Parliamo di New Media: l’arte che appassiona i giovani artisti, ma fatica a conquistare il mercato

È il medium prediletto di molti artisti delle nuove generazioni, ma fatica ancora a trovare spazio nelle raccolte dei collezionisti di tutto il mondo, e anche sulle pareti delle gallerie o negli stand fieristici, per le complessità che la contraddistinguono e la difficoltà di vendita. La media art, con i suoi formati riproducibili e le […]

Un’installazione di Nam June Paik

È il medium prediletto di molti artisti delle nuove generazioni, ma fatica ancora a trovare spazio nelle raccolte dei collezionisti di tutto il mondo, e anche sulle pareti delle gallerie o negli stand fieristici, per le complessità che la contraddistinguono e la difficoltà di vendita. La media art, con i suoi formati riproducibili e le tecnologie in continua evoluzione, pone continue sfide a curatori, collezionisti, tecnici e galleristi.
La videoarte ha iniziato ad emergere a metà degli anni ‘60. Nam June Paik ha esposto per la prima volta nel 1963 un televisore capovolto che trasmetteva segnali distorti, oltre alla sua prima scultura a forma di televisore, Zen for TV. Nello stesso anno, Sony aveva lanciato Portapak, il primo videoregistratore portatile che permise agli artisti di utilizzare il video nel proprio studio. Ma è stato negli anni ‘70, con l’avvento di spazi alternativi per gli artisti negli Stati Uniti, che la videoarte è realmente decollata, ottenendo successo sulla ribalta internazionale. Intanto si continuava a sviluppare la tecnologia portatile, offrendo sempre più possibilità di installazione in ogni luogo.
Dal punto di vista del mercato, nell’ultima edizione di Art Basel Miami Beach è stata riservata un’intera sezione a questo medium, e lo scorso 3 marzo è stata inaugurata Moving Image, la nuova fiera dedicata esclusivamente alla videoarte, in coincidenza con l’Armory Week. Se si vuole approfondire la propria conoscenza sulla media art, molto efficiente è la risorsa web EAI, Online Resource Guide for Exhibiting, Collecting & Preserving Media Art. Fondata nel 1971, EAI è un’organizzazione no profit che si occupa di conservazione e distribuzione di opere video, raccogliendo le informazioni sulle pratiche correnti e le discussioni che riguardano quest’arte. Risponde alle questioni di base, pubblica le interviste ad artisti, curatori, collezionisti, archivisti, tecnici, studenti ed esperti; inoltre vengono proposti casi studio su importanti progetti e organizzazioni, relazioni di conferenze e infine un glossario di termini tecnici.
Exhibiting media art è la sezione dedicata alla presentazione delle opere, esposte attraverso le migliori modalità a seconda della categoria a cui appartengono. Collecting media art tiene conto dei cambiamenti introdotti da questo segmento nel collezionismo tradizionale, mentre vengono fornite informazioni sulla conservazione di queste opere nella sezione Preserving media art.

– Martina Gambillara

www.eai.org

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.