Basel Updates: Chus Martinez presenta le Notes di Documenta. E si finisce a discettare di carta e bytes…

Si è parlato di Berlusconi, di Freud, della psico-mafia e della psicoanalisi, e poi del taccuino come fonte e come testo. Ma alla fine il discorso è andato a cadere sul tema sempre scottante: carta o bytes? L’occasione era il talk con il quale Chus Martinez, già curatrice nella penisola iberica, poi in Germania e […]

Chus Martinez sul palco di Art Salon

Si è parlato di Berlusconi, di Freud, della psico-mafia e della psicoanalisi, e poi del taccuino come fonte e come testo. Ma alla fine il discorso è andato a cadere sul tema sempre scottante: carta o bytes? L’occasione era il talk con il quale Chus Martinez, già curatrice nella penisola iberica, poi in Germania e ora cooptata nel comitato di curatela della prossima Documenta di Kassel, presentava il progetto 100 Notes, già avviato per iniziativa della direttrice Carolyn Christov-Bakargiev.
Perché pubblicare un taccuino? “Perché il taccuino diventa, messo a disposizione del pubblico, un frammento che è insieme fonte e opera e pensiero e intimità – ha spiegato la Martinez -. Con poche pagine, a un prezzo accessibile, il pubblico può così entrare nel backstage del lavoro di un artista o di un operatore del sistema, da Alejandro Jodorowsky a Gyorgy Lukacs, Vandana Shiva…”.
Ed ecco dalla platea l’insidiosa domanda: ma oggi, XXI secolo, ancora carta? Ok taccuino, ma in versione digitale. Abbiamo l’auto, il treno, il tram, prendiamo volentieri l’aereo, ma è anche bello camminare, ha chiosato un altro spettatore. Ma parlare dei contenuti dei taccuini no eh?

Vito Calabretta

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Vito Calabretta
Sono nato in un paese di ottocento abitanti in provincia di Catanzaro, cresciuto a Ventimiglia e ho avuto una prima formazione scolastica a Mentone, in Costa Azzurra, dove ho frequentato anche il Conservatorio Municipale. Mi sono trasferito a Milano per iscrivermi a un corso universitario di Discipline Economiche e Sociali, mi ci sono laureato, ho vinto dopo anni di tentativi un dottorato di ricerca in storia della società europea. Mi è stato impedito di discutere la tesi di dottorato con l'accusa di non voler «fare lo storico, ma il Carlo Ginzburg, il Derridà, 'naltro po' il Rolanbàrt». Ne ho preso atto; nel frattempo avevo iniziato a frequentare i Seminari in Antropologia dei Poteri della École Française di Roma, avevo iniziato a collaborare con Il Manifesto e con L'Unità, a scrivere in versi e a lavorare sull'arte. Già da allora, in ogni caso, avevo iniziato a occuparmi delle stesse attività: affrontare realtà, cercare di capire qualcosa, raccontarlo. Spero di riuscire a continuare ancora.
  • I contenuti sono lo spauracchio di questa fase storica. In ogni caso il mezzo è il messaggio, e a casa mia taccunino di bytes vuol dire blog,