Rispondere per iscritto? Non sia mai. Arthemisia parla di dettagli organizzativi solo a voce. E anche Paolo Parisi si defila da Padiglione Italia…

Ancora un artista che ha detto no. Ancora un rifiuto e la volontà di renderlo pubblico, quasi si trattasse di un gesto di trasparenza verso la collettività, un modo per far fronte comune dinanzi a una situazione che ha ormai del grottesco. Stiamo parlando del Padiglione Italia, ovviamente. E, nel caso specifico, di Paolo Parisi. […]

Paolo Parisi

Ancora un artista che ha detto no. Ancora un rifiuto e la volontà di renderlo pubblico, quasi si trattasse di un gesto di trasparenza verso la collettività, un modo per far fronte comune dinanzi a una situazione che ha ormai del grottesco. Stiamo parlando del Padiglione Italia, ovviamente. E, nel caso specifico, di Paolo Parisi. Anche lui invitato in Biennale, su suggerimento di Pietrangelo Buttafuoco, uno degli intellettuali coinvolti nell’operazione Arsenale.  La musica è sempre la stessa: organizzazione lacunosa, problema di trasporti, nessuna progettualità, tempistiche ridicole con un invito partito a un mese esatto dall’inaugurazione della mostra. Di seguito le due email di risposta inviate da Parisi il 4 e il 9 maggio scorso ad Arthemisia, la società che cura l’organizzazione.

Lettera n° 1

Gentilissimi,a seguito della mia mail precedente, alla quale non ho ancora ricevuto risposta, faccio presente che a meno di 30 giorni dall’inaugurazione della mostra, non ho ancora ricevuto, pur avendolo richiesto, né un progetto di allestimento, né un’indicazione sugli spazi a disposizione per la mia opera, né tantomeno alcuna indicazione sulle specifiche relativamente alle modalità per l’assicurazione, il trasporto ed il montaggio A/R.
A questo si aggiungono indicazioni discordanti relativamente all’opera stessa, che dovrei indicare io (?) ed in particolare: “Non ci sono indicazioni sul tipo dell’opera se non che sia degli ultimi 10 anni”, come mi è stato detto nella Vs. cortese comunicazione del 29/04, oppure “Le ricordo che l’opera da Lei scelta dovrà essere inedita e recente e non pubblicata altrove”, come leggo nella Vs. cortese comunicazione che ricevo in data odierna. In assenza di queste specifiche, e immaginando gli spazi del Padiglione Italia che ben conosco, insieme al numero degli artisti invitati, che apprendo dalla stampa, mi risulta molto difficile indicare qualunque opera già esistente (impossibile, infatti, immaginare la realizzazione di un’opera inedita in così poco tempo) e conseguentemente, partecipare al progetto.
Confidando in Vs. cortese sollecito cenno di riscontro, per il momento porgo i miei saluti più cordiali.

Paolo Parisi

Lettera n°2

Gentilissimi,a seguito della cortese telefonata della sig.ra xxx xxxxxx che mi ha chiarito alcuni aspetti organizzativi fin qui non manifesti, dopo rapida riflessione, alla luce di questi nuovi elementi e a meno di 20 giorni dall’inaugurazione, capisco che l’organizzazione del progetto non mi consente di partecipare.
La prego di inoltrare al Dr. Pietrangelo Buttafuoco i miei ringraziamenti per la fiducia dimostrata verso il mio lavoro.
Cordiali saluti

Paolo Parisi

Così commenta infine Parisi, ad Artribune: “Nessuno ha mai voluto chiarire per iscritto quegli aspetti tecnici e organizzativi su cui ripetutamente chiedevo ragguagli. Le varie interlocutrici, quelle che hanno risposto, mi hanno sempre detto che certi dettagli non potevano scriverli in una mail, ma che potevano solo parlarne a voce. E’ a quel punto che mi sono reso conto che l’organizzazione stessa era concepita, probabilmente, per non permettere  a nessun professionista di partecipare. Una roba machiavellica. Che in ogni caso ricorda un po’ i Salon dell’800, quando tutti mandavano un pacco a proprio rischio e pericolo, e si recavano poi alla vernice per ritoccare e sistemare il quadretto appeso. Peccato che ci sono due secoli di pratiche organizzative in mezzo, oltre che di storia dell’arte...”

– Helga Marsala

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • paolo,p

    un gesto di trasparenza verso la collettività???? ma non sarebbe meglio un’astensione in silenzio?la collettività se ne frega di tutti questi NO. basta! artisti veri con la A maiuscola svegliatevi e fate il vostro lavoro, fatelo bene e non rompete con queste dichiarazioni che servono solo a darvi visibilità.

    • Luca

      Artisti veri con la A maiuscola?

      ma che… sei all’asilo?

