Cerchi un testo critico che introduca il tuo lavoro? Su internet c’è chi lo fa. A costo zero…

Ovviamente si tratta di una segnalazione scherzosa, ancora la critica d’arte è viva e lotta con noi. Eppure, guardate Arty Bollocks Generator, al link che trovate qui sotto: basta cliccare e viene automaticamente generato un breve testo, vago quanto basta per adattarsi a ogni tipo di artista/mostra, con tanto di riferimenti – a rotazione – […]

Ovviamente si tratta di una segnalazione scherzosa, ancora la critica d’arte è viva e lotta con noi. Eppure, guardate Arty Bollocks Generator, al link che trovate qui sotto: basta cliccare e viene automaticamente generato un breve testo, vago quanto basta per adattarsi a ogni tipo di artista/mostra, con tanto di riferimenti – a rotazione – a Warhol, Nietzsche, Camus.
Il sito rientra all’interno di un progetto che promuove la creazione di pagine web “light”, non più di 10 kilobyte. Artisti senza critico e critici senza  idee: se volete fare la vostra figura (ottima o pessima, dipende), ora sapete a chi rivolgervi…

Saverio Verini

Arty Bollocks Generator

 

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Saverio Verini
Saverio Verini (1985) è laureato in storia dell’arte contemporanea presso l’Università “La Sapienza”. Nel 2010-2011 frequenta il Master of Art alla LUISS di Roma. Tra 2011 e 2012 è nello staff del MACRO - Museo d’Arte Contemporanea Roma. Dal 2013 è assistente curatore presso la Fondazione Ermanno Casoli. Dal 2011 cura la sezione di arti visive di Kilowatt Festival. È fondatore delle associazioni culturali Il Fondino e Sguardo Contemporaneo, con le quali, a partire dal 2005, ha ideato e organizzato numerose iniziative artistiche e culturali.
  • … provare per credere le “art bollocks” hanno molto piú senso di tanti testi scritti da critici in carne ed ossa… se aggiungessero al generatore la possibilità di scegliere “parole chiave” ed il “layout” che uno desidera sarebbe perfetto!!! ;-) ;-) ;-)

  • helga marsala

    bellissimo!

  • Antonio

    E’ UNA COSA VERGOGNOSA

    • … e che c’è mai di “vergognoso” ??? Hai perso il senso dell’umorismo ? Sei mica un critico e ti senti minacciato?) casomai vergognose sono certe prose arabo-bizantine in “artistichese moderno” piene di parole ed aggettivi ma pressoché vuote di contenuti che purtroppo spesso si leggono in cataloghi, PR, blog, forums, siti web e via cantando!!!

  • Colette

    e dai su si scherza…e comunque meglio di tanti statement che si leggono in giro!

  • Gambino

    Ottimissimo!!!
    visto che:

    l’arte e’ morta, o direi, dormiente

    i critici, frustratissimi, vogliono fare gli artisti

    gli ultimi trent’anni hanno solo copiato Picasso e Duchamp

    questo tool cade a fagiolo come esempio nichilistico del tutto

    Aspettiamo un Messia che svegli i torpori del mondo dell’Arte votato solo al mercato che olet….

  • Maria Cristina

    ma ci son tanti testi in giro scritti molto peggio!!

  • Antonio

    no serenovariabile, non sono assolutamente un critico, quindi non mi sento minacciato!

    Ritengo soltanto che per scrivere un testo critico, oltre che a “qualche nozione di storia dell’arte” ecc ecc ecc.. bisogna conoscere da vicino e molto bene il lavoro dell’Artista e in particolare ciò che c’è diettro alla realizzazione di un’opera d’arte.
    quindi è verrgognoso! :-)))))

    Per non parlare di quei pseudo-critici che ( secondo loro) sono in grado di scrivere un testo analizzando solamente 2 o 3 immagini di opere ….

