Il caso Lo Coco. Carta canta: il succo della sentenza e una rispolveratina ai fatti. E Politi? No comment

Diatriba Politi-Lo Coco, ultima puntata. In principio fu un articolo: semplicemente il racconto di una strana vicenda, dalla viva voce di uno dei suoi protagonisti. Luca Lo Coco raccontava la sua quinquennale odissea, fra esperimenti da attivista creativo, una citazione in tribunale e la relativa apertura di un processo. Avversario, Giancarlo Politi, editore di Flash […]

Giancarlo Politi

Diatriba Politi-Lo Coco, ultima puntata. In principio fu un articolo: semplicemente il racconto di una strana vicenda, dalla viva voce di uno dei suoi protagonisti. Luca Lo Coco raccontava la sua quinquennale odissea, fra esperimenti da attivista creativo, una citazione in tribunale e la relativa apertura di un processo. Avversario, Giancarlo Politi, editore di Flash Art, finito nel sarcastico mirino del giovane ideatore di  ash Art: un esperimento di net art – per alcuni geniale, per altri ingenuo – che replicava il sito del noto art magazine con alcuni accorgimenti critico-polemici, più o meno impercettibili. Al termine dell’iter giudiziario arriva la sentenza, emessa nel settembre del 2010. La causa la vince Politi, ma il Lo Coco deve solo coprire le spese legali: quasi 7000 euro che il ragazzo, però, non ha. L’intimazione al pagamento e la successiva notifica di pignoramento risalgano ai mesi di aprile/maggio 2011.
Subito dopo il nostro articolo, fu la volta della replica di Politi, da noi immediatamente richiesta e pubblicata. E si trattò di una lettera assai risentita, nei confronti del Lo Coco ma anche di Artribune, reo di aver dato la parola al Lo Coco stesso. A quel punto, al Direttore abbiamo chiesto un’intervista: per parlare dei fatti, lasciando da parte le arrabbiature. La risposta? Un bel no, secco e severo.
Abbiamo atteso un po’, sperando in un ripensamento, che però non è arrivato. E per non lasciare in asso i lettori, arriviamo qui con una chiosa finale, giusto per far chiarezza su alcuni punti.
Giancarlo Politi sostiene che la sentenza non l’abbiamo letta. E noi smentiamo, ancora una volta: le carte le abbiamo avute in mano fin da subito. Il sunto della sentenza è che Lo Coco venne giudicato colpevole: accolta, cioè, la richiesta dell’accusa di far chiudere il sito incriminato, per via di un ”indebito utilizzo del nome di dominio confusorio”. In sostanza ash Art fu ritenuto un sito equivoco, troppo simile all’originale. Sito che, lo ricordiamo, venne immediatamente oscurato in via cautelativa fin dall’inizio della vicenda giudiziaria. Dunque l’azione di “plagio” del Lo Coco durò per l’arco dei 6 mesi di vita di ash Art, durante i quali – come lo stesso Politi ammette nella lettera inviataci – venne lasciato agire indisturbato.
Disattesa invece la richiesta relativa al risarcimento danni, pari a 200.000 euro. In primis, perché il Lo Coco non essedo “qualificabile quale imprenditore commerciale”  non rappresentava un concorrente sleale. La creazione del sito-gemello e la messa in rete degli indirizzi dell’ash Art Diary (che ammontavano tra l’altro a circa 3000, contro i 30.000 di Flash Art) non attenevano ad alcuna strategia aziendale.
Inoltre, le motivazioni addotte dall’accusa – l’aver subito un danno economico dall’operazione di Lo Coco – non sono state riscontrate in sede giudiziaria. Dopo aver esaminato i bilanci addotti come prove, si è ritenuto che “La società attrice, nei suoi atti, non ha individuato i parametri teorici che potrebbero fondare una statuizione di condanna, quali il vantaggio economico conseguito dal contraffattore,  nonché il ridotto guadagno che, di contro, avrebbe subito il titolare legittimo dei diritti di privativa, consistente nella perdita di profitto correlato alla vendita dei prodotti contraffatti”.  Nessuna relazione dunque tra la situazione economica di Flash Art e l’iniziativa del Lo Coco.
Ad oggi i mobili di casa Lo Coco sono ancora al loro posto, nella speranza di trovare un escamotage legale al pignoramento.  Questa è la storia, così per come l’abbiamo registrata. Storia di un contenzioso tra un importante editore e un ventenne un po’ troppo intraprendente. L’uno rimasto in parte a bocca asciutta, l’altro costretto a pagare le spese. Dura lex, sed lex.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Proprio la noia più profonda.

  • tanto per stemperare la noia. Nel sistema dell’arte italiana si vive una vera e propria dittatura e il punto non è colpire flash art con queste operazioni inutili.

    Da una parte un oligarchia di pochi (vettese/farronato part) scollata dal pubblico e incapace di dialogare con la politica; e dall’altra l’ignoranza e la volgarità di sgarbi.

