Men at work. Ultimi ritocchi per la mega-installazione di Paolo Grassino al Macro, ecco le foto in anteprima

Come i lettori di Artribune ben sanno, lui non ha investito tempo ed energie per la Biennale di Venezia, essendo uno di quelli che hanno declinato l’invito di Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia. Ma gli impegni di certo non mancano, a Paolo Grassino: fra questi la grande installazione dal titolo Madre, che verrà presentata […]

Paolo Grassino al lavoro al Macro - foto Altrospazio, Roma

Come i lettori di Artribune ben sanno, lui non ha investito tempo ed energie per la Biennale di Venezia, essendo uno di quelli che hanno declinato l’invito di Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia. Ma gli impegni di certo non mancano, a Paolo Grassino: fra questi la grande installazione dal titolo Madre, che verrà presentata il 24 giugno al Macro in occasione della mostra La Collezione e i nuovi arrivi, e che rimarrà esposta a Roma fino a novembre 2011. Siamo andati a dare un’occhiata in anteprima, e l’abbiamo beccato al lavoro…

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Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • Davide Franceschini

    “Siamo andati a dare un’occhiata in anteprima, e l’abbiamo beccato al lavoro…”
    si sappia che “art tribune” non è andato da nessuna parte e che queste foto sono state realizzate da altrospazio di Davide Franceschini (il sottoscritto), per conto del Museo Macro.
    Vi ricordo che l’appropriazione indebita di opere altrui e la mancata pubblicazione dei crediti sono reati. e vi ricordo che queste foto sono proprietà esclusiva del Museo e del suo autore. quindi, vi invito a cancellare la frase sopra indicata ed eliminare queste foto dal sito (andando a scattarne di vostre al macro, se ne siete capaci).
    in caso contrario adirò contro di voi per vie legali. grazie.

    Davide Franceschini – fotografo documentarista e storico dell’arte

    • Redazione

      Sentiremo quanto prima il Macro e la Galleria Delloro (da loro ci arrivano le foto che volentieri abbiamo pubblicato) per capire se c’è qualcosa che non va. Chiederemo in particolare al Macro, museo che paga i suoi fornitori con denari pubblici, se ritiene opportuno e professionale che i suoi fornitori vadano scompostamente a fare gli scalmanati su siti web di testate giornalistiche che al Macro hanno dato spazio.

  • …non ti arrabbiare Franceschini (anche se ne hai tutti i motivi) perché intanto la cosa importante non era far vedere le foto della futura installazione ma ricordare che Grassino ha detto no al Padiglione Italia !!!

  • Marco Impellizzeri

    Franceschini, lo sappiamo tutti che, in quanto promotore delle recenti proteste di “occupiamoci di contemporaneo” i motivi di questo attacco sono altri. Se ci sono delle questioni irrisolte con Artribune sii diretto, non ti attaccare con questi mezzucci trasversali.

  • Luca G.

    Effettivamente sembrerebbe proprio che qui non si tratta di una banale questione di credits fotografici, ma rimane comunque il fatto che una persona pagata con soldi pubblici non possa prendere queste iniziative su questioni di lavoro per vendette personali.

  • Davide Franceschini

    1. il fatto che io sia tra i promotori di “occupiamoci di contemporaneo” – in qualità di operatore del settore impegnato da anni su queste tematiche – non c’entra assolutamente nulla con questa faccenda, che riguarda la mia professione di fotografo documentarista. non menate il can per l’aia e non peggiorate la vostra posizione con illazioni che vi rendono solo ridicoli.

    2. verificate pure, ma soprattutto, rettificate, dato che non siete stati voi “a dare un’occhiata in anteprima”, “beccando” Grassino a lavoro. verificate anche il contenuto della legge sul diritto d’autore del 22 aprile 1941, n. 633. quindi, ascoltate il mio consiglio, togliete quella frase e mettete ben visibili i seguenti crediti:
    foto: altrospazio (Roma) © MACRO 2011.

