Il Padiglione Italia nelle regioni. Tutti pronti all’inizio delle polemiche?

Tutti quegli amici lettori che si sono già belli e che scocciati di sentir parlare di Padiglioneitalia saranno costretti nei prossimi giorni a destinare la nostre newsletter quotidiane nell’antispam. Lombardia, Piemonte, Campania, dai quattro angoli d’Italia ci provengono notizie, rumors, sollecitazioni e anticipazioni sul gran casotto che si preannuncia: quello dei Padiglioni Italia regionali. Là […]

Vittorio Sgarbi

Tutti quegli amici lettori che si sono già belli e che scocciati di sentir parlare di Padiglioneitalia saranno costretti nei prossimi giorni a destinare la nostre newsletter quotidiane nell’antispam. Lombardia, Piemonte, Campania, dai quattro angoli d’Italia ci provengono notizie, rumors, sollecitazioni e anticipazioni sul gran casotto che si preannuncia: quello dei Padiglioni Italia regionali.
Là non ci sono i soldi, là tutti gli artisti si vogliono ritirare, là a tutti è stato garantito che “gli altri” avevano accettato, ma in realtà non aveva accettato nessuno. E così via una storia per ogni regione nella costellazione di eventi immaginata da Vittorio Sgarbi a margine del Padiglione Italia. Chi sperava che con Venezia fosse finita la ridda di polemiche, dovrà rassegnarsi presto…

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  • continua la grande performance di sgarbi, ecco cosa dice Politi e che io condivido:

    CHI NON HA APPREZZATO IL PADIGLIONE DI SGARBI MANCA DI SENSO DI UMORISMO
    Io, ma non solo (non posso rivelare il nome di alcuni famosi artisti e curatori che condividono il mio punto di vista) mi sono divertito soltanto al Padiglione Italia di Vittorio Sgarbi. In quello spazio c’è tutta l’anima e il core dell’Italia che pitta e che trascorre la vita
    consumandosi in nome dell’arte, dell’autenticità, della verità. Da Sgarbi c’è l’anima di migliaia o milioni di artisti che popolano il nostro paese e tutti i paesi del mondo. E che cercano di esprimersi in modo diretto e passionale con segni e colori. In quei territori non è mai passato Massimiliano Gioni né Germano Celant e neppure Pinault o Gagosian. Si
    tratta di artisti (con qualche eccezione) che chiedono solo di poter esporre e di avere un minimo di visibilità, per i propri figli, amici parenti. Ma rappresentano l’informe moltitudine dell’arte e di artisti che affondano le radici in Altamira e in quegli anonimi disegnatori
    ossessionati dalla sopravvivenza e che di notte sognavano bisonti, cavalli, cervi. Gli artisti di Sgarbi sono i figli di Freud, per cui dipingere significa liberarsi e sognare. Ecco, Vittorio ha ricostruito magistralmente questa Divina Commedia dell’arte, a cui hanno partecipato
    in egual misura gli artisti segnalati e gli “intellettuali” segnalatori. Anzi, vi debbo confessare che io ho effettuato un percorso nel Padiglione Italia partendo dai segnalatori e non dagli artisti. Alle pareti non vedevo Velasco, Trombadori, Soccol, Vignozzi, Ventura, ecc. bensì, come in uno specchio rivelatore incontravo Severino, Giorello, De Mauro, Forattini, Giuliano Ferrara, Andrea De Carlo, Vittorio Feltri, Agamben, Maffettone: questo padiglione è stato un test rivelatore del gusto e della cultura dell’intellettuale italiano in rapporto all’arte contemporanea. Chiunque sostenga che non si è divertito al Padiglione Italia, dice una bugia. Divertente, esagerato, kitsch, ma vivo e chiassoso, a differenza di quello di Bice Curiger che invece ho attraversato come un deserto. Ciao

    • hm

      un giudizio più snob non si poteva leggere lucamorsi . l’italia che pitta? no ma vi meritate vezzosi che imita le pubblicità di dior dai, ormai è chiaro . il warhol wannabe dei mandriani bresciani di brokeback mountain .

      • Cristiana Curti

        Yes!

        • ip

          Ipazia dice che gli artisti che hanno esposto meritano rispetto.
          Luca Rossi perchè non fai neanche un nome di questi?
          Perchè non tiri fuori dal mucchio un pezzo di quel mondo che crede nell’arte e non provi a parlarne?
          Forse perchè non ha senso farlo?
          O perchè sei come Sgarbi, e alla fine l’arte è solo una scusa, per ritagliarsi un pezzo di fama e fare un po’ di soldi, mai per evidenziare ciò che è altro da sè..

    • LorenzoMarras

      Luchetto caro per uno come te che non ha mai nascosto ambizioni di serio analista di cose e cosette artistiche del nostro cortiletto andare a bordone con il Politi non è poi cosi’ gratificante
      Tu e Politi da perfetti reazionari, non poi cosi autorevoli, indicate la malattia (che tra l’altro appartiene , certo con colorazioni diverse , Te e Lui, intendo) ma Vi astenete dall’indicare la fuoriuscita perche’ ci si compiace sempre fare parte della Vostra Beiruth di sfaccendati .
      Come vedi Luche’, tutti nella stessa BARCA, E CHI FA IL CARONTE ?

  • Si, caro luca rossi, è proprio cosí, di lí, forse non sono passati né Gioni, né Celant, né Gagosian, né Pinault, ma certamente c’è passato Dorfles che ha apprezzato, al punto da auspicare che la formula venga affinata e ripetuta in futuro! Quanto a Politi ha giurato pubblicamente che i Padiglioni Italia li visiterá tutti (rinunciando alle ferie), compresi quelli Esteri.

    • bea

      “…. al punto da auspicare che venga ripetuta” ma organizzata da persone competenti. Un modo elegante per dire che ciò che si è visto a Venezia era una schifezza.

      • Cara Bea vedo che il vezzo di mettere in bocca altrui i propri pensieri è un virus che ha contagiato molti lettori di Artribune!! Dorfles non ha affatto detto che era u a schifezza! Ma questo chiarito, mi pare che tu non abbia ancora capiti che quello che io ed altri sistemiamo non è “Sgarbi non ha fatto una schifezza” o “Sgarbi è bello, bravo e intelligente” ma è invece : “AUSPICHIAMO CHE VENGA RIPETUTA”, organizzata come merita di essere organizzata una idea rivoluzionaria del genere, che è esattamente ció che ha detto Dorfles, anche se a te e molti altri, a quanti pare “brucia” non poco!

        • …aggiungo se tu pensi che Dorfles sia tipo da usare “eufemismi” o da “avere ritegni” nell’esprimere critiche si vede proprio che non lo conosci!

          • ahiservaitalia

            Cara serenovariabile e cari tutti, il commento del chiarissimo Dorfles sul corriere, da scrittore ed editore, l’ho dovuto leggere e rileggere per capire cosa significava. Aveva evidentemente lo scopo di cercare una traduzione, volendo lasciare scorrervi sopra il, parere superficiale degli yesmen. Pur riconoscendo coraggio al povero Vittorio, devo dire che stavolta ha esagerato in modo dilettantesco. L’armata Brancaleone che ha presentato ottiene l’effetto della risata e non della riflessione e un grande lui sì critico d’arte compagno del XX secolo e ancor’oggi inossidabile interprete della contemporaneità lo ha con classe e rispetto tristemente affondato, com’è giusto. Purtroppo nel Pappiglione Italia c’è troppa adrenalina, testosterone e eccitanti vari, che hanno fuorviato il curatore nel giusto equilibrio di un progetto davvero intelligente e ambizioso. E’ mancata lucidità, c’è troppa volontà e presunzione. Insomma, dispiace dirlo, dilettantismo. Sgarbi ha raggiunto il suo punto d’incompetenza, se deve essere commiserato dai grandi, deriso dai concorrenti e sostenuto dagli stolti e dai commercianti di finanzarte e di consensi. Requiem.

