Quando la petizione a favore del museo fa male al museo. Il documento delle banalità: e a Roma ci va di mezzo il Macro

Le recenti vicende che hanno visto protagonista il romano museo Macro, hanno per lo meno fatto scaturire qualcosa di buono: la volontà dei professionisti del settore dell’arte di mobilitarsi, di farsi sentire, di non farsi scivolare le cose addosso. Tante sono state le occasioni di incontro e di dibattito in queste settimane e il gruppo […]

Macro
Macro

Le recenti vicende che hanno visto protagonista il romano museo Macro, hanno per lo meno fatto scaturire qualcosa di buono: la volontà dei professionisti del settore dell’arte di mobilitarsi, di farsi sentire, di non farsi scivolare le cose addosso. Tante sono state le occasioni di incontro e di dibattito in queste settimane e il gruppo di operatori che il prossimo sabato incontreranno, proprio al Macro, l’assessore alla cultura Gasperini, rappresentano solo l’ultima iniziativa in ordine di tempo.
Ma se la mobilitazione e la voglia di impegnarsi per il bene comune è sicuramente positiva, va da sé che questa debba essere suffragata da contenuti, ragionamenti e indagini intellettuali adeguati. Il rischio, altrimenti, è quello di apparire ingenui, di diventare poco credibili agli occhi degli interlocutori istituzionali.
La questione è che la fetta di mondo dell’arte capitolino che ha chiesto e ricevuto udienza dall’assessore, si appresta sabato 11 giugno a consegnare nelle mani di Gasperini un documento di una raggelante banalità.
Un documento che, pur nella bontà degli intenti, trasforma in una sequela di spunti semplicistici, affatto illuminanti, quello che è stato il movimento di azione e reazione nato in questi mesi per sostenere la causa di un Macro in palese difficoltà. Un Macro che deve rimanere un museo di qualità e di respiro (inter)nazionale, anche dopo le dimissioni di Luca Massimo Barbero.
E allora, queste “istanze per un museo delle arti contemporanee” che verranno consegnate all’assessore Dino Gasperini, avrebbe potuto partorirle un qualunque soggetto di media cultura, un qualsiasi adolescente alle prese con faccende di politica culturale spicciola. L’impressione, in sostanza, è che non servisse un raduno di intellettuali, di tecnici, di operatori del settore per mettere insieme questa lista:

• relazionarsi con la città
Istanza pregna di significati e gravida di conseguenze. Un museo non deve starsene per conto suo, deve dialogare con la città dove è collocato. Avete capito la novità?

• avere un direttore nominato con concorso pubblico
Giusto. Ovvio. Lapalisse. L’unica istanza totalmente sottoscrivibile, seppur non certo una novità che farà svoltare la percezione che l’assessore ha di come si gestisce un museo.

• avere un budget adeguato per svolgere la propria attività culturale
Questa, poi, non l’avevamo mai sentita prima d’ora. Quante riunioni sono occorse per elaborare questo punto cruciale, questa affermazione che cambierà le prospettive di politica culturale dell’amministrazione comunale?

• sostenere progetti sul territorio
Ma che cosa vuol dire? Ma di che cosa stiamo parlando? Quali sono i riferimenti internazionali? Come si può affermare qualcosa di così generico e trito? La stessa terminologia utilizzata (sostenere, progetto e territorio) è prelevata direttamente dalla fiera delle banalità. Ci mancava solo “fare sistema”…

• favorire un’attiva partecipazione del pubblico
Dunque qui si punta a spiegare a un assessore alla cultura che un museo da lui gestito (e pagato) deve ospitare più pubblico possibile e farlo partecipare alle proprie attività. Una disamina spiazzante e risolutiva, che dite?

• essere indipendente dalla politica
Un museo indipendente dalla politica? E quale museo lo è? Forse il Pompidou lo è? Forse il Reina Sofia lo è? O lo sono i musei tedeschi? Semmai il problema sono i politici, non certo la politica. E ancor di più i partiti. Ma come si fa a utilizzare in questo modo il termine “politica” quando l’arte stessa è politica? E poi ce lo vedete un assessore che porta in giunta un ordine del giorno in cui chiede ai suoi colleghi politici di tenere la politica lontana dalla cultura?

Non fa ben sperare il livello di ingenuità che traspare da questi statement, peraltro scaturiti dopo dibattiti infiniti e riunioni fiume. Ma è con questi contenuti che ha senso relazionarsi con un assessore, in una situazione di emergenza? È come se dei comitati di cittadini chiedessero un incontro all’assessore alla mobilità consegnandogli un documento in cui si chiede che le auto si fermino quando il semaforo è rosso e che la smettano di posteggiare in seconda fila.
Giocarsi in questo modo la chance di interloquire con le istituzioni significa aver perso ancor prima di iniziare il dialogo.
Un’ultima riflessione. Se nei momenti di difficoltà quella che dovrebbe essere la classe creativa della città reagisce in questo modo, significa che i tanti discorsi sulla crescita culturale romana sono solo fuffa. Che forse quel boom capitolino, che ormai tiene botta da dieci anni, si basi su una bolla vuota, tra approssimazioni, povertà di idee e assenza di strategie adeguate? Per carità, tutto molto romano, però che pochezza. E che delusione…
Per chi, invece, considerasse la banalità un valore (e visto lo stato della nostra amministrazione potrebbe anche esserlo) e la confusione intellettuale un atout, il link per firmare la petizione è qui sotto. Però poi non ci lamentiamo se i politici ci trattano da sudditi eh!

www.firmiamo.it/occupiamoci-di-contemporaneo-macro

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  • flaminia tantilli

    la guerra fra i poveri!
    prima di scrivere un giornalista, in un’inchiesta, non dovrebbe verificare, interivstare, informarsi meglio? e chi ha scritto (chi?) è persona NON informata. ma si sa che anche i cosiddetti giornalisti non sanno più come si fa il loro mestiere.

    • helga marsala

      ma davvero, non sappiamo piu fare il nostro mestiere. che vergogna. i cosiddetti giornalisti attendono che i cosiddetti maestri ci insegnino qualcosa. lei, Tantilli, vuole illuminarci?
      Mi spieghi intanto a cosa si riferisce quando parla di “guerre”. quali sarebbero le fazioni? quale il casus belli? quale il senso della lotta? No perchè io proprio non avevo capito niente allora. Con chi staremmo guerreggiando? Adesso se uno commenta fuori dai denti, se cerca di insinuare dei sani dubbi, se si permette di avanzare una critca… è perchè fa la guerra. Tipico italiano.

