Che per caso c’è un filino di polemica tra Biennale e Unicredit? Da Venezia leggono un articolo qui su Artribune e poi rispondono…

Ne abbiamo scritto a più riprese, e come noi di Artribune lo hanno fatto in tanti organi di stampa, senza che nemmeno ci sfiorasse l’idea di quello che invece ora si appalesa. Abbiamo parlato dell’Unicredit Venice Award – di questo si tratta – a partire dai fondamentali della comunicazione, e fra questi il fatto che […]

Dragoljub Raša Todosijević, vincitore del premio, con l'opera Light and Darkness of Symbols - ©Marco Sabadin/Vision

Ne abbiamo scritto a più riprese, e come noi di Artribune lo hanno fatto in tanti organi di stampa, senza che nemmeno ci sfiorasse l’idea di quello che invece ora si appalesa. Abbiamo parlato dell’Unicredit Venice Award – di questo si tratta – a partire dai fondamentali della comunicazione, e fra questi il fatto che la scelta dal vincitore del nuovo premio, che quest’anno ha tenuto la sua prima edizione, avvenisse “nell’ambito” della dalla Biennale di Venezia. Nella fattispecie fra gli artisti presenti nei padiglioni dei Paesi dell’Europa centro-orientale in cui UniCredit opera (Croazia, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Serbia, Slovenia, Turchia e Ungheria).
Tutto corretto, tranne un particolare per niente secondario: la Biennale di Venezia ufficialmente non ne sapeva niente. E ci tiene a precisarlo, con toni di malcelato fastidio conditi da perentorie intimazioni. La cosa emerge in seguito alla pubblicazione proprio su Artribune di un’intervista a Jean-Claude Mosconi, Head of Artistic and Cultural Advisory di Unicredit. In risposta alla quale la Biennale ci fa pervenire il comunicato, che scoperchia un clima non propriamente distesissimo con il gruppo bancario, notoriamente fra i più attivi a livello mondiale nel sostegno e la promozione dell’arte contemporanea.
La Biennale di Venezia – recita fra l’altro il documento – tiene a precisare che – pur essendo ripetutamente citato nel bando il nome della Biennale e della 54. Esposizione d’Arte, in particolare legando la partecipazione ufficiale alla Mostra alle condizioni per la partecipazione al concorso, tale premio non è in alcun modo concordato con la Fondazione, nemmeno come iniziativa collaterale, e che la Biennale non è coinvolta ad alcun titolo”. Tanto per mettere le cose in chiaro, e senza possibilità di appello. Incidente chiuso? Proprio no, perché poi arriva la stoccata sanzionatoria: “Si ritiene quindi opportuno avvisare fin d’ora che l’attribuzione di quel premio non potrà essere mai riferita a terzi come premio attribuito dalla Biennale o nell’ambito ufficiale della 54. Esposizione Internazionale d’arte che la Biennale organizza, e questo né al momento dell’attribuzione, né in seguito, se i vincitori volessero fregiarsene. La Biennale si riserva al riguardo la tutela del proprio marchio, sia per l’istituzione, sia per la sua Esposizione d’Arte”. La palla, ora come non mai, passa ad UniCredit…

  • Nessuna polemica mi sembra, piuttosto la precisazione del fatto che non si può usare un marchio senza averne il diritto.

  • babajaga

    stavolta ci sta tutta, ha ragione Abbondio!