    3. ” Chiederemo in particolare al Macro, museo che paga i suoi fornitori con denari pubblici, se ritiene opportuno e professionale che i suoi fornitori vadano scompostamente a fare gli scalmanati su siti web di testate giornalistiche che al Macro hanno dato spazio.”
    >>> rivendicare fermamente il diritto al riconoscimento della proprietà e dell’autorialità di opere fotografiche realizzate su commissione, è un diritto sancito dalla legge. rivendicarlo con forza non è farlo “scompostamente” da “scalmanati”, è pretendere pubblicamente che si dica la verità e si rispetti il lavoro altrui. Lavoro che il Comune di Roma non sta più pagando ai suoi fornitori (compreso il sottoscritto), costringendoli a prestare la propria attività qualificata gratis molto oltre gli antichi 90 giorni. Quindi, vi consiglio caldamente di evitare anche queste argomentazioni perché sono di cattivo gusto e ampiamente fuori luogo. Fate i giornalisti veri, denunciate queste soprusi invece di umiliare ulteriormente chi già è costretto a subire l’incompetenza e l’arroganza del potere.

    detto ciò, non intendo procedere oltre su questa discussione. se entro lunedì non avrete corretto l’articolo e aggiunto i crediti, non sarà su questo sito che proseguirà la nostra discussione, ma nelle sedi competenti. qualcuno deve pur insegnarvi cosa vogliano dire ETICA e RISPETTO.

    • Redazione

      Rivendicare un proprio diritto, se questo è stato calpestato, è cosa sacrosanta. Farlo imbrattando il commentario di una testata giornalistica, dileggiandola e insultandola con toni da bullo o da coatto di periferia non siamo certi sia lo stile che il Museo Macro richiede ai propri fornitori.
      Abbiamo ricevuto queste foto con la dicitura e la courtesy che abbiamo pubblicato. Ci sono state inviate -le email ne sono controprova- dalla galleria di Grassino che evidentemente riteneva fossero di sua proprietà (c’è infatti la courtesy Galleria Delloro) se così non è e se la galleria ha sbagliato non abbiamo alcun problema ad aggiungere altri credit, abbiamo invece un enorme problema a leggere le intimidazioni e le piazzate trash, i suoi dileggi, le sue minacce, le sue fandonie.
      Lavoriamo in questo settore dalla fine degli anni ’90 ed è capitato più volte che qualche credits fotografico fosse saltato: il fotografo o lo studio fotografico ha fatto una telefonata o inviato una cortese e-mail e il problema è stato risolto. Qui invece, per la prima volta a nostra memoria, non solo il problema non è dipeso assolutamente da noi, ma abbiamo subito il dileggio e il bullismo di quello che si qualifica come il fornitore di un museo.
      Ripetiamo: sentiremo il Museo, parleremo con chi ha incaricato questa persona, gli faremo leggere cosa questa persona ha scritto e raccoglieremo le spiegazioni del Macro. Consigliandogli caldamente di scegliere con maggiore accuratezza i propri fornitori. Il fatto che l’amministrazione paga in ritardo non legittima i propri fornitori a infangarne l’immagine presso terzi (e pubblicamente) in questo modo. Il fotografo di un qualsiasi museo del mondo civile e occidentale che dovesse assumere comportamenti simili sarebbe immediatamente sostituito (e gli verrebbero chiesti i danni), vedremo cosa ne penserà l’amministrazione del Macro dopo aver letto questa immonda trafila di aggressive cretinate.

  • Haber

    Se tanto mi dà tanto il buon Franceschini non lavorerà più per il Macro, manco se accetta pagamento a 900 giorni, non a 90.

  • Massimo Riserbo

    Un momento, ho paura di non avere capito: questo cafone è il fotografo del Macro? Ditemi di no…..

  • Angela Milano

    Mi chiedo che interesse abbia Artribune nell’attaccare in questo modo un fotografo che, seppur in modo pubblico, ha solo rivendicato la sua proprietà, deridendolo con parole come “personaggio trash” che “minaccia” e “spara fandonie”.

    Se riteneva il suo comportamento una “piazzata” bastava non fare altrettanto, e invece… ;)

    • Attilio

      gentile Angela,
      artribune non sta attaccando Franceschini, ma invece si sta difendendo da lui.
      Il problema è davvero più grande.
      In teoria Davide avrebbe dovuto prendersela (giustamente) con la galleria delloro che non ha inserito i crediti, mandandone altri all’interno dei quali non si fa accenno al suo studio.
      Artribune ha solo pubblicato foto che gli sono giunte da terzi e per rendere la notizia simpatica ha formalizzato dicendo “Siamo andati a dare un’occhiata in anteprima, e l’abbiamo beccato al lavoro” ma è ovvio che non sono andati loro di persona…la sostanza però è che hanno dato spazio ad una notizia.
      In più Davide poteva serenamente scrivere una e-mail personale alla redazione chiedendo chiarimenti ed è giusto che lo faccia e che rivendichi i suoi diritti.