          • Cara ahiservaitalia scrittrice ededitrice… se prima di scrivere e postare leggesse, si risparmierebbe un grave spreco del suo prezioso tempo di scrittore ed editore) che potrebbe impiegare utilmente a leggere e rileggere ancora quanto detto da Dorfles che, vedo, non ostante lei si sia applicato, le è rimasto ancora piuttosto oscuro) : A NOI DI SGARBI NON C’IMPORTA UN ACCIDENTE TUTTI D’ACCORDO HA TOPPATO CI INTERESSA LA FORMULA (come traduttore ed interprete del testo precedente le consiglio. lo Zanichelli, il Devoto-Oli potrebbe risultarle troppo complicato)

  • Caro luca rossi, un bel commento, il tuo, anche se, beh! si, un “filino” snob. Perche’ continuare a far finta di ignorare che nei Padiglioni Regionali, (come in quello veneziano) non ci sono solo pittori e sopratutto non ci son solo artisti della domenica ed hobbisti ? E’ vero, al Padiglione Italia, quello veneziano c’era sempre folla ed allegria e il complesso era, come dici bene tu, divertente, esagerato, kitsh, ma vivo! Aggiungo una previsione: sono certo che sara’ il Padiglione piu’ visitato, in particolre non dai noiosissimi e susseguiosi “addetti ai lavori” ma dagli spettatori della domenica, dai turisti per caso, da quelli che andranno a vedere la Biennale perche’ erano a Venezia e non a Venezia per veder la Biennale e questo sara’ un gran bene perche’ contribuira’ ad avvicinare molti all’arte contemporanea in modo non traumatico (come invece potrebbe capitare ad un “non addetto ai lavori” che si trovi ad assitere ad una delle “ineffabili” performances dei Gelitin, ad esempio). A me dispiace solo che dei “regionali” non riusciro’ a vederne neppure uno, visto che, oramai e per parecchi mesi, sono ben distante dal Bel Paese. Di un’ultima cosa, pero’, sono ben convinto: prima che la Biennale chiuda i battenti, finalmente dissipato il polverone, questo si’ inverecondo, degli insulti personali, delle invettive dettate solo da faziosita’ e “spirito di parte”, spesso lanciate da chi il Padiglione non l’ha neppur visto, vedremo tanti giudizi cambiare e tanti ipercritici di oggi ammorbidire le loro “sentenze”, allora, forse (ed io me lo auguro), ci sara’ finalmente spazio per ragionare e dibattere serenamente su un’idea, obbiettivamente rivoluzionaria, anche se, altrettanto obbiettivamente, realizzata in modo superficiale ed affrettato.

  • Peppino de Filippo

    Non passa giorno che qui non si parli di Sgarbi e del suo padiglione Italia, io ringrazio la redazione per la grande pubblicità che sta facendo e che al di là delle polemiche che ci sono state e sempre ci saranno, ha creato grande interesse intorno a questo fantastico progetto.

    il padiglione Italia Regione Sardegna ha inaugurato il 10 giugno ed è stato il primo in ordine di tempo ad aprire i propri battenti. Io sono in costatnte contatto con gli organizzatori, con alcuni artisti e con diverse persone che in qualità di visitatori sono accorsi a vedere la mostra, ebbene tutti nessuno escluso, hanno concordato sul fatto che l’evento abbia riscosso e stia ancora riscuotendo, si parla di circa 4.200 visitatori nei primi 5 giorni di apertura numeri quasi da Biennale di venezia ai Giardini.

    Ottime le iniziative collaterali realizzate come se il Padiglione sardo al Masedu di Sassari fosse a tuti gli effetti una biennale ufficiale. Ottima ben curata e ben allestita la mostra dei migliori studenti dell’accademia dal titolo HABEMUS EGO; mentre il 25 giugno prenderà il via una interessante retrospettiva di Sironi.

    Per il momento il progetto di Sgarbi sta riscuotendo un notevole successo e ripeto anche grazie ad Artribune che lo sta pubblicizzando a dovere.

    Notizie ed informazioni altrettanto positivie mi stanno giungendo dagli artisti che in diverse regioni stanno allestendo, pertanto è possibile che si profilino successi anche in altre località.

    Ci sono ritardi, indiscutibile, qualche sede è stata cancellata purtroppo, di questo avevo già ampiamente parlato, tutto ciò dovuto al fatto che le aziende deputate all’organizzazione non hanno abbiano operato per il meglio.

    Io sono oltremodo convinto che alla fine sarà un successo forse è questo che infastidisce lo comprendo l’invidia è una brutta bestia, che si faccia pure filosofia e prosopopea in questi post ma io che sono abituato ad altro, guardo i risultati, i numeri e sono convinto che i numeri daranno ragione al progetto e a chi lo ha fortemente voluto.

    Volete altri numeri, magari decisamente meno importanti rispetto ai visitatori del padiglione di Sassari:

    Facebook profilo: MA QUANTO E’ BRUTTO IL PADIGLIONE ITALIA ALLA BIENNALE – creato il 6 giugno, ad oggi ha 3 membri

    Facebook profilo: PADIGLIONE ITALI – creato il 2 giugno, ad oggi 2436 membri

    Per chi volesse avere maggiori informazioni sul padiglione sardo al Masedu ecco il link: http://www.biennalesardegna.it

  • Caro Peppino, sono felice di leggere “i numeri” che ci comunichi e lo sono per due ordini di motivi, il primo perche’ mi fa’ piacere che la Sardegna, ed altre regioni normalmente, purtroppo, lontane dai “centri-che-contano” abbiano finalmente la loro “piccola periferica Biennale”, possibilmente con una serie di “eventi collaterali” e, certamente, con un “momento di spot-light sull’arte contemporanea”, il secondo, e forse piu’ importante. e’ perche’ questa e’ la risposta a tanti “critici a priori ed a prescindere” sul fatto (non sull’ipotesi, ma sul fatto che tu ci attesti) che questa idea, pur realizzata alla peggio e’ l’idea rivoluzionaria che puo’ portare “la gente” (non gli “addetti ai lavori”) ad avvicinarsi all’arte contemporanea. Idea da studiare, sulla quale ragionare e discutere ma, ne sono sempre piu’ convinto, da difendere, mantenere e proiettare nel futuro

  • antonio

    promesse vane e non mantenute. hanno giocato sulla professionalità degli artisti in maniera bieca. credendo che come burattini sarebbero stati solo a guardare e a lamentarsi con l’amico del cuore. ma a subire nel rispetto di uno e dell’altro.
    da torino a roma c’è il fuggi fuggi generale.

    • arrogante

      BALLE, Balle, balle…!!

  • arrogante

    Anche Fellini, come Bunuel..nel cinema erano dei casinari…, le loro visioni oniriche pero’ li fecero Grandi e Unici a dispetto di altri sia pure volenterosi ma didascalici, prevedibili, banali. Vittorio Sgarbi, e l’ho già scritto piu’ volte ha avuto un idea unica ed irripetibile, ha avuto il coraggio di abbattere un “CLAN”.. chiuso e snob, asettico e autoreferenziale, un circuito formato da alcuni galleristi saccenti e presuntuosi che per anni tenendo sottopaga certi critici juke box avevano circoscritto lo scambio delle Opere d’Arte ad alcuni pseudosalotti buoni Milanesi o Romani. Io il resoconto di Politi lo trovo in parte divertente ma anche opportunista, è LUI cioè quello che all’apparenza faceva la faccia feroce a seconda delle circostanze, poi la faceva buona se era impossibile farla cattiva…, insomma tenere il piede in 2 staffe è sempre stato il suo verbo, ma in una cosa mi trova d’accordo..la biennalina della guardia Svizzera Curiger assomiglia alla sua curatrice…freddina, inutile, zurighese, bancaria e poi già VISTA, Vista, vista!!!!…Dunque meglio il PADIGLIONE ITALIA con il suo allestimento disordinato, accroccato, confusionario, eccessivo…., ma divertente, pieno di vitalità, onirico, disordinato ARTISTICO…/…Anche Fellini, amava i nani e le ballerine (specie se di seno grande), quindi è Sgarbi il vincente, colui che per merito suo ha fatto aumentare l’affluenza alla biglietteria della Biennale del 30/40 % rispetto a tutte la precedenti Biennali, Colui che ha riportato il pubblico distratto a riavvicinarsi all’Arte contemporanea, colui che ha sdoganato tanti Artisti umili che erano tagliati fuori dalle lobbyne di cui sopra, Artisti molto più significativi dei tanti che come il copione Cattelan (uno che spernacchia il fruitore) ci hanno propinato a forza per anni, spacciandoli come i detendori del verbo Arte. Questa si che rimarrà comunque nella storia alla faccia degli snob, che superiori certamente non sono, ma piu’ semplicemente invidiosi di non averci pensato prima loro.

