Ma le news di Artribune sono davvero qualcosa di eccessivamente gossipparo? Oppure…

  No che non lo sono, ovvio che no. Anzi, non lo sono affatto. Solo che molti non lo capiscono, non lo vogliono capire, vinti dall’atroce coazione (mooolto italiana) a bollare il prossimo. A marchiarlo a fuoco. Tu porti sfiga, tu sei commerciale, tu sei scarso, tu fai informazione seria, tu fai gossip. Succede, da […]

 

No che non lo sono, ovvio che no. Anzi, non lo sono affatto. Solo che molti non lo capiscono, non lo vogliono capire, vinti dall’atroce coazione (mooolto italiana) a bollare il prossimo. A marchiarlo a fuoco. Tu porti sfiga, tu sei commerciale, tu sei scarso, tu fai informazione seria, tu fai gossip. Succede, da noi, in tutti i settori creativi. Pensate al cinema, dove non c’è possibilità alcuna di transumanza tra i registri: se sei un massimoboldi rimani un massimoboldi e sei bollato a vita. Non esistono i Johnny Deep che fanno i Pirati ma poi fanno anche i film di Tim Burton. Da noi non si può. Ne ha fatto le spese anche il povero principe De Curtis: Totò faceva schifo, non ce n’era. Per riabilitarlo, hanno dovuto aspettare che morisse. Nella musica è esattamente la stessa storia. O sei impegnato o sei popolare. Dal 1968 in poi non esiste che tu possa transitare da uno all’altro universo. Bollato a vita.
Nell’editoria basta ancora meno per essere stigmatizzati dai professionisti del giudizio facile. Basta, per esempio, fare un giornale online che esce quotidianamente con un visibilio di notizie, facendo sì che una percentuale tra il 5 e il 10% di queste siano più leggere e accessibili anche ad un pubblico di non addetti ai lavori. Basta fare in modo, come il tuo mestiere ti comanda, di diversificare i registri in modo di non risultare monolitico e di non annoiare. In tutti questi casi, è matematico, troverai sempre quel plotoncino di lettori che con il ditino alzato di indicheranno quanto sei simile alle riviste da parrucchiera. Senza neppure curarsi di andare a leggersi – non diciamo sul Devoto Oli, ma almeno su Wikipedia – cosa significhi il termine “gossip”, che ovviamente non c’entra nulla quando ci si riferisce ad innocue notizie di “costume”, cheppoi sono quelle incriminate. Incriminate, lo ripetiamo, pur essendo proposte in percentuali assolutamente paragonabili al New York Times o a Le Monde
Insomma, la storia è semplice (in Italia): se vuoi evitare di subire i risolini dei benpensanti devi risultare monolitico, un filo noioso, un pelo monocorde, mai proporre qualcosa di inaspettato. E soprattutto devi evitare sguardi non convenzionali, anticipazioni, scoop (giorni fa un commentatore ci ha accusati di “fare scoop”, utilizzando “scoop” in senso sprezzante. Santocielo, come accusare un ciclista di voler vincere una gara: che pretese, eh?), interviste che strappino una risata (e una riflessione) e articoli di costume, ogni tanto, per inframezzare le notizie più colte, paludate e impegnate. A questo punto, piacerebbe sapere come i lettori ci vogliono e ci vedono. E se sono d’accordo – nonostante i numeri parlino chiaro – con quella percentuale di persone che ci incontrano per strada e ci sussurrano “bravi, ma quanto gossip…”. Ma il gossip, dove sta?

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Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • Trentatre

    Anche io sentito gente che vi derubricava come gossip, era tutta gente senza costrutto e molto impaurita, hanno paura che il mondo della cultura parli un linguaggio che la gente capisca. questo gli toglie le loro difese corporative

  • alf

    Secondo me le accuse di gossip sono un pretesto. Il fatto è che quelle riviste monocorde e pseudoimpegnate altro nn sono che organi di partito, emissioni dirette del sistema che le alimenta. Il loro compito è avvalorare, confermare e diffondere ciò che viene prodotto dal contesto di riferimento. Gettare discredito su ciò che sfugge al controllo e non è allineato è essenziale per chi ha necessità di costruirsi una forma di credibilità alternativa a quella derivante dall’esercizio della critica, divenuta terreno scomodo e impraticabile. Si attacca il gossip ma si mira alla critica.