      • Gabriele Gaspari

        Helga, questa non è una critica, è una sparata a zero. Senza motivo e, oltretutto, col chiaro scopo di mettere in cattiva luce un gruppo di persone che sta lavorando a contenuti ben più articolati di questi. A vantaggio, probabilmente, di un gruppo di lavoro parallelo. E’ un atteggiamento scoraggiante ed anche il riscontro di massimiliano al mio intervento di prima lo evidenzia: la letterina “deboluccia” del gruppetto di intellettuali (li chiameremo, i 16 di piazza di spagna) è stata pubblicizzata ed esaltata da questa testata, come fosse l’alba di un risveglio politico collettivo. In quell’occasione non ho letto perplessità sul fatto che la comunità intellettuale romana fosse formata da 16 persone oltretutto contattate telefonicamente.
        Non è una guerra, è un semplice abuso della propria posizione “pubblica” – in questo caso, una testata giornalistica – ad uso denigratorio (e lo ripeto, gratuitamente).
        Guardando al presente, converrai che c’è molta più “italianità” in questo modo di fare piuttosto che nel redarre un documento, chiamiamolo ingenuo, per me semplicemente sintetico, per avere la possibilità di avanzare delle istanze concrete delle quali puoi benissimo trovare traccia negli altri documenti che sono stati prodotti negli ultimi anni (e non in funzione del macro). Non si tratta di essere d’accordo o meno con la petizione, per carità, ma trovo quest’articolo una sparata gratuita ed esagerata, e non ne capisco, forse, nè la motivazione nè l’obiettivo. Senonchè tre ore dopo esce un’altra “petizione” altrettanto vaga, se vuoi, dalla quale nessuno però si sente offeso oppure decide di scrivere male o bene.
        Oltretutto, leggendo il dibattito qui o sul gruppo che abbiamo aperto su facebook, mi sembra che tutto questo stimoli non poco la vis polemica di chi è talmente pronto ad indignarsi, ad arrabbiarsi addirittura, che neanche ha le palle per mettere il proprio nome su un commentino online. Questo sì che è un clima molto, molto italiano.

        • helga marsala

          abuso della propria posizione “pubblica”? gabriele ma tu secondo me manco ti rendi conto di quello che dici. cose gravi e furovianti, che non stanno nè in cielo nè in terra.
          riguardo alle fazioni, non so di che parli. ti pare che io appartenga a qualche fazione? che abbia degli scopi sotterranei? pensala come vuoi, è certamente più semplice ricorrere al vittimismo e vedere complotti ovunque, piutosto che prendere atto di un eventuale fallimento e incassare una critica tosta.
          poi magari ci sbagliamo, per carità. e questa petizione illuminerà l’assessore al punto da farlo correre in giunta a stravolgere governance e strategie politico-culturali. E’ possibilissimo. Com’è possibile che da tutti gli interventi che ho letto sul gruppo nasca qualcosa di rivoluzionario. Speriamo.
          Intanto, eviterei di confondere la “sintesi” con l'”ingenuità”. Non funziona.

        • Massimiliano Tonelli

          Non è neppure lontanamente plausibile star qui a farsi dare delle persone in cattiva fede. Non è ammissibile che qualcuno accusi il prossimo di avere secondi fini. Qui si è fatta una critica, ma nessuno ha messo in dubbio la buona fede di chi ha prodotto il documento.

          Gaspari, esattamente come il nostro capo del governo, quando inciampa (e quando questo inciampo è giustamente pizzicato dalla stampa, ci mancherebbe) non arretra di un millimetro, non fa un briciolo di autocritica per il risultato patetico e vergognoso che una sua iniziativa ha prodotto, ma grida al complotto.

          Nel frattempo che questa immondizia intellettuale secondo cui noi si faccia articoli non PER qualcosa ma CONTRO qualcuno verrà sanata con le dovute scuse, chiedo anche ad Helga Marsala di non dar seguito e risposte, Ne guadagnerà il giornale e i lettori potranno concentrarsi su altri dibattiti più interessanti che si stanno sviluppando altrove nel sito.

          Visto che non siamo gente in cattiva fede e non siamo animati da secondi fini, ma che abbiamo semplicemente esercitato il nostro sacrosanto diritto di critica contro una azione pubblica che non condividiamo, restiamo in attesa delle scuse di chi ci ha indirizzato la peggiore offesa (ampiamente indimostrabile) che si possa indirizzare a chi si occupa di comunicazione con spirito di servizio e con obbiettivo il bene comune.

          • gabriele gaspari

            Leggo solo ora i vostri commenti perchè mi trovo all’estero.

            Helga, non credo tu abbia capito a cosa mi riferivo, ovviamente non a te in particolare. rileggiti meglio il mio commento.

            Massimiliano (ti parlo in seconda persona e non in terza perchè non mi appartien il registro che usi), per ora mi limito ad inorridire per quello che hai scritto, rimandando una replica diretta non appena avremo modo di incontrarci di persona.
            Comunque, te lo dico giusto per tua informazione e per non lasciarti l’ultima parola: visto che mi paragoni al nostro capo del governo, ti ringrazio ma devo girare al mittente il tuo “complimento”: dalla tua risposta, dalla tua “politica”, finanche all’aspetto fisico, quello più simile a Berlusconi sei tu. Ti manca solo il potere.

            E ribadisco, visto che parli di immondizia intellettuale, che il tuo articolo (che certo non rimarrà negli annali del giornalismo italiano, per carità) è scritto solo CONTRO qualcuno e non per qualcosa come dici tu. Non ci vedo niente di costruttivo e non mi pare di essere l’unico.
            Visto che vuoi difendere i tuoi diritti di giornalista, ti ricordo uno dei tuoi doveri di giornalista: la verifica dell’informazione. Sarebbe bastata una telefonata e (forse) avresti capito che quei punti erano solo sintetici, di un discorso più ampio. Invece di esercitare il tuo sacrosanto diritto di critica, tu abusi della tua posizione e insulti semplicemente chi hai di fronte. Intanto, osanni le letterine firmate in 12, chissà perchè. Poi dici che la trovavi deboluccia. Però intanto l’hai firmata, e l’hai pubblicata senza muovere alcuna critica ma anzi mostrando un certo entusiasmo

            Detto questo, che ti devo dire, mi scuso con chi s’è sentito offeso dal testo sintetico della petizione e non ha avuto neanche la curiosità di leggere quello integrale.
            Non mi scuso, assolutamente, con il direttore di questo tabloid.

          • Falso Gaspari!!! Sono molto più alto di quell’uomo lì (anche se a capelli siamo messi alla stessa maniera).

            Bon, a parte gli scherzi, cocente delusione questo Gaspari. Uno che mi ha mandato una mail mentre ero al Festival di Faenza dicendo “voglio che occupiamo il Macro”. E io dico: bon, mi piace, mi pare il momento (all’epoca le piazze di Madrid erano o non erano piene di gente inviperita che occupava pure il suolo pubblico). Dopo qualche mail gli dico: apri il gruppo segreto su Facebook. Lui apre il gruppo segreto su Facebook. Dopo qualche tempo, come ha detto un gallerista proprio su quel gruppo, la montagna partorisce il topolino e il gruppo appalesa una serie di punti che dire ingenui è un eufemismo.

            Il mio giornale fa quello che avrebbe fatto qualsiasi giornale dei paesi occidentali e nell’ordine succede che:

            componenti del gruppo ci accusano di fare scoop (come accusare Valentino Rossi di vincere il motomondiale, praticamente)
            componenti del gruppo ci accusano di non diffondere serenità (questa non la commento vah)

            Ma il peggiore si dimostra Gaspari che invece di avere la stoffa da leader come avevamo sperato, si dimostra un bullo.

            Prima dice che non lo dovevamo fare, che non dovevamo fare il nostro dovere. Vabbeh. Poi dice che dovevamo informarci meglio perché dietro ai punti RIDICOLI sotto sotto potevamo trovar ciccia. Hai capito? Poi va avanti e affonda il colpo da vero professionista della dialettica e del dibattito da seconda liceo: “siete in cattiva fede, complottate contro di noi a favore di un altro gruppo” (altro gruppo la cui petizione non ha manco mai avuto cittadinanza su questo sito, si pensi un po’). Una accusa grave e ingiusta rispetto alla quale chiediamo le scuse.