  • E a proposito dell’idea “sgarbiana” e di quello che lui ne pensa e ne ha detto (mi spiace citare la “concorrenza” ma la loro video intervista è decisamente migliore e piú “chiarificante” della vostra) è utile guardsrsi questo, se non lo avete ancora visto :

    http://tv.exibart.com/news/2008_lay_notizia_02.php?id_cat=78&id_news=6739&filter=&page_elenco=1

    che conferma puntualmente quanto scrive arrogante.
    Ad Antonio dico “fuggi fuggi generale” ? Stiamo a vedere, ne parliamo fra due mesi!

  • antonio

    ma per favore!!! ma cosa scrive “arrogante”! non è la quantità di affluenza a fare dei progetti ma la qualità. ma poi con che coraggio parlare di bunuel di fellini..si ribaltano nella tomba! un paragone simile è solo segno di ingenuità per non essere offensivo. citi nani e ballerine…ma fellini dava vita a queste figure, dava dignità. qui è venuta a mancare la dignità del lavoro.
    e poi solo gli ingenui credono che l’operazione Sgarbi sia pura. dietro le quinte ci sono mazzetete che volano come fossero caramelle.
    per cui non facciamo finta che solo i salotti borghesi e gli snob siano in quella direzione.
    rimarrà nella storia per la sua ridicolata.

    • Quello che sembri non capire è che non ci interessa “l’operazione di Sgarbi” ma ci interessa l’ “idea di Sgarbi”. Inoltre è inutile parlare di “progetto” e idea curatoriale la Biennale è nata “mostra”, “fiera” è stata fatta diventare “progetto a tema” da un sistema che aveva tutto l’interesse a farla diventare tale per poterla inglobare nella sua sfera di potere: un curatore sulla cui nomina intervenire, pochi artisti: quelli che il “sistema” intendeva promuovere … la professionalità dei quali era “salva” solo perché le umiliazioni e le “leccate di…” le avevano subite e date nel chiuso dei “salotti” giusti!!

      • LorenzoMarras

        Sereno hai fatto bene a mettere tra virgolette idea di sgarbi, perche’ non poteva essere altrimenti. Ed essendo idea puo’ anche incontrare una trasversalita’ di consensi che per inciso equivalgono nel contesto, come opportunita’ da prendere al volo (sia detto volgarmente).
        Possiamo assimilare Sgarbi a quel bambino bullo che impossessatosi del giocattolo del bambino intelligente ed educato , non riesce a farlo funzionare vuoi per incapacita’ vuoi per emotiva presunzione e allora lo scaraventa al muro perche’ la colpa è sempre degli altri, a priori.
        Ed intorno si assiepano gli amichetti del proprietario del giocattolo , i bulli ignoranti che confortano, si si hai ragione era proprio un catorcio , i desiderosi del giocattolo ma con le tasche vuote ed anche quelli che del giocattolo se ne infischiano ma sono curiosi.

        • Peppino de Filippo

          bellissimo post… condivido assolutamente… Sgarbi è un bambino bullo… ma mi guardo intorno e mi domando…. dove sono i bambini intelligenti?

          • LorenzoMarras

            Peppino era solo una figurazione ironica che non ha il significato di attribuire voti di pagella; il “bullo” “l’intelligente” il “curioso” rappresentano una molteplicita’ di stati d’animo (e prassi) che circondano l’evento tanto discusso. Metto le mani avanti e le dico che non mi iscrivo tra quelli intelligenti ma solo tra i curiosi solo perche’ il significato che ho nascosto dietro il termine intelligente implica un certo grado di “scaltrezza”.

        • Caro Lorenzo torno a dire a me, di Sgarbi, non importa un accidente! A me piace l’idea del Padiglione Italia “affollato” di artisti, giovani e no, conosciuti e no, scelti non da uno o da pochi (direttori/curatori) ma da molti (intellettuali/direttoti/curatori.. rimane da decidersi, a loro volta scelti come …ancora, rimane da decidersi). Mi piacciono i Padiglioni Italia Regionali e quelli Esteri (anche qui con caratteristiche di ” selezione” da vedere, discutere, precisare) il tutto fatto con un’organizzazione seria ed una preparazione adeguata: questo io intendo, usando la dicitura sintetica “idea di Sgarbi” e se non è sua, se non l’ha pensato (ma l’ha pensato perché lo ha molto chiaramente detto) a me non interessa un beato accidente!
          E non venitemi a dire che cosí viene a mancare “il progetto curatoriale”, perchè i progetti curatoriali sono (quasi) sempre state “vuote enunciazioni” (spesso elaborate a posteriori una volta definita la “rosa” degli artisti) con cui riempire, mi raccomoda in bella prosa “artistiche”

          • …scusa l’interruzione, riprendo… , mi raccomando in bella prosa “artisichese”, un po’ di pagine del catalogo.
            Sono un fesso? Lorenzo Marras & Co. Leggendomi scuoteranno la testa e molto dottamente mi spiegheranno che non capisco un accidente?, Molto bene, mi consoleró pensando che Gillo Dorfles la pensa allo stesso modo e lo ha scritto!

  • Peppino….. sei talmente ben informato che ho il sospetto che tu sia impiegato come segretario in Casa Sgarbi….. Continua perciò ad informarci ….. .

    • Peppino de Filippo

      a dir la verità sono il suo maggiordomo…. ma essendo lui impegnatissimo e sempre in giro, mi godo la sua casa ed anche la sua connessione ad internet

  • Certanente il Padiglione sardo della Biennale, esposto al Masedu di Sassari, non ha molto da invidiare a confronto di tante osannate mostre nazionali. La Sardegna, per la prima volta negli ultimi cinquant’anni, gode di una visibilità nazionale. Merito della grande idea di Sgarbi e de lavoro dei suoi collaboratori locali. Naturalmente, come ogni rivoluzione si trascina appresso un po’ di robaccia. Merito di Sgarbi e demerito delle istituzioni sarde che non hanno mai fatto nulla per mettere gli artisti isolani in condizioni paritetiche con la altre regioni. Come al solito, i sardi si svegliano quando qualcuno da fuori riesce a fare quello che loro non hanno voluto fare. Allora polemiche, ribellioni, invidia e frustrazioni.

  • Ho solo riportato il commento di Politi che condivido ma che non sottoscriverei parola per parola.

    Di esempi in positivi ne ho fatti. Il problema nasce dal linguaggio. E il padiglione di Sgarbi pone il problema di una crisi dell’artista che non e’ solo italiana ma internazionale.

    Ma e’ fin troppo facile proporre una critica, bisogna fornire strade alternative.