  • mario raviele

    ………..per gli storici , critici e teorici dell’arte da Vasari a Cavalcaselle a Lionello Venturii a R:Longhi fino ad Argan a B.Oliva a F.Zeri fino al più piccolo aspirante critico…nessuno di loro è stato ed è in grado di creare artisti se non c’è la materia prima e non è il loro compito creare artisti ma di spiegare , analizzare i fenomeni aristici , interpretarli….riguardo i critici, curatori di mostre non li ho mai visti di buon’occhio perchè io che faccio arte devo, sono obligato a dire perchè la faccio, spiegare in prima persona le mie tematiche…è sempre l’artista che sa spiegare le sue cose…..è tutta la moda moderna che ha costruito un giro da galleristi e curatori. a pseudocritici giornalisti che spellano e speculano slle ambizioni di aspiranti artisti…in questo gioco ci sono cascato un paio di volte ….provocatoriamente abolirei i critici non gli storico-teorico-crotici d’arte…..

  • helga marsala

    “riguardo i critici, curatori di mostre non li ho mai visti di buon’occhio perchè io che faccio arte devo, sono obligato a dire perchè la faccio, spiegare in prima persona le mie tematiche…è sempre l’artista che sa spiegare le sue cose…”

    questa, perdonami mario, è una visione errata e limitata del rapporto critico-artista, che può e dovrebbe essere un rapporto di reciproco arricchiemento. La mia esperienza è sempre andata in questa direzione, sia quando ho semplicemente scritto per qualcuno, sia quando l’ho accompagnato nella cura di un progetto.

    Un buon critico sa mettersi in ascolto, e un buon artista deve fare altrettanto. La capacità di scambiarsi sguardi e prospettive è essenziale, e questo vale per il rapporto artista-curatore, ma anche per quello artista-pubblico.
    Un’opera non è un organismo morto e statico, un’opera non appaetiene a nessuno, tanto meno a chi l’ha creata. Non esiste un pensiero unico su un’opera. Le opere sono vive e continuamente rigenerabili, grazie a quella maglia di sguardi che si rinnova all’infinito e che le sostiene, mutandole.
    Un artista chiuso nella propria prospettiva non parlerà mai al mondo, ma solo al proprio piccolo privato. L’arte è altrove (forse è L’altrove).

    So perfettamente che molti curatori non sono in grado di affiancare gli artisti in un percorso creativo e di dialogo. So che esistono critici e curatori che non ascoltano, non sentono, non prendono e non porgono nulla. Firmare sterili paginette di teoria non è utile a nessuno… non sta là il senso. Mi rendo conto che questo produca certe posizioni di chiusura. Ma non bisogna dimenticare che, in linea di principio, non esiste creazione se non nella disididentità, nella perdita, nell’evoluzione. La chiave è sempre nell’altro, non nell’identico.

    PS. un aritsta non deve “spiegare”, ma in fondo non deve farlo nemmeno un critico. l’arte mica si spiega, al massimo si porge.

    • Cara Helga, piú ti leggo e piú sono indeciso se tu sia tanto brava quanto bella o tanto bella quanto brava! Hai perfettamente ragione, un artista non deve “spiegare” perché, se è capace di “parlare” ,lo fa con il suo lavoro che, come perfettamente dici, non è cosa morta o cristallizzata e, lui si, dovrà “dire” e dirà cose diverse, di volta in volta nuove, a volte persino contraddittorie, a chi si soffermerá ed accetterà il dialogo.
      Il rapporto artista/critico/critico-curatore dovrebbe, in effetti, riposare sulle basi che tu hai indicato, il guaio è che spesso, troppo spesso, non è così! E, al tuo delizio post scriptum, lasciami aggiungere : se un “opera” la si puó spiegare, probabilmente è meglio dimenticarla ;-)

    • Nicola

      Nulla da aggiugere: chiaro e definitivo. Grazie da un critico.

  • Cristiana Curti

    Helga ha ragione da vendere, ma anche Mario ha colpito nel segno e non vedo incompatibilità fra queste posizioni che solo apparentemente divergono in quanto rappresentano i due poli (“teorici”) del fare arte: il progetto (l’ideazione, l’origine) dell’opera e chi ne deve mettere in relazione il potenziale iconografico sia con il passato che con il futuro. Ad entrambi il merito di concepire il “sistema” dell’arte sanamente e positivamente, così come dovrebbe essere.
    Aggiungo, se posso, una nota dolente che spiega forse la sovrabbondanza del parolume scritto intorno a opere, rassegne, artisti e affini.

