Ultime dall’altro mondo: Sgarbi ri-scherzava (sulla pelle di tutti noi), mica è vero che si dimette. Stavolta è intervenuto Berlusca in persona

Ok, è dura per dei giornalisti, ma ormai lo confessiamo: siamo rimasti senza parole. E siccome in redazione non abbiamo un Edgar Allan Poe, un Raymond Chandler o altro scrittore abituato a noir e trucidità varie, non scriviamo niente. Del resto, sul tema abbiamo già ampiamente detto – specie nell’articolo che ancora campeggia in homepage […]

Sulla farsa veneziana interviene Lui...

Ok, è dura per dei giornalisti, ma ormai lo confessiamo: siamo rimasti senza parole. E siccome in redazione non abbiamo un Edgar Allan Poe, un Raymond Chandler o altro scrittore abituato a noir e trucidità varie, non scriviamo niente. Del resto, sul tema abbiamo già ampiamente detto – specie nell’articolo che ancora campeggia in homepage -, e non possiamo seguire in tempo (sur)reale le avventure marziane del Padiglione Italia.
Per cui ci limitiamo a riportare quanto diffuso in questi minuti – annotare l’ora, fra poco potrebbe dimettersi di nuovo -: “Berlusconi mi ha convinto, ritiro le mie dimissioni”, ha in sostanza dichiarato Sgarbi. Che avrebbe incontrato il premier il quale si sarebbe impegnato in  prima persona nel garantire il reperimento degli spazi e dei finanziamenti necessari a portare in porto il progetto. Quale progetto, non viene specificato. Che dire? Si attendono ora le reazioni del ministro Galan, bellamente messo da parte in questa nuova puntata del giallo veneziano. Qualcuno ha notizie più fresche? La lavagna è ampia…
E la proposta di Artribune, per interrompere l’umiliazione che tutto il mondo dell’arte, arrivati a questo punto, sta subendo (con conseguenze, anche economiche, che neppure Sgarbi si può immaginare), è sempre lì. A disposizione. Consulenza gratuita per un ministro che ha l’opportunità per il colpo d’ala…

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  • martina cavallarin

    La mia solidarietà ai giornalisti, a me stessa, agli addetti ai lavori, ai galleristi e agli artisti veri.
    Sono stanca della fuffa che ci circonda e del patetico che ci investe.
    Per me la Biennale è quella della Bice Curiger, dei padiglioni nazionali (il nostro non è tale) e dei Collateral.
    Tanto gli artisti seri alle Tese delle Vergini non ci vanno! (spero)

  • gp

    due ipotesi: 1.il Padiglione Italia rispecchia pienamente la situazione italiana. E se noi rimaniamo di stucco (e indignati) per questa gestione, nella realtà politica sta accadendo di molto peggio. E del Nucleare ne parliamo? e il processo ruby dove qualcuno ipotizzò di abbassare retroattivamente la maggiore età a 16 anni. Insomma il Padiglione Italia è più Italiano di quanto si possa immaginare, è la precisa descrizione di quanto sta accadendo in Italia 2.In realtà è tutta una performance. L’unico invitato sarà Cattelan che presenterà un piedistallo con su Sgarbi in persona con il dito medio alzato e intorno tutti gli articoli usciti sulla Biennale, conferme, smentite dimissioni… compresa la famosa lista di Flash art…(ovviamente finito il vernissage rimarrà solo il piedistallo)

  • angelo bellobono

    Il vuoto e il silenzio sono opere di sintesi difficilissime da realizzare, ma decisamente migliori di tante performance e installazioni da centro sociale 5 stelle.
    L’arte in genere è fatta di idee oltre che di oggetti e per realizzarla è importante cominciare dai fini e non dai mezzi. C’è la possibilità di costruire un idea, un concetto, una presa di posizione forte e precisa e non la si può delegare ad un affrettata raccolta di oggetti da impreziosire attraverso un’istituzionalizzazione biennalistica.
    Sono molti gli artisti che già da parecchio hanno detto no a questo baraccone, alcuni con snobismo e pubblicità, altri per scelta serena di non sostenere lo sfacelo umano e culturale, che certo non è solo italiano.
    Sono per un padiglione vuoto, un opera collettiva degli artisti di questo paese da sottoscrivere, un atto di rispetto dovuto a molti e a se stessi.