    • Scusa Luca ma Sgarbi non propone il problema della crisi dell’artista! Ma per favore non fare anche tu come Tosatto! Sgarbi, nella conferenza e nell’intervista video di exibart ha detto a chiare lettere che pone il problema dell’essenza mafiosa del “sistema arte”!! Ha detto una falsità? Non ci pensa neppure ed ha i suoi bravi interessi? Ha secondi, terzi ed ulteriori fini? Ne possiamo discutere e ognuno di noi puó dire la sua ma non possiamo NON PARTIRE da quello che ha detto lui attribuendogli direttamente quella che NOI PENSIAMO sia, in realtá la sua idea!!!

      • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

        La sola idea che ha Sgarbi, è quella di farsi largo nella giungla malsana dell’arte.

  • Paola

    Luca Rossi e’ il tipico caso di artista che verra’ ripescato fra 50 anni, in punto di morte…in perfetto stile italiano…

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      Forse… la storia fa brutti scherzi!

  • hm

    io non capisco che autorialità possa avere uno che spara un’affermazione e poi il suo contrario senza nessuna logica, il giudizio di politi (oltre che essere snob e spocchioso fuoriluogo cfr vezzosi warhol wannabe) equivale a quello che salta sul carro dei vincitori in continuazione (quindi sensibile solo ad affluenza pubblico + recensioni nei quotidiani), tipo berlusconi che dopo il risultato del referendum ha detto che è giusto non fare le centrali nucleari . per me è solo patetico e di nessun rilievo . e lucamorsi (che fino a ieri scriveva che sgarbi era inconsapevole e ignorante parole testuali) qui ha solo agito come il cagnolino scodinzolante di politi . inoltre la frase ‘chi non ha apprezzato il padiglione italia manca di senso dell’umorismo’ è molto offensiva, equivale a dire che fa ridere, in senso dispregiativo in questo caso .

  • ahiservaitalia

    Ciò detto sul Pappiglione Italia, credo invece che la creatività locale in altro teatro di dimensione italiana, i padiglioni regionali, se ben organizzati e spiegati, potrebbero davvero rappresentare un grande evento. Ma alla Biennale Dio mio, Inch’allah, Jesus Christ, devi parlare altrimenti… Vengano a scoprirla, la nostra varietà emozionante e colorita, ma la rispettino. Non dobbiamo farci deridere da New York Times, da Le Monde e dal Pais. Che l’Italia sia allegra è un bene, che l’Italia sia cogliona e dilettantesca è un male. Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca, ma non anneghiamolo nemmeno con la medesima. Requiem al modello Sgarbi, basta. Via. Viva la classe di Gillo Dorfles. Cento altri anni, grande vecchio.

    • Guarda illustre scrittore ed editore (ma de che??) che il “chiarissimo Dorfles” è proprio del Padiglione Italia dell’Arsenale (l’unico che aveva avuto la possibilitá di vedere) che ha detto “auspicabile che venga ripetuto” … e non consumare eccessivamente le tue preziose meningi di “scrittore ed editore” (se le consumi troppo ti si esauriscono e poi con che scrivi e editi?) perchè dopo attenta riflesionne un “panel” di esperti esegeti, traduttori ed interpreti del pensiero del “chiarissimo” hanno stabilito che tale frase deve essere intesa in questo senso : “auspicabile che venga ripetuto…”

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    L’Italietta è piena di cagnolini e cagnoloni opportunisti che girano la coda a seconda del padrone di turno. L’opportunismo presuppone sempre un’atteggiamento meschino e incoeretnte con le proprie idee.

  • LorenzoMarras

    Sereno non ho mai dubitato che non ti importasse di Sgarbi tanto e vero che ho fatto espressa menzione della idea (virgolette). Ora, una idea, Sereno e sopratutto, se calata in una realta’ difficile come il progetto del Padiglione Italia (allargato anche alle regioni) non puo’ non suscitare consensi ne’ tantomeno repulsioni e rifiuti (lo so scopro l’acqua calda) a seconda di come ciascuno degli operatori è posto nella classifica dei candidati alla partecipazione del progetto. Non c è niente di male dire che ci sono gli ammessi e ci sono gli esclusi e pur tuttavia , bada, tutti sono SCONFITTI;
    Questo è lo spirito che ho disegnato quando ho scritto l’allegoria del Bullo: una guerra di tutti contro tutti e, vedrai , che passata la tempesta non mancheranno le conversioni a U. e ci si dimentichera’ di avere partecipato turandosi il naso. OH Sereno, questo lo dico per qualcuno della mia Regione a cui pare che ogni cosa, anche la piu’ detestabile, vada bene come una messa.
    Poi guarda, non mi sognerei di darti del fesso per il semplice motivo che non ci sono ragioni essendo come risaputo, ne’ artista ne’ operatore in senso lato (dunque neppure dotto) ma pane al pane e vino al vino, francamente coinvolgere un cosi grande numero di persone per la cernita la trovo una idea balzana (da noi direbbero chentu conca e chentu berritta) apparte il fatto che se parliamo di INTELLETUALI (termine pericolosissimo) in quell’elenco li conti sul palmo di una sola mano ed anche forse.
    ciao Sereno.

    • Caro Loeenzo, scusa la forse eccessiva foga del mio post precedente, la cue choirs non aveva nessuna intenzione di suonar a ta disistima, anzi! Questo detto (lo ritenevo doveroso per amor di chiarezza) anche se mi rendo ben conto delle difficoltá obbiettive della “formula” (chiamiamola cosí almeno ci tiriamo fuori dalle pastoie dell’autiorialitá dell’ “idea”) ció non ostante continuo a pensare che se intelligentemente e diligentemente applicata ed attuata costituirebbe una vera “rivoluzione” suscettibile di cambiare (o almeno iniziare a..) tante cose in questo “mondo piccolo” dell’arte contemporanea, ciao Lorenzo

  • Cristiana Curti

    Ma a un certo punto bisogna pur prendere una posizione. Non può piacere l’idea e non gradirne l’ideatore/esecutore. Se si sottrae il concetto dall’intellettuale che lo formulò, si rischia di giustificare tutto e il contrario di tutto. Inoltre le idee in fieri (con resa potenziale) sono state discettate da fior di filosofi tempo fa. Ora sarebbe bene smetterla di parare le scapole a chi non se lo merita. Se l’arte è anche etica (cosa che non credo…).

    • Cara Cristiana, susami se mi permetto di dissentire e profondamente, dalla tua affremazione “Non puo’ piacere l’idea e non gradirne l’ideatore/esecutore” … la storia e’ piena di idee geniali ed utili, venute in mente e realizzate per la prima volta, (a volte malamente o maldestramente) da personaggi riprovevoli o almeno discutibili e poi riprese e perfezionate, a volte addirittura dagli stessi, a volte da altri. Distinguere Sgarbi dall’idea che ha avuto (sempre che sia venuta in mente a lui) non significa affatto “giustificare” tutto ed il contrario di tutto.
      Qui non stiamo affatto (per lo meno io ed altri che hanno espresso pareri simili) “giustificando” l’operato di Sgarbi, ne’ l’attuazione abboracciata dell’idea, stiamo invece interrogandoci sulla sua potenzialita’ rivoluzionaria o, per quel che mi riguarda, esprimendo la convinzione di tale sua potenzialita’ e stiamo appunto prendendo una posizione, la medesima espressa perfettamente da Gillo Dorfles, “auspichiamo che essa venga ripetuta, affidata a persone piu’ capaci”. Onestamente non so se questa di cui parliamo possa o meno essere inclusa nella categoria delle “idee in fieri” ma non credo sia “assimilabile” a quelle a cui si e’ applicata la ricerca filosofica, per il semplice e banale motivo che, in realta’, qui, non stiamo parlando di “un’idea” ma di una “prassi” o “metodo pratico” per allestire una “mostra” (per usare il termine piu’ generico ed onnicomprensivo possibile).
      Quanto a “parar le scapole” a Vittorio Sgarbi, come e’ a tutti ben noto, e’ abilissimo a farlo gia’ da solo e non necessita davvero di ulteriori “scudi umani volontari” e, se pur ne necessitasse, non sarei certo io a prestarmi alla bisogna.
      Indubbiamente l’arte e’, o dovrebbe essere, anche etica ma, qui, in realta’, non stiamo discutendo di “arte” ma di “organizzazione di un evento (accidentalmente) artistico” e, cio’ non per tanto, anche la “prassi” ha o dovrebbe avere un’etica … ma l’etica nulla ha a che vedere con lo “schieramento”.
      Perche’ qui, vedi, e sia chiaro che non parlo per te, mi pare tanto (direi un po’ piu’ che “mi pare”) che i giudizi “pro” e “contro” non siano affatto dettati da ragioni etiche e, purtroppo, neppure da ragioni “tecnico-organizzative” o di “fattibilita’”, ma molto semplicemente da ragioni di “schieramento” (come troppo spesso avviene nel nosro Bel Paese) “sono pro-Sgarbi(..la sua parte politica, i suoi “padrini”, i suoi “sodali”) e allora lodo tutto quello che fa (anche se in realta’ non mi piace), sono “contro-Sgarbi”(..la sua parte politica, i suoi “padrini”, i suoi “sodali”) e allora vitupero ogni suo atto o detto. A quest’ultimo gruppo, nel caso di specie, si stanno via, via, aggregando coloro che appartenendo, o sperando di appartenere in futuro o cercando di intrufolarvisi, al “sistema arte Italiano” si son resi conto (o incominciano a farlo) del potenziale rivoluzionario e, per loro, “destabilizzante” della “novita” e fanno leva sulla diffusa antipatia (sia politica che personale), che Sgarbi riscuote nell’ambiente, per alimentare ed ingigantire “l’ondata di dissenso” sul “Padiglione Italia 2011” e far, cosi’, “gettar via il bambino con l’acqua sporca”.
      Con stima e simpatia Luciano

