Tedesco-americana, maschia e impegnata. Ecco l’arte come esce dal Berlin Gallery Weekend

Un’alternativa radicale, più economica, pubblica e site-specific rispetto all’altro appuntamento immancabile dell’agenda della primavera degli art-lover, ovvero Art Basel. A differenza di una fiera tradizionale, per il Berlin Gallery Weekend domanda e offerta giocano a ruoli invertiti. Non sono le gallerie a traslocare per qualche giorno di grandi affari, ma il grande pubblico dell’arte. Insomma, […]

Un’alternativa radicale, più economica, pubblica e site-specific rispetto all’altro appuntamento immancabile dell’agenda della primavera degli art-lover, ovvero Art Basel. A differenza di una fiera tradizionale, per il Berlin Gallery Weekend domanda e offerta giocano a ruoli invertiti. Non sono le gallerie a traslocare per qualche giorno di grandi affari, ma il grande pubblico dell’arte. Insomma, quando Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto.
In un’interessante ricerca realizzata e pubblicata da Edition Taube di Stoccarda, scopriamo che dietro le vistose apparenze di rivoluzioni globali, alcune consuetudini restano sempre una sicurezza. Se, oltre alla Germania, la maggioranza degli artisti coinvolti confermano provenienze statunitensi e britanniche, anche il predominio maschile è ancora netto e lungi dall’esser scardinato (68% contro 32%). Un grafico dai parametri senza dubbio ironici visualizza invece come l’attributo “artista imprigionato” (a differenza di artista libero o morto) sia una fattore decisivo nella conquista della rete. Nelle scorse settimane, Ai Weiwei ha infatti registrato un totale di 5.080.000 di google hits, contro i 6.074.160 di tutti gli altri 43 artisti messi insieme. L’interesse mediatico è confermato dalla cena inaugurale di venerdì sera alla Postbahnhof. Secondo voci autorevoli (Tagespiegel), i mille invitati hanno trovato al posto di sofisticati antipasti manciate di semi di girasole.

Il bilancio della tre giorni berlinese? Scremando l’immancabile grado di spettacolo e il necessario lato commerciale, resta forte e visibile l’assoluta centralità della ricerca artistica, ricordando come la galleria d’arte svolga un ruolo strutturale per lo sviluppo e il sostegno degli artisti, soprattutto se alle prime armi. E naturalmente, a braccetto con la buona qualità del visto, va il disappunto per le centinaia di eventi mancati, che pure festeggiavano in ogni dove la Berlino dell’arte…

Sara Giannini

www.gallery-weekend-berlin.de

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Sara Giannini
Sara Giannini si è laureata con lode in Discipline Semiotiche all’Universitá di Bologna nel 2010, discutendo una tesi sulle dinamiche comunicative e contestuali che influenzano la produzione e circolazione dell’opera di Ai Weiwei. Attualmente Sara è impegnata nel progetto di ricerca „Global Art and the Museum“ presso lo ZKM | Center of Arts and Media di Karlsruhe. Oltre al supporto del lavoro scientifico, è co-editor del sito internet del progetto e assistente alla curatela della mostra „The Global Contemporary. Art Worlds after 1989“. A partire da settembre 2011, Sara è una candidata alla scuola dottorale interateneo Cá Foscari – IUAV con una ricerca sul profilo antropofagico della mostra d’arte contemporanea.