Basel Updates: è tempo di Statements. Un primo tour tra gli emergenti doc…

Continua il nostro giro tra i padiglioni affollati di Art Basel. Questa volta puntando lo sguardo su Statements, la tanto attesa sezione dedicata alle personali di giovani artisti, selezionati fra oltre 300 proposte dall’Art Basel Committee (quest’anno composta da Daniel Birnbaum, Thomas Olbricht, Karola Kraus e Petra Roettig). Ventisette i progetti in mostra, a rappresentare […]

Lee Kit, How to set up an apartment for Johnny, 2011, materiali vari, dimensioni ambiente, Osage gallery

Continua il nostro giro tra i padiglioni affollati di Art Basel. Questa volta puntando lo sguardo su Statements, la tanto attesa sezione dedicata alle personali di giovani artisti, selezionati fra oltre 300 proposte dall’Art Basel Committee (quest’anno composta da Daniel Birnbaum, Thomas Olbricht, Karola Kraus e Petra Roettig). Ventisette i progetti in mostra, a rappresentare quattordici Paesi diversi. Al contrario di quanto abbiamo osservato nel caso di Unlimited, salta all’occhio l’assenza dell’Italia da questa edizione (ricordiamo che lo scorso anno era stata selezionata la proposta della napoletana T293, con un progetto di Patrizio di Massimo). Altrettanto evidente, invece, la quantità di gallerie statunitensi (per la maggior parte newyorkesi) e asiatiche, immediatamente riconoscibili. Tra queste la Osage di Hong Kong, con un lavoro di Lee Kit, che si sofferma sul concetto di relazione tra oggetto artistico e fruitore, svincolandosi dalla rappresentazione nuda e cruda della tradizione e del tessuto geopolitico cinese. La sua installazione site fa del supporto pittorico un “accessorio” per la casa, trasformandolo prima in una tenda, poi in lenzuolo, poi in tovaglia da tavolo.


Due le segnalazioni from Nyc: la Murrey Guy, con un lavoro dell’uruguayano Alejandro Cersarco, vincitore del premio Baloise con l’installazione dal titolo romanticamente letterario The streets Were Dark with something more than night or closer I get to the end the more more I rewrite the beginning, e poi  la galleria Harris Lieberman che punta su Aexandre Singh, fresco di opening al Palais de Tokyo: alcuni oggetti di uso comune, protagonisti di The dialogues of the objects I-V, diventano gli attori di un surreale dialogo a più voci, interpretazione satirica delle fiabe di Esopo e dei dialoghi di Socrate.
Tra le proposte del versante europeo segnaliamo la berlinese Chert, che per la realizzazione di Kostërrc (CH), di Petrit Halilaj, ha fatto trasportare dal Kosovo circa 60 tonnellate di terra ed erba, prelevate dal giardino di casa dell’artista. Mentre l’olandese Juliètte Jongma presenta una installazione di Lisa Oppenheim (Heliograms), che negli ultimi tre mesi ha sottoposto alla luce diurna un’immagine del sole del 1876, ottenendo così singolari effetti cromatici e luminosi…

– Alessandra Ferlito

CONDIVIDI
Alessandra Ferlito
(*Catania, 5.11.1978) Vive e lavora a Catania. Curatore e giornalista. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali e un Master in Management dei bb.cc., sceglie di operare in Sicilia, dove inizia la sua attività critica scrivendo per quotidiani, riviste e portali web e dove collabora con differenti spazi espositivi e realtà pubbliche e private, in qualità di curatore, assistente curatore e addetto alla comunicazione. Nel 2007 è co-fondatrice dell'associazione -no-profit e nomade- Erbematte. Dal 2009 collabora con la Fondazione Brodbeck di Catania, in qualità di curatore, coordinatore artisti in residenza e assistente curatore per il progetto di residenze artistiche internazionali Fortino 1 (a cura di Giovanni Iovane e Helmut Friedel). Presso la stessa Fondazione, ha collaborato alla realizzazione del programma espositivo promosso dalla Galleria S.A.C.S. di Riso, Museo d'arte contemporanea della Sicilia, affiancando la cura di Giovanni Iovane (2010-2011). Dal 2011 è Associate member del GBCA (Global Board of Contemporary Art), programma quinquennale di ricerca e confronto internazionale. Mantiene attive diverse collaborazioni con artisti, collettivi e realtà indipendenti del territorio in cui opera, prestando il proprio contributo teorico e curatoriale.