      • arrogante

        Bravo Luciano, aggiungerei che quelli i quali sbraitano contro, nonostante le loro prese di posizione, sono degli illusi se pensano di entrare nelle grazie di un Gioni o di un Celant…portando con loro le stampate degli interventi fatti su questo ed altri blog…, al massimo verranno ammessi al ruolo di portacarte con implicito stage e solo un 5% potrà ambire a cio’…se mai dovesse avvenire.

  • Cristiana Curti

    Caro Luciano, non sono interessata alle implicazioni “politiche” che la difesa di questo o quel curatore comporta (e neppure tu, naturalmente, questo è chiarissimo), quanto agli elementi – per l’appunto – squisitamente tecnici e di metodo.
    Se NEI FATTI l’esito è stato pessimo non vorrà dire forse che l’idea E’ PESSIMA DI PER SE’? Non può essere semplicemente che quell’idea – in Biennale – non doveva trovare accoglienza perché irresponsabile e deleteria per la nostra arte? E’ giusto permettere questi esperimenti da poco sulla pelle della nostra cultura, soprattutto in questi anni di piena necessità?
    Se Dorfles si esprime – non ne sono così sicura: anch’io intravvidi una buona dose di sarcasmo nel pezzo che tu ricordasti, però potrei sbagliarmi – in modo parzialmente positivo, comporta che non dobbiamo più ragionare con la nostra testa?
    Questione di professione, metodo, ricerca, studio, cultura. Tutte condizioni necessarie e sufficienti (se insieme comprese) per un buon progetto critico che al Padiglione Italia non sono presenti neppure in minima parte (come non erano presenti due anni fa, del resto).
    Un caro saluto, anche se di parere contrario al tuo (ma non è poi così importante), e buona giornata.

    • Cara Cristiana, il motivo per il quale ci troviamo, su questo argomento, con punti di vista, se non opposti, certo molto distanti,credo sia conseguente alla diversa idea che abbiamo di quel che la Biennale di Venezia (ed in particolare il Padiglione Italia) dovrebbe o potrebbe essere. Tu vuoi un Padiglione Italia “vetrina di eccellenze Italiane” in una Biennale di Venezia “vetrina di eccellenze nazionali”, io vorrei un Padiglione Italia “panorama della ricerca artistica Italiana e delle sue realizzazioni negli ultimi due anni” in una Biennale “panorama della ricerca artistica internazionale e delle sue realizzazioni nazionali negli ultimi due anni” tu vuoi una Biennale di Venezia “evento aperto a tutti ma progettato da esperti di arte contemporanea per esperti di arte contemporanea” io vorrei una Biennale di Venezia “evento progettato per tutti da esperti di comunicazione ed aperto anche agli esperti di arte contemporanea”. La Biennale e’ nata con, ed ha avuto per oltre meta’ della sua lunga esistenza, la funzione di “fiera”, e’ diventata quello che e’, appunto vetrina di eccellenze, dopo la crisi sessantottina, in un mondo ancora ben lontano da raggiungere la dimensione di “villaggio globale” che ha oggi, un mondo in cui, appunto, rappresentava un’occasione, per il (non certo “grande” e costituito prevalentemente di appassionati ed “addetti ai lavori”) pubblico di “vedere” i grandi del contemporaneo e le loro opere. Oggi, a chiunque interessi, “vedere” e seguire le novita’ del lavoro dei “grandi dell’arte contemporanea” e’ tanto semplice quanto lo e’ accendere il computer e, oggi, viaggiare, muoversi per il mondo e’ diventato di una semplicita’ e di una velocita’ allora ancora impensabili e con costi accessibili a moltissimi e non solo nel “mondo occidentale”. La Rete ha creato una nuova “comunita’” (virtuale) in cui sempre piu’ s’intrecciano e s’incontrano i rapporti personali ed in cui sempre piu’ minutamente si riproducono le abitudini e le relazioni sociali, un mondo in cui non solo si e’ diffusa capillarmente la “riproduzione dell’arte classica”, ma in cui sono nate nuove espressioni, pensate per questa realta’ virtuale, e stanno diffondendosi con la dichiarata volonta’, se non addirittura di sostituirle, di affiancarsi a quelle tradizionali con pari dignita’. Ecco perche’ io credo che sia arrivato il tempo per la Biennale di “ripensare” il proprio ruolo e, come e’ sempre accaduto in passato, dare il “la” di questa necessita’ di ripensamento al mondo intero.
      Un altro motivo e’ rappresentato poi dal fatto che tu non consideri “le magagne del sistema arte” un “vero problema”, mentre invece io si e mentre, quindi, io sono portato ad apprezzare e valutare in modo altamente positivo il potenziale rivoluzionario insito in questo “esperimento” tu guardi ad esso solo come ad una “turbativa” di uno “status quo” che ti soddisfa.
      Due ultime cose: e’ naturale che dobbiamo “pensare con la nostra testa” e con quale se no? Ma la mia tesi io la sostengo (e l’ho scritta in questi commenti) ben prima che fosse pubblicato il resoconto-intervita della “visita” di Gillo Dorfles al Padiglione Italia ed e’ stato per me solo una grande soddisfazione apprendere che il suo autorevole giudizio coincideva col modestissimo mio, anche se lui privilegia l’aspetto del “coinvolgimanto degli intellettuali con conseguente panorama dell’arte contemporanea cosi’ come percepita dalla classe intellettuale italiana”, aspetto sul quale mi piacerebbe soffermarmi ed approfondire perche’, anche qui ho le mie idee, ma la cosa andrebbe veramente troppo per le lunghe.
      L’ultima: dissento profondamente, me ne dispiace, dala tua affermazione “Se NEI FATTI l’esito è stato pessimo non vorrà dire forse che l’idea E’ PESSIMA DI PER SE’? Innanzi tutto sin qui nessuno ha detto (a parte negli articoli di Artribne e nei conseguenti commenti) che “l’esito e’ pessimo”, neppure Storr, che si esprime in maniera fortemente critica e sostanzialmente esprime la tua esatta posizione, ha affermato questo, pur affermando che l’esperimento era inopportuno. Sarebbe opportuno leggere di prima mano i commenti, sopratutto quelli critici, ed in particolare quelli che vengono dall’estero e non fidarsi dei “riassunti” delle pubblicazioni cartcee e on-line o dei “blog” Italiani, e questo non lo dico tanto per te, quanto per tutti coloro che sulla scorta di tali brevi ed spesso “biased” riassunti si lanciano poi in lunghe elucubrazioni) Le critiche, non tutte ma la stragrande maggioranza, prendono di mira “l’allestimento” che ha un preciso responsabile (che non e’ Sgarbi come molti credono) ma Benedetta Tagliabue Miralles, già Leone d’Oro a Venezia. Ma anche sorvolando sull’esito “pessimo o meno” rimane a mio parere fondamentalmente errata la proposizione per un difetto di “ex post” vedi un po’: se sto’ bevendo un pessimo caffe’, non vorra’ dire forse che l’idea di bere un caffe’ era pessima di per se’? … che ne pensi? Buon pomeriggio ed a presto rileggerti