            Non solo non arrivano scuse, ma arrivano accuse ancora più scomposte e goffe. Prima sul mio aspetto fisico (evabbo’, mica è colpa mia se so racchio, ma vogliamo parlare di questo?), poi addirittura su tutta la testata Artribune che nel cranio liceale di Gaspari diventa un “tabloid”, insomma uno di quei tipici fogli inglesi che trattano notizie di serie c montandoci su dei casi ridicoli. Giornaletti pettegoli.

            Ma insomma Gaspari, noi i giovani inesperti e presuntuosi ci stanno pure simpatici, ma qui si esagera però. O no?
            Te la spiego per l’ultima volta: la nostra critica può non esserti piaciuta, puoi non averla considerata sufficientemente approfondita, puoi ritenerla per te ingiusta, ma non puoi considerarla come cosa in cattiva fede. Non puoi scrivere, non ti puoi permettere di scrivere che qui si faccia giornalismo ad orologeria, per colpire qualcuno a vantaggio di qualcun altro. Semplicemente perché come ti ho dimostrato non è vero. Semplicemente perché la storia e i nostri scambi di e-mail dimostrano che ti ho con piacere appoggiato fin dal primo giorno della tua iniziativa, togliendoti il mio appoggio solo quando mi sono reso conto che avevi fatto un pessimo lavoro. Ripeti con me Gaspari “pessimo-lavoro”. Quando uno fa un pessimo-lavoro, viene criticato. E possibilmente non reagisce in questo modo, ma fa di tutto, la volta successiva, semmai avrà l’occasione, di non fare un altro pessimo lavoro.

            Dai che stavolta l’hai capita su su da bravo.

  • daniela trincia

    ragazzi, ma in un momento delicato e importante come l’attuale, non sarebbe opportuno non ingaggiare “una guerra fra bande”? in un momento in cui c’è bisogno di coalizione, perché ricalcare quello che viene fatto ovunque e cioè la “contrapposizion”? vogliamo fare anche noi il partito dell’amore contro il partito dell’odio? cerchiamo di dimostrare che c’è serietà, che c’è veramente interesse a creare e costruire non a distruggere e infamare …

  • Riccardo

    Quello che è stato scritto è ignobile. Così facendo infangate il lavoro di tutti noi professionisti, non si chiama un assessore per dirgli cose banali così. Cambiate mestiere.

  • Massimiliano Tonelli

    Non c’è nessuna guerra tra bande. Ne mi risultano bande contrapposte (ci mancherebbe anche questo). C’è solo un gruppo di persone che si permette di scrivere, divulgare e presentare idiozie ad un rappresentante delle istituzioni e c’è una testata giornalistica che fa il suo mestiere. Fine. Punto.

    Capisco che sia spiacevole doverselo dire, ragazzuoli, ma il liceo è finito. Ora o si è preparati, competenti e lucidi, oppure bisogna tacere. Altrimenti si fa solo danno. E non è giusto.

  • tagliamo la testa al toro: il documento completo si può leggere da qualche parte?

  • Auro B.

    Il tutto è non poco sconvolgente, Ma chi sono i responsabili di questa roba da asilo?*

  • Angel Moya Garcia

    mi rattrista questo articolo perché rappresenta, per la situazione romana, lo stesso che il Padiglione Sgarbi rappresenta per la scena culturale italiana, ovvero, un mero atto di decostruzione senza nessuna alternativa, se non altro che il banale protagonismo autoreferenziale di chi firma l’articolo piuttosto di chi cura il padiglione…

    Per la prima volta in tanto tempo non si stanno disperdendo le energie, anzi si stanno concentrando, e se le istanze possono sembrare ingenue a questa redazione, magari era il caso di venire a discutere insieme non i punti, ma le argomentazioni dietro che saranno esposte sabato (peraltro siete stati sempre invitati a farlo senza mai contare con una vostra presenza nelle riunioni).

    Pero perchè informarsi? perchè proporre? perchè cercare alternative valide insieme a una questione che tocca a tutti, voi compressi? perchè aspettare sabato e dialogare insieme come tutti gli altri giornalisti, critici, curatori, galleristi, ecc? non è forse lo scoop anche se banale e scontato a fare più pubblicità per un giornale?

    Il liceo è anche finito per i giornalisti e un giornalista è competente e lucido solo quando ha tutte le carte in mano per scrivere un articolo altrimenti appunto è meglio tacere e non fare più danni

    • Collega deluso

      La politica deve starsene alla larga dalla cultura. E lo scoop deve starsene lontano da un giornale. Avanti così, fino alla fine…

  • Cristiana Curti

    “Dirgli COSE”? Ma cosa è stato scritto? Chi l’ha scritto? Dove è il documento integrale? Queste sono frasi (anzi statements…) di circostanza del tutto compatibili con una lettera al Pubblico (il quale – tutti sanno – non ha alcuna attrezzatura, neanche minima, per comprendere raffinati concetti di politica e programmazione culturali….) all’interno di una piattaforma di più ampi contenuti.
    Se invece la piattaforma più ampia non esiste, dobbiamo poter verificare per condividere la vostra impressione sulla “classe creativa” romana (e chi è?).
    Il MACRO è importante: bisogna rendergli completa informazione, se lo si vuole davvero aiutare.

  • Roberto cirací

    Sappiamo bene che Mattioli ha fatto parte del comitato di selezione degli artisti di Sgarbi come sappiamo gli interessi tra Tonelli Croppi ed i relativi tentativi del direttore di lanciarsi in politica. Questa gente svrive e parla di arte senza abre titoli per farlo. Si mette dalla parte dei piú forti per non perdere ilbposicino. Questo articolo é la copia di una puntata del tg di Emilio Fede e vuole minare una sacrosanta azione di dissenso. Vergognatevi bamdiere al vento. Veegognatevi di fare le rivoluzioni solo quando vi conviene

    • Massimiliano Tonelli

      Cerchiamo di mantenere il dibattito sui temi, senza portarlo sulle persone. Il nostro articolo -sollecitatoci nella giornata di ieri da decine di operatori letteralmente scandalizzati dal documento che ricorsivamente veniva spammato sulle email di tutti (personalmente, sorpreso dalla pochezza del documento, ho chiesto maggiori informazioni a Angel Moya Garcia che viene qui a insolentirci, ma non me ne ha date)- non se la piglia con nessun individuo in particolare, ma con un sistema che deve finire, ovvero il sistema secondo cui tutti, anche coloro che non sono titolati a farlo, che non hanno ruolo per farlo, che non hanno la preparazione per farlo, possono dire la loro. Nei paesi evoluti non è così che funziona: prende la parola solo chi ha cose interessanti da dire.
      E’ una analisi di sistema e di atteggiamento, non contro qualche individuo. Dunque perché buttarla sulle persone con considerazioni fuori luogo su Mattioli o su me? Quanto a me, peraltro, collaboro con Croppi, collaboro con Gasperini e collaboro con Zingaretti senza nessuno steccato partitico ma con in dialogo continuo con la politica (pensare che cultura e politica debbano essere separati è affermazione che semplicemente non si puo’ sentire). Cercando, quando vengono interpellato, di portare idee innovative, fattibili e concrete.