      • Angela Milano

        No, sul fatto che c’è stato un malinteso (che Artribune abbia involontariamente omesso i crediti che spettavano a Franceschini) siamo d’accordo, ma “Siamo andati a dare un’occhiata in anteprima, e l’abbiamo beccato al lavoro” mi pare una frase abbastanza esplicita e a senso unico.
        Comunque quello che contesto è che sia Artribune a minacciare Franceschini—quando si lamenta del contrario—mentre dovrebbe semplicemente chiarire i fatti, provvedere a riparare il “danno” e cancellare i commenti.

        Che i toni di Franceschini non siano i più politicamente corretti non dà ad Artribune il diritto di fare altrettanto, ricordiamoci anche che qui è Franceschini la parte “lesa”, perché Artribune non verrà minimamente intaccata da questa discussione.

        • Attilio

          il discorso sta proprio nel fatto che Artribune non ha il ruolo di chiarire i crediti, ma è la fonte che deve inviare le informazioni corrette, la rivista si limita a pubblicare il materiale che viene ad essa segnalata e non è neanche autorizzata a inserire info di sua spontanea volontà.
          La frase in questione “siamo andati…” serve semplicemente per rendere simpatica la notizia non ci leggo alcuna malizia, ovviamente è il mio punto di vista condivisibile o meno.
          Artribune non sta minacciando, certo è sarcastico, ma una rivista non deve chiarie, non deve riparare e tanto meno cancellare ma, rimanendo nella sostanza della notizia, pubblicare la stessa con, ripeto, le info che riceve.
          Sta invece ai soggetti in questione di utilizzare un tono adeguato e sereno perchè è un peccato che poi chi ha ragione (franceschini in questo caso) deve pure rimetterci.
          I toni sono fondamentali e le modalità anche, perchè non scrivere privatamente e chiedere con tranquillità delucidazioni?
          Inoltre qui si mette alla portata di tutti la credibilità di un museo e gli accordi che prende con i collaboratori.
          è una cosa seria.

  • Francesco Martinelli

    Questo personaggio non sta facendo altro che nuocere al Museo che comunque gli dà lavoro, di attaccare una testata giornalistica che comunque promuoveva l’attività di un bravo artista e del MACRO in generale, creando magari problemi alla galleria che supportava tale mostra. Tutto ciò pubblicamente per perseguire chissa quale sua vendetta personale. FERMATELO

  • Michele Napoleone

    Che Artribune gli pubblicasse questi benedetti credits, tanto la figura patetica la sta facendo il fotografo.

  • Ventitre’

    Ma io pago le tasse comunali perché le istituzioni comunali si affidino ad un animale simile, ma siamo impazzuti? Ma io scendo in piazza se il MIO museo dà incarichi ancora una volta a sta gentucola, scusatemi ma basisco. BASISCO.

  • Bisogna

    Questo “signore” tra mille virgolette sta danneggiando il museo Macro, la galleria Delloro, l’artista Grassino. Perché? Forse per ottenere riconosciuti alcuni suoi diritti che avrebbe ottenuti in un attimo scrivendo una mail? Non lo si faccia lavorare mai più in una istituzione pubblica (E PRIVATAAAA)

  • carolina

    La frase “siamo andati a curiosare” è uan banalissima formula giornalistica che si usa per condire la notizia di un’anteprima. non è certo un’appropriazione indebita! ma evidentemente il signor fotografo non ha idea di come si scriva in un giornale. per il resto, appurato che la galelria stessa che ha fornto le foto non ha ritenuto di dover inserire i cretditi del fotografo stesso (quindi è repsonsabilità loro), mi pare ovvio che il signor franceschini avrebbe potuto chiedere lumi privatamente e con gentilezza, anzicchè uscirsene con questa piazzata volgare e sborona.