      • LorenzoMarras

        Luciano hai risposto a Cristiana, ma in realta’ hai delineato con intelligenza ed anche e con, lasciamelo dire, Arditezza, un possibile progetto per una rinnovata biennale. Mi ha colpito la frase in cui affermi “io vorrei una biennale di Venzia per TUTTI progettata da esperti di comunicazione ed aperto ANCHE ad esperti di arte contemporanea” . Per me questo punto è centrale , certo molto difficile da realizzarsi perche’ va a sconvolgere status di sistema molto consolidati ma in prospettiva fattibilissimo e non affatto una utopia.
        Con una vera comunicazione si crea non tanto un pubblico passivo ma delle coscienze critiche che possono riversarsi anche in altri campi. A quel punto l’ARTE si separa dal suo ghetto ed entra prepotentemente nella Vita.

        • Esatto Lorenzo e, anche se non ho ancora completamente approfondito, credo che quando Dorfles dice ” Se, invece, i selezionatori in futuro fossero scelti già con una certa selezione, pur appartenendo all’ambiente laico, allora Sgarbi avrà davvero realizzato un vero e proprio «esame di maturità» circa i gusti, le preferenze e l’incultura del nostro Paese” intenda, sostanzialmente la stessa cosa ed affermi la validita’ dell’esperimento sgarbiano nel senso che tu ed io (e spero altri, presto o tardi) auspichiamo.
          E’ evidente che, come giustamente dici, realizzare il progetto che, con grande cortesia, dici “ardito”, trova i piu’ grandi ostacoli nel sistema “costituito” di cui andrebbe a sconvolgere lo “status” e, sopratutto, andrebbe a diminuire drasticamente il “potere” ma e’ proprio in tale azione che sta’ il suo reale valore “etico-sociale” ! La “comunicazione” e’ la chiave di volta di un tal progetto ma costituirebbe anche il vero ritorno a se’ dell’arte, che e’ nata Comunicazione e che se non riesce ad entrare cospicuamente e con evidenza nella Vita semplicemente ha fallito.
          Grazie Lorenzo per il tuo commento, leggerti e’ sempre un piacere (ovviamente anche quando le nostre idee non concordano)

  • Giorgio Di Genova

    Caro Pantoli, parli di merito dei collaboratori sardi di Sgrbi per il padiglione della Sardegna. E chi ha segnalato (da Roma, come il soprascritto) i nomi di artisti sardi che meritavano di essere invitati, non ha avuto alcun ruolo? Purtroppo oltre 50 dei miei segnalati per tutte le regioni sono stati bocciati da Sgarbi, in qualche caso con grande dolore di qualcuno che se ne fatta una malattia, ma molti di più sono stati accettati, dando un senso concreto alla mia decisione di partecipare per far sì che diversi, secondo me validi e meritevoli artisti, esponessero alla Biennale, avverando un sogno che non avrebbero mai potuto realizzare nell’ambito delle tradizionali Biennali. Ci sono stati disguidi (proprio ieri ne ho risolto uno di un artista da me segnalato per il Friuli – Venezia Giulia, che, per strane ragioni, all’incaricata della Regione risultava non invitato,. Ma proprio per la Sardegna ho dovuto convincere un altro dei miei invitati, che si voleva ritirare perché non era interessato a confrontarsi con locali, ma voleva farlo con tutti a Venezia, chiarendo che il confronto che voleva ci sarebbe stato attraverso i cataloghi generali delle mostre regionali, che sono le mostre itineranti (come sempre dico), e per i quali ho scritto la richiesta breve nota, intitolandola “Un evento storico”. Ora spero che costui sia felice di non essersi ritirato: conosco bene la ritrosia dei sardi, diversi dei quali non sono entrati nella mia storia dell’arte, perché, nonostante incontri fatti nelle mie vacanze estive a Calasetta, nonostante l’assistenza e l’insistenza del compinto amico Ermanno Leinardi , dopo avermi promesso che mi avrebbero spedito il marteriale necessario per le mie ricostruzioni, non si sono mai più fatti vivi.

  • Ecco i sintomi della malattia. Per fortuna alla luce del sole, così che non si dica che qui si fa dietrologia.
    Hai capito le segnalazioni, eppoi diconsi cinquanta.

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Hai ragione Lorenzo, saper segnalare artisti sardi a Sgarbi è un mestiere che merita rispetto. E’ “l’artista” che compete (davvero) è sempre il curatore…, mai l’artista. Quest’ ultimo, senza speranza paga il rifiuto, e poi se ne sta immobile e malato, in attesa di un altro curatore che lo guarisca.

    • Savi’ con sincerità ma secondo te è possibile in numero così elevato di artisti che fa concorrenza al numero degli iscritti alla ordine degli avvocati ? no perché se poniamo tizio ne porta 50 caio 45 sempronio 60 la MIA vicina di piano i suoi sette fogli e così VIA , dico è credibile tutto questo?
      È come parlare di in esercito dove ogni 5 soldati c é in generale.
      E che è?!?! La guerra la fanno i soldati o i generali?
      Va beh Savino , ridiamo che non vorrei essere medicinico.
      Stammi bene e saluta la Bella toscana MIA amante preferitai

  • Cristiana Curti

    Carissimo Luciano, in primo luogo grazie per la tua risposta, assai gradita. Indi, permettimi di sottoscrivere (copia-incollando da te): “”… io vorrei un Padiglione Italia “panorama della ricerca artistica Italiana e delle sue realizzazioni negli ultimi due anni” in una Biennale “panorama della ricerca artistica internazionale e delle sue realizzazioni nazionali negli ultimi due anni”…””. L’ho scritto altrove in tempi non sospetti.
    L’intento è il medesimo. Ma per ottenere questo, penso che a lavorare per il Padiglione Italia dovrebbero essere storici dell’arte, critici, non estemporanei importati da altri settori (questo dicasi sia per Sgarbi sia per gli intellettuali chiamati a “parargli le scapole” per compiacere – loro sì – un sistema carnascialesco e sopra le righe, così sarà chiaro anche intorno a chi mi riferivo).
    Permetterebbero loro – gli intellettuali – che io andassi nelle loro distinte classi universitarie a sindacare in seminari epocali (che dirimono l’esperienza curricolare degli allievi) su Heidegger o Spinoza, o su Brecht e Artaud solo perché ho letto qualche libro, ho visto qualche piéce? Permetteresti tu – in altro contesto – a costoro di scrivere libri e saggi di critica d’arte?
    Francamente non me ne frega uno strabeato piffero di sapere cosa gradiscono appendere sopra il proprio camino di casa Agamben o Fo (che amo tanto in altri, più appropriati, contesti…).
    Io desidero un pensiero critico forte e propositivo che supporti degnamente la nostra arte contemporanea. Non il trastullo bartezzaghiano di quattro – pur lodevolissimi – uomini di cultura.
    Non sopporto l’operazione furbetta, che si accompagna tanto a quello per cui oggi i nostri ricercatori guadagnano 800 euro e Sgarbi (o chi per lui) ne prende altrettanti al minuto per andare da qualche demente televisivo che gli pone universali quesiti come: “cosa ti piace delle scarpe delle donne” proprio nei giorni in cui dovrebbe essere (stato) a Venezia a lavorare per noi che, nel frattempo, lo paghiamo con le sudate briciole concesse dal Tremonti ministro.
    Non mi piace questo modo di fare, non mi piace chi ancora trova una scappatoia per vivacchiare alle nostre spalle.

