Ancora sul commentario di Artribune. Avevamo dato l’okkay ai nickname anonimi. Volete per caso farcene pentire?

Crisi isterica, psicanalista, cesso, toletta quotidiana, effluvi maleodoranti… E via di questo passo. Qualcuno può spiegarci cosa c’entrino queste espressioni, con un website che tratta di arte e creatività varia, e con le riflessioni che le informazioni che veicola dovrebbero innescare? Già, perché si tratta di citazioni tratte dal commentario di Artribune. Noi abbiamo sempre […]

Crisi isterica, psicanalista, cesso, toletta quotidiana, effluvi maleodoranti… E via di questo passo. Qualcuno può spiegarci cosa c’entrino queste espressioni, con un website che tratta di arte e creatività varia, e con le riflessioni che le informazioni che veicola dovrebbero innescare?
Già, perché si tratta di citazioni tratte dal commentario di Artribune. Noi abbiamo sempre sostenuto, e non intenderemmo derogare ora, che l’importanza e la portata che ci sentiamo ormai di definire “sociologica” dei commenti sempre più frequenti sui nostri canali, sono imprescindibilmente legate alla libertà di cui godono i lettori nel pubblicarli. E di certo non partiamo da posizioni etiche, o men che meno bacchettone, se ora però diciamo: c’è un limite a tutto.
Sia chiaro: non vogliamo contestare l’approccio dei commentatori, e neanche la veemenza – che spesso comporta passione – nel sostenere le proprie idee. Però intendiamo banalmente vigilare per evitare le cadute nella scurrilità gratuita, ed anche i casi di vera e propria “aggressione” verbale che spesso perde di vista l’oggetto del dibattito scendendo sul personale. Cose ultimamente ricorrenti, come la fattispecie affatto nuova – e abbastanza surreale – della sostituzione-di-identità, ancorchè anonima. Cui prodest?
Diciamo questo, per invitare cordialmente tutti i lettori ad attenersi nei commenti ai temi che li interessano ed hanno attirato la loro curiosità e desiderio di esprimersi, accantonando le escursioni – del resto del tutto inutili e fuori contesto – di carattere personale e/o offensivo. In caso contrario, ci vedremo costretti obtorto collo ad introdurre un controllo nei contenuti dei commenti, cosa che subiremo come una violenza contraria – come detto più volte – ai nostri intenti libertari. Dunque, un breve manuale di comportamento:

a. Non andare fuori tema rispetto all’argomento dell’articolo sotto al quale si commenta;
b. Non trascendere in attacchi diretti alle persone, stare sempre sul merito;
c. Non rubare l’identità e il nick altrui: tutti voi siete rintracciabili tramite indirizzo ip, è ridicolo prendere le sembianze di altri commentatori;
d. Non trasformare il commentario in una partita a ping pong. Se la discussione si riduce ad un botta e risposta tra solo due commentatori, si può passare alla mail: il commentario serve come agorà che favorisca la partecipazione di quanti più lettori;
e. Non esagerare nella lunghezza degli interventi, la sintesi è un valore.

Allora, disposti a rispettare un briciolo di civili norme di convivenza? O ci volete obbligare a cambiare policy?

CONDIVIDI
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  • Cristiana Curti

    Sono felice che la Redazione si ponga il problema generale del contenimento delle intemperanze. Speriamo non debba mai attuare una dolorosa censura. Per quanto mi concerne, sebbene io abbia ben poca importanza in questo contesto, cercherò soprattutto di seguire quanto richiesto al punto e (è verissimo che la sintesi è un valore), ma mi permetto di comunicare che non credo potrò intervenire più in una discussione su Artribune sino a quando altri si firmeranno a mio nome in commenti che non mi appartengono. Chiedo scusa per la decisione che mi dispiace, benché sia certa che per alcuni sia piuttosto un vantaggio.

  • P.A.

    Dei vari “Cristiana Curti”, “Savino Marseglia”, “hm”, “SerenoVariabile” e così via, nessuno può avere il monopolio. E’ forse vero che esiste, al mondo, una sola Cristiana Curti, o un solo Lorenzo Marras? C’è qualche legge che vieta a due diverse persone di chiamarsi con lo stesso nome? Non mi pare; figuriamoci, pertanto se c’è qualche legge che vieta di usare gli stessi nick.
    La registrazione obbligatoria è l’unica legge, è evidente, e lo era sin dall’inizio. Fattostà che, in tanti, al tempo in cui qualcuno osò fare presente l’opportunità dell’iscrizione obbligatoria (e piovvero critiche e derisione), hanno fatto orecchie da mercante, e ora (solo ora) si presentano a frignare.
    Come al solito, in questo mondo, finché non vengono toccati i propri personali interessi nessuno apre bocca.
    E ora va così…

    Amen

    • Sara

      In effetti io potrei chiamarmi Cristiana Curti. In questo caso non avrei diritto, io, a firmare i miei interventi come Cristiana Curti anche se esiste un’altra Cristiana Curti che commenta qua? E con quale legalità la redazione potrebbe eliminare i miei commenti?
      Potrebbe esiste una sola Cristiana Curti legittimata a firmarsi come tale solo se fosse iscritta al sito, come accade in molte community; diversamente nessuno potrebbe rivendicare unicamente per sé l’uso di alcun nome/nick.