    Posso dirvi infine che se il Museo per cui lavoro avesse rilevato un comportamnto simile da parte del suo fotografo… beh, lo avrebbe sbattuto fuori all’istante. Rifletteteci: una testata dà visibilità alle attività di un museo e un suo collaboratore si mette a insultarla davanti a tutti per una sciocchezza simile, mettendo a rischio i rapporti tra il museo e la stampa. Una roba incommentabile, sopratutto dal momento che il fotografo di un museo dovrebbe solo prodigarsi per fare il bene della struttura per cui lavora, e non per creare tensioni. Vergogna.

  • r. v.

    Incredibile che il Macro dia lavoro a gentaglia come questa (spero ancora per poco), dovresti solo vergognarti Davide Franceschini non hai idea di cosa sia la professionalità

  • Cristiana Curti

    Sono esterrefatta. Tre righe di una magra nota CON servizio fotografico piuttosto approfondito comunicano che qualcuno di Artribune sia andato a vedere al MACRO un artista al lavoro e abbia scattato alcune foto per conto della testata: non c’è nessun volo pindarico o “simpatica” (?) metafora autorizzabili nell’interpretazione lasca di una manciata di parole precisissime (“Siamo andati a dare un’occhiata in anteprima, e l’abbiamo beccato al lavoro”).

    Il fotografo autore degli scatti non solo non vede riconosciuto il proprio lavoro pubblicato online e teme che altri si ascrivano la paternità delle sue foto ma viene anche insultato dalla Redazione, che doveva invece scusarsi e subito inserire la precisazione, pur sottolineando la sua non colpevolezza (e chiudere così la faccenda senza permettere che procedesse sul sito), e quindi anche dal pubblico che legge nelle sue rimostranze assai accese, ma per me più che comprensibili, addirittura “chissà quale vendetta personale”.
    C’è qualcuno che sa davvero quali siano i diritti legati alla riproduzione di immagini o di citazione delle fonti OBBLIGATORIA per ogni testata giornalistica o crediamo di essere tutti al di sopra delle regole solo perché internet sembra dare un’illusoria (quanto irresponsabile) sensazione di spensierato far west?
    Da quanto scrive Attilio, pur con compostezza almeno, senza pensare minimamente di essere in errore, no.
    Se Artribune (e qualsiasi altro mezzo di comunicazione) viene al corrente di dati che permettono la definizione delle fonti, stante la sua originaria buona fede in questo caso, è TENUTO a correggere le proprie imprecisioni, se comprovate (da quando la notizia è pubblicata su Artribune, anche l’errore traslato dalla Galleria diventa responsabilità di Artribune, e ha fatto bene Francheschini a scrivere qui, per far cancellare immediatamente l’errore evidenziato dalla pubblicazione delle immagini, che finché non erano pubblicate non procuravano un diritto leso).

    Davvero il fotografo Franceschini intendeva colpire il Museo quando chiedeva ad Artribune di inserire i crediti corretti?
    Secondo gli irritati commentatori la frase: “…vi ricordo che queste foto sono proprietà esclusiva del Museo e del suo autore…” contiene un danno per il MACRO o non è piuttosto indice del desiderio di difenderne diritti e proprietà anche PRIMA dei propri?

    Franceschini, invece, diventa sino ad ora: “scompostamente scalmanato” (Redazione, con minaccia non velata di ritorsioni in sede museale per il presunto comportamento scorretto (?) del nostro, il che per me è piuttosto grave), “persona pagata con soldi pubblici (che) non può prendere queste iniziative su questioni di lavoro per vendette personali” (Luca G.), “bullo o … coatto di periferia non siamo certi sia lo stile che il Museo Macro richiede ai propri fornitori” e istigatore di “piazzate trash, … dileggi, … minacce, … fandonie” e ancora “Il fotografo di un qualsiasi museo del mondo civile e occidentale che dovesse assumere comportamenti simili sarebbe immediatamente sostituito (e gli verrebbero chiesti i danni), vedremo cosa ne penserà l’amministrazione del Macro dopo aver letto questa immonda trafila di aggressive cretinate” (sempre Redazione), “cafone” (Massimo Riserbo), “personaggio (che) non sta facendo altro che nuocere al Museo che comunque gli dà lavoro” (Francesco Martinelli), “patetico” (Michele Napoleone), “animale” e “gentucola” (Ventitré, che paga le tasse “comunali” – e le altre?), ““signore” tra mille virgolette (che) sta danneggiando il museo Macro, la galleria Delloro, l’artista Grassino” e “Non lo si faccia lavorare mai più in una istituzione pubblica (E PRIVATAAAA)” (Bisogna), “signor fotografo non ha idea di come si scriva in un giornale” e la sua una “piazzata volgare e sborona” (carolina, la Sotis che lavora in un museo dove evidentemente è concesso pubblicare le proprie immagini senza crediti fotografici, sui cui diritti – in genere – gli enti museali guadagnano lecitamente), “gentaglia” (r.v., che si augura anche che Franceschini sia licenziato presto…).