    Il vero nodo è l’assenza di una critica d’arte libera e approfondita. Il punto sono i contenuti. Lo Coco ,come qualsiasi altro critico del sistema, dovrebbe lavorare su i contenuti e su una strada alternativa: sventolare e ridicolizzare il feticcio flash art, oltre ad essere operazione anacronistica, è assolutamente inutile.

    Ho intenzione di organizzare per autunno un nuovo evento di questo tipo:

    http://whitehouse.splinder.com/post/23489899/xxx

    • concordo sull’inutilità dell’operazione ash art. credo che ciò dimostri la naiveté o forse l’ingenuità di Lo Coco che proprio per questo – e anche per la sua giovane età- comunque trovo perdonabile e divertente. Trovo meno divertente colorare di anilina la fontana di trevi. A volte ho la sensazione che in una società ormai dozzinale come la nostra alcuni cerchino disperatamente un modo/azione per unicizzarsi, dimenticando che nel XXI secolo ormai siamo tutti secondi, terzi e così via. Di primi non c’è più l’ombra. Pure io sono alla ricerca di contenuti che diano respiro e un senso alternativo a ciò che faccio, alternativo all’abbandono, alternativo alla passività, all’ignoranza, all’appiattimento, alla volgarità… Ho lasciato l’italia alla ricerca di questo ed ancora non lo trovo. “Dove sta Zazà…?”

    • Alfredo Aceto

      Senza entrare in merito nelle vicende giudiziarie di Lo Coco dove reputo inutile schierarsi da una parte piuttosto che dall’altra essendoci li il tribunale di competenza che per fortuna il suo dovere lo fa come si deve! Non è una novità che alcune pratiche artistiche (questa non molto furba) portino a querele e atti in giudizio, è sempre stato così! Detto ciò sono davvero felice di aprire Artribune anche oggi e di trovare la critichina quotidiana al mio paese che continua a mancarmi tanto quando sono via! Mi permetto di aggiungere qualcosa perché così non è abbastanza incisiva. Quindi, ricapitolando, Ferronato non andrebbero bene così come la Vettese perché non dialogano con la politica. Andava però detto che la politica Italiana farebbe schifo! Poi Sgarbi anche darebbe il voltastomaco perché è ignorante. Su Sgarbi ne ho sentite tante. Iracondo, nervoso, arrogante… ma ignorante non mi era ancora capitato! Evvai! Poi come da protocollo c’è una criticuccia al “sistema”. Questo sistema che ormai nessuno sa piu cosa sia, un magma indefinito che si nomina per descrivere quel disagio anche lui indefinito! Quindi il sistema fa schifo! Anche lui poverino questo sistema ormai personificato! Politi ovviamente farebbe schifo! Poteva aggiungere altri nomi così schifosi! Lo avevo già suggerito tempo fa in un’altro articolo dove ero poi stato calunniato… non ha mai pensato di favorire di un biglietto aereo per Londra in modo da lasciare qui quei pochi (ma buoni) che l’Italia magari non la vivono ma la amano? Quei signori che Politi non lo idealizzano ma lo stimano per ciò che ha fatto? Quei signori che non sono avidi di critiche continue e inconcludenti? Forse è il caldo a rendere i commenti così cattivi?

      • Stanlio & Olio

        no nel tuo caso il caldo li rende decisamente più innocui e lecchini

        • Alfredo Aceto

          Sicuro!

  • gp

    si va bene, si fa presto a colpevolizzare Golia ed eleggere a Davide… a mio avviso, in questo caso, ha piena ragione Politi e non c’è da discutere neanche. Il sito di Lo Coco era un plagio, ed è stato giustamente oscurato dopo una sentenza. Ma quale arte, non scherziamo…sembra che non sia un lavoro in cui bisogna fare un percorso culturale lungo e studiato. No, l’arte è la ricerca di una trovata. Domani mi metto a costruire computer “aple” del tutto uguali alla apple, provo a commercializzarlo e se mi dicono qualcosa rispondo “ma io volevo fare arte!” e tutto si placa… Quindi via libera ad “artribuna.com” del tutto uguale ad artribune con l’intento di derisione di questo sito sicuri che nessuno dirà nulla e nessuno si sentirà offeso, sempre in nome dell’arte….

    • massimo j. monaco

      non mi pare che Lo Coco abbia commercializzato qualcosa quindi il paragone con “aple” è completamente sbagliato. Dagli anni 60 in poi rubare immagini o creare finte testate è stata una operazione artistica di norma a volte anche con risvolti politici. Politi ha perso un’occasione.

      • hm

        – non mi pare che Lo Coco abbia commercializzato qualcosa –

        allora ti pare male, lo poco infatti è riuscito a stampare e mettere in vendita le copertine della sua triste scopiazzata ash art, anzi credo che se cerchi su google siano ancora in vendita . e dopo tutto questo ha tentato di spacciarsi per hacker illuminato LOL mentre invece resta solo un suckercracker . detto questo è da sucker anche la reazione di politi .

