Continental Breakfast. A Venezia il mondo dell’arte ha trovato il tempo pure di parlare di public art…

Non solo mostre, feste ed inaugurazioni. La Biennale è stata anche un’occasione di dibattito tra curatori, giornalisti ed artisti. È così che, grazie a Continental Breakfast, addetti al lavoro di mezza Europa si sono confrontati a Palazzo Zorzi ad un tavolo sul tema della public art. A bocce ferme abbiamo fatto il punto della situazione […]

Giuliana Carbi e Janka Vukmir

Non solo mostre, feste ed inaugurazioni. La Biennale è stata anche un’occasione di dibattito tra curatori, giornalisti ed artisti. È così che, grazie a Continental Breakfast, addetti al lavoro di mezza Europa si sono confrontati a Palazzo Zorzi ad un tavolo sul tema della public art. A bocce ferme abbiamo fatto il punto della situazione con l’organizzatrice, Giuliana Carbi

Come nasce il forum?
L’idea nasce dieci anni fa per creare un luogo in cui i critici dell’Europa dell’Est potessero incontrarsi e discutere sui temi della contemporaneità. I paesi partecipanti erano quelli della CEI, l’Iniziativa Centro Europea, un organo sovranazionale proposto a sviluppare relazioni economiche e culturali tra Italia, Austria, stati balcanici ed Europa continentale. La Biennale di Venezia era, allora come adesso, un’occasione formidabile per poter avere il mondo dell’arte in un unico luogo. È stato sin da subito un momento particolare, di grande fermento, poiché quelle nazioni non erano ancora parte di una rete internazionale. Si tenga conto che quei paesi all’epoca non avevano nemmeno il padiglione…

E come è cambiato in questo in questi due lustri?
Progressivamente il forum si è trasformato da uno strumento relazionale orientato all’Est ad una macchina internazionale, in cui le partecipazioni non dipendono più dagli aspetti geografici bensì dai temi della discussione. Per come è strutturata ora, Continental Breakfast è una di comunità di addetti ai lavori che di tanto in tanto fa il punto sulla situazione su di un tema ben preciso.

Come si è svolto il forum?
Ciascun relatore ha portato alla discussione un contributo teorico o dei casi di studio di rilievo partecipato. Nel complesso abbiamo avuto un programma molto intenso con una trentina di speakers tra cui Adam Budak, Jaroslav Andel, Lorenzo Fusi, Sanja Kojic Mladenov, Beral Madra, Iara Boubnova, Riccardo Caldura, Janka Vukmir. Nei prossimi mesi pubblicheremo gli intervesti.

Perché avete scelto la public art come filo conduttore?
È uno dei temi su cui c’è più grande confusione, non solo da noi in Italia. Se ad esempio, inizialmente per arte pubblica intendevamo un tipo specifico di arte e fruizione caratterizzate da committenza pubblica, oggi notiamo invece come questa indicazione non sia più sufficiente o centrale. Le possibilità e le consuetudini di interazione spettatore/opera sono cambiate radicalmente negli ultimi anni. E tra l’altro è un settore su cui noi in Italia siamo poco sensibili.

Poi c’è stato anche il progetto words room…
Ci teniamo particolarmente, è stata una delle novità di questo anno. Si tratta di una vero e proprio confronto sul significato che le parole hanno nelle differenti lingue. Concetti come monumento o memoria” hanno delle mappe di senso molto differenti. In una specifica parte del dibattito abbiamo avuto così la possibilità di analizzare la complessità nascosta dietro alle parole, che davvero va oltre ogni immaginazione.

E il seminario di storia dell’arte?
The Fragile Pedestal è stata la seconda parte di Continental Breakfast, che si è svolta a Trieste. È una vera e propria piattaforma sperimentale di ricerca fuori dal sistema accademico, che quest’anno ha unito intorno ad un tavolo sette studiosi under 35 – selezionati attraverso un Call for paper europeo – che hanno proposto i propri studi nel campo della Public Art sotto la supervisione di tre professori di fama internazionale: Edith Andràs dell’Istituto di Ricerca di Storia dell’Arte dell’Istituto delle Scienze di Budapest, Piotr Piotrowski dell’ Adam Mickiewicz University di Poznan in Polonia e Marquard Smith del Westminster College di Londra.

a cura di Daniele Capra

Continental Breakfast
Fifth CEI Forum for Contemporary Art Curators
www.triestecontemporanea.it


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Daniele Capra (1976) è giornalista, curatore indipendente ma militante. Tra le mostre curate la personale di Matteo Fato alla Fondazione Dena di Parigi, Contractions presso Dolomiti Contemporanee, Fisiologia del Paesaggio per i Musei di Zoologia e Anatomia Comparata dell’Università di Bologna, Let’s Go Outside per il Comune di Milano, Drawing a Video al Museo Janco Dada di Haifa e la IV edizione del festival Tina-B di Praga. È stato curatore del Premio Emergente Europeo Trieste Contemporanea nel 2008 e nel 2009, giurato all’International Onufri Prize di Tirana. Scrive per Artribune, per Nordest Europa e per i quotidiani veneti del Gruppo Espresso. È membro del comitato scientifico del festival culturale Comodamente. Vive un po’ troppo di corsa, con molti libri ancora da leggere ed il portatile sempre acceso.