  • Lucarossi

    Ma perchè continuate a nascondervi dietro ad un dito??? Il padiglione di Sgarbi sadd’affare!

    E’ il vero specchio dell’italia, e dell’arte italiana di questo momento, anche del “migliore” sistema dell’arte contemporanea a cui voi di Artribune volete ossessivamente fare riferimento. Quello che vedete come il migliore scimmiotta semplicemente la scena internazionale senza alcuno scarto. Ottima forma di “artigianato dell’arte contemporanea”: come rispettosa rielaborazione di un certo stereotipo internazionale di arte contemporanea. Cosa serve mostrare questo scimmiottamento??? Allora meglio sgarbi che denuncia una situazione che va ben oltre il piccolo ed autoreferenziale sistema dell’arte.

    Quel sistema “migliore” non ha saputo imporsi in questi ultimi 20 anni perchè troppo complessato, esterofilo e chiuso. Con gli occhi al solo sistema internazionale, quando questo stesso sistema è assente dal sistema internazionale che conta (cito Pier Luigi Sacco, non lo dico solo io). Ma guardiamo la scena milanese: esprime il massimo grado di provincialità, convinti che Milano sia una capitale europea quando è solo un paesone di provincia. Tutta l’italia è provinicia italiana. Dobbiamo stare di fronte a questo per poterne superare gli effetti negativi. Guardare in faccia la realtà! Questo è l’unico modo per evitare un altro Sgarbi fra due anni o anche solo fra 20 anni!

    Quindi ben venga questo padiglione brancaleone, dove l’arte è resa pretesto e accessorio decorativo. Questa sarà una grande seduta di psicanalisi per l’italia, esattamente cone Fantozzi ha psicanalizzato un ‘intera generazione e ha eliminato quel genere di uomo.

  • Gerardo Pecci

    Insomma: la finiamo con notizie, contronotizie, pseudonotizie e via discorrendo? Le sgarbiadi sono incominciate? Sono finite? Affermazioni, controaffermazioni, deduzioni, ripensamenti, controripensamenti, polemiche…scusate? Anche questa farsa è arte? E’ una performance mediatica, anzi, multimediatica? E’ una presa per i fondelli o la presa non c’è stata? Non si capisce più nulla e non c’è nulla di buono in questo clima arroventato da polemiche e contropolemiche. Io non credo all’arte di Stato, non credo alle Bienali, alle Triennali, alle Quadriennali. Sono solo il frutto di scelte parziali e interessate, che servono a fare incassare soldi ai critici di turno compiacenti e che vivono all’ombra di questo o quel partito politico, di destra, di sinistra, di sotto o di sopra non ha importanza…. La vera arte è al di sopra e al di fuori di questa babele e di questo stantio polverone veneziano che s’impasta con l’acqua del mare, dando vita a una melma maleodorante e asfittica. Il Salon dei Rifiutati di Parigi e la mostra nello Studio di Nadar degli Impressionisti insegnano che l’arte non è quella che si fa nei Salon ufficiali, ma quella che sta ben al di fuori di questi ambienti malsani.Quindi che si faccia o non si faccia la Biennale di Venezia è ora che non se ne freghi più nessuno. L’arte è altrove!

  • And

    Quel che avevo da dire su questa faccenda lo dissi in un commento un po’ infuocato qualche settimana fa, beccandomi qualche insulto x aver detto la verità. Anche voi di Artribune non fate gli ingenui: non è questione di essere o nn essere giornalisti, il fatto è che temevate questa notizia xchè sotto sotto ve l’aspettavate conoscendo il tipo, uno abituato ad abbaiare e minacciare x avere+soldi e potere a disposizione. Manca un mese e può succedere di tutto, ma sono sempre+sicuro che questa nuova “Ruby” l’avrà vinta anche stavolta.

  • Assunta Fino

    L’Arte Italiana e’ ora solo una situation-comedy,con finale alla Sheridan.Lupo Ezechiele in arrivoooo…….Assunta Fino

  • Donatella Saccani

    Sgarbi uomo orrendo…. Il simbolo di questi anni di politica oscena in l’Italia: ego giganteschi dietro ai quali campeggia il nulla più assoluto in termini di proposte e di serietà nel realizzare anche la più modesta delle iniziative. Aspettiamo impotenti la loro uscita di scena cercando, nel frattempo, di continuare a fare il nostro mestiere in modo dignitoso.