        • feu

          eh…nel caso abbia guadagnato qualcosa, certamente ha messo in piedi una cifra esorbitante! certamente avrà “dato filo da corcere” all’editore di via farini! Eh si! La richiesta di 200mila euro di rimborso è proprio equa! Ma va, ma che cavolo state dicendo? Politi voleva approfittare (alla chetichella) di una persona per sfilargli qualche quattrino, con la scusa del plagio! Punto e basta, non ha guardato in faccia nessuno, senza diffide è andato subito in giudizio.Fine della storia. Politi è inqualificabile per il suo voler raschiar via qualche centesimo appena possibile. Questo atteggiamento di cattiveria pura è riscontrabile anche nelle sue ondivaghe prese di posizione, che nulla centrano con la rivista e che non poco hanno contribuito alla decandenza di flash art.

        • massimo j. monaco

          spiace insistere. ma lo coco al telefono conferma di non aver messo in vendita nula di simile. se sai qualcosa di diverso saremmo tutti di curiosi di vederlo.

        • .. a quella. allora lo coco aveva ragione. se quella sembra la cover della rivista
          allora qualsiasi cosa sarebbe stato lo stesso anche un “ashtray” tanto per
          rimanere in tema. no qui temo si sia trattato di ben altro. la chiamerei arroganza
          e presunzione d’intoccabilità. comunque sia la totale negazione di ciò che
          quella tal rivista sollecita ovvero l’azione, lo spirito d’arte, il darsi da fare.
          Il direttore s’è zappato sui piedi. (ho volutamente evitato ogni nome di cosa
          e persone per non incorrere nei rigori della legge).

          • hm

            lo spirito da cracker e basta . è la stessa roba che vendere le magliette taroccate ai mercatini . appropriasionismo di bassa lega . e come ha scritto qualcuno sopra se politi non lo avesse denunciato non sarebbe nemmeno qui a tentare disperatamente di farsi pubblicità .

          • feu

            hm dici cazzate e lo sai. beccatelo tu un procedimento legale. politi è un noto frequentatore di tribunali, ha innescato svariate cause in questi anni, moltissime, come questa, per futili motivi.

          • hm

            no dico la semplice verità che evidentemente ti infastidisce molto, non me ne frega niente della reazione di politi, non fa di lo poco un santo né tantomeno un artista, se vengo sotto casa tua a sputarti in faccia e mi denunci allora ho ragione io perchè mi hai denunciato? no . fine .

  • feu

    perchè Marc Bijl quando rifece, plagiandolo, flash art cartaceo e raccolse pubblicità a pagamento non venne fermato?
    non bastava una prima diffida verso lo coco? perchè andare subito in giudizio? Risposta: perchè si voleva vedere se c’era qualcosa da raccimolare, anche se da un ventenne. vergogna politi. vergogna

  • VITTORIO DEL PIANO di Atelier MediyterraneArtrPura…

    VITTORIO DEL PIANO di MediterraneArtePura…
    avendo letto l’articolo (ben fatto) dal titolo:
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    “Il caso Lo Coco. Carta canta: il succo della sentenza e una rispolveratina ai fatti. E Politi? No comment”.
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    —>in qualità di “osservatore & CriticaCritici”

    QUANDO L’ARTE FINISCE IN TRIBUNALE FINISCE DI ESSERE ARTE-PURA, DIVIENE ALTRA COSA, PRENDE SPESSO ALTRE VIE (INPREVEDIBILI) E PUO’ CONDURRE “ALTROVE”. MUORE L’ETICA E L’ARTE. RITENGO ( O SBAGLIO?) CHE IN TRIBUNALE LA RAGIONE E LA VERITA’ POSSONO VEMIRE – COME CALZE – “RAMMENDATE” E MAI PURTROPPO LE VERE RAGIONI FINISCONO NEI LIBRI DI STORIA E DI QUELLI DELL’ARTE (SONO QUESTIONI PRIVATE E TALI DEVONO RESTARE PUR CON L’AVALLO DI UNA O PIU’ SENTENZE) QUALUNQUE SIA LA VERA QUESTIONE.

    IL FUOCO DELL’ARTE E’ COSA SACRA. BISOGNA BATTERSI SEMPRE PER LA LIBERTA’ PURA, PER LO STILE, PER LA BELLEZZA E ANDARE SEMPRE OLTRE.

    (28/06/2011 / Copyright by – [email protected])
    Vittorio Del Piano di Taranto

  • Per me ancora una volta Politi ha sbagliato, doveva limitarsi ad una letteraccia ed ad una trattativa privata…
    Evidentemente Politi dell’arte se ne frega, gli interessano solo i soldi, come si vede dal suo rifiuto a spiegare le sue ragioni.

  • …a proposito del “Giancarlo nazionale”, nessun commento sull’accorata ‘lettera aperta” di ieri (FlashArtNews) per il sostegno a BASE di Nannucci (Firenze) e la precipitosa e penosa smentita di questa mattina (sempre FlashArtNews) a seguito delle sentite rimostranze del Nannucci stesso ? Se ve la siete persa è un vero peccato!