Imprevedibili Gelitin. Al Giardino della Vergini, con una performance orgiastico-vetraria…

Nascosti nella boscaglia del Giardino della Vergini i Gelitin compiono i loro rituali con una performance che inaugura la Biennale di Venezia usando un concerto di carattere punk per accompaganare la produzione “spermatica” di vetro da parte di un altiforno costruito apposta al centro dell’accampamento, vicino ad una catasta di legna da bruciare su cui […]

Nascosti nella boscaglia del Giardino della Vergini i Gelitin compiono i loro rituali con una performance che inaugura la Biennale di Venezia usando un concerto di carattere punk per accompaganare la produzione “spermatica” di vetro da parte di un altiforno costruito apposta al centro dell’accampamento, vicino ad una catasta di legna da bruciare su cui si consumano riti slapstic e nonsense, la cui introduzione nel mondo dell’arte contemporanea si deve proprio al collettivo di artisti viennesi (nipoti “debosciati” dei “malatissimi” Azionisti), che ricordano la lapdance ma anche la passione di Cristo.
E poi alcuni performer nudi fornicano con tronchi di legno. Al centro dell’evento, l’altiforno e il vetro che cola da un pertugio ricavato apposta dal collettivo, voluto lì a spurgare come un bubbone inutile, sprizzando lava di vetro fuso che incendia l’erba del prato. La folla si raccoglie, ride, molti salutano i componenti di Gelitin, altri si fermano con loro a bere vino e bivaccare mentre le foto si sprecano e i componenti del gruppo a turno entrano ed escono dalla scena; una scena spesso oscena, nel senso più filosofico del termine, direbbe il poeta… ma qui si tratta dei Gelitin e le categorie poetiche non valgono. Per loro, che probabilmente passeranno alla storia dell’arte per quella radicalità “non so che”, si devono coniare nuovi aggettivi.

Nicola Davide Angerame

  • Si questa è una strada, come la loro ultima personale a NY. Anche se molto debitrice per quanto loro vogliano fare di tutto per apparire pazzerelli….cmq non male questa ritualità laterale e comviviale…è chiaro che quando estremizzano al meglio (come in questo caso) diventano più efficaci…ma siamo sempre dentro a codici ultrasaturi.

  • Luca Orso

    Meglio i gelitin o i giapponesi di Takeshi’s Castle?

  • marta jones

    beh senza dubbio i japs di Takeshi’s Castle, che oltretutto non pretendono di farsi chiamare artisti!!! per quanto riguarda il passaggio alla storia dell’arte se lo merita senza dubbio molto di più Lady Gaga che non questi poveretti che illudono il volgo ignorante dei movimenti artistici del passato, proponendo le solite o-scenette performance….questo è il caso in cui mi chiedo se la ‘critica’ ci è o ci fa.

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