quando è tale , non conosce protezioni , le aborrisce, perche’ sa che cio’ che piu’ prezioso in lui , è la liberta’ di pensare a nuove forme di vita per un NUOVE POSSIBILITA’ DI MONDO.
    Se è alla catena e bisognoso, quale sara’ il suo destino e quello di chi lo circonda? ecco perche’ gli Artisti, sono estremamente ma estremamente RARI.
    Per la miseria , ci sia della sincerita’….insegnate a fare gli artigiani… si inizia con un fare e con un fare si ha fine.
    Se è la pagnotta il traguardo, non c è nulla di male, ditelo pero’.

  • A Verona con First Step si è voluto per la prima volta instaurare un’inedita collaborazione fra Accademia Cignaroli e gallerie d’arte, nell’intento di offrire ai giovani studenti l’opportunità di confrontarsi con le problematiche connesse al proporsi in uno spazio espositivo. La Galleria dello Scudo ha ritenuto doveroso aderire all’iniziativa, non solo accogliendo una selezione di lavori affini alla propria linea di gusto, ma instaurando con i giovani un dialogo allo scopo di evidenziare e discutere insieme i criteri che hanno ispirato la scelta delle opere.
    Agli allievi di un’istituzione nata con finalità didattiche e di crescita professionale è importante offrire l’opportunità di uscire dalle aule di studio per affrontare le varie problematiche legate alla costruzione di una mostra. Il confronto costante con le gallerie, che un’iniziativa come questa dovrebbe attivare, rappresenta per i giovani, almeno potenzialmente, l’occasione per ampliare e approfondire le varie componenti alla base di quella “professionalità” divenuta requisito fondamentale anche per chi intenda fare il suo ingresso sulla scena artistica. E col termine professionalità si indica un insieme di fattori irrinunciabili, quali ricerca di qualità estetica, padronanza delle tecniche, aggiornamento su tematiche di varia attualità, frequentazione di altri contesti culturali soprattutto stranieri.
    A Luigi Meneghelli va dunque riconosciuto il merito di aver intuito questa urgenza, elaborando un progetto di interazione fra pubblico e privato, finalizzato ad attivare un nuovo interesse nei confronti dell’istituzione preposta alla formazione di giovani artisti. Ci auguriamo che l’iniziativa possa proseguire in futuro attraverso una sinergia sempre più stretta, nell’intento di rafforzare il ruolo fondamentale svolto dall’Accademia, a cui soprattutto le gallerie private dovrebbero guardare con estrema attenzione.

    Laura Lorenzoni
    Galleria dello Scudo

  • luigi Meneghelli

    Risposte ad alcuni commenti.

    1) Mi ha fatto piacere vedere tra i commenti l’intervento di Giacinto Di Pietrantonio. Ha pienamente ragione, è da più di 20 anni che Brera (seppure con il titolo di “Salon Primo”) propone questo genere di iniziative. Ricordo l’inaugurazione presso la Galleria Cafiso nel lontano 1988 e conservo ancora gelosamente il catalogo formato tabloid a firma di Tommaso Trini e Daniela Palazzoli. Confesso che siamo partiti da quell’esperienza per dare vita all’iniziativa veronese. Magari, tentando di “alzare l’asticella”, se mai fosse possibile. Come? Coinvolgendo tutte le più importanti gallerie della città in una sorta di adesione collettiva allo stesso progetto e prendendo seriamente in considerazione la possibilità di interessare, nelle future edizioni, le città da cui provengono molti studenti, se non addirittura di creare un network tra varie Accademie. La cosa che vorremmo evitare è quella di venire in qualche modo congelati all’interno di un’istituzione (tipo Permanente o Fabbrica del Vapore): la passione tipica di un giovane rischierebbe di essere “consegnata alla storia” (di essere sistemizzata) prima ancora di iniziare ad esprimersi.

    2) A Rossi vorrei dire che la “questione” della crisi non è solo interna all’Accademia, ma soprattutto esterna. Del resto chi forma il corpo docente se non gli artisti, i critici/curatori, i direttori di musei? Se il sistema è collassato e deve ripensare i propri statuti, il problema si trasferisce per forza di cose dentro le aule.

    3) E’ vero, caro Marseglia, le Accademie sono fuori dal tempo e magari pure Istituzioni inutili. E’ vero, sono lontane dalla realtà imprenditoriale e produttiva (e forse anche creativa, soprattutto in Italia dove spesso si mira a trasmettere tecniche e saperi artistici consolidati). Ma da qui a pensare ad un “artista libero” se non addirittura “antagonista critico” della società ce ne passa. Un artista deve conoscere le convenzioni che regolano la società, esperirne i codici, sondarne il sistema se vuole “creare nuovi mondi, nuove idee” e non solo limitarsi a produurre “oggetti”. Casomai è proprio nel momento in cui l’arte perde i suoi collegamenti con il sociale, che finsisce per rinchiudersi in una “cellula” autoreferenziale. E così l’esperienza di uscire dalle “scatole recintate” delle aule dell’Accademia vuole porsi anche come tentativo di evadere dall’organismo formativo per innestarsi nella società e nel mercato del lavoro. E’ un cercare di riposizionare gli stessi “schemi educativi” (astratti) secondo modalità sperimentali. E’ un pensare l’nsegnamento non come riproduzione di saperi, ma come produzione di esperienze. E’ un recuperare la dimensione rituale di un’arte capace di aprirsi all’altro, per contrastare il senso di un’impotenza diffusa, questa sì mascherata davvero da finta libertà.

    4) A Marras che si accanisce contro la categoria del “giovane artista”, destinato inevitabilmente allo scacco, mi piacerebbe ricordare A portrait of the Artist as a young man di Joyce, dove lo scrittore sembra attraversare una infinita lotta dentro e fuori di sè, per eludere quel labirinto i cui meandri si chiamano infanzia, famiglia, collegio, città, religione, patria. Allora l’essere giovani non identifica solo una categoria, ma anche un processo, non solo uno stato, ma anche un divenire. Ed essere “giovani artisti” significa saper interpretare il linguaggio ipercodificato del sistema, per cercare nuovi e diversi territori simbolici, emotivi e sensoriali. Lei rileva che i veri artisti sono RARI. Casomai rari sono gli artisti che riescono a imporsi nel tanto vituperato circuito del mercato. Rari quelli che emergono, seguendo le regole del consumo. Agli altri non resta che fare gli artigiani, cioè “pensare per una vita con le mani”? Ma tutti i grandi artisti sono stati anche grandi artigiani. Anzi la dimensione artigianale restituisce umanità allo svolgersi del processo creativo, lascia impronte e tracce, stratifica intenzioni, addensa esperienze. Ed è quello che si cerca di fare in Accademia, lo creda sig. Marras. Non ci si prefigge di creare artisti ma giovani capaci di entrare nel mondo delle professioni, con competenze creative e tecniche alimentate da uno straordinario immaginario.