    Da questa “roba” abborracciata per mancanza di conoscenza delle basilari regole del giornalismo da parte dell’anonimo autore del magro pezzetto che tutto ha fatto tranne che una visita al MACRO (io mi sarei semmai irritata per il millantato credito, ammesso dovessi irritarmi per qualcosa, il che non è, sia chiaro), invece del giusto risalto e riconoscimento dato a un artista che ci conforta sull’attività ancora in essere del povero sito orbato di Barbero, resterà un aspro quanto sgradevole litigio con corredo piccino piccino di inutili contumelie concesse senza alcun limite all’insulto… Complimenti!

  • Redazione

    Ci sono arrivate dalla galleria di Paolo Grassino, che avevamo interpellato esterrefatti, le nuove didascalie delle immagini che abbiamo infatti subito inserito. Ancora fatichiamo a capire perché Franceschini non abbia fatto altrettanto, semplicemente inviando una mail, invece di inserire un commento violento e aggressivo in cui arrivava al punto di mettere in discussione il nostro stile giornalistico nella confezione della news. Minacciandoci di ritorsioni legali. Parlando di appropriazione indebita e quant’altro.

    Il Macro, che è il cliente di Franceschini, valuterà se questo comportamento inqualificabile si confà o non si confà ad un fornitore di una istituzione pubblica.

  • hm

    in effetti in questo caso secondo me avete sbocciato un po’ troppo voi della redazione (Sbocciare: verbo che definisce l’improvvisa quanto inaspettata azione verbale o fisica da parte di una persona nei confronti di chi gli sta intorno. —-> http://nevedibologna.forumfree.it/?t=36134653), ma fate pure .

  • Cristiana Curti

    Temo che l’ “appropriazione indebita” costituisse per Franceschini un modo forse impreciso (forse no) per dire che dal pezzo su Artribune si evince – e sono convinta che, se c’è un poco di onestà di pensiero, lo ammettiamo tutti – che un inviato della testata, recatosi al MACRO per incontrare Grassino, aveva eseguito quei fotogrammi dell’artista al lavoro. Il che non è.
    Quindi poteva risultare che l’estensore di questo pezzo si appropriava anche e direttamente della paternità delle fotografie di Franceschini, ciò ANCHE provato dalla mancata indicazione del corretto credito in questo sito.
    Franceschini scrive chiedendo di correggere il credito il 18 nel tardo pomeriggio. La redazione gli risponde a notte fonda, dopo che già i primi commenti – alcuni pesantemente a lui contrari – partivano con la consueta carrellata di bellezze (una persona pagata – fra l’altro, purtroppo, nemmeno pagata… – con soldi pubblici deve forse subire perché deve sentirsi miracolata per avere come cliente il MACRO?).
    Il secondo intervento di Franceschini è del 19 mattina presto (tre ore dopo la risposta della redazione) e, per quanto decisamente irritato dalla piega che sta prendendo la faccenda (al punto che chi dovrebbe correggere invece di farlo subito, intende addirittura denunciarlo di comportamento scorretto con il suo cliente – cosa che Artribune non ha alcun diritto di fare, e converrebbe davvero non facesse -), non scrive UNA SOLA parola diffamatoria contro la testata.
    Afferma egli piuttosto che nessun inviato di Artribune è andato al MACRO a “beccare” Grassino al lavoro. Questo sì. Se così non è, sta ad Artribune smentire la cosa, ma allora perché servirsi di foto altrui? Dove è la diffamazione di Franceschini, dove sono le sue “fandonie”?
    Dopo di che, per tutta la giornata di oggi si sono seguiti commenti insultanti contro il fotografo senza che la Redazione intervenisse chiarendo con semplicità le cose. Bastava solo aggiungere la paternità corretta del credito (magari scusarsi per la svista, come di solito si fa), nessuno mette in dubbio la buona fede di Artribune se questa asserisce che le foto erano state inviate con la dicitura iniziale dalla Galleria di riferimento dell’artista. Sono errori molto comuni che trovano soluzione con poco. Invece appare un secondo commento della Redazione particolarmente avvelenato contro il fotografo, il che permette ai soliti “ignoti” e ai rari “noti” di scatenare il repertorio del qualunquismo più goffo, per non dire altro.
    La didascalia delle immagini è stata corretta dopo il mio commento e credo prima di quello della redazione a seguito del mio cioè intorno alle 20.30 di stasera, ma questo poco importa: importa sia stata corretta e ha fatto bene Artribune a ripristinare il diritto mancato.