      Non c’entra nulla ne Tonelli, ne Mattioli, ne Ciracì. C’entrano i contenuti che si riescono a esprimere e che, nella fattispecie, sono una plastica rappresentazione del vuoto pneumatico. C’entra il fatto che mentre in tutto il mondo si cercano nuovi modelli, innovativi, di gestione degli spazi culturali e di reperimento dei finanziamenti, qui si parla di “budget adeguato” facendo cascare le braccia a chi legge. Parliamo di questo e nessuno -a parte i cretini, beninteso- se la pigli su personale.

  • Januaria

    Cioe questi vanno dall’assessore senza manco una proposta in mano!

  • massimo mattioli

    caro Roberto
    non credo che tu sia così idiota da volermi citare con questi toni senza conoscermi. non credo tu sia un idiota, ripeto. per cui qui hai la mia email, scrivimi e ti racconto chi sono. qualcosina da raccontare ce l’ho, sai…
    buona giornata

  • P. Cuschi

    Non si puo’ portare all’assessore una lista di punti che qualsiasi persona trovata per strada sarebbe stata in grado di elencare, ma allora cosa siete professionisti del settore a fare? cioe: addetti ai lavoro DE CHE???

  • helga marsala

    La politica alla larga dalla cultura?? Ma di cosa stiamo parlando? La politica ha il dovere di occuparsi di cultura. E la cultura stessa è politica, ovvero interesse per la polis, per la comunità. Sono le infime guerrette tra partiti, con relative spartizioni di voti e seggi, e interessi biacamente privati, a danneggiare la cultura. Facciamo le sacrosante distinzioni.
    E poi, quale sarebbe lo SCOOP? Un articolo che commenta un documento inviato a tutti tramite email social netework? Che razza di scopp sarebbe? E che diamine c’entra Emilio Fede? La petizione gira e noi non abbiamo potuto che esprimerci a riguardo, essendo una testata che fa informazione e prova a produrre pensiero, a fare opinione.
    Qualcuno può contestare che il documento in questione sia incredibilmente, inspiegabilmente, ingiustificatamente banale? Un mese di riunioni e di discussioni per chiedere che un Museo abbia un budget adeguato? O che la politica stia lontana dalla cultura?? Ma che petizione è? Perchè la si dovrebbe firmare? Cosa si sta chiedendo all’assessore?
    Nessuno è contrario al dissenso, anzi. Qui si prova a chiedere che il dissenso si basi sulla produzione di contenuti alternativi, e soprattuto sul lavoro nel territoro, quotidiano e preciso. Un lavoro culturale e politico, appunto.

  • francesco sala

    credo che il peso di questa iniziativa sia significato dal numero di adesioni alla petizione…
    in questo momento non arrivano a 250.

    ne raccolsi di più io quando, a dodici anni, scrissi al sindaco per avere un campo da calcio nel mio quartiere.
    ed io non abito a roma…
    … ma a voghera.

  • Dario F. Morgante

    in un momento zero come questo in cui lo svilimento di ogni forma di progettualità (a tutti i livelli, dal nazionale al locale) è la bandiera sotto la quale muore la cultura immagino che il sollevare questioni, avviare dibattiti e affrontare la politica (che di questo si parla, incontrando gasperini) sia esattamente quello che dovrebbe fare ogni cittadino, a maggior ragione se «addetto ai lavori». è vero, le parole d’ordine sono generiche, e non so quante e quali riunioni le abbiamo prodotte. ma sono comunque contento che si parli del macro e della sua funzione rispetto alla città. e mi piacerebbe sentire altre campane, anziché ascoltare solo le classiche sirene di chi punta il dito

  • Santinumi

    Dimenticavo: vi chiedo di domandare all’assessore anche che gli ascensori vengano manutenuti secondo legge che gli estintori vengano controllati periodicamente e che gli ingressi pedonali siano a norma per i diversamente abili.
    Chiedo anche che vengano predisposti dei frangisole sul tetto in vetro visto che l’estate è in arrivo e il museo potrebbe diventare una serra poi come rappresentanti del mondo della cultura chiediamo che i gabinetti appositamente disegnati da Odile Decq vengano puliti e igienizzati almeno due volte al giorno. FIRMATE????

  • giorgio manfredini

    Leggendo la lettera “Caro Alemanno…” (nel link: http://www.artribune.com/2011/05/caro-alemanno-il-mondo-dell%e2%80%99arte-ti-controlla-dalla-comunita-intellettuale-romana-parte-una-lettera-a-sindaco-e-assessore/) non mi sembra di aver trovato quell’originalità, quella efficacia, la cui assenza si riscontra nella petizione di cui si parla. E’ chiaro che, per sintetizzare, si debbano evidenziare dei punti quasi ovvi. Immagino che, in entrambe le iniziative, saranno approfonditi in un secondo tempo.

    • Yuri

      Perdonate l’espressione,
      ma questa è una scena davvero patetica.

      Qualcuno ha fatto riferimento alla professione/professionalità del giornalismo.
      evidenziando il dovere di approfondire una notizia,prima di scriverci su.
      Trovo questo sia vero.
      Certo,conosco anche i tempi di re(d)azione e so per certo,che un progetto come Artribune non si scrive da solo,
      e non va avanti senza uno sforzo davvero generoso da parte delle risorse che lo formano.
      La velocità è un elemento essenziale affinche un prodotto editoriale come Artribune continui ad esistere.

      Certo che però ,la velocità, a volte rischia di trasformarsi in superficialità.
      Non voglio dire che lo siete stati,vi invito solamente a non esserlo.

      Ero scettico,
      almeno quanto voi,quando sono stato invitato alle riunioni.
      volevo capire,volevo sapere
      prendono parte al progetto persone che stimo,quindi una ragione sensata a questa azione doveva pure starci.
      mi ero ripromesso,avendo a disposizione il tempo necessario,di dover approfondire le questioni,prima di arrivare ad un giudizio.

      Cosi,confrontandomi proprio con Angel G.M.,ho manifestato le mie perplessità a riguardo.
      Anzi,ne ho manifestate anche altre che voi non avete nemmeno tirato fuori,per la verità.

      Ma Angel ,quasi sul finire, è riuscito a spiegarmi che questa iniziativa voleva solamente essere l’inizio di qualcosa.
      e questo,a parer mio è molto interessante.
      Francamente ,per una questione di vanità personale,vi devo confessare che anche io sarei stato moltopiu felice di presentare un bel testo in critichese,argomentando in maniera precisa,minuziosa e analitica la scena socioculturale italiana e le diamiche politiche connesse.
      Ma non era questo lo spazio giusto,ed infine l’ho capito,
      questa è un’iniziativa anti-elitaria che vuole chiamare una frangia di pubblico che magari non vive di manuali di fenomenologia applicata delle arti contemporanee,
      ed il cui fine,
      (e questo va detto,e forse è una colpa anche nostra se ciò non è passato)
      è riuscire a portare sul piano del dialogo PUBBLICO,
      questioni che vengono decise e risolte all’ombra della collettività al quale decide di rivolgersi.

      (questo è un tema per il quale,e ve ne do atto, anche voi vi siete largamente battuti,peraltro.)