  • mario casanova

    Rispondere con le barzellette a temi culturali importanti, soprattutto in una scoietà ‘liquida’ come la nostra, non fa che ritardare maggiormente l’arte contemporanea italiana nei confronti del resto del mondo. Basta paragonare la produzione di quegli artisti italiani che operano all’estero, rispetto a coloro che lavorano esclusivamente in Italia, per capire i processi diversi.

    Mario Casanova, Centro d’Arte Contemporanea Ticino

  • Caro luca rossi, nel Medioevo un pittore, un architetto, uno scultore.. i grandi maestri, andavano in Paradiso dipingendo affreschi, pale, ecc…o progettando chiese, palazzi ecc.. Anche i ricchi signori si illudevano di guadagnare il paradiso, finanziando tutto questo. Non era escluso il popolo, pagando, messe, incenso , candele ecc.. Questo, in sintesi era il “sistema dell’arte” nel Medioevo. Oggi non è cambiato niente In Italia: c’è sempre la guerra tra Guelfi e Ghibellini!L’unica differenza, è che l’artista contemporaneo, per guadagnarsi fama, successo economico, diciamo un posto al sole, non solo deve produrre un lavoro innovativo, eccellente, ma deve anche far parte di un sistema dell’arte forte, efficiente ed economicamente ricco, senza il quale l’artista si sente un pesce fuori d’acqua. Purtroppo, in Italia non esiste un vero sistema dell’arte, forte, compatto e dominante, come quello inglese, americano, tedesco, cinese ecc. E’ un sistema dell’arte e della cultura chiuso in se stesso; debole, sul piano degli investimenti privati e pubblici; per giunta, litigioso e superficiale. In italia si fa fatica a fare squadra a trovare soluzioni comuni per essere concorrenziali sul panorama internazionale. Anche la dialettica critica è lo specchio di questa disorganizzazione/organizzata di un sistema pubblico e privato che non riesce ad emergere dalla palude. La stessa dialettica critica, (esclusi pochi) gli altri si presentano come grilli parlanti che argomentano solo pretesti di cronaca o una critica di parte: si chiacchera tanto di tutto nel bene e nel male di un artista, di una mostra di un curatore ecc., , senza mai analizzare, seriamente, i fenomeni estetici con una critica seria e circostanziata che aiuti, in qualche modo il pubblico a imparare e a crescere. Poi ci si lamenta che in Italia il pubblico dell’arte non cresce e preferisce leggere la “Cazzetta dello Sport) Si proprio dal verbo “cazzeggiare” Per non parlare della figura del curatore di turno,( figura ambigua), che fa di tutto: (recensioni, organizzatore, politico, casini sui media ecc). Ma com’ è possibile, viene da chiedersi, ottenere da un sistema dell’arte inefficiente, una critica seria, se c’è un modo di proporsi superficiale di operare, con una visione provinciale…, così mortificante per il pubblico e per tutti quegli artisti di talento che in Italia non mancano? Artisi bravi, noti e meno noti costretti ad essere liberi mercanti di se stessi, Un sistema dell’arte, come già ribadito molte volte che stenta a rinascere. Sarebbe come presumere che un “corpo” costituito da organi malati, menomati, possa godere di buona salute. Quindi ben venga disertare e rendere “spazio vuoto” “bianco” – non solo la Biennale di Venezia, anche il famigerato Padiglione Italia. L’alternativa ,rimane l’unione degli artisti che affermino il loro diritto di esistere/resistere. In attesa di tempi migliori, propongo l’autorganizzazione di una biennale dell’arte di politici che dovremmo organizzare in tutta Italia, con le attuali risorse finanziarie dell Biennale di Venezia, gestite direttamentei dagli artisti. Lo scopo è quello di creare sinergia e contatto diretto con il mondo “paradisiaco” dei politici: sarebbe un modo per far comprendere alla “casta politica ” di considerare l’arte e la cultura come un fatto stratgico di una Nazione: la crescita non solo dell’arte e della cultura, ma civile e perchè no economica. Meditate politici, grilli parlanti, cicisbei, catafalchi viventi. Ci vuole molto buon senso, responsabilità, educazione e senso del costruire. Il Belpaese non lo possiamo buttare via, cosi la nostra cultura artistica contemporanea.

  • La Biennale arriverà fino al Padiglione Italia. Qui si arenerà nelle sabbie molli e mobili create dall’astuto Sgarbi.