      • me.giacomelli

        Ecco, siamo di nuovo fuori tema. E’ ovvio che non c’è nessuna legge che vieta di firmarsi Cristina Curti se ci si chiama così. Ma visto che una lettrice/commentatrice si firma in tal modo, la “seconda” – con buonsenso – si dovrebbe firmare, chessò, Cristina Curti 1982.
        Se invece vogliamo giocare all’accademia degli avvocati del bar all’angolo, allora lasciam perdere e inseriamo una registrazione obbligatoria, così la “seconda” Curti vedrà un bel messaggio: “Questo nickname non è disponibile”.
        Ma che tristezza i tessitori di lana caprina…

        • Collettivo Immaginario

          Ma caro Giacomelli, tu sei un esperto di lana caprina e di “fuori tema”, ci vai sempre quando ti conviene. Non solo tu, si intende, ma anche il caro Tonelli e molti della redazione e della clac Artribune. Non solo esperti di “fuori tema”, bensì, a nostro parere, anche di disonestà intellettuale, contraddizioni, arroganza, prepotenza e via dicendo.

          Il fatto è che noi abbiamo Memoria, caro Giacomelli & Co., e al tempo in cui vi si fece presente che se ci si vanta – come nel vostro “manifesto programmatico” (vedesi la sezione IL PROGETTO) – di pensare al lettore non come mero strumento per fare quattrini ma sempre anche (usando una terminologia kantiana) come individuo degno di rispetto, e di voler costruire un sito serio e credibile; se si sbandiera ciò, dicevo, e poi si nega l’evidenza quando essa dimostra esattamente il contrario dei vostri proclami, il lettore finisce col sentirsi “leggermente” preso per i fondelli.

          Ma voi, a chi, ripetutamente e in più occasioni, ha fatto presente che il vostro atteggiamento è spesso irrispettoso insincero e mai disponibile ad ammettere errori, avete risposto mostrandovi pienamente menefreghisti. Lo avete fatto, e continuate a farlo (tanto che, ora, sicuramente, tu o chi per te, risponderete nuovamente senza fare alcuna ammissione di colpa).

          Vi è stato fatto presente che solo l’iscrizione obbligatoria è sinonimo di piena serietà, ma voi vi siete arrampicati sugli specchi per cercare di smentire questa verità, quando in realtà l’unico vostro interesse è di natura economica: tante più “visite”, tanti più soldi; e chi se ne frega della serità!
          Questo sarebbe anche legittimo, se solo non fosse camuffato dietro falsi ideali.

          E ora venita a fare la morale, voi che non ne avete alcuna, che vi fate beffe del singolo che vi critica, che vi mostra la vostra incoerenza; perché è la massa che conta – per le vostre tasche – non il singolo.

          L’unico linguaggio che capite, evidentemente, è quello che si conforma al vostro: dispotico. Ed è in questa lingua, pare, che bisogna parlarvi.

          Del resto pensate che la gente si intestardisca a comportarsi in un certo modo per il puro piacere di farlo? O non è forse più probabile che tutto ciò che ora vi dà noia sia l’effetto, speculare, di un vostro atteggiamento?
          Perché, sapete, esistono persone a cui non piace essere prese in giro.

          Ciò che si semina si raccoglie…

          PS: e a proposito di “fuori tema”, prova a insegnare alla tua disonestà che intitolare un articolo “Musica per pappagalli” e poi non fare alcun riferimento, entro l’articolo, ai pappagalli, significa andare “fuori tema”.
          Perché, ripeto, alle persone non piace essere prese in giro.

          • ip

            Il problema non si porrebbe, caro collettivo immaginario, se qualcuno decisamente in malafede e con scopi “delittuosi” non stesse disturbando questo spazio.
            Ormai è chiaro che qualcuno ha deciso di ostacolare la comunicazione armoniosa che si è creata. Non penso che i lettori si faranno sconfortare da questa presenza,
            anzi è fin divertente alla fine… si creano scenari inimmaginabili!
            Speriamo che questo fake , come lo definisce il caro hm, non debba pentirsene però…

          • Luca Rossi

            Caro Tonelli, ai i tuoi “cagnolini” che, evidentemente, non hanno le capacità cognitive per comprendere che continuare ad abbaiare contro i lettori è masochistico, andrebbe messa la museruola. Per il bene e l’armonia dalla tua testata, dico.