    Tutto ciò per niente. L’articolista poteva tranquillamente dire di avere contattato la galleria di Grassino che stava preparando al MACRO l’allestimento della sua prossima rassegna e rendere giustizia al lavoro di Franceschini, senza incensi e salamelecchi, solo mettendo quelle tre parolette di crediti in coda al pezzo (perché no?). Non capisco dove fosse il problema, ora staremo forse a commentare l’opera di Grassino che merita senz’altro di essere considerata. Ma soprattutto l’articolista poteva evitare di far credere di essere stato dove non fu e di avere incontrato chi non vide. Forse le tre righette scarne avrebbero perso di mordente? Non saprei, è questione che non compete me, ma la Redazione e come vuole intendere la sua linea editoriale. E, francamente, non sono interessata alla cosa.
    Il vostro stile giornalistico nella confezione di QUESTA notizia – e non altre – è stato messo in discussione, ma per me giustamente. Qualche errore formale c’era. Forse sarebbe stato meglio “abbozzare” che denigrare.
    Quando poi vedrò la Redazione che bacchetta ANCHE le ingiuste (e spesso orribili: come si permette di far dare impunemente dell’ “animale” e della “gentaglia” in un sito pubblico a un professionista che chiede solo di correggere un’illiceità ai propri danni?) intemperanze dei suoi fans più sfegatati, capirò che è stato fatto un ulteriore salto di qualità. Ringrazio per l’attenzione e auguro che tutto si ricomponga come deve essere.

  • Massimo Riserbo

    Qualunquismo goffo cara Curti è parlare di “professionista” parlando di questo Franceschini, io ho letto tutti i commenti e di professsionisti non ne ho visto manco mezzo in caso contrario mi deve trovare un solo altro professionista che si esprimerebbe un questo modo. Non oso pensare l’imbarazzo del Macro in questo momento: la prima mail in cui il tizio dice che le foto sono di proprietà del Macro QUINDI il sito le deve togliere per non incorrere in guai legali è per noi ridicola, ma per il macro oscena e imperdonabile.

  • Cristiana Curti

    Caro “Riserbo”, le risponderei volentieri se capissi cosa mai ha voluto significare. Ringrazi piuttosto che nessuno, io meno di chiunque, dà a lei del “cafone” in un sito giornalistico nazionale in relazione al suo lavoro. Il che, meglio saperlo, costituisce diffamazione perché getta discredito su un professionista senza alcun motivo, neanche di contiguità, con la questione di cui si parla. Il signor Franceschini, se volesse, potrebbe persino recuperare il mancato guadagno delle fotografie con i proventi del risarcimento nella causa che vincerebbe facilmente contro i commentatori più irresponsabili di Artribune.
    Sarebbe, fra l’altro, una causa avvincente perché si capirebbe sino a dove ci si può spingere in un commento insultante e non infrangere la legge.
    Il MACRO, temo, ha ora ben altre gatte da pelare che imbarazzarsi (e perché poi?) per un suo fotografo che difende i diritti suoi e del suo cliente.
    Io non andrei oltre. Segua meglio le indicazioni del soprannome che si è scelto, piuttosto, e l’ottimo comportamento di Artribune che ha corretto ciò che doveva correggere.