      Per questo abbiamo deciso di usareparole facili che possano essere semplicemente dei titoli per argomentazioni piu capillari,dotte,specifiche che verranno poste in linea diretta nell’incontro di sabato.

      la parte sulla quale andrebbe sviluppata la notizia,
      è l’incontro e non la petizione.

      Questa almeno è una mia opinione da lettore.

      Incontro che spero possa ospitare la colta presenza di Artribune,che a parer mio,
      sotto questo punto di vista,
      ovvero quello di riuscire ad esssere un tramite per un pubblico piu diffuso utilizzando un linguaggio molto discorsivo e semplice,
      riesce ad essere piu performante di molti altri progetti editoriali.

      Grazie per l’attenzione.

  • Carlo Santarelli

    Già che siamo in tema di programmi banali ecco quelli del Direttore Tonelli per la candidatura al Primo Municipio in occasione delle Elezioni del 13 e 14 aprile 2008 a Roma:

    ATTIRARE TALENTI – Realizzare residenze per studenti stranieri.

    FARE SPAZIO – È immenso il novero di spazi comunali disponibili ma inutilizzati. Altrettanto immenso è il numero di associazioni, realtà di qualità, collettivi, gruppi di progetto che necessitano di ambienti per realizzare i loro propositi. Facciamo due più due…….

    ARTE PUBBLICA – La intendiamo come elemento di promozione e riscatto di interi quartieri. Magari spiazzante. Sicuramente di grande profilo e di caratura internazionale. L’esempio è la chiesa di Meier a Tor Tre Teste, una scultura che cambia la vita del territorio circostante. Senza dimenticare poi il ruolo che hanno avuto e dovranno avere le installazioni d’arte ai Fori. In una città che deve miscelare sempre più passato e futuro.

    NUOVE REALTÀ – Saremo fortemente propositivi verso ciò che contribuirà ad aumentare l’offerta culturale della città.

    • Massimiliano Tonelli

      Non mi ricordo bene, ma credo che ci fosse anche altro. Molto altro. Ad ogni modo se la tattica di estrapolare ha portato a questi contenuti confrontiamoci su questi. E’ una questione di contesto. Questi contenuti nel CONTESTO di una competizione elettorale sono contenuti innovativi. Totalmente. Se non lo sono mi devi dire almeno cinque nomi di politici che hanno proposto, in occasione delle scorse elezioni, di utilizzare l’arte pubblica come leva di riscatto per le periferie. Per dire. O cinque politici che hanno messo sul piatto il tema dell’attrazione dei talenti in città… Avrai difficoltà? Ecco, invece nel CONTESTO di un incontro con un assessore i temi che abbiamo analizzato nell’articolo qui sopra sono tutt’altro che innovativi. Alcuni sono addirittura ingenui e altri sono proprio sbagliati. Errori. E visto che gli errori si pagano, capita che possano uscire articoli negativi. Non la vivrei come uno psicodramma. E non sono certo che la risposta migliore ad un articolo negativo sia mettersi su google a trovare goffamente pezze d’appoggio per attaccare personalmente il presunto articolista. Oh, poi fai tu eh…

  • Gabriele Gaspari

    Caro Massimiliano,

    stavolta hai proprio toppato – perchè hai semplicemente usato una sintesi estrema dei contenuti ben più articolati che il gruppo che sta promuovendo questa iniziativa porta avanti. E l’hai fatto anche in discreta malafede, avendo avuto l’opportunità – e spero il tempo – di scambiare opinioni, ad esempio, con il sottoscritto e di leggere le istanze portate avanti e già in parte divulgate dal gruppo di liceali che prendi in giro. Tra l’altro, alludendo a dibattiti e riunioni-fiume di cui non puoi essere testimone perchè non c’eri. Per tua informazione, di incontri pubblici dietro che hanno portato, tra l’altro, alla redazione di questo documento che tanto non ti piace (non mi sembra che quello inviato a suo tempo dal gruppo di “intellettuali” avesse un grande respiro e lungimiranza, in buona sostanza chiedeva le stesse cose che si vogliono chiedere qui ma senza andare oltre la specifica situazione del macro) ce ne sono stati solo due, e sono durati poco più di tre ore ciascuno; anche considerata la discreta affluenza di persone in entrambe le occasioni non mi sembrano tempi insostenibili.

    Soprattutto, in un momento delicato per l’istituzione museale cittadina e per le politiche culturali in genere, a Roma, usi il tuo giornale per denigrare il lavoro di altri semplicemente per questioni -penso di poter dire, anche personali- che vanno molto al di là del giudizio obiettivamente critico sul documento che attacchi. La trovo una grande scorrettezza, soprattutto nel momento in cui, d’altra parte, sostieni e alimenti l’azione di un gruppo di persone (che evidentemente reputi più intelligenti di noi) che si prende la briga di auto-nominarsi ” LA comunità intellettuale romana” e che invece raggruppa, per un motivo o per l’altro, una serie (peraltro poco cospicua, numericamente e non solo) di persone che hanno spesso i suoi interessi “particolari” nell’iniziare o promuovere un’iniziativa nei confronti dell’assessorato, ed altri che hanno firmato – come te, del resto, un documento senza neanche averlo letto e senza sapere chi e quanti fossero i firmatari, e soprattutto, senza preoccuparsi di raccogliere o stimolare la benchè minima adesione al di fuori di un gruppetto sparuto di persone. Per tua informazione (ed è un dato se vuoi verificabile), alcuni dei firmatari di quella lettera, sapendo della presenza di altri (e così pochi quindi così associabili), la lettera non l’avrebbero neanche firmata. Un ottimo lavoro insomma, soprattutto sulla comunicazione interna.

    Se tu trovi sbagliato il proporre un’iniziativa attraverso un documento breve ma che sia accessibile a chiunque, e invece giusto promuovere una lettera firmata da diciassette persone (che neanche si conoscono, nella maggior parte dei casi) senza preoccuparsi di raccogliere adesioni e stimolare uno scambio di idee ma mettendo in prima linea una sfilzetta di nomi più o meno credibili, credo che la tua visione della politica e del fare politica sia molto chiara, limpida e soprattutto credo sia lo specchio esatto della pochezza del sistema attuale – o dei suoi interpreti, veri od eventuali decidi tu.

    L’idea alla base di questo documento è evidentemente quella di cercare adesioni al di fuori del gruppo già consolidato, e una tattica per farlo è parlare un linguaggio semplice. Se vuoi andare oltre, e pensare che queste siano le banali conclusioni di un lungo processo meditativo di idee, fallo pure ma sai benissimo che ti sbagli. E’ come attaccare un libro leggendone solo il titolo o la quarta di copertina, o come fare recensioni di mostre leggendo solo i comunicati stampa.

    Mi dispiace perchè penso che le idee comuni dovrebbero andare insieme invece di creare questa forma di ridicolo sciacallaggio gli uni nei confronti degli altri. Peraltro, lo ripeto per chiarezza, quando si hanno interessi più che specifici nel farlo.