          • ip

            Caro finto Luca Rossi mi dispiace per te, ma i lettori amano artribune, e tu ti stuferai prima di loro. Il tuo cagnolino.

          • Mario Bianchi

            ip, ti assicuro che la differenza tra amore e utilità è mooolto sottile; solo finché non c’è nulla di meglio non la si nota, ma poi?

            buonanotte : )

          • ip

            Allora siamo tranquilli.
            Perchè artribune è zeppo di notizie utili, di approfondimenti interessanti e di inchieste intriganti….

          • Massimiliano Tonelli

            Il linguaggio dispotico è accettato e accettabile solo se suffragato da contenuti. Nel caso di specie i contenuti contraddicono l’assunto: falsificare le propria e le altre identità è fattibile sia in presenza che in assenza di registrazione. A meno che non si proceda ad una registrazione certificata, con carta di identità, firme autografe e tutto il resto. Roba infattibile tanto che praticamente nessuno la fa. Anche perché farebbe scontare a tutti, anche alla maggioranza onesta, lo scotto di pochi individui incivili.

            Francamente prima di trasformare un sito di discussioni in uno stato di polizia, provo a cacciare via chi crea scompiglio. E ritengo di poterci riuscire senza grandi problemi.

          • marta jones

            Certo I’ll dono della sintesi, questo sconosciuto!!! :-)

      • Cristiana Curti

        Io non so neppure cosa sia una community. Non frequento internet. Se devo iscrivermi per commentare in un sito, non ho problemi a farlo. Per quanto mi riguarda, ci potrebbero essere milioni di “Cristiana Curti”: si tratta solo di sapere chi sta scrivendo. In casi di omonimia si potrebbe, ad esempio, specificare la provenienza (Milano, Bologna, Sassari, Marinella di sotto…), o provvedere in mille altri modi.
        I problemi di identità di alcuni non vanno confusi con il legittimo desiderio di riconoscere l’interlocutore. Non facciamo i furbetti, please. Rivendicare l’identità (che sia con nome de plume o nome proprio) è tutto fuorché un abuso, in genere è un vantaggio. E con ciò chiudo, perché mi pare di avere già compreso dove si vuol parare…

        • Cristiana Curti

          Grazie, Signor Giacomelli, non avevo letto il suo intervento.

  • Fabrizio Spinella

    Il successo di questo sito si misura anche dalla eccitazione che gli stupidotti provano ad inquinarlo. Il mondo (la Rete) gira così. Pur troppo.

    • Luca Rossi

      il successo e la serietà di un sito si misura ANZITUTTO dalla serietà di chi lo governa. Ma se chi lo governa è interessato solo a fare “ascolti”, può capitare che quell’unico interesse gli si rivolti contro, inquinando il sito. Il mondo (la Rete) potrebbe girare in modo diverso se chi può farlo girare in modo diverso – Redazione – lo volesse davvero.

  • Fabrizio Spinella

    Di tutte le debolezze che potete rimproverare al sedicente Collettivo Immaginario (che è già uno spreco), una vi è sfuggita: l’incontinenza.

  • G. Anselmi

    Fattostà che, dopo tutto questo colar di reciproche stilettate, quel che resta – se si ha la lucidità per vederlo – sono le accuse che, in modo circostanziato, vengono rivolte alla redazione di Artribune. Sono certamente opinioni, condivisibili o meno, ma sono opinioni vere solo se rispecchiano i fatti; del valore di verità di tali opinioni chi più della redazione può essere giudice?
    Ora, il punto è stabilire se gli autori dell’anomalia che si è creata siano mossi unicamente dal desiderio di veder risolto quel deficit di rispetto e onestà intellettuale di cui tacciano la redazione; o, viceversa, se vi siano altri interessi, magari di natura concorrenziale. Dirimere sarebbe semplice nel caso in cui la redazione ritenesse intimamente fondate le accuse rivolte; bastarebbe infatti correggere certi comportamenti. Solo così noi che amiamo Artribune scopriremmo se le ragioni addotte dal Collettivo sono sincere oppure no, giacché allora l’anomalia dovrebbe cessare. Ma questo è possibile, ovviamente, solo se la redazione dovesse ritenere le accuse fondate e si muovesse per correggerle. E, come ripeto, di questo è giudice solo la redazione.

