Privatizzare la produzione culturale di Palaexpo e Scuderie? A Roma arriva l’altolà dei lavoratori al sindaco Alemanno

Perché esternalizzare (al pari dei servizi aggiuntivi come il bookshop, il ristorante e la caffetteria) l’attività primaria e istituzionale (la produzione culturale) di istituzioni come Palazzo delle Esposizioni, Scuderie del Quirinale e Casa del Jazz? Perché disperdere, ricollocando i lavoratori altrove, il patrimonio di risorse umane qualificate nella gestione di progetti espositivi, eventi culturali e […]

Palazzo delle Esposizioni

Perché esternalizzare (al pari dei servizi aggiuntivi come il bookshop, il ristorante e la caffetteria) l’attività primaria e istituzionale (la produzione culturale) di istituzioni come Palazzo delle Esposizioni, Scuderie del Quirinale e Casa del Jazz? Perché disperdere, ricollocando i lavoratori altrove, il patrimonio di risorse umane qualificate nella gestione di progetti espositivi, eventi culturali e musicali di respiro internazionale?
Questi gli interrogativi al centro della lettera aperta inviata al Sindaco di Roma Gianni Alemanno dai lavoratori dell’Azienda Speciale Palaexpo, che gestisce gli spazi citati, volta a fare chiarezza “alla luce delle notizie che si susseguono in merito ai progetti di una sua ‘razionalizzazione’, nonostante le parziali smentite”.
In particolare – specificano i lavoratori -, se l’ipotesi di valorizzazione dovesse prevedere  l’attribuzione a un soggetto privato della gestione dell’Azienda, ciò comporterebbe comunque una alienazione delle attività primarie attualmente gestite all’interno di Palaexpo da una struttura professionale costruita negli anni a cura e spese della pubblica amministrazione”.
Un’azienda che pesa sul bilancio comunale per 10 milioni di euro l’anno, preseguono i firmatari, con location prestigiosa per le quali sia l’Amministrazione comunale che lo Stato hanno investito di recente ingenti risorse pubbliche nella ristrutturazione e rifunzionalizzazione.
Ma la lettera va poi a parare sul vero oggetto della querelle, ovvero il rapporto con i privati, che in questo caso portano il nome di Fondazione Roma. “In data 25 luglio u.s. – rileva la lettera – la Fondazione Roma ha diramato un comunicato nel quale si sottolinea, in relazione all’Azienda Palaexpo, ‘l’efficienza della conduzione della Fondazione Roma’. A tale proposito, ci preme sottolineare che, in base alle norme statutarie, non si può parlare di ‘conduzione dell’Azienda Palaexpo’ da parte della Fondazione Roma. Se invece, ma ci rifiutiamo di crederlo, la ‘conduzione di Palaexpo’ fosse stata la reale intenzione dell’Amministrazione Pubblica e della Fondazione Roma al momento della stipula del contratto, pensiamo che di questo andrebbero pubblicamente informati il Consiglio Comunale, i cittadini e i lavoratori dell’Azienda. Ci domandiamo, infine, come non sia possibile trovare una soluzione gestionale in grado di far convergere risorse pubbliche e private senza ricorrere alla liquidazione e privatizzazione della gestione dell’Azienda nella sua missione istituzionale”.
Noi, la nostra, l’abbiamo già detta: salvaguardando i posti di lavoro e le professionalità interne al Palazzo delle Esposizioni, il Comune, se proprio ci tiene, può pure procedere a dare “in conduzione” (dunque in affitto) lo spazio. Ma se lo vuole fare deve allestire un bando internazionale e trasparente. Affinché l’eventuale “conduttore” sia davvero il migliore possibile a livello, quantomeno, europeo.