  • Davide Franceschini

    sono basito dal livello di volgarità e di violenza espresso da questo surreale commentario, fomentato dalla redazione stessa.

    fortunatamente angela e cristiana (che non mi conoscono e che quindi non possono essere accusate a loro volta di faziosità), hanno compreso e ribadito il senso della mia civile e legittima contestazione (chiunque leggendo questo carteggio avrà modo di capire autonomamente chi ha aggredito e diffamato chi). le ringrazio di cuore. noto anche che sono tra le pochissime persone che non si nascondono dietro uno pseudonimo. è troppo facile insultare gratuitamente senza assumersi la responsabilità (anche legale) delle proprie parole, ed è scandaloso che una redazione seria non abbia interesse a moderare, ma anzi gareggi in violenza con i più violenti. ciò non mi meraviglia. io sarò un burino di periferia (e la cosa non mi offende, perché dalla periferia vengo e non ne sento l’onta), mi chiedo però quale sia la nobile provenienza dei lettori e dei redattori coinvolti (ad hoc?) in questa amara querelle.

    non risponderò a nessuno degli insulti, anche molto pesanti, di cui sono stato fatto bersaglio, perché penso si commentino da soli. voglio solo chiarire un paio di punti, per amore di trasparenza, e lanciare un invito a voi tutti:

    1. la mia reazione e la mia decisione di rendere pubblica una più che sacrosanta pretesa, è nata dalla falsità (tutt’altro che “simpatica” e “professionale”) della frase con cui si chiude l’articolo, solamente peggiorata dalla mancanza dei crediti. ed è stato, pensate, lo stesso carlo pratis (con cui sono in ottimi rapporti) a farmela notare sabato al macro con il suo iPad. non si capisce per quale motivo non si debba pubblicamente smentire una notizia pubblicamente falsa e perché la ferma pretesa (legalmente sostanziata) di una rettifica debba avvenire attraverso una mail privata, pena l’esser considerata una violenta e irrituale aggressione. se fosse stata solo una questione di crediti avrei senz’altro proceduto diversamente (come spessissimo accade), ma c’è un limite a tutto e una cosa del genere non mi era mai accaduta.

    2. purtroppo per voi lavoro nel macro da più di un anno e mi onoro di aver documentato quasi tutta la gestione Barbero e di aver lavorato in uno splendido clima di collaborazione, con lui e con tutto il suo staff. e, strano a dirsi, ho ottenuto questo incarico con una pubblica gara e per puro merito. temo quindi che le vostre lamentele di “cittadini paganti” non avranno molto ascolto da quelle parti (e non solo da quelle parti). il mio lavoro e la mia professionalità fortunatamente sono di facile accesso e verificabilità. in questo modo rischiate solo di farmi una gran pubblicità (come sta avvenendo anche su altre questioni, e anticipo così il punto seguente).

    3. sono certo che buona parte dell’odio scatenato qui sopra (e la cosa non è stata neanche celata) risieda nel fatto che io sia tra i promotori di “occupiamoci di contemporaneo”. ebbene, vi do una notizia che forse placherà gli animi più accesi e indignati: essendo tra gli ormai 688 “ingenui” che chiedono certezza di fondi, di governance, di merito e di trasparenza anche e soprattutto nella gestione delle politiche culturali, agirò perfettamente in coerenza con i miei ideali e dal 24 giugno (pur avendo credito e curriculum sufficienti) non mi ricandiderò per fotografare la nuova gestione, perché non ne riconoscerò, da cittadino e da operatore del settore, la legittimità. il lavoro non mi manca e dopo tutto questo tempo passato al macro sento il bisogno di affrontare nuove sfide.

    4. dato che, a differenza di molti, a partire dal signor Tonelli, prediligo di gran lunga la dialettica de visu all’insulto virtuale, invito lor signori a venire al macro stesso per confrontarsi con me e volendo anche per insultarmi. sono lì a “rubare soldi pubblici” tutto il giorno, tutti i giorni, compreso il 24 (sia alla conferenza stampa che all’opening) ed è facile individuarmi. non solo, mi troverete anche il giorno 25 giugno alle 17:30, alla pubblica assemblea promossa da “occupiamoci di contemporaneo”, alla quale sarebbe il caso che partecipaste e diceste la vostra per l’importanza di esserci e di parlare TUTTI. vi abbiamo sempre invitato a confrontarvi costruttivamente e non siete mai venuti, optando per la strada più facile, la macchina del fango virtuale, il dileggio, l’insulto… che questo punto penso sia il vostro stile. abbiate il coraggio delle vostre parole e delle vostre azioni.