  • Celeron

    Fate qualcosa che non è controllabile non è allineato ed è molto sfuggente: chi non ha l’intelligenza per capire al volo, parla di gossip. e’ sempre stato così. semblicemente state facendo un ottimo lavoro che crea invidie…

  • hm

    – se sei un massimoboldi rimani un massimoboldi e sei bollato a vita. –

    lol per fortuna direi . secondo me il problema non è passare da un film all’altro (o da uno stile all’altro) ma è ovvio che se la tua carriera è composta al 90% da vacanze di natale dopo se fai altro non risulti credibile . johnny depp (non deep) è ipereclettico da sempre, ha esordito a 20 anni in nightmare quindi ha sempre seguito un suo filo logico, sinceramente massimo boldi o totò non me li sarei visti a recitare in halloween o la casa (al massimo boldi poteva fare zio fester nella famiglia addams) il punto è che se fai quello tutta la vita dopo non ha senso cambiare stile improvvisamente, oppure sì ma giusto per fare un medico in famiglia . è un po’ come se vascellari dopo aver fatto la poser hardcorestar con anni di urli scomposti fastidiosi ei antiestetici andasse a fare il corista bianco in chiesa dopo essersi confessato e castrato davanti a una telecamera (anzi questo è già più plausibile proprio perchè è una poser attention whore) .
    secondo me nelle news ci sono notizie abbastanza inutili, tipo dalla biennale avrei preferito vedere più report dai padiglioni (magari poi li metterete più avanti anche se dubito saranno dettagliati) piuttosto che sapere chi sta al cellulare con chi o la coda fuori dai padiglioni o il fatto che un padiglione è difficile da raggiungere ed era meglio arrivarci in nave con il coniglio viola .

  • a.b.

    Più che gossip il problema sono le non notizie. Per esempio è una notizia il fatto che Artribune abbia inbroccato i nomi dei premiati a Venezia, data con più riosultato dei nomi stessi? E’ una notizia che Sgarbi dica che l’arte contemporanea è come la figa? E le foto del pur bravo Grassino al lavoro al Macro? E poi la rivista è troppo romacentrica. E troppe battaglie personali di Tonelli finiscono nel sito. Suvvia, cambiate direzione.

    • Dimensione

      Il peso delle città è evidenziato dall’indice dei tag a sinistra nel sito, milano è sempre un po’ più cicciotta di Roma: di che si parla dunque?

  • gdb

    non è la questione del gossip è questione di serietà, se vuoi sapere l’ultima news dell’arte contemporanea, dalle mutande che porta sgarbi all’ultima foto del collaboratore ventenne con il suo i phone vai su artribune, se vuoi leggere un articolo serio di critica leggi artforum, perchè l’editoria italiana fa talmente cagare che non esiste un giornale serio che faccia critica (a parte flash art che ogni tanto propone un bell’articolo ma il monopollio di politi è imbarazzante). poi se tonelli la smettesse di insultare tutto e tutti quelli che non sono con artribune non sarebbe male, soprattutto perche qualcuno dovrebbe ricordargli che a 35 anni non hai il diritto di trattare la gente come pezze da culo solo perche lavorano per te e di sputare addosso a tutti solo perche tu hai fondato un on line BRAVO CAZZO NON LO FA PROPRIO NESSUNO! e che on line!! serio devo dire!lo vedremo tra un paio d’anni il risultato, forse quando fallirà se ne andrà dicendo che ad artribune sono dei venduti e fan cagare e lui che è serio fonda un nuovo giornale…

  • Se si è seri occorre esercitare la serieta’ fino in fondo. Dunque, se oggetto di attenzione è la rivista nel suo complesso è quantomeno doveroso constatare che l’informazione è molto varia , per cui accanto ad articoli dai contenuti non eccelsi (ma è cosa che capita in tutte le buone famiglie) ci sono altri, decisamente avvicenti e stimolanti (la partecipazione attraverso i commenti è significativa al riguardo).
    Altro discorso , invece, quando anziche’ giustamente criticare la qualita’ dell’informazione vuoi perche’ disinformata, vuoi perche’ grammaticalmente scorretta, vuoi perche’ piegata ad esigenze di bassa lega ecc ecc ecc , si prende la palla al balzo , per tirare al bersaglio di singoli della sua redazione.
    Questa è un operazione non solo profondamente vigliacca e miserabile ma essenzialmente scorretta nei confronti di chi legge che senza adeguate protezioni informative , puo’ essere indotto a dare sbrigativi giudizi su tutto il resto (dico puo’, in teoria).

    Criticare non significa emettere sentenze perche’ è sempre delicato nel suo esercizio coinvolgere non proprio GLI ALTRI, ma sopratutto se stessi.

