Nell’anno dei Parapadiglioni, la Biennale resta comunque off limits per i disabili…

In questi giorni di opening vi abbiamo dato conto di tutto: delle inaugurazioni, delle premiazioni, delle mostre in e out e della mondanità. Però la Biennale continua, per altri sei mesi. E allora la faccenda di cui vi vogliamo parlare adesso è seria, molto seria. Perché riguarda la possibilità per tutti, ma proprio tutti, di […]

l'ingresso del padiglione russia

In questi giorni di opening vi abbiamo dato conto di tutto: delle inaugurazioni, delle premiazioni, delle mostre in e out e della mondanità. Però la Biennale continua, per altri sei mesi. E allora la faccenda di cui vi vogliamo parlare adesso è seria, molto seria. Perché riguarda la possibilità per tutti, ma proprio tutti, di visitare la più importante kermesse italiana – e internazionale – in fatto di arte contemporanea. Però, se già Venezia non è propriamente una città a misura di disabile, anche la Biennale non sempre è pienamente fruibile da portatori di handicap motori.
Consideriamo le due principali sedi deputate: Arsenale e Giardini. Per quanto riguarda il primo, la faccenda dovrebbe filare abbastanza liscia (certo, se poi ci si mettono i curatori a creare percorsi-gimkana le cose si complicano). Proviamo invece a fare un giro ai Giardini (con le foto di Daniele Podda). Tutto bene (o quasi, vista la presenza di alcuni piani seminterrati o sopraelevati) al Palazzo delle Esposizioni, ma girovagando tra le rappresentanze nazionali notiamo, ad esempio, che i Padiglioni Russia e Gran Bretagna per una sedia a rotelle equivalgono a montagne da scalare. Mentre per chi volesse visitare Stati Uniti, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Svezia non c’è problema.
Non mancano scivoli anche al di là del canale, però il percorso per raggiungere la zona in cui “alloggiano” Romania, Grecia, Serbia, Austria & co non è proprio una passeggiata. Ed è vero che qua e là si vedono rampe, scivoli e saliscendi, però a volte la loro presenza sembra addirittura una beffa, perché si trovano alla fine del percorso (vedi Israele). Non è un mistero inoltre che molti dei Padiglioni, raggiungibili magari attraverso la rampa, presentino però al loro interno dei gradini, per cui, se già per una mamma o un papà con un passeggino la visita non è agevole, figuriamoci per una persona in carrozzina. Del resto, andare sulla ghiaia dei Giardini con una sedia a rotelle non è facile (un’ipotesi di passerelle è peregrina?).

Insomma, di fatto molte aree della Biennale, seppur formalmente rispettose delle normative in materia, restano off-limits per i disabili. Il che, in una città in cui – e negli stessi spazi! – si tiene una Biennale dell’Architettura, risulta – lasciatecelo dire – paradossale. E se iniziassimo a pensarci seriamente, magari per ritrovarci tra due anni con una Biennale senza frontiere e senza barriere?

Anita Pepe

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Anita Pepe
Insegnante e giornalista pubblicista, Anita Pepe è nata a Torre del Greco (Na). Ha pubblicato il suo primo articolo nel 1990. La laurea in Lettere presso l’Università di Napoli “Federico II” l’ha indirizzata verso una formazione prevalentemente storica; si è avvicinata al contemporaneo per motivi professionali, collaborando per oltre dieci anni con quotidiani, periodici e websites. Ha scritto testi critici per mostre e interventi in spazi privati e istituzionali. Blogger a tempo indeterminato, non riesce a sottrarsi alle tentazioni del nazionalpopolare, politica inclusa. Avrebbe tanto voluto scrivere una minibiografia più cool, e si scusa per non esserci riuscita.
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  • Quello che scrivi è sempre molto interessante, concordo pienamente con questo articolo, perchè è la stessa cosa che pensavo anche io tutte le volte che varcavo un padiglione o che passavo sui ponti della città, a partire da quello di Calatrava che è impercorribile! Ho visto con i miei occhi disabili in difficoltà con due-tre persone che aiutavano a salire le scale per accedere ai padiglioni…ti fa proprio incazzare questa cosa!