  • Massimiliano Tonelli

    Chi proponeva e oggi ancora insiste per la registrazione obbligatoria dei commentatori è o in cattiva fede o un ingenuotto. Basti guardare Facebook, la piattaforma social più frequentata e controllata al momento, per vedere come sia facile sdoppiare la propria identità o carpirne una di qualcun altro pure in presenza di sofisticati sistemi di registrazione.
    Ecco perché abbiamo scelto di non impiegare alcuna registrazione e di lasciare liberi i commentatori. Abbiamo avuto ragione? Decisamente si: dopo quattro mesi abbiamo 8000 commenti che sono indubitamente un patrimonio per la nostra testata. Sia perché ci permettono, anche se qualcuno sfotte non rendendosi conto che fare i numeri è l’unico sistema per continuare a garantire una informazione completamente gratuita con questi livelli di qualità e capillarità, di fare “ascolti”, sia perché per una percentuale altissima sono commenti di ottima qualità. Anche l’identità dei commentatori, oltre agli apprezzati “commentatori fissi”, è eccellente. Su un sito di settore neonato sono già ad oggi apparsi tutti i personaggi più noti del mondo dell’arte: direttori di museo, artisti, galleristi, giornalisti. Insomma, un successone che, come tale, deve essere ancor meglio affinato per non disperdersi e non venire strumentalizzato dai soliti invidiosi.

    Se, nella fattispecie, questi invidiosi hanno deciso di inquinare il commentario e di sottrarre ad alcuni la loro identità costruita con centinaia e centinaia di interventi, tutti di qualità, allora noi abbiamo il dovere di intervenire. E proprio per questo chiediamo a chi è stato colpito da questo disagio di non andarsene in attesa di…, ma di aiutarci a risolvere il problema combattendolo da dentro. Individuare gli imbecilli che si comportano da incivili (incivili, sì, perché non è questione di “leggi”, è questione, come abbiamo scritto, di regole di civile convivenza) non è facile, è facilissimo! I commenti sono dotati di tutte le informazioni che ci occorrono sul buontempone che li ha inseriti, dunque per noi può essere preziosa una segnalazione per bannare-a-vita il resposabile, allontanarlo, segnalarlo alla Polizia Postale, diffidare il suo provider.
    Insomma i sistemi ci sono e sono efficaci, vi stiamo solo chiedendo di darci una mano a fare un po’ di manutenzione.

    • Gianmarco Landi

      Sei forte Tonelli! La Polizia Postale! : )

      Comunque fa piacere sapere che esistono sistemi efficaci per tutelare i propri diritti, perché sai, io in più occasioni, firmando a mio nome, sono stato preso a parolacce e insulti da hm o chi per lui – su quali, la redazione sembra essere molto più accondiscendente, chissà come mai..
      Comunque sia, per quanto ne so la redazione è responsabile dei comportamenti degli utenti che accoglie nel proprio sito, e ora so anche che esistono strumenti legali per rivalermi su hm e, ovviamente, su Artribune.
      Grazie delle informazioni, Tonelli.

      Un saluto : )

      • hm

        Landi ma chi ti conosce e ti ha mai rivolto la parola : ) : ) : ) sei debole! : )
        : )

  • CI

    L’aspetto divertente – perché ha ragione ip, c’è molto di divertente in tutto quello che sta accadendo :) – è che chi chiede la registrazione obbligatoria finisce per apparire come qualcuno contrario ai principi di libertà (e alla libertà va dato un contenuto, altrimenti è anarchia; sventolare il vessillo della libertà senza de-finirla è usarne i “colori” in modo populisticamente identico a quello del “popolo delle libertà”), di rispetto delle identità e di rispetto del prossimo. Ma cari miei, se questo qualcuno volesse davvero il caos che sta mettendo in essere, chiederebbe mai l’iscrizione obbligatoria?? Ovvio che no! Perché con l’iscrizione obbligatoria le identità sarebbero assicurate, e sarebbe anche più semplice regolamentare i vari eccessi alla hm (che in questo articolo la redazione depreca senza fare però mai nulla per impedirli).

    Di contro (molto divertente, infatti) la redazione passa per essere “lei” interessata al rispetto reciproco degli utenti; eppure è proprio ancora “lei” che si oppone all’iscrizione obbligatoria (confondendo, consapevolmente, appunto “libertà” con “anarchia”). Solo chi avesse il prosciutto sugli occhi potrebbe non notare che le regole di APPARENTE netiquette proposte ora dalla redazione sono, in realtà, regole funzionali al mantenimento (se non accrescimento) del flusso di utenza (perché più utenza, più banner pubblicitari, più soldi).
    Certo, non c’è niente di male nel cercare di fare soldi, una testata chiude se non fa soldi, il punto è che c’è una bella differenza tra essere interessati SOLO ai soldi e essere interessanti ANCHE ai soldi.
    Se davvero la redazione fosse interessata, come dice, anzitutto al rispetto tra i partecipanti, l’iscrizione obbligatoria sarebbe la soluzione ideale, eppure…

    • ip

      e invece tu non sei per nulla interessato al fatto che artribune non cresca nella sua potenza vero???