    Oggi mi trovi più intollerante che mai di ritorno da una riunione con artisti che faticano a setacciare 5000 euro per organizzare una mostra in un bel museo che è stato loro fortunatamente accordato (appena poco più di quanto il Beatrice-omni-curator chiese, a suo dire, per il catalogo della Tremonti-sorella-artista, ospitata alla GAM di Milano lo scorso ottobre).
    Lo so benissimo che sembra un piagnisteo demagogico, quindi sono pronta a sopportare le eventuali rimostranze.
    Ma tutti loro hanno visto la Biennale 2011 e il Padiglione Italia (e tutti loro – detto per inciso – hanno partecipato a Biennali passate…) e sanno davvero cosa vuol dire scherzare sulla pelle dell’arte.
    Io non credo che arte sia “etica”, che arte chiami un comportamento etico, non ha senso. Ma quando è troppo è troppo. E nessuno fra loro ha fatto cenno di presunti “errori” critici, sempre accettati, quand’anche contestati acerrimamente, da chi sa come si gioca la partita.

    Caro Luciano, si decide molto nei prossimi anni per la nostra cultura, qualcuno pensa, anche onestamente, che valga la pena rimanere in uno stato sperimentale.
    Io penso che non possiamo più permetterci esperimenti, quando abbiamo un grande passato dietro le spalle ma non ce ne ricordiamo e dovremmo ritornare a far valere la nostra arte (parlo dell’Italia) di fronte all’Europa e al mondo. Per il guadagno di tutti, non per bieco sciovinismo.
    La partita è altissima. Manchiamo in graduatoria da almeno una trentina d’anni (anche di più). Cosa stiamo aspettando? Che ci dimentichino?
    Un caro saluto sempre dall’altra parte della barricata (ma non è poi così vero).

    • Cara Cristiana… non parlar di corda in casa dell’impiccato, please ;-)… non avrai, da me, rimostranza alcuna per il tuo legittimo sfogo: ho sempre finanziato personalmente la mia attivita’ e solo lo scorso anno ho avuto, per le mie due ultime personali, a Songkla e Bangkok la sponsorizzazione rispettivamente, del Ministero per la Cultura di Thailandia e dell’Universita’ Silpakorn unitamente all’Ambasciata Italiana di Bangkok. Oh! sia chiaro, sponsorizzazione consistente nell’ospitalita’ per allestimento ed opening in Songkla e,in entrabi i casi, gratuita’ delle venues e copertura delle spese per il catalogo che, per altro, oramai da alcuni anni, produco rigorosamente in DVD e, da sempre, se ne va’ praticamente tutto in “distribuzione gratuita” (solo agli openings ne vanno via, mediamente 4/500 copie); tieni ancora conto che la spesa per la realizzazione del DVD e’circa un quinto di quella di una dignitosa edizione cartacea e, sopratutto e per fortuna, che qui i costi sono circa la meta’ di quelli Italiani… e quindi… capisco, oh! se capisco! ;-)
      Ma venendo alla nostra discussione, vedi, neppure a me (e credo a pochi, salvo ai lettori di qualche giornale di arredamento o di “vip’s gossip”) interessa molto che cosa appenda sul caminetto l’intelllettuale Pinco Pallino.
      Ma se si chiedesse a 30/40 “intellettuali” (termine terribile ma usiamolo per comodita’ intendendo che con esso identifichiamo persone di alta cultura che svolgono un attivita’ pubblica culturale, artistica o para-artistica) di indicare 4 artisti contemporanei, due maschi e due femmine, viventi, noti o meno noti, che ritengano valga la pena “esporre” quale esempio di “valida ricerca contemporanea”, i quali dovranno presentare, ciascuno, un lavoro inedito o comunque mai esposto in tempo antecendente alla chiusura della precedente Biennale; si chiedesse loro di scrivere, per ciascun artista, tre cartelle e non di piu’, non sull’artista ed il suo lavoro, ma sul perche’ essi abbiano ritenuto di scegliere quell’artista e sul come siano venuti a conoscenza e quanto siano familiari, con la sua ricerca, precisando loro che, ovviamente, sono tassativamente esclusi parenti e affini, fidanzati e fidanzate ivi compresi gli e le, ex, e che i loro testi, oltre a venir, ovviamente pubblicati in catalogo, verranno anche pubblicati, in anteprima, su un blog aperto ai commenti del pubblico, in uno con testi critici, questi si’ sul “lavoro ” dell’artista e scritti da critici “professionali” e con le foto o le descrizioni/progetti/modelli dei lavori. Supponiamo che si ripeta l’operazione regione per regione (ovviamente con altri “selezionatori” e con numeri che possono essere diversi in base alla “popolazione” artistica di ogni regione) per artisti con “studio” nella regione. Supponiamo ancora che tutto questo venga fatto con i tempi necessari, per esempio, che si inizi a farlo non appena venga nominato il “direttore del Padiglione Italia” e che si dedichi a tutto il processo di “selezione” degli “intellettuali” e degli “artisti” sei mesi, che entro i successivi 4 mesi gli artisti selezionati debbano presentare pe descrizioni/progetti/modelli o la fotografie dell’opera, con i dati dimensionali e le specifiche tecniche opportune, in modo da avere il tempo necessario ed opportuno per studiare il lay-out dell’esposizione e prresentazione dei lavori. Supponiamo infine che a tutta l’operazione venga data un vasta visibilita’ mediatica (ma credo che una cosa del genere se la “reclamerebbe” da sola senza troppa difficolta’)
      Che cosa avremmo ottenuto? Certamente non “l’esposizione di eccellenze” che piace a te (ed a molte serissime e rispettabilissime persone, generalmente pero’ appartenenti ai gruppi degli “appassionati” e degli “addetti ai lavori”) ma altrettatno certamente un panorama vivo (e probabilmente vivace) di cio’ che viene percepito come “arte contemporanea” dagli intelletuali (almeno dai gruppi dei selezionatori) per giunta, corredato dai “testi” che definiscono e spiegano il perche’ essa venga “percepita” in tal modo messi a confronto, sia con i testi dei “critici” professionali, che, ed in maniera piu’ vivace, diretta e stimolante, con la summa dei “commenti” del pubblico.
      Avremmo ottenuto inoltre di “interessare” a “che cosa e’ mai l’arte contemporanea?” un pubblico vasto che probabilmente vi si avvicina per la prima volta confrontandosi direttamente con l’opera d’arte contemporanea, le motivazioni e le implicazioni che sottostanno alla ricerca che l’ha portata in essere, le motivazioni e le riflessioni di chi l’apprezza e la colleziona (o magari semplicemente desidererebbe farlo… non e’ detto che tutti gli “intelletuali” chiamti siano anche, collezionisti !!!) su come viene esrecitata, con quali argomnetazioni e principi la “critica” professionale nei confronti di essa ecc. ecc.
      Probabilmente alla prima “tornata” il risultato in termini di “qualita’” dei lavori esposti potrebbe essere “altalenante” ma, stai pur certa, che all’edizione successiva essa sara’ molto piu’ “equilibrata” per effetto della “pressione psicologica” esercitata da una reale “opinione pubblica” sui “selezionatori.
      Scusa questa lunga espposizione ma mi pareva onesto dare un minimo di corpo (e sia chiaro che non si tratta neppure di una “rappresentazione sommaria” di quel “corpo” ma ancora di un brutale “primo schizzo fatto di getto” di tale possibile “rappresentazione sommaria”) alla mia proposizione : “evento progettato per tutti da esperti di comunicazione ed aperto anche agli esperti di arte contemporanea”
      Sono, invece pienamente d’accordo con te quando tu parli di cura e di valorizzazione dell’arte e dei beni culturali in genere e dell’importanza fondamentele che hanno (o dovrebbero avere) non solo nella nostra cultura ma nella nostra economia, ma in questo panorama la Biennale e’ un po’ come la Ferrari nel panorama industriale Italiano, conta, tutto sommato poco in termini di numeri relai ma e’ un brand, un simbolo che “tira” sempre fortissimo all’estero, anche quando ed anche se non fa “risultati”, non solo ma, come la Ferrari, e’ (e continuera’ ad essere) tutto sommato, un punto ideale di riferimento e se essa imboccasse coraggisamente una tale via (o per dir meglio, proseguisse diligentemente ed intelligentemente, affinandola e migliorandola, la via imboccata dal Padiglione Italia quest’anno) gli altri Padiglioni Nazionali prima e le altre Biennali poi, seguirebbero questa via o se ne inventerebbero di analoghe.
      L’arte contemporanea “pesa”, quantitativamente, ancora molto poco (quasi nulla) nelle motivazioni delle “correnti turistiche” (sia chiaro anche su quella degli Italiani che si recano all’estero !!) ma cio non dipende da “ragioni di qualita’” dell’arte contemporanea ma dal pricipio, perverso quanto vero, che l’arte contemporanea e’ quella che verra’ “compresa” neppure domani ma dopodomani!! Ed e’ proprio per rendere un po’ meno vero questo perverso principio che gli illusi come me dan voce ai loro sogni. Ciao Buona notte!!
      Scusa dimenticavo, su FaceBook vedo una sola Cristiana CUrti, sei tu?

