Strinati il grafomane. Due nuovi libri, per abbondare, portano la sua firma

L’ex soprintendente speciale al Polo Museale Romano, Claudio Strinati, non si ferma mai. Il professore non ha mai lesinato nella scrittura, ma questo maggio capitolino è particolarmente ricco di iniziative. Venerdì scorso è infatti uscito in libreria Caravaggio, Giordano Bruno e l’invisibile natura delle cose per i tipi de L’Asino d’oro. L’autrice è Anna Maria Panzera, e Strinati – […]

L’ex soprintendente speciale al Polo Museale Romano, Claudio Strinati, non si ferma mai. Il professore non ha mai lesinato nella scrittura, ma questo maggio capitolino è particolarmente ricco di iniziative. Venerdì scorso è infatti uscito in libreria Caravaggio, Giordano Bruno e l’invisibile natura delle cose per i tipi de L’Asino d’oro. L’autrice è Anna Maria Panzera, e Strinati – insieme a Michele Ciliberto – ha firmato la Prefazione. Insomma, due specialisti per presentare un volume dedicato ai due personaggi più celebri e importanti della cultura cinquecentesca.
È invece il primo firmatario, Claudio Strinati, del volume monografico sul Bronzino, che sarà presentato domani 25 maggio alle ore 18 al romano Palazzo Barberini. Un libro di altissimo pregio edito da Viviani Editore, che l’azienda farmaceutica Menarini ha distribuito come strenna natalizia. Libro che, inoltre, è pure al centro di una vicenda giudiziaria – secondo quanto hanno riportato innanzitutto le pagine fiorentine de La Repubblica – che vede coinvolti il senatore pidiellino Cesare Cursi (indagato per corruzione dalla Procura di Firenze), il patron della Menarini, Alberto Aleotti, sua figlia Lucia, nonché la moglie del senatore e proprietaria della casa editrice, Lia Viviani.

– Marco Enrico Giacomelli

www.lasinodoroedizioni.it
www.vivianieditore.net

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Deleuze, Revel, Augé e Bourriaud. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.
  • G.E.M.A.

    Perchè, cara Artribune, fare informazione cercando di spargere “merda” sugli eventi e sui protagonisti?
    Perchè non fare del giornalismo lineare dove il primo scopo sia quello di informare?
    Il presente articolo è un’esempio di quello più sopra accennato, ma che troviamo anche negli altri vostri interventi.
    Questa rincorsa al “massacro” indiscriminato è un’atteggiamento molto puerile di chi, frustrato, non accetta la realtà.

    Girolamo Bulgarini d’Elci
    -G.E.M.A.-
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  • Arnaldo Romani Brizzi

    Considero insopportabile usare un tono denigratorio solo apparentemente garbato, in realtà venato da un malanimo incomprensibile, nei confronti di una personalità così altamente competente, vivace, colta, ironica e autoironica quale è Claudio Strinati. Chi lo fa, dovrebbe prima avere l’umiltà di giungere ai livelli qualitativi di sapienza culturale di Strinati – poi, forse, potrebbe permetterselo.

    • me.giacomelli

      Caro Arnaldo,
      si chiama giornalismo, ed è cosa diversa dal panegirico. Ma in Italia il primo è poco noto, da qualche tempo.
      m.e.g.