  • sveva

    conosco diversi collaboratori della rivista (che hanno seguito tonelli&co nella nuova avventura, preferendo abbandonare exibart) e che raccontano di essere perplessi. hanno il limite di 800 battute, gli è stato chiesto di essere più cool e gossipari, insomma più commerciali.
    secondo me la redazione ha ragione a dire di voler diversificare la tipologia di articoli per incrementare il target di pubblico, ma mi pare che ci sia un profondo disequilibrio. molto molto più gossip e notizie frivole. pochi approfondimenti reali. i collaboratori bravi (critici, curatori, storici dell’arte che finora hanno scritto gratis perchè condividevano il progetto) si stuferanno e, credo, se ne andranno presto, contribuendo all’abbassamento qualitativo della rivista.
    a quel punto l’editore potrà comunque affermare di aver incrementato le percentuali di pubblico e pubblicherà un articolo come quello che stiamo commentando. il problema è che i numeri vanno bene per gli inserzionisti, non per i lettori.

    a mio parere, il livello della rivista si abbassa e i commenti sul sito sono scritti per lo più da gente invidiosa, astiosa, che “urla” banalità (talvolta con grossolani errori grammaticali). lo spazio virtuale, se usato così, anzichè contribuire alla riflessione e al dibattito, genera qualunquismo.
    ho l’impressione che tonelli voglia diventare il mariadefilippi dell’arte contemporanea. quando l’accusa gli verrà mossa risponderà facilmente snocciolando numeri sull’incremento di visite del sito. come fanno alcuni nostri politici che si ostinano a dire che gli italiani li amano e li hanno votati.
    è una scelta di posizionamento. è marketing. è per tutti.
    l’arte invece, quella no, non è per tutti.

  • Massimiliano Tonelli

    Beh Sveva, vedila in questo modo: anche tu che dimostri tutto questo astio nei confronti del nostro lavoro (dicendo, ovviamente in maniera anonima, un sacco di bugie e senza mai rigorosamente portare un solo esempio concreto), sei qui che commenti con lunghi testi e che leggi i nostri articoli. Se riusciamo ad interessare addirittura chi ha tutti questi preconcetti verso di noi, figurarsi gli altri no? Mi pare che siam messi benino…
    E non posso che ringraziarti.

    • gdb

      vai a cercare sul vocabolario la parola umiltà e prova a capirne il significato

  • excusatio non petita….

  • Cercano di essere ultra-sintetici: da un giornale quotidiano on-line non si puó pretendere l’approfondimento che è giusto aspettarsi da un mensile, casomai lapprofondimento viene (quando viene) dai commenti e dal dibattito, l’importante è che ci sia un numero consistente di spunti (articoli) di buon livello e sotto questo punto di vista mi pare che Artribune faccia il suo dovere.
    I “pezzi di colore” (e anche un po’ gossippari) se non sono troppi e troppo frequenti non disturbano e non abbassano il tono. (sotto apertura di Biennale era abbastanza scontato che il loro numero crescesse).
    In effetti Artribune è un po’ troppo Roma-centrica, non tanto nell’informazione generale quanto in quella “politico-istituzionale” ma va’ anche bene cosí di Milano-centriche ce ne sono già fin troppe… forse non guasterebbe un po’ di attenzione alle “periferie dell’impero” (per esempio, esistono anche regioni come la Liguria, per dir quella che meglio conosco, praticamente ignorate).
    In ultimo, si, il tono del “diretToriello” è spesso scostante ed inutiente insultante (politi docet?) le precisazioni e le smentite vanno benissimo ma la polemica a base di insulti con i lettori è fastidiosa, tra l’altro un piccolo consiglio al diretToriello:, l’arte dell’ironia e del sarcasmo è un’arte difficile e se non la si possiede è meglio astenersi.
    Comunque per ora bravi così, state andando alla grande, si puó far meglio ma, alla fin. fine avete solo pochi mesi!

  • Sid

    Come vi vogliamo? Freschi, innovativi, dissacratori e puntuali, indipendenti e sagaci, con una punta di ironia e una forte componente culturale. Come certo vi sforzate di essere.
    Come vi vediamo? Boriosetti e permalosetti, se ci è consentito sottolinearlo, fin dal primo apparire. Il ciclista che citate ad esempio, vince quando taglia il traguardo, davanti a tutti, DIMOSTRANDO la propria superiorità. Ve lo vedete, in fuga per 200 Km, a gridare ai quattro venti, ad ogni pedalata, “chi è il più bravo?”, “chi è il più bello?” “chi è che fatica tanto per farvi contenti?”.
    Ecco, forse un po’ più ciclismo, e meno wrestiling… Aspettando con pazienza e un po’ di umiltà che il lavoro che state facendo vi venga riconosciuto, dalla fiducia e dal seguito che dimostrerete di avere conquistato. Non certo dall’insistenza con cui lo avrete sollecitato. FORZA BARTALI!

  • Davide W. Pairone
  • francesco sala

    che bella però una testata che chiede ai propri lettori cosa ne pensano di lei, con una redazione che magari piscia fuori dal vaso e a volte si incazza pure… però risponde in prima persona delle proprie scelte e delle proprie opinioni; argomentando, accusando e difendendo.
    è democrazia, bimbi.
    accettiamone pregi e difetti…