      Caro ci piantala di ingegnarti ad essere ora l’uno ora l’altro, davvero, è una partita persa, la community sopravvivrà, anche a te.
      Chiedo davvero a tutte le persone che ho imparato ad apprezzare e a cui alla fine ci siamo affezionati di avere pazienza.. e di specificare semplicemente quando i commenti non sono i propri..

  • robin

    “intenti delittuosi”… “bannare a vita”… “polizia postale”… e perchè non anche i cecchini, la gogna, una spedizione punitiva o l’ergastolo? A me, che frequento internet da una vita, hanno insegnato un principio che vale per ogni tipo di community virtuale: “non dare da mangiare ai TROLL” ovvero sia ignorare i commenti di chi posta solo con intento provocatorio e attenersi al tema della discussione. Se la redazione ritiene opportuno non rendere l’iscrizione obbligatoria per i motivi che sono stati esposti, basterebbe semplicemente far finta che il commentatore che si ritiene molesto non esista, prima o poi si stancherà. Da qui a rivendicare il “diritto alla propria identità”, su un sito internet che lascia la possibilità di commentare aperta ad ogni visitatore, mi sembra un pò eccessivo e un tantino egocentrico. Gli spunti di discussione in questo contesto sono innumerevoli, perchè limitarsi a scambiare accuse o offese? Io in genere non commento quasi mai, mi limito a leggere, ma il/i presunto/i fake (almeno per ciò che ho notato io) appare generalmente meno offensivo e sicuramente meno triviale di alcuni che da lui si sentono aggrediti. Non vi piace, non rispondetegli! La querelle inizia a sembrare surreale!
    Saluti da una commentatrice molto poco assidua.

    • andrea

      se fossi assidua e ti firmeresti ti darebbe fastidio essere clonata da uno che esprime opinioni sprezzanti e prende tutti in giro, come ha fatto finora questo fake..

      • robin

        cito “se fossi assidua e ti firmeresti ti darebbe fastidio”…

        ringrazia l’anonimato altrimenti la tua maestra di grammatica di quinta elementare verrebbe a cercarti con un bastone. Tranquillo andrea non penso che il fake dopo questo tuo post abbia tanta voglia di rubare la tua identità e, se fossi in te, la cambierei velocemente.
        Detto questo se uno vuole clonarmi faccia pure, sinceramente non è un problema, posso esprimere ugualmente le mie opinioni disinteressandomi dei doppioni. Se restano nel tema dell’articolo, possono anche usare come nick il numero della mia carta d’identità. Altrimenti fate una petizione o una raccolta firme per l’iscrizione obbligatoria, ma sarebbe più intelligente pensare al contenuto di ciò che viene esposto piuttosto che alla firma, visto che siamo tutti estranei! andrea, hm, cristiana curti, lorenzo marras, il fake, io non so chi siete, perciò mi importa poco sapere chi ha fatto un’affermazione; mi interessa che l’affermazione sia interessante.
        Ri-saluti

        • AEDF

          VENDO BICICLETTA SEMINUOVA, TELEFONARE ORE PASTI

        • Robin perché tra altre persone Citi, non posso dire il mio nome ma quello con cui giro.
          Se le parole hanno in peso fai intendere che abbia scritto la MIA intorno all argomento.
          E così non è ancora avvenuto.

  • AEDF

    Consentire commenti anonimi è reato. Pretendere correttezza e compostezza dopo l’ok all’anonimato è da ingenuotti.
    Sarebbe come definire l’america un paese pacifista, anche se si possono acquistare armi liberamente.

  • hm

    per il resto dell’articolo se un gallerista i.s.t.e.r.i.c.o. (sì . I –> S –> T –> E –> R –> I –> C –> O) mi invita a chiudermi nel cesso e buttare la chiave nella tazza, il minimo che possa fare è rispondergli . in ogni caso questo articolo è rivolto a me in minima parte visto che non ho mai clonato e usato a sproposito nomi altrui come sta accadendo da almeno tre settimane a oggi . quindi per tutti quelli che mi stanno nominando invano : cambiate sport .

  • v l

    Mi sembra che la direzione sposti sui commentatori la soluzione di un problema (reale) che starebbe a lei di risolvere, agevolmente. Su certi siti (es. repubblica.it) ci si può registrare con un nickname, e l’indirizzo email, come su Artribune, non compare. Se si propone un nickname già esistente, il software lo respinge e se ne deve proporre un’altro. Facile, no?

