Rizzo, Cecchi e l’arte che (ahinoi) va in tv. Ovvero, facciamo Gino & Michele ministri dei Beni Culturali

L’arte e il patrimonio artistico non vanno in tv? E meno male, verrebbe da dire, dopo aver assistito al siparietto andato in scena questa mattina – martedì 3 maggio – su Unomattina, storico contenitore di Raiuno. Tema la gestione e valorizzazione del patrimonio culturale italico, spunto per parlarne il libro Vandali – di Sergio Rizzo […]

Roberto Cecchi

L’arte e il patrimonio artistico non vanno in tv? E meno male, verrebbe da dire, dopo aver assistito al siparietto andato in scena questa mattina – martedì 3 maggio – su Unomattina, storico contenitore di Raiuno. Tema la gestione e valorizzazione del patrimonio culturale italico, spunto per parlarne il libro Vandali – di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Rizzoli -, ospiti lo stesso Rizzo in collegamento da Milano, contrapposto in studio al Direttore Generale del Ministero per i Beni Culturali Roberto Cecchi.
D’accordo, il tema si può prestare a speculazioni qualunquistiche, che a volte non tengono conto della complessità di situazioni frutto di decenni di politiche scoordinate e inconcludenti: ma da un altissimo funzionario del dicastero competente è lecito attendersi quantomeno un approccio lucido, un’analisi strutturata e qualche ideuzza almeno abbozzata su possibili soluzioni virtuose.
E invece? E invece un Cecchi visibilmente irritato e fuori posto (forse in ritardo per altri appuntamenti, ha pure iniziato ad alzarsi prima che il collegamento fosse chiuso…) ha fatto di tutto per produrre il più completo catalogo dei luoghi comuni reperibile sul tema, qualcosa che farebbe invidia persino ai mitici Gino & Michele (quelli di Anche le formiche nel loro piccolo si incazzano). Davanti ad un esterrefatto Rizzo, giusto per fare un esempio, alla constatazione che, dopo aver visitato i nostri siti culturali, i visitatori si dichiarano soddisfatti al 70%, il Direttore Generale ha commentato con uno specioso “Il problema è che siamo in ritardo con i servizi, mancano i bookshop…”. Ah sì? Chi esce da Pompei resta con la bocca amara perché non trova i souvenir? O forse perché incontra “ville” chiuse da decenni, “case” crollate, personale demotivato, cartacce ed erbacce dappertutto? Ma parlare di “servizi museali” fa figo, fa tanto “esperto del settore”, per cui…
Meno male che Cecchi però si è ripreso sul finire, quando ha tirato fuori la Summa del suo pensiero per i Beni italici, decretando che il problema è “la mancanza di un piano di comunicazione”: mica male, forse uno studente dopo il primo anno di un master di settore saprebbe fare di meglio, ma accontentiamoci… Non si è accontentato invece l’impassibile Rizzo, che ha opposto, banalmente: “Ma scusi, Direttore Generale, e chi lo deve predisporre questo piano di comunicazione?”.