    Ti rimando ad un’ottima iniziativa lanciata qualche tempo fa da Cesare Pietroiusti che aveva raccolto il consenso di un ampio gruppo di persone, e che si basava proprio su un linguaggio chiaro e semplice, e non sulle velleità di copertina di chi l’aveva redatta. Lo spirito di questa, è lo stesso che stiamo cercando di portare avanti ora.

    http://www.undo.net/it/argomenti/1254428367

    Buona lettura, anche al casalingo di Voghera che nel frattempo avrà compiuto diciott’anni ed ottenuto (?) il suo campo di calcetto. Bravo lui, peccato non faccia politica.

    scusate l’italiano approssimativo ma ho dovuto scrivere di fretta.
    Gabriele

  • Massimiliano Tonelli

    Devo direi che hai ragione quando sottolinei che la precedente lettera-da-firmare uscita in queste settimane era un pochino debole. Lo era, purtroppo, non lo si può negare.
    Ma un conto essere deboli, un conto è sprofondare in un abisso di nulla. Questo non è accettabile e non è perdonabile.
    Come sai -ci sono le mail a testimoniarlo- io stesso ti ho incoraggiato in questa tua iniziativa, io stesso ho appoggiato l’idea iniziale (quella si innovativa e in linea con quanto sta succedendo in tutta Europa) di azioni drastiche dentro al museo, io sono stato a invitarti ad aprire un gruppo sul facebook. Dunque non sono certo sospettabile ne di partigianeria (non ho preso parte a nessuna riunione di nessun gruppo di persone) ne ti volontà di attaccare alcuno. Solo che sotto un certo livello non si puo’ andare e non accetto che il settore ove io lavoro venga coperto di ridicolo e maneggiato da persone che non dimostrano professionalità, preparazione, lucidità. E’ imperdonabile.

    Io posso capire che quando si toppa (qui sì) la propria squadra di lavoro mettendo dentro cani e porci a ragionare su un settore che è specialistico (come se di arte contemporanea, chirurgia toracica e botanica tropicale possano parlare tutti, semplicemente autodefinendosi appassionati. O magari curatori), si trovino enormi difficoltà di arrivare a sintesi. Ma il risultato, con tutte le difficoltà del caso, non può essere questo e se è questo è un campanello d’allarme. Qualsiasi dettaglio che si possa inserire all’interno di questi punti non cambierebbe la sostanza: si parte da un presupposto di banalità siderali e la scusa di “farsi capire” non regge.

    Si parte oltretutto da degli errori marchiani e molto, molto patetici (il punto sulla politica è una roba da non credere; ma anche quello sul supporto ai progetti sul territorio dove scambiate il ruolo del museo per quello di una agenzia: due cose diverse e distinte). Si trascurano invece completamente i temi veri che sono sul piatto attualmente. E sono i temi della governance (che non è la selezione del direttore, ma è il fatto ad esempio che il museo deve avere una sua autonomia e fluidità gestionale), della costituzione di una fondazione (qui si fa un danno enorme perché dopo numerose pressioni che l’assessore ha avuto in questo senso, ora si troverà a incontrare un gruppo di persone che tra i punti in ballo trascurerà quello), del tema dell’autofinanziamento e del ruolo di attore economico del museo (altro che budget e stanziamenti), del tema dei tempi del museo e dei suoi orari di apertura, del tema degli spazi del museo e del relativo allargamento. Infine del tema del rapporto che il museo deve avere con gli altri musei della città,non solo d’arte contemporane.

    Nulla di tutto questo.

    Dice: ma perché non sei venuto in assemblea a dirle queste cose? Perché ero certo che non ce ne fosse bisogno e che il mondo in cui lavoro, a Roma, fosse composto da persone che o sono lucide e sicure di se oppure evitano di esporsi prestando il fianco a figure di merda che la metà basta. Qui qualcosa non ha funzionato.

    Ad ogni modo è ancora giovedì, siete in tempo per non gettare alle ortiche la possibilità dell’incontro con l’assessore portando delle idee innovative e dimostrando che il milieu culturale della città non è bollito. Invece di fare le adunate oceaniche vedetevi in tre o quattro (quelli che sanno far funzionare la sinapsi) e producete roba credibile e spendibile. Dopodiché chiedete le firme.

    Il compromesso al ribasso per far si che tutti, anche i tanti che nel nostro settore sono dotati di una preparazione insufficiente e di un quoziente intellettivo limitato, ci stiano dentro non fa danno solo a chi lo fa, ma a tutti quanti. Ecco perché tante persone, fin da ieri sera, ci hanno sollecitato a prendere posizione su questo indifendibile documento.

    • Gabriele Gaspari

      Probabilmente le tante persone con cui hai parlato non erano le stesse con cui ho parlato io, perchè invece ho avuto tanti riscontri positivi, da gente che non mi sarei aspettato e che credo non definiresti dei “liceali”. Sporattutto, mi è sembrato che tutti avessero capito che i punti erano delle sintesi (estreme, ok) di argomentazioni più ampie.
      Oltretuttto, mi riaggancio alla tua prima affermazione: se la lettera di due settimane fa ti era sembrata deboluccia, perchè l’hai pubblicata osannandola come concreto segnale di risveglo? Perchè non hai espresso perplessità, ad esempio, sul fatto che la comunità culturale romana si componesse di sole 16 persone riunite privatamente che non si sono neanche preoccupate di coivolgere quelli che conoscono prima di mandare una lettera al sindaco e alla stampa (prima alla stampa, poi al sindaco, sic)?

      Non credo che si debbano fare nè mea culpa nè accuse spregiudicate sfruttando la propria posizione pubblica, e nascondendo dietro al “diritto di cronaca e di opinione” una evidente volontà di sparare a zero contro un gruppo di persone ancor prima che contro delle idee.
      Mi dispiace perchè pensavo che si potesse fare qualcosa di costruttivo e invece niente, siamo sempre alle solite, ognuno si fa i cazzi propri (vedi post con finale ecumenico di francesco più sotto :).
      Questa è l’unica cosa evidente.
      Continuo a pensare che questo articolo sia stato un errore, anche perchè stimola, come dicevo ad helga sopra, tutta la vis polemica di chi è pronto ad indignarsi ed arrabbiarsi solo dal suo divano o dalla sua tastiera e senza neanche metterci il nome.

      Magari ci chiariremo di persona, spero presto.
      gabriele

  • Anonimo, per carità

    Gaspari non potete andare a fare i cialtroni con l’assessore poichè poi puo’ benissimo succedere che l’assessore faccia di tutta l’erba un fascio e pensi che tutti quanti noi siamo cialtroni. quando si parla con un rappresentante politico si ha una responsabilità non solo per se stessi ma per tutto il gruppo di interesse che si rappresenta. voi andate da un politico a dirgli che la politica non deve mettere le mani nella cultura, vi rendete conto? manco all’asilo. semmai la politica deve imparare a mettercele con qualità non certo a disinteressarsene: fate rabbia.

    • Gabriele Gaspari

      Caro Anonimo,
      tu invece sei così poco cialtrone che neanche ti firmi. Anonimo. Dire che la politica non deve mettere le mani nella cultura (e nessuno l’ha detto in questi termini) significa dire che le questioni legate alla direzione di un museo o delle politiche culturali non devono essere legate a contingenze od opportunità politiche. Significa dire che un buon assessore non può essere fatto fuori in nome di equilibri politici in consiglio comunale, significa dire che un direttore di museo non può essere “dimissionato” dal suo letterale “sovrintendente”… manco all’asilo, infatti, altrimenti ti avremmo incontrato.