    • Marco

      Molto facile. Il problema è che la redazione vuole la “botte piena e la moglie ubriaca”. Vuole l’ordine senza mettere regole.
      Tutto ciò sarebbe anche possibile se non fosse che, poi, coloro – i lettori – ai quali si chiede di autoregolamentarsi, vengono trattati come degli imbecilli, con scarso rispetto, come se non avessero diritto all’onestà intellettuale da parte della redazione, ecc.; cosa che, alla redazione, è stata fatto presente in più occasioni, senza che nulla cambiasse.
      Forse, ora, qualcuno si è stancato di tutto ciò. Io l’ho capito, quando lo capirà anche la redazione?

  • A me continuano a rubare il nome, io vivo all’aquila e sono reale….userò un nickname :)

  • L’incoerenza

    Tonelli scrive: “Chi proponeva e oggi ancora insiste per la registrazione obbligatoria dei commentatori è o in cattiva fede o un ingenuotto. Basti guardare Facebook, la piattaforma social più frequentata e controllata al momento, per vedere come sia facile sdoppiare la propria identità o carpirne una di qualcun altro pure in presenza di sofisticati sistemi di registrazione.”

    1° incoerenza) Dunque tu ammetti che se ciò avviene sulla community con più visibilità e participazione al mondo tale dinamiche non possano essere illegali, dunque di quali minacce di Polizia Postale (che ti riderebbe in faccia – hanno cose ben più importanti a cui pensare) e diffida del provider (eeeh addiritura! perché non l’esilio? ahah) parliamo?

    Detto ciò, su Facebook è possibile ri-registrare nomi e nick già registrati da altri – e legalmente, ripeto – perché i proprietari della piattaforma Facebook hanno deciso così, NULLA IMPEDISCE AD ARTRIBUNE (che continua a fingere di cadere dalle nuvole quando le si fa presente che esistono migliaia di siti internet in cui esistono forme di registrazione che risolverebbero il problema) di impostare la registrazione in modo che UNA SPECIFICA IDENTITA’ NON POSSA ESSERE UTILIZZATA DA PIU’ PERSONE.
    Lo sa bene Massimiliano Tonelli, il quale a quanto pare non riesce proprio a evitare di prendere in giro la gente.

    2° incoerenza) Come mai il sig. Tonelli è ora così solerte e minaccioso (è sempre molto bravo con l’arroganza) nei confronti di questo/questi che LEGALMENTE utilizzano nickname che anche altri utilizzano, mentre è del tutto disinteressato a fenomeni che invece REALMENTE configurano un illecito come quelli per i quali ci sono nickname che costantemente offendono, dileggiano e quant’altro?
    Ma egli, Tonelli, non è il paladino del rispetto reciproco? L’offesa – talvolta pesante – non è mancanza di rispetto? Consentire ciò – se, come dice Tonelli, basterebbe bannare l’ip (o comunque basterebbe eliminare i commenti ingiuriosi) – non è mancanza di serietà?

    Suvvia, sig. Tonelli, la smetta di prendere in giro le persone. Con certi atteggiamente, poi, si finisce per fare i conti.

  • Qualcuno sa spiegare , senza inutili polemiche sia chiaro, per quale motivo una rivista come Flash art non ha uno spazio dedicato ai commenti dei suoi lettori?
    Rispondete in modo assolutamente oggettivo .

  • Caro Lorenzo provo a risponderti e spero di essere obbiettivo (per lo meno ci provo) credo che il “concetto” di FlashArt sia completamente diverso da quello, non solo di Artribune, ma anche da quello, oramai diffuso, per molte pubblicazioni (quotidiane o periodiche) basato sulla “fidelizzazione del lettore” (scusa la brutta parola) attraverso la partecipazione. FlashArt si autoproclama, da sempre, la “prima rivista d’arte” d’Europa e si “auto-promuove” affermando, ad ogni pié sospinto, l’imporimportanza e la “visibiltá” conferita a chiunque ed a qualsiasi cosa appaia sulle sue pagine (o nel suo sito). Aprire ai commenti significherebbe, in tale ottica, “svendere” questa possibilitá di “notorietá” che cerca di rendere “preziosa” attraverso la “raritá”. Se chiunque potesse commentare, dal Direttore agli articolisti dovrebbero confrontarsi con lettori spesso piú intelligenti e preparati di loro che, tramite le colonne dei commenti, acquisterebbero (in tale ottica) una notorietá del tutto gratuita. Credo sia tutto qua!