    La “recensione” di rassegna è sacrosanta e benedetta, ma solo se farina del sacco del giornalista e non banale calco del comunicato stampa (questione avvilente e niente affatto necessaria) e solo se condotta da giornalista specializzato. Quindi affaire difficile, perché presuppone un registro sintattico (e semantico) adatto a tutti i lettori senza che la materia ne esca svilita. In pochissimi riescono nell’impresa. A questi pochi andrebbe un merito che non viene quasi mai riconosciuto.

    Il testo critico “colto” (nel senso indicato sia da Mario che da Helga e passibile di ulteriore definizione sempre in linea con quanto detto) non è sempre ben visto dagli artisti stessi, che spesso o sono indifferenti a chi davvero pone questioni critiche alte (e rifiutano il reciproco arricchimento di cui parla Helga) o cercano a propria volta solo ciò che li può traghettare verso una maggiore pubblicità e quindi sempre sono indifferenti al contenuto teorico (che poi, alla fine di una rassegna, o a fine di carriera – ricordiamocelo – è ciò che rimane dell’artista e della sua opera, oltre all’opera beninteso) del processo che conduce all’ideazione di una mostra così come di un catalogo ragionato, una monografia, ecc.

    L’esiziale circuito che conduce l’Italia del contemporaneo a ritenere, per fare un esempio chiarissimo, che un Luca Massimo Barbero sia “solo” uno storico dell’arte, e a confinare come musealizzata l’arte da lui proposta nelle rassegne a sua firma, sancisce lo scollamento fra modernità e passato, il che costituisce – a mio modo di vedere – il più grave difetto della teoria dell’arte oggi in Italia. Un difetto che altrove in Occidente non è dato. Sarà per via del pesante retaggio dell’Antico che da noi ha spinto al rifiuto della letteratura d’arte da parte di molti artisti oggi quaranta-cinquantenni (eterne promesse) e di quelli ancor più giovani (con minore incidenza, per fortuna)? Forse, ma non solo.
    La maggiore difficoltà del critico è cercare di entrare in sintonia con l’artista “vivente” e costruire con lui una linea teorica che ne favorisca la massima comprensione dell’opera secondo criteri di conoscenza comuni ai più.
    Spiegare gli “afflati”, i “significati”, le “intenzioni”, le “proposizioni”, i “gesti” (ha ragione serenovariabile) dell’autore è cosa inutile e poco interessante. Più interessante è cogliere – e trasmettere agli altri – il “posto” (storico) in cui si colloca la produzione e la poetica dell’artista e, senza forzature, esaltarne la qualità e la riuscita motivandole, ovvero le capacità, che diventano quindi strumenti universali di comunicazione, per tutti indistintamente, del proprio messaggio, non verbale, non intellettuale, ma visivo.
    Quanti artisti sono davvero disposti a cercare e affiancarsi a un critico che potrebbe loro fare questo immenso, quanto duraturo, servizio?
    Non così tanti, alla fine, da ciò che vedo, e purtroppo leggo, “in giro”.

    Bene sarebbe quindi che tali artisti, che trovano la critica d’arte come un noioso quanto ineludibile complemento propagandistico a fini mercantili, della propria produzione, utilizzassero l’utile quanto semplice apparato proposto in questa divertente nota. Farebbero un piacere a se stessi (e indubitabilmente alla propria galleria di riferimento sollevata da un ulteriore spesa), quanto, assai di più, un favore a noi che così, come gli stessi artisti, saremmo graziati dalla lettura di sbrodolate senza costrutto e senza cultura.
    Anzi, facciamo così, lascino proprio perdere. Bastano le presentazioni delle autorità locali (e avanzano). Tanto, per alcuni, è l’unica cosa che conta.

  • anna

    solo una domanda
    ma John Lennon che c’entra?
    perché esce sempre fuori John Lennon??