    • Ilaria Loquenzi

      Premesso che io dall’assessore neppure ci andrei, perché la sua nomina si è svolta nella stessa identica maniera di come ora si sta svolgendo la nomina del nuovo direttore Macro….
      matematicamente parlando Croppi : Gasparini = Barbero : x
      Premesso che tutti questi giochi politici tendono ad inserire uomini del pdl all’interno della gestione della cultura del comune di Roma. Premesso anche che la petizione non sia sufficientemente approfondita. Premesso anche che la petizione è un atto politico e che chi lo ha fatto ne era pienamente cosciente.
      Ha ragione Gabriele, anche un bambino avrebbe capito il senso della frase.
      Queste critiche sterili e banali e superficiali non servono assolutamente a nulla e veramente fanno rabbia, nel senso che creano solo tensioni.
      E comunque, meglio cialtroni che gente muta e a testa bassa che sa solo criticare in maniera distruttiva senza neppure avere il coraggio di scrivere il proprio nome.

      • And

        Verissimo Ilaria, sono perfettamente d’accordo con te e Gabriele. Anche io sono uno dei tanti che ha firmato quella petizione, e non me ne vergogno affatto! Avete delle critiche da fare a quel documento? Fatele, ma che siano costruttive, è troppo comodo fare gli snob che demoliscono tutto, un po’ come certi critici di mia conoscenza che vanno a Venezia solo per parlare poi male di quello che hanno visto, in parte avranno pure ragione ma è facile sparlare senza riuscire a proporre una REALE alternativa!

  • scrive

    è vero… fate rabbia.

  • pane e puparuoli

    … al di là degli insulti personali che lasciano il tempo che trovano (e poi, scusate la banalità, chi è senza peccato scagli la prima pietra), sono stata contattato anch’io per un generico invito a ‘firmare’, e mi sembrava quando per strada ti fermano e ti chiedono “una firma contro la droga”. allora, per capirci qualcosa, visto che per avallare un progetto bisogna esserne informati e condividerne i contenuti, sono andato sul link segnalatomi e ho trovato… nulla, se non enunciati vaghi e fumosi. non ho dubbi sul fatto che il gruppo che ha promosso l’iniziativa sia stato animato dalle migliori intenzioni, ma il tutto mi è parso un po’ ingenuo. non solo: invitare la politica a ‘star fuori dalla cultura’ è una contraddizione in termini: se la pensi così, che vai a fare dall’assessore? la poltica ha il dovere civile e morale di occuparsi della cultura, e non solo aprendo il borsellino (prché, se non ho capito male, lo scopo ultimo è quello). inoltre, in un paese normale, la politica sarebbe cultura, ma questi sono altri sogni.
    giustissimo ricordare l’adeguamento per i disabili, SACROSANTO.
    in ultimo, faccio anch’io un appello a rientrare nell’alveo della questione, senza prendersela con tizio, caio e sempronio.
    guardiamo la luna e non il dito, please

  • … scusate ma, visto dall’estrema periferia dell’Impero (molto lontano dal Caput Mundi) vi assicuro che pare tanto una azzuffata tra guelfi e ghibellini o tra bianchi e neri ( che per altro eran fiorentini)!! Forse uni spirito meno fazioso e piú collaborativo hioverebbe (come sempre) ad entrambi i “blocchi” e soprattutto alla vostra cittá

    • EHNNO’

      Mica ci sono blocchi solo un gruppo di persone che ha scritto cose sciape e le presentera’ all’assessore e che dunque giustamente e’ stato bacchettato, che blocchi?

      • leggiti i post successivi, ma con serenità mi raccomando!

  • angelo bellobono

    Caro Massimiliano, ci sono momenti in cui l’ingenuità nel suo semplice e spiazzante manifestarsi è comunque migliore della mediocrità ed arroganza su cui si costruisce l’instabilità del nostro paese.Tutti sappiamo quanta poca buona fede ed ignoranza ci sia in chi si occupa di arte contemporanea e politica, due cose che sicuramente debbono convivere sotto lo stesso tetto, su questo hai perfettamente ragione.
    Quel che è certo è quanto sia importante un risveglio collettivo in grado di attrarre non solo i liceali, ma anche le scuole elementari e i pensionati, per proiettare i risultati in tempi più lunghi ed innescare quel cambiamento atto ad uniformare il livello di civiltà ed etica del nostro paese agli standard internazionali ai quali dovremmo aspirare. L’ingenuità è un inizio, che attraverso il confronto leale è di gran lunga migliore all’immobilismo e all’anestesia totale che da troppi anni viviamo. Magari, vista la tua esperienza politica, sarebbe stato proficuo consigliare direttamente le persone in questione, anzichè dequalificarle con un articolo a mio parere esagerato.. Forse lo hai fatto e non ti hanno ascoltato? Penso sia proficuo confrontare le competenze, perchè onestamente mi è parso di vedere che un paio dei responsabili della lettera “un pò sempliciotta” ne abbiano parecchia, unita ad un’onestà intellettuale (sempre con il beneficio del dubbio) non comune di questi tempi.

    • Redazione

      Che l’ingenuità sia meglio della mediocrità non c’è dubbio. Questo non significa che ci si debba accontentare. Non è questo l’orizzonte che mi interessa. Se si interloquisce con le amministrazioni lo si deve fare in maniera super-preparata, super-competente, super-lucida. Altrimenti, lo ripeto allo sfinimento, è molto meglio tacere e lasciar fare a loro.
      Sabato avremo un assessore che è più avanti (ti rendi conto???) dei suoi cittadini. L’assessore ha già provveduto a cambiare “proprietario” al Macro (non più la Sovrintendenza, ma il Dipartimento), ha già provveduto a predisporre ciò che occorre per la fondazione, ha già provveduto a dar seguito all’idea di Croppi di conferire al museo ulteriori spazi espositivi a Testaccio.
      L’assessore guarderà il documento e dirà “ma tutto ciò è ovvio, anzi io già ho fatto di più di questo”. Si chiede un direttore nominato previo bando, ma non si chiede la Fondazione. Ma il bando si può fare SE E SOLO SE esiste la Fondazione. Questi si chiamano errori e, anche se è ovvio che tutti siamo in buona fede e intellettualmente onesti, gli errori non vanno fatti. E quando si fanno si pagano.

      Angelo tu ormai stai più a New York che a Roma. Tu te li immagini dei professionisti di New York che si presentino presso l’amministrazione con dei punti simili? Rispondimi sinceramente, visto che conosci bene quale spirito e quale lucidità anima i professionisti in quella città. Perché qui deve essere tutto perdonato?
      MT

  • Ho postato un commento, non lo vedo. lo ripeto più sintetico.

    Durante la conferenza stampa di Croppi (25 Maggio) tutti i presenti sono stati invitati a casa di Paola Ugolini per scrivere un documento di mobilitazione dei professionisti impegnati nel mondo dell’arte. Il giorno dopo, prima della nostra lettera, Gasperini ha pubblicato un comunicato in cui ACCOGLIEVA le istanze di Croppi, che poi erano coincidenti con i criteri di governance che avremmo chiesto.

    La mattina del 26 abbiamo scritto una lettera al Sindaco e all’Assessore Gasperini molto pacata, PERCHE’ ERA VENUTO INCONTRO alle nostre istanze, per cui era INUTILE E INFANTILE andare in guerra… Lo dico io che in guerra ci vado spesso per ingiustizie e dilettantismo nepotistico dilagante. Scripta manent, per fortuna.