    • Dunque Sereno, quella di Flash Art SI PRESUME essere, paradossalmente, una strategia che lentamente risulta essere responsabile della propria inevitabile, auto-erosione. Se i suoi lettori oppure quelli di qualsiasi altra rivista, priva di commentario , con il tempo si intende, si rendessero conto di questa assimetria , giocoforza confluirebbero sempre piu’ su Artribune oppure in Exibart . E con i lettori andrebbero sempre piu’ via i contratti pubblicitari , o no ?
      Con tutti i contro che mi pare siano rivolti al Commentario, è lecito pensare al medesimo come uno degli elementi che fanno sempre piu’ la differenza?

      Visto in prospettiva si intende e sia detto benitenso, con tutta l’incertezza che le previsioni portano con se.

      Sereno, faccio queste considerazioni perche’ a volte si pensa, che l’origine delle cose sembra essere puramente caotica , legata all’umoralita’ dei singoli mentre, a volte si colgono certe coincidenze.

      ciao Sereno e ti ringrazio per l attenta risposta.

      • Credo che l’analisi sia corretta, certo la prospettiva non è certo su tempi brevi ma, il tempo, piú passa e piú velocemente trascorre. Poi ci sono altre considerazioni : noi ci poniamo dal punto di vista di chi è seriamente interessato all’arte ma ci sono anche (e sono i piú) coloro che amano la “bella” pubblicazione, quelli che non hanno desiderio di commentare (perchè non abituati, perché non saprebbero che dire, per modestia o timidezza…) quelli che preferiscono affidarsi e confidare nella supposta “autorevolezza” (o diffusione o “fashionableness”) … Comunque le nuove generazioni credo veramente faranno piazza pulita di tanti di questi concetti e sempre piú daranno preminenza alla “interattività” e alla immediatezza di blog e forum on line (in fondo anch’io che, quanto a generazione, appartengo a quella dei nonni, da tempo mi rifornisco di “notizie” all’85/90% in rete).
        Ciao e grazie a te, incontrarti è sempre un piacere

  • Massimiliano Tonelli

    Ad esempio è curioso sapere che in questo commentario Gianmarco Landi, Mario Bianchi, Collettivo Immaginario, CI, Luca Rossi e altri sono firme utilizzate dalla stessa persona che risponde al seguente ip

    IP: 93.42.238.88 , 93-42-238-88.ip89.fastwebnet.it

    giusto per curiosità…

    • Appia

      E quindi?

      • hm

        e quindi sei un bamboccio, è evidente . e forse anche una spia .

    • 23hs64

      Al sig. Tonelli e alla redazione tutta è stata rivolta una richiesta sacrosanta: onestà intellettuale e capacità di ammettere i propri errori qualora essi venissero fatti notare dai lettori.
      A queste sacrosante richieste il sig. Tonelli continua a opporre arroganza e più o meno velate patetiche minacce (manca solo di leggere “so dove abiti!”).

      Se ne conclude che il sig. Tonelli non abbia alcuna intenzione di rispettere i propri lettori; e che, a quanto pare, parlando nel linguaggio dell’arroganza e della preporenza egli possa comprendere solo il linguaggio dell’arroganza e della prepotenza.
      E dunque:
      Sig. Tonelli, ribadendo che utilizzare nickname (giacché finché si resta nel commentario di un blog di questo si tratta sempre: nickname) che anche altri utilizzano non è reato, e dunque non è – al di là delle altisonanti ma ridicole minacce da “Lei non sa chi sono io” che Lei porta – possibile ricorrere alle vie legali; restano a Lei due possibilità:
      1) smetterla col “braccio di ferro” e accettare che il lettore abbia diritto al rispetto e alla vostra (finora labile, per usare un eufemismo) onestà intellettuale, e dunque cominciare a comportarvi in modo rispettoso.
      2) ricorrere al ban dell’IP (e fregarvene del rispetto).

      Nel caso in cui intendesse utilizzare la seconda opzione, Le ricordo l’esistenza di una cosa chiamata “IP dinamico”. Lei sa bene che mediante IP dinamico, il divertente caos che Lei denuncia sia stato creato sinora, potrebbe assumere portata davvero seria :)

      Ricordo, inoltre, che Lei è responsabile del linguaggio offensivo che i commentatori utilizzano sul suo sito internet. In merito a tale linguaggio il Suo lassismo potrebbe essere – questo sì – fatto oggetto di denuncia presso gli organi di Polizia Postale.

      Suvvia, sig. Tonelli, è così difficile per Lei e molti dei Suoi collaboratori cercare di cambiare un poco atteggiamento verso chi, a volte, può portarvi qualche critica?
      E’ solo questo ciò che vi si chiede, è così assurdo, illegittimo e difficile da soddisfare?