      • Cristiana Curti

        No, caro Luciano, non sono su facebook. Sono troppo all’antica. Ti ringrazio delle tue molte e pazienti spiegazioni, non solo qui ma anche altrove che ho recuperato in parte solo ora. Hai un’idea precisa che non riesco a condividere, per il (reale) timore di vedere un’attività (quella della critica d’arte) cancellata dalla facilità e dalla gratuità della “comunicazione”. Io sono del parere che studiare, osservare, esercitare la mente sia necessario per elevare il grado di consapevolezza e cultura. Non che la cultura debba fare il processo inverso per attirare consensi. Non è questione di élite (l’élite non è dei colti, semmai degli intrusi di professione, non necessariamente colti), ma un fatto che è intrinseco al compito dell’uomo sulla terra (se è uomo) di migliorare la propria condizione.
        Capisco ciò che dici ma ritengo molto pericoloso e fuorviante tentare di praticare la tua soluzione, SOPRATTUTTTO in virtù dei risultati.
        Lo stesso Lorenzo, in un commento più sotto di cui ringrazio molto per la bellezza, mi conferma che ciò che vale va tenuto a conto, che la vita può cambiare (deve cambiare) in meglio anche in virtù della cultura e dell’arte in particolare. Un cambiamento a portata di ognuno di noi, basta volerlo. Ed è vero. Ma ho ancora un’idea, forse antiquata ma forse no se penso a quanti artisti hanno con coscienza disertato questa Biennale perché la ritenevano squalificante per “la categoria”, del potere salvifico dell’arte. Bisogna meritarsela, però, la salvezza, bisogna impegnarsi, bisogna volerlo.
        So bene che mi comprendi e forse non è più necessario che continuiamo a incrociare le spade in vista di un conflitto che non esiste (faccina sorridente…).
        Mi preoccupano di più altre figure che di banalizzando in banalizzando – non in questa new ma in un altra, che non ricordo (tanto ormai potremo definirla Sgarbeide, poiché non avrà fine, anzi…) – si insinuano e approfittano di questa terra di nessuno dell’arte degli ultimi dieci-vent’anni per farsi belle di virtù che non possiedono neppure in minima parcella. Preoccupa una lode in sede di laurea concessa a chi poi si dice “curatore” o sedicente tale e non conosce – giusto per iniziare – il valore delle interpunzioni. E’ un trionfo – lì come altrove – delle virgole frapposte illegalmente fra soggetti, predicati verbali e complementi oggetti. Così come ti pare cada la voce, così come ritieni la metrica ti imponga… Alcuni sorrideranno, io no: reputo lo stile (oltre a una solida grammatica e sintassi di base) essere ancora una chiave fondamentale, non aulica, ma una condizione sine qua non per coloro che affermano voler divulgare ed essere divulgatori. Non c’è maggior piacere che leggere alcune pagine di Arcangeli o Longhi, e di Campigli critico o Carrà, ma anche certo Bonito Oliva (quando è “buono”, oltre che bravo).
        Non puoi chiedermi mezze misure, perché in queste faccende non le ho. Colpa mia, senza dubbio. Un carissimo saluto e grazie ancora.

  • LorenzoMarras

    Cristiana cara, secondo me il pensiero che hai teste’ esposto non è sostanzialmente differente da quello di Luciano perche’ l’elemento che in sostanza è di disturbo è L’AFFARE SGARBI. E dico cosi’ perche’ mentre il tuo approccio, per carita’ condivisibile, chiamiamolo critico curatoriale per il suo spiccato accento specialistico che , giocoforza, valuta il suo oggetto di studio e rimane nel suo contesto – QUello di Luciano , invece, va nel merito del pragma , del concreto o per capirci meglio, Lui ha un approccio di respiro STRATEGICO….conosce come te le cose ma non vuole che le stesse permangano nella camicia di forza del LIMITE.
    Non solo farLe uscire dal ristretto alveo della specializzazione ma indicare i modi perche’ le stesse siano effettivamente condivisibili. Chi puo’ attuare un simile disegno sono coloro che sanno comunicare, che trovano i modi non solo per raggiungere ma anche per trasmettere il messaggio.
    Qui su Artribune, senza renderci conto e parlando io , te luciano , sereno savino hm ed altri , certo ancora in piccolo , facciamo la stessa cosa.
    Quello che secondo me, bisogna veramente strappare da noi stessi è quello stupido senso di elitarismo scientifico che qualche volta ci fa andare fuori dal seminato.

  • Cristiana Curti

    Lorenzo, in altre occasioni ho avuto modo di ammirarti e ora penso che tu – e scusami se prima non ti vidi, per colpa di questo buffo sistema di lettura – sia nel giusto.
    Ma come fare PER fare? Noi parliamo (e vada), e poi? Che fare davvero per rendersi utili, oltre al lavoro puro e semplice? Il lavoro puro e semplice? non basta, accidenti. Non basta scrivere, parlare… non basta per non restare fuori dal seminato. E “comunicare” è davvero vendersi? Svalutare il sapere? Non so che dire, non credere che la faccenda – e non parlo di invidiette da quattro soldi – non colpisca anche le mie corde.
    Grazie per la tua sempre attenta partecipazione.

    • LorenzoMarras

      Cristiana se io ti avessi letto 10 anni fa io ti avrei presa per pazza (ne ho 50) perche’ ero completamente sprovvisto del codice necessario per comprendere le cose che scrivevi. Oggi invece non ho nessunissima difficolta’ a sapere a cosa tu ti riferisci. Le mie abitudini di vita quotidiana i miei interessi gli hobby (tragica parola) insomma il mio quotidiano erano abissalmente diversi. Oggi la qualita’ della vita che conduco è non solo migliorata ma a volte ripensando al passato , sento di trovarmi in una sorta di paradiso terreno. E lo devo all’Arte e a tutte le cose che ho appreso da essa che andavano OLTRE L’ARTE…. non essendo artista.
      Tutti possono accedere a questo , a nessuno è precluso . A NESSUNO.
      Ciao Cristiana, buona serata.