    Oggi abbiamo mandato una seconda lettera al Sindaco per chiedere un incontro con i professionisti e gli artisti del settore, per cui BASTA con le fazioni e i meriti, uniamoci e unitevi alla petizione, che così diventerà di TUTTI, e andiamo a parlare con chi governa. Lì ci saranno le proposte, che non si fanno nelle lettere, si fanno riflettendo ad un tavolo, dopo il Liceo…

    Quella lettera, la prima, che è a disposizione di chiuqnue me la chieda, non era debole, era semplicemente equilibrata.

    La seconda è disponibile su firmiamo.it, dove vi invito a firmare al seguente link:

    http://www.firmiamo.it/per-un-macro-bene-comune

    Saluti e pace,

    Francesco

    PS
    Firmate i msg, altrimenti tornaimo all’omertà e alla paura…

    • Gabriele Gaspari

      ahahahah Pace e Bene!

  • hm

    ot: è già da 2 giorni che cliccando su tutto nel link relativo agli ultimi commenti inseriti si riesce a vedere solo l’ultima pagina, e cliccando su pagina 2-3-4 etc rimanda sempre all’ultima pagina . censura preventiva .

  • Roberto cirací

    Un sentito grazie ai depistaggi di questo Julius Evola Tribune
    La petizione ora é oltre le 300 firme. 300 liceali, banalotti o quello che piú vi piace che sabato faranno qualcosa di costruttivo invece di alimentare zuffe dare i votini alle fiere appoggiare Sgarbi fare finte recensioni alle gallerie amichette dare i pronostici sui nuovi direttorindei musei e tutto il vostro giornalosmo d opinione che da dieci anni mqndate avanti

  • angelo bellobono

    Caro Massimilano
    credo che la cosa più importante scaturita da questo dibattito sia la volontà diffusa di costruire una comunità che condivida gli stessi obiettivii e per l’Italia non mi pare poco.
    Non sono in grado di entrare nello specifico delle relazioni con le amministrazioni di New York, quello che è evidente, è un’accessibilità alle informazioni chiara che facilita la partecipazione diffusa. La competizione che ne deriva è relativamente sana, certo non semplice, e una sensazione di diffuso rispetto e volontà di condividere entusiasmi non è cosa rara, poi come tutti sappiamo il paradiso è tutta un’altra cosa. Quindi sull’onda di questo risveglio ed entusiasmo comune nei confronti di un bene di tutti è auspicabile non lasciarsi andare ad attacchi di parte, ed unire queste nuove energie di cui tutti hanno bisogno, la politica più di ogni altra cosa necessita di numeri per non agire indisturbata e persa nella sua ormai deleteria onnipotenza. Oltre ogni antipatia, simpatia, interesse personale, curriculum più o meno importanti, cerchiamo di far confluire questa nuova ed inaspettata forza in un’unica direzione, ed in questo Artribune potrebbe essere uno strumento eccezionale per mettere le parti in relazione tra loro e non contribuire a disperderle in fazioni contrapposte. Invito tutti a smorzare i toni polemici ed i protagonismi isolati e creare un terreno comune, firmando ogni petizione a riguardo, anche quelle di chi non ci è simpatico o non si stima, se comunque porta nella stessa direzione.
    Sappiamo tutti quanto l’arte in genere e non solo le arti visive contemporanee, siano un terreno di lettura ostico per molti addetti ai lavori, immaginiamo per amministratori e gente comune con i quali dobbiamo interagire e ai quali chiediamo partecipazione.
    Buona giornata a tutti

    • Yuri

      sottoscrivo.

  • Sottoscrivo anche io le parole di Bellobono.

    Solo che Massimiliano si è incazzato per lo stesso motivo, ha solo usato toni da maschio, perché combatte ogni giorno. Fa il giornalista però, mica il monaco. I permalosi sono indesiderati, non adatti alla causa, impreparati alle intemperie. E noi non abbiamo tempo da perdere, nei momenti critici. Le divisioni fanno bene solo al nemico…

    Tanto è vero che lo stesso Bellobono ha firmato anche la petizione “Per un Macro bene Comune”, dimostrando di saper leggere, ascoltare, cambiare strada o seguirne molteplici, ed è un ottimo esempio di equilibrio, elasticità e vocazione per l’obiettivo e non per le proprie insicurezze o i propri particolarismi piccini.

    Questo fa un artista che si sente anche operatore culturale (qual’è), e membro di una comunità professionale e civile: ascolta con serenità, decide sulla scorta dell’obiettivo.

    So bene che sono concetti sconosciuti a chi crede che la quantità sia sinonimo di qualità; l’ultimo che lo ha sostenuto si chiama Berlusconi…..

    Se non si impara a guardare il valore e a saperne riconoscere le peculiarità, siamo spacciati. Il massimalismo è uguale al berlusconismo.

    L’arte è una disciplina difficile e complessa, non si vede perché non lo debba essere anche la relativa gestione, sviluppo e diffusione.

    FC

  • Andrea d’Isernia

    discutete pure, ma intanto ricordatevi di andare a votare ai referendum!

  • Nicola Davide Angerame

    Lette da un po’ di chilometri di distanza, queste diatribe assumono un aspetto inquietante perché sembrano riproporre gli usurati e imperituri schemi di “gioco” della sfera politica, con opzioni, idee, ego e gruppi contrapposti. In realtà mi pare che vi sia un aspetto nuovo non preso in considerazione, perché apparentemente ininfluente, che pero dovrebbe farci sperare tutti. Il dibattito sta avvenendo in tempo reale, accessibile a tutti e su un sito che ne terra’ memoria. Cio’ significa trasparenza, una parola utile a tutti noi e che un domani potrebbe affermermarsi nel mondo dell’arte anche grazie alla pratica innovativa messa in atto dalla tecnologia su cui si imbastisce questa piccola rissa. Comunque vada, credo che l’assessore se leggera’ il dibattito dedurrà che comunque qui tutti chiedono una cosa di fondo: che lui s’impegni a far si che il Macro produca qualita’, in ogni suo settore di competenza. E percepira’, più chiaramente di quando gli unici mezzi di espressione dell’opinione pubblica erano giornali e tv non interattivi, che esiste una comunità di professionisti e di operatori che ne giudica le scelte con maggiore efficacia di un tempo. Se l’attuale diatriba si risanerà nel rispetto reciproco non trasformando la comunita’ degli operatori in un bipolarismo imperfetto (che si vede come funziona) allora credo che i politici avranno in futuro più remore a compiere gesti di potere inconsulto a danno della cultura. Solo se il fronte dei professionisti rimane organicamente coeso (permettendo anche le diatribe e il confronto interni, ma sapendo che il fine ci accomuna tutti) i politici non potranno sfruttare le divisioni per trovare alleati anche quando compiono scempi. Per come la vedo io non e’ un dramma che vi sia una accesa discussione tra molti protagonisti della scena artistica romana. Anzi, può essere utile se ciò porterà alla fine al riconoscimento che tutti stanno operando per il bene del Macro, cosa in cui credo. La cosa importante e’ non tracimare nell’astio, e’ non lasciare che il motto preferito dei politici, “dividi e impera”, sia ancora una volta la verità di fondo che ci sfugge e che rischieremo di paghere tutti a caro prezzo. Romani e no.