Se la Svizzera si riduce a fare l’Italia. Prende il volo verso il Getty Institute l’archivio di Harald Szeemann

La Svizzera come tempio del rigore e dell’attenzione al bene collettivo, e come paradiso degli operatori culturali, con un rapporto fra musei e istituzioni varie e popolazione che non ha eguali al mondo? Vero, verissimo, ma con qualche eccezione. Sì, perché capita che anche oltreconfine a volte si giochi a fare gli italiani, anche in […]

Harald Szeemann

La Svizzera come tempio del rigore e dell’attenzione al bene collettivo, e come paradiso degli operatori culturali, con un rapporto fra musei e istituzioni varie e popolazione che non ha eguali al mondo? Vero, verissimo, ma con qualche eccezione. Sì, perché capita che anche oltreconfine a volte si giochi a fare gli italiani, anche in sacrosante questioni culturali.
Il Belpaese qualche diecina di anni or sono si lasciò inconcepibilmente sfuggire l’archivio del fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, che prese le vie degli States approdando parte alla Yale University e parte al Getty Research Institute di Santa Monica? Ora gli elvetici ci imitano, salutando mestamente l’archivio del grande critico e curatore Harald Szeemann, scomparso nel 2005. Direzione ancora una volta il Getty Institute, che in casi del genere non esita a mettere sul tavolo il proprio ben fornito portafogli.
Migliaia di fascicoli con documenti e corrispondenze con alcuni fra i più grandi artisti del Novecento, tra cui Bruce Nauman, Richard Serra, Cy Twombly, Christo e Jeanne-Claude. Al Getty arriveranno anche la biblioteca personale di Szeemann, ricca di circa 28mila volumi, e qualcosa come 36mila fra fotografie, disegni e altri materiali, raccolti nel corso della sua carriera come frutto dell’organizzazione di oltre 200 esposizioni.

Harald Szeemann
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  • Rita

    E nel 1993 la Svizzera non si lasciò sfuggire anche la meravigliosa collezione Thyssen-Bornemisza che aveva sede a Lugano?

  • nana

    il Canton Ticino… aimé, non é proprio svizzero.

  • davide

    Proprio l’esperienza della collezione Thyssen dovrebbe insegnare!
    Ci si chiede: con tutto il potere finanziario, pubblico ma sopratutto privato (banche), non si é riusciti a far si che l’archivio restasse nella confederazione?
    Mi riesce impossibile credere che fosse impossibile. È assolutamente vergognoso.

  • il ticino non meritava l`archivio, tanto meno la collezione del barone.
    fino che il potere decisionale rimane nelle mani delle classe politica che é completamente miope, le cose andranno di male in peggio. vedrete cosa verrà con il LAC…ci saranno delle belle…

    • mario casanova

      …il LAC non si farà, poichè mancano molti presupposti alla base di un tale progetto; lungimiranza politica (sindaco e assessora alla cultura sono semplicemente stupidi), lungimiranza enconomica. Il Ticino ha sempre assunto i minori e lasciato scappare i migliori. Thyssen, Szeemann? Non sono gli unici: la Collezione Langen è partita in Germania, la fondazione che si occupa della collezione Panza è pure in California etc