  • LorenzoMarras

    Signor Franceschini riguardo il linciaggio verbale di cui Lei è stato fatto oggetto, sono completamente d’accordo con Lei . E’ non solo volgare ma palesemente ingiusto aggredire verbalmente una persona , misconoscendone i suoi diritti ritenuti lesi. Debbo pero’ farLe notare che Lei , secondo me, avrebbe dovuto , prima di esordire con quella iniziale dichiarazione che ha aperto la discussione, rivolgere le sue leggitime rivendicazioni alla Galleria Delloro ed al Macro sia tramite una semplice telefonata e sia tramite lettera ed invitando la medesime a comunicare alla Rivista la necessaria variazione che riconoscesse, giustamente , i suoi crediti. Le forme di esercizio del suo diritto non sono state , insomma, appropriate.
    E’ solo una mia opinione personale , caro Franceschini, non ho nulla verso di Lei.
    cordiali saluti.

    • Cristiana Curti

      Caro Lorenzo, sei persona obiettiva, quindi considera un’ultimo appunto, perché sollevi una questione di merito. Se Franceschini viene addirittura avvisato dell’errore su Artribune da Carlo Pratis (della galleria Delloro) perché mai avrebbe dovuto rivolgersi prima alla galleria? E il Macro non è un referente a cui Franceschini è subordinato, quanto un co-proprietario – paritetico, salvo altri accordi, con il fotografo – delle immagini.
      Comunque penso che – aldilà di quella poco felice frase a chiusura del pezzo – la questione dei diritti è risolta e la discussione successiva faccia capire esaurientemente chi ha fotografato cosa.

      Rimane aperta, secondo me, la faccenda del fastidioso corollario degli insulti a ruota libera cui, solo da poco tempo a questa parte, il legislatore sta cercando di porre soluzione.
      E’ triste verificare che una fonte di potenziale (e spesso effettiva) libertà di espressione attraverso il web (che in altri casi permise la diffuzione di notizie che altrimenti sarebbero nascoste dall’ufficialità delle fonti governative) venga svilita e richieda ancora una volta l’imposizione di una “regola”. Il che condurrà a limiti che potrebbero nuocere a tutti, indistintamente. Bisognerebbe meditare prima di scrivere in un consesso pubblico…

  • Cristiana Curti

    … “un” senza apostrofo, of course

  • LorenzoMarras

    Cristiana Cara, sul merito ho naturalmente espresso una opinione strettamente personale che rappresenta la via che , ripeto , sempre secondo me avrebbe potuto prendere Franceschini dal momento che a me pare , i suoi interlocutori sembrano essere la Galleria Delloro ed il Macro; Sono infatti costoro , che a dichiarazioni fatte in questo spazio, dalla Rivista Artribune, avevano la disponibilita’ di queste foto. Questo lo dichiara espressamente la Redazione nel suo commento successivo a quello di Franceschini. Nel merito oh Cristiana, sia ben chiaro, Perche’ poi visto
    nella sua legalita’ ci vogliono dati ben piu’ precisi di quelli che sono stati portati a conoscenza di tutti noi.
    Poi per quanto riguarda la piega che ha assunto la discussione non ho difficolta’ non solo ad affermare, ma a CREDERE con coscienza che non è assolutamente giustificato insultare ne’ la persona di Franceschini ne’ di chicchesia prenda la parola in questo spazio.
    Non posso fare altro che auspicare che da parte della Rivista Artribune si pongano in essere i filtri necessari affinche’ queste cose non accadano in futuro. Sarebbe un vantaggio per tutti.
    Per come la vedo Cristia’, questo è il mio pensiero.
    ciao , a presto.

  • Attilio

    Esprimere un opinione è una cosa, il forum serve anche a fare chiarezza giocando su punti di vista anche discordanti, ma le offese e questo genere di degenerazione è bruttissimo. è ovvio che poi la rivista se modera è meglio. Alla fine quello che conta sono i dati di fatto che Cristina ha saputo esprimere bene.
    buona giornata a tutti

    • Attilio

      … “un’opinone” con apostrofo, of course