L’Asia ha ripreso a macinare miliardari? E Christie’s prende casa a Hong Kong. Ma stavolta non per vendere arte, ma immobili di lusso…

Secondo il World Wealth Report 2011 pubblicato a giugno da Merril Lynch, l’Asia vanta 3.3 milioni di super ricchi, e la sola cui Hong Kong ne possiede il 33%, più di ogni altro paese nel mondo. L’Asia è così salita al secondo posto nel mondo, davanti ai 3.1 milioni dell’Europa e dietro ai 3.4 milioni […]

Hong Kong by night

Secondo il World Wealth Report 2011 pubblicato a giugno da Merril Lynch, l’Asia vanta 3.3 milioni di super ricchi, e la sola cui Hong Kong ne possiede il 33%, più di ogni altro paese nel mondo. L’Asia è così salita al secondo posto nel mondo, davanti ai 3.1 milioni dell’Europa e dietro ai 3.4 milioni dell’America. La classe milionaria asiatica è cresciuta del 9.7% in un anno, contro l’8.6% e il 6.3% di America ed Europa.
Possibile rimanere indifferenti a tutto questo? Ed ecco che Christie’s International Real Estate, la rete immobiliare mondiale di proprietà di Christie’s, ha deciso di piantare le proprie tende anche ad Hong Kong, per garantirsi un avamposto nell’esplosiva Asia. L’economia asiatica si è ripresa rapidamente dalla crisi finanziaria del 2008, mentre Europa e Stati Uniti presentano ancora una ripresa molto lenta. Ad esempio, l’indice immobiliare è cresciuto del 60% in Asia in un anno, mostrando come i ricchi stiano investendo in proprietà, che rappresentano il 30% dei loro investimenti.
Capeggiato da Mitchell Lewis, Christie’s Asia punterà soprattutto sugli immobili di lusso destinati al business, adattando l’offerta alle esigenze specifiche della regione. Ha forse torto quindi Christie’s ad espandersi in Asia? E il restante 70% come lo investono? Gioielli, gemme e orologi oltre la media mondiale (25% vs 22%), mentre solo un 16% nell’arte, sotto la media mondiale del 22%. Inoltre, la domanda cinese per auto di lusso come Mercedes e Ferrari è balzata ad altissimi livelli nel 2010. I milionari vogliono soddisfare i propri gusti attraverso macchine, barche, orologi o vini, mentre l’arte viene acquisita per il suo potenziale aumento di valore.
Nei periodi in cui il mercato finanziario si presenta molto instabile, gli investimenti alternativi permettono di diversificare il portafoglio degli investitori, grazie alla loro bassa correlazione con i mercati finanziari globali, offrendo così un riparo dalle turbolenze delle Borse.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.