Alla Biennale è già tempo di classifiche. Le 10 cose defilate da non perdere a Venezia

A Venezia, durante i mesi della Biennale, vi sono le robe che è facile vedere e quelle che invece sono assai fuorimano.  Lasciamo a voi la graduatoria delle tante cose collocate strategicamente nei circuiti e nei tracciati turistici cercando di darvi conto di eventi marginali. Mostre con poca visibilità. Cose che è facile perdersi. Vediamo se […]

Erwin Wurm - Narrow House, 2010 Courtesy Xavier Huskens Gallery, Lehmann Maupin Gallery, Galerie Thaddaeus Ropac3

A Venezia, durante i mesi della Biennale, vi sono le robe che è facile vedere e quelle che invece sono assai fuorimano.  Lasciamo a voi la graduatoria delle tante cose collocate strategicamente nei circuiti e nei tracciati turistici cercando di darvi conto di eventi marginali. Mostre con poca visibilità. Cose che è facile perdersi. Vediamo se siete d’accordo su questa selezione.
La mostra che mescola arazzi antichi con arazzi contemporanei (da Carlos Garaicoa a Grayson Perry passando ovviamente per Alighiero Boetti) alla Fondazione Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore.

L’installazione di Hans Op De Beeck all’Arsenale Novissimo all’interno della mostra One of a Thousand Ways to Defeat Entropy.

Il Padiglione Lussemburgo, dalle parti di Palazzo Grassi, per perdere l’equilibrio.

Il Padiglione Montenegro, col progetto della montenegrina Marina Abramovic per il nuovo museo che verrà edificato nel piccolo stato adriatico.

Il Padiglione Islanda con il complesso, intelligente e sexy progetto di Olafur Olafsson e Libia Castro, a Cà Zenobio.

La casa-sottiletta di Erwin Wurm alla mostra Glasstress, all’Istituto Veneto. Con panorama dal Ponte dell’Accademia.

La mostra The Future of a Promise tutta dedicata agli artisti arabi. Ai Magazzini del Sale. Ben allestita e non banale.

The Mediterranean Approach, sempre al Collegio Armeno di Cà Zenobio, in particolare per le sculture di David Casini e il video (qui sotto) del francese Ange Leccia.

Il Padiglione Portogallo per il bravo artista ospitato, ma anche per il terrazzino-patio sul Canal Grande che non ha eguali…

Il meticoloso progetto fotografico di Simone Bergantini alla galleria di Jacopo Jarach dalle parti della Fenice. Giovane artista italiano che assorbe, ingurgita e digerisce l’immaginario a stelle e strisce.

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  • Roberto

    Concordo sull’opera di Francisco Tropa, al Padiglione portoghese: davvero bella!

  • Andrea

    Impressionato positivamente con THE FUTURE OF PROMISE, segnalo anche Padiglione Tibet nei pressi di Cannaregio a Palazzo Cà Zanardi

  • A Cannaregio, il Padiglione Latvia e poco piú in la (Canareggio 4132, Palazzo Ca’ Zanardi) il Padiglione Tibet, da non perdere!!

  • Mauro Pellegrini

    L’arte non muore perchè non ce nè più, muore perchè ce nè troppa.

  • Per chi segue il consiglio di Artribune e visita The Future of Promise, giusto accanto, al Magazzino del Sale 2, c’è Mabel Palacin: 180°. Il primo padiglione congiunto Catalogna_Ibiza e altre Isole Baleari. Un film su Venezia da una prospettiva inaspettata, ha una composizione per quadri: la storia si dipana su un grande schermo e cinque monitor – filo conduttore un’immagine fotografica di una riva veneziana, stampata in grande formato, che l’artista ha prima fotografato e poi lasciato interagire con una visione cinematografica che comprende sei azioni vive all’interno della porzione di città che raffigura. Quarantotto attori si alternano nell’attraversamento della città con il portato delle loro relazioni sociali e familiari: una unica storia in più voci. Fatemi sapere, please, cosa ne pensate se lo avete visto!

  • e che dire del padiglione del Costarica solo soletto nell’Isola di S:Elena?
    si trova in Campo della Chiesa n. 3 ed è molto interessante

  • edgardo

    Capito il punto di vista, il video diventa noioso,puramente percettivo.

  • mario

    dell’elenco sono riuscito a visitare purtroppo solo il padiglione islanda e The Mediterranean Approach, e confermo ottimi (oltre a David Casini e a Ange Leccia anche i video di Zineb Sedira e di Faouzi Bensaïdi)… se possono segnalare altro,
    io aggiungerei l’installazione audio/video di Sophy Rickett all’interno dell’ Artsway New Forest Pavilion sempre all’interno di Palazzo Zenobio; ed anche foto, video e installazione di Ying Tianqi nel liceo artistico statale di venezia all’interno di una sgangeratissima mostra come è “Cracked Culture/The Quest for Identity in Contemporary Chinese Art” . Anche “Call the Witness” del Padiglione ROM era interessante, tra testimonianze ed all’allestimento a ruota di bicicletta.