Anche nella vostra città i segnali stradali si stanno trasformando in opere d’arte? Ecco chi è il responsabile

Lui sostiene che lo spazio urbano, fin troppo invaso di segnaletica stradale, ha bisogno di nuovi significati. Peccato che i suoi interventi a suon di adesivo, mirati a cambiare i connotati (e chissenefrega se questo provoca un aumento dell’insicurezza al volante) ai segnali stradali, li sia venuti a fare in Italia; proprio dove lo spazio […]

Lui sostiene che lo spazio urbano, fin troppo invaso di segnaletica stradale, ha bisogno di nuovi significati. Peccato che i suoi interventi a suon di adesivo, mirati a cambiare i connotati (e chissenefrega se questo provoca un aumento dell’insicurezza al volante) ai segnali stradali, li sia venuti a fare in Italia; proprio dove lo spazio urbano di segnaletica ce ne ha forse poca e l’invasione la subisce, si, ma dai suoi colleghi “street artists”. Molto street e pochissimo artists.
Ad ogni modo, pur nella nostra schietta idiosincrasia verso quasi tutte le forme di illegalità urbana, un pochino vacilliamo di fronte alle curiose creazioni di Clet Abraham, artista francese trasferitosi in Toscana che ha abbondantemente “imbrattato” Firenze, Lucca e dintorni e che ora sconfina a Roma e altrove. E poi, per lo meno, abbiamo trovato uno street artist (ma Abraham non lo è propriamente) che non ci fa soltanto arrabbiare, ma anche fare due risate.

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  • hm

    – Lui sostiene che lo spazio urbano, fin troppo invaso di segnaletica stradale, ha bisogno di nuovi significati. –

    che significati profondi wow roba fondamentale direi, nel diario di scuola di un undicenne non potrebbe certamente mancare .

  • LGea

    La street art non avrà i significati profondi della “vera” arte che trova casa in istituzionali musei e gallerie, ma è spesso più schietta e più efficace nel raggiungimento dei suoi scopi.
    Condivido l’idiosincrasia per molte forme di illegalità urbana, ma di fronte ad un innocuo Clet Abraham eviterei di parlare di imbrattamento. Provo molta più idiosincrasia per innumerevoli forme di LEGALITA’ urbana, che deturpano le nostre città molto più di un adesivo su un cartello: arredamento urbano, insegne, cartellonistica legale (magari Arttribune ed i suoi autori potrebbero svolgere un’indagine anche su quanto advertising perfettamente autorizzato copra oggi in Italia le facciate dei monumenti che definiscono il carattere delle nostre piazze), riqualificazioni discutibili, e via dicendo. Il cartello stradale è uno spazio come molti altri nello spazio urbano. E spero che artisti – più o meno bravi e fantasiosi – possano sentirsi liberi di utilizzarlo come mezzo espressivo, senza che l’arte debba ridursi ad essere solo ciò che viene legalmente autorizzato dalle amministrazioni in spazi limitatamente e legalmente concessi dalle stesse amministrazioni.

    • hm

      sì ok ma scremare un po’ di più non farebbe male . questo dal mio punto di vista è molto peggio di un imbrattamento o di un nome bombato ovunque, resta in ogni caso un’opera di vandalismo pericolosa perchè si dà il caso che i cartelli stradali siano fatti per essere guardati velocemente e farci un’another fucking ready made sopra rischia di provocare un incidente . il secondo ad esempio potrebbe essere confuso con lavori in corso .

      • LGea

        Se qualcuno confonde il secondo cartello con uno per lavori in corso (http://www.edilpalladio.it/segnale-lavori-in-corso.gif) ha decisamente dei problemi di percezione e l’adesivo di Abraham sarebbe l’ultima delle mie preoccupazioni riguardo la sua sicurezza alla guida…
        Credo che l’abitudine e la distanza (le immagini di Arttribune sono molto ravvicinate) e la teoria della Gestalt, consentano a chiunque di identificare correttamente i cartelli.
        Mi indigno decisamente di più e credo che siano decisamente peggio per il degrado urbano gli sgorbietti dei taggers sui monumenti e gli edifici in travertino…

        • hm

          appunto non è lavori in corso, ma il primo significato che viene in mente guardandolo è quello . su artribune sono grandi ma guidando i cartelli si vedono all’ultimo momento, e la maggior parte della gente non li guarda neppure a meno che non si tratti di cartelli fondamentali come appunto divieto di transito, senso unico, direzioni obbligatorie, strada senza uscita e limiti di velocità vari . questi non sgorbietti (in cui in ogni caso si ravvisa senso di appartenenza e marcatura del territorio) sono adesivi simpaticotti che si comprano in qualsiasi cartoleria .

        • LGea non scomoderei la Gestalt per questa roba che solo un problema di
          percezione può farla confondere con street art. Collegandomi ad hm la ritengo infantile nelle realizzazioni e vagamente pericolosa negli effetti.
          Carlotta dice di non avere problemi ma mio padre classe 1938 potrebbe averne in alcuni casi.
          Cerco di instillare alcuni dubbi ai sostenitori di questa iniziativa:
          Chi stabilisce le regole di modifica del cartello?
          Ci affidiamo al buon senso di Clet Abraham e degli altri a venire che ci si augura?
          La simpatia di questi cartelli risolve il degrado di certe zone mal messe che la ospitano?
          Uno si sente meglio e vede le cose in tutt’altro modo?
          Non è che Clet Abraham ha solo trovato un ottimo sistema per darsi visibilità riparandosi dietro una banalissima quanto insincera motivazione socio-urbanistica?

  • Carlotta

    Abito a Firenze e guido in città praticamente tutti i giorni. Vi posso assicurare che i cartelli non creano assolutamente nessun problema, piuttosto la circolazione risente di ben altre situazioni, di cui non conviene trattare qui.
    In ogni caso, i personaggi di Clet hanno dato a mio avviso un tocco di simpatia a zone della periferia fiorentina decisamente mal messe.
    E questo mi sembra più importante delle mille solite polemiche!

    • hm

      l’arte non è simpatia, ritenta con zelig .

  • L’idea è simpatica e curiosa, anche se certamente non del tutto nuova e debordante, l’appunto è questo: non trovo che sia lecito andare oltre le prime fasi della “provocazione” perché si rischia di banalizzare e rendere meno efficaci dei segnali stradali importanti nel favorire la nostra sicurezza stradale.

    Un vero artista è sicuramente in grado di trovare nuovi spunti.

  • Trovo che ha un grande senso dell’umorismo, nel traffico noioso, stressante e fastidioso, mi ha proprio fatto fare due risate!

  • Andrea

    Boresta è dai primi anni 90 che rettifica cartelli stradali io ne ho uno che mi ha regalato in cambio di un lavoro che gli ho fatto.

    • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

      Quella di modificare i cartelli stradali non è una novità: i dadaisti e situazionisti avevano attuato radicali interventi di disorientamento percettivo sul tessuto urbano delle Città. Non certo ironiche decorazioni che fanno il solletico agl’automobilisti.