“Scollamento fra intellettuali e arte contemporanea, e la colpa è anche la vostra”. Pio Baldi tira le orecchie anche ad Artribune…

Mal ce ne incolse, dall’aver incontrato il presidente del Maxxi Pio Baldi in giro per le sale della bella mostra di Pier Paolo Calzolari a Ca’ Pesaro, e dal non aver resistito dal fargli qualche domanda su questi primi giorni di Biennale. Scherziamo, ovviamente, eppure c’è scappata una tirata d’orecchie anche per noi di Artribune. […]

Mal ce ne incolse, dall’aver incontrato il presidente del Maxxi Pio Baldi in giro per le sale della bella mostra di Pier Paolo Calzolari a Ca’ Pesaro, e dal non aver resistito dal fargli qualche domanda su questi primi giorni di Biennale. Scherziamo, ovviamente, eppure c’è scappata una tirata d’orecchie anche per noi di Artribune. Oggetto? Il Padiglione Italia, of course, che – al di là dei giudizi non propriamente lusinghieri sulla mostra – a Baldi ha mostrato lo scollamento incolmabile fra la classe intellettuale italica e le istanze del contemporaneo. E la colpa è anche della carenza di comunicazione, e quindi anche della stampa, e quindi anche nostra. Ecco la videointervista…

Anna Saba Didonato

  • hm

    questo conferma che la consapevole nonscelta fatta da sgarbi sia stata perfetta .

  • luca rossi

    D’accordo, ma l’errore anche lui lo fa: il problema è il pubblico di cui gli intellettuali fanno parte. Il punto non è la comunicazione ma l’educazione. E non l’educazione da pomeriggio al museo, ma un metodo inedito.

    Lo scollamento è tra arte contemporanea e pubblico. Perchè esiste la presunzione che il pubblico sia scemo. Gli intellettuali sono pubblico disinformato e senza opportunità per approfondire il contemporaneo. Se chiedi a dario Fo di arte contemporanea lui ti indica quello che conosce e quindi il suo analfabetismo. In questo l’operazione di Sgarbi è perfetta, ma temo inconsapevole. E’ un negativo perfetto. E temo che non esiste positivo se non una vago mainstream internazionale (vedi italiani nella mostra internazionale).

  • ignorante

    Premetto di conoscere poco di arte contemporanea. Me ne interesso, ma non sono esperta. Mi sto appassionando a questa vicenda del padiglione italia e mi vengono in mente alcune riflessioni.
    Primo: Sgarbi non ha diretta responsabilità nella scelta degli artisti, ma avrà almeno la responsabilità nella scelta di questa lista di intellettuali. Ho letto i nomi e in tutta sincerità io al suo posto alcuni non li avrei inseriti. Insomma, avrei fatto scelte divere in molti casi.

    Secondo: ma questi intellettuali saranno vagamente consapevoli di di conoscere poco, oppure no? No, dico, perché non ci sarebbe niente di male a declinare onestamente l’offerta di Sgarbi… Io dico che bisognerebbe ispirarsi un po’ di più al “preferirei di no” di Bartleby.

    Con tutto ciò sono sicura che ci sarà anche molto di buono in questo benedetto padiglione italia.

    A proposito, ma Sgarbi che ha detto in conferenza stampa?

  • mario

    mi sembra tipico: è sempre colpa di qualcun altro. Così Baldi evita di attaccare apertamente sgarbi, che non si sa mai, ed è colpa della stampa. ma non dovrebbe essere lui, direttore del Maxxi, a far capire al pubblico l’arte contemporanea? forse se facesse qualche mostra vera, magari non comprata da Filadelfia, chi lo sa? la stampa avrebbe qualcosa in più da dire,e magari il Maxxi diventrebbe un museo quasi vero …per il resto, che sgarbi faccia qualcosa inconsapevolmente, non capita neanche per sbaglio…l’unico ad avere un ritorno, in ogni caso, sarà lui,in un modo o nell’altro. Non gli frega niente dell’arte contemporanea, quello che vuole è che il Cvaliere gli dica grazie per averlo fatto. stop.

  • Credo che parlare sempre di arte contemporanea come se fosse sempre implicita la novità formale o linguistica sia errato, contemporanea è l’arte che viene fatta nel presente, essa può anche approfondire linguaggi consolidati, si pensi alla pittura iperrealista che non è nata oggi, ma di esempi c’è ne sono altri. Meglio parlare allora di arte di ricerca sperimentale che indaga nuovi linguaggi e nuovi mezzi espressivi.
    Un pittore che lavora oggi ancora con metodi e tecniche secolari è contemporaneo come chi utilizza interazioni digitali. Se si vuole una rassegna internazionale stimolante la si basi solo sulle ricerche estreme, come linea guida, però non si può non registrare che moltissimi artisti oggi scelgono ancora la pittura o la scultura per raccontarsi o raccontare situazioni. L’invasione di Venezia e del padiglione Italia , con tutte le collaterali regionali, ci dice che ci sono molti aspetti della contemporaneità nell’arte, l’errore è forse l’affollamento che non da giusto spazio alla fruizione delle opere, può però essere proprio questo il fine, cioè quello di intasare la passerella per portare un livellamento dato che alla fine nel mercato si vende meglio un certo tipo di lavori che altri.

  • SAVINO MARSEGLIA

    Prima, bisogna capire cos’è l’arte contemporanea e poi trovare la soluzione idonea per educare il vasto pubblico. Un modello di comunicazione che riesca a far comprendere con chiarezza i ignificati dei linguaggi visivi. L’argomento arte contemporanea va affrontato con metodo, altrimenti ci porta a grosse complicazioni. La scuola è il luogo migliore per studiare e diffondere l’arte contemporanea.