      Dunque, sig. Tonelli, facciamo così: noi, che siamo persone di buona volontà, CESSEREMO SIN DA ORA di utilizzare – anche se, ribadisco, in ciò non v’è nulla di illegale – nickname già utilizzati da altri.
      Lei, da parte Sua, redigerà una bella netiquette da inviare a sé e ai Suoi collaboratori, sulla scorta di quella redatta per i lettori (perché, vede, le regole non si applicano mai unilateralmente, tranne che nei regimi dispotici), nella quale verrano indicati i preccetti di buona educazione e rispetto verso chi vi legge.
      Noi promettiamo a Lei e ai lettori ai quali abbiamo creato qualche disguido (i quali, comunque, dovrebbero prendersela con Lei, anzitutto) di non adottare più i comportamenti recentemente adottati fino a che continuassimo a prendere atto di un vostro (Suo e della redazione) impegno a migliorare sulla strada del rispetto reciproco – lettore/redazione.

      Ciò detto, non si potrà affermare che i nostri intenti siano di natura diversa (magari di concorrenza sleale, perché non vi siamo affatto concorrenti; siamo solo persone che pretendono di non essere prese per i fondelli. Legittimo, crediamo) dal mero interesse a vedere migliorato questo sito del quale vorremmo realmente (come scrivere nel vostro “IL PROGETTO”) – e non solo in apparenza – fare parte.

      Peace&Love a tutti.

      • anna

        buuuuuuuuu

      • ip

        Qui nessuno vuole prendere in giro nessuno, a parte lei, che o è pagato per perdere tutto questo tempo o è evidentemente un pazzo furioso.

  • Questo succede a tenere in casa i Troll.

  • Massimiliano Tonelli

    Credo che qui la prima forma di rispetto verso i lettori sia la produzione quotidiana, anche di domenica, anche in pieno luglio di informazioni, contenuti e notizie utili per chi lavora o è appassionato a questo mondo e dunque vuole rimanervi aggiornato.

    Questo è il nostro lavoro e tentiamo di farlo con abnegazione. Non è il nostro lavoro, invece, fare gli psichiatri o gli psicanalisti verso le personalità disturbate di una minoranza di lettori.

    Se qualche lettore dice puttanate, non ci tiriamo indietro nel farglielo notare. E non ritengo che questo sia una mancanza di rispetto verso alcuno.

    Se la nostra condotta o il nostro stile non è gradito, le persone che non lo gradiscono hanno la possibilità di consultare altri siti, altre testate, altri giornali. Dove senz’altro troveranno atteggiamenti e caratteristiche più adeguati alle loro aspettative. Così stiamo tutti in pace, ciascuno nel suo.

    Ma replicare ad un nostro presunto e preteso “caratteraccio” con un tentativo reiterato di sabotaggio del nostro lavoro non solo prefigura reato, ma fa passare dalla parte del torto.

    • Maurizio

      Quello che mi è parso di capire è che il tempo della retorica sia finito da quel dì. La realtà che resta è che da una parte qualcuno chiede di interrompere l’utilizzo di nick già in uso, dall’altra qualcuno chiede di interrompere atteggiamente incoerenti e intellettualmente disonesti.
      L’Intelligenza, da parte sua, vorrebbe che si comprendesse che solo “venendosi incontro” si potrebbe risolvere il problema.
      D’altro canto, non vedo come potrebbe guadagnarci e come penserebbe di rivolvere il problema chi continuasse a fingere di non capire le richieste dell’altro e a fingersi innocente… a proposito di intelligenza.
      Un saluto.

  • Giuseppe

    Maro’ 43 (e con la mia 44) interventi!
    Ma non ci si può chiamare come si faceva un tempo:
    Leonardo da Vinci,
    Antonello da Messina,

    o legato alle professioni e caratteristiche fisiche?

    I vari “Crisi isterica, psicanalista, cesso, toletta quotidiana, effluvi maleodoranti”,… denotano probabilmente una loro carta d’ identità.

    • hm

      sì ma siete ancora dietro a pensare a sta roba? in effetti ‘crisisterica’ ‘cesso’ e ‘toletta quotidiana’ potrebbero essere nomi propri abbastanza originali, magari nelle nuove generazioni si espanderanno, sarebbe bello salutare qualcuno con ‘ciao cesso’ no? magari anche francesso o piercesso .

  • :-P

    Ma “l’intirior desainer” Chiara Tonelli è parente de nostro Massimiliano? Se è così, si potrebbe sostituire il nome del sito con un più appropriato “Scortesie per gli ospiti”

  • @Redazione …non c’entra nulla con la netetiquette ma posso chiedere perché è stata eliminata l’utilissima casellina fleggando la quale si veniva informati, via mail, di nuovi commenti ad un dato articolo? Si potrebbe riaverla? Grazie!