    • Domenico Grenci

      Non conoscere il lavoro di P. Parisi vi assicuro che è più grave di quello che pensiate… sicuramente mi insegnate che la notorietà fittizia non coincide nè con la bravura nè con la qualità. Se ciò è vero allora mi sento di affermare la grande validità del lavoro di P.Parisi.
      La risposta declinante l’invito alla Biennale di Paolo Parisi è insita nel fare artistico, ovvero la serietà e l’onestà con cui si affronta il proprio lavoro.
      La proposta di questo “Grande Evento Italiano” voluta da Sgarbi è un’idea innovativa che mi sento di condividere in pieno ma purtroppo vi è poi tutta una situazione organizzativa che richiede uno sforzo immane e che se non è affrontata con tempi ragionevoli rischia di diventare un’accozzaglia disordinata di idee ed eventi che non riescono a trovare una ragion d’essere…
      Mi sento di condividere e capire in pieno le scelte di rifiuto adottate dagli artisti, non in quanto propagandistiche ma semplicemente perchè delusi da aspettative non soddisfatte. Il lavoro può essere stupefacente ma l’accontentarsi giusto per.. lo rende un lavoro mal riuscito.
      Non penso che gli artisti che hanno declinato l’invito l’abbiano fatto per forme di Egocentrismo disfattista ma solo per affermare una dignità che lega il lavoro all’artista che per forza di cose non può essere messa in discussione da nessuno!

  • William Turner era famoso per mandare quadri anche di notevoli (per l’epoca) dimensioni praticamente solo abbozzati che completava qualche ora prima dell’opening e qualche volta addirittura pochi minuti prima… pure molti di quei lavori sono capolavori assoluti! Fermo restando il diritto di Parisi e di chiunque altro, altrettanto o meno noto di lui, a non accettare simili situazioni di lavoro… ma siamo proprio sicuri che tornare un po’ all’antico e ridimensionare un tantinello il nostro Ego ed Autoconsiderazione non gioverebbe all’arte e le farebbe ritrovare quella dimensione “ludica” che oggi sembra tanto depressa o addirittura assente? Siamo sicuri che se tutto questo, invece che da Sgarbi, fosse stato ideato da qualcheduno “more politically correct” o “politically allined to the virtous side”, magari all’insegna della “performance globale” molti de feroci critici di oggi non sarebbero qui ad applaudire?

  • L’operazione inconsapevole di Sgarbi è sempre più gustosa, e funzionante ben prima della visione delle opere. Questo dice molto sulla crisi della parola Arte.
    Ormai è molto più interessante per gli artisti rifiutare pubblicamente, unico modo per salvarsi dal calderone di 2000 nomi, almeno si è in quello di 100….patetismo.

    Per 100 che rifiutano ve ne sono 1000 pronti ad accettare a qualsiasi condizione, e poco importerà chi accetterà e chi no. Gli artisti sembrano accessori, polli da batteria. Il progetto volgare e ingorante di Sgarbi serve proprio a prendere coscienza di ruolo.

    C’è una crisi di ruolo dell’artista ormai profonda, consiglio come termine di riflessione questa breve intervista:

    http://whitehouse.splinder.com/post/24320531/sommario

  • And

    Paolo P. e Sereno variabile, ma siete per caso artisti anche voi? Se sì, avete provate a mettervi nei panni di Parisi? A ricevere una convocazione un mese prima nn si sa se per un’opera inedita o meno, con le spese per il trasporto + i cataloghi a carico vostro? Secondo me BISOGNA rendere pubblico quello che sta accadendo, Sgarbi o non Sgarbi (a parte che con un altro organizzatore questa pacchianata fantozziana non ci sarebbe stata)
    Però per cortesia, lasciamo stare Turner, Manet, Monet o tutti quegli artisti che si sono scontrati con i Salon nell’800: siamo nel 2000, viviamo nell’era della comunicazione, gli artisti non si possono rinchiudere in una torre d’avorio come magari piacerebbe a qualcuno, è giusto che parlino, dicano quello che pensano, ecc ecc.
    Anche perché tanto le occasioni per esporre sono ormai tantissime, e proprio per questo serve la qualità per non scadere nell’effetto fiera di arte contemporanea (e in Italia già ce ne sono troppe): il guaio è che così facendo si sta tramutando la Biennale in un grottesco luna park dove alla fine, vuoi per visibilità, vuoi per disperazione, parteciperanno solo gli illustri sconosciuti e qualche vecchio maestro, giusto come specchio per le allodole (Accardi, Chia, Guccione, Fioroni, Mattiacci, ecc) invece che una lista di artisti giovani che sarebbero certo più rappresentativi dell’arte italiana degli ultimi anni.

  • And , il punto non è quello di essere artisti oppure no.
    E’ ormai evidente che pubblicare il rifiuto della partecipazione al padiglione Italiano sia divenuto un occasione per esibire la propria “liberta’” d’artista.
    E’ scaduto nel ridicolo insomma e pare che si continuera’ su questa strada.
    Hai ragione quando scrivi che è diritto di ciascuno fare sapere ma il contesto in cui cade ogni notizia di rifiuto è saturo.
    Sarebbe meglio astenersi perche’ i lettori non sono stupidi e francamente la questione, che è seria, rischia di annoiare.

  • Ma lo volete proprio un consiglio saggio da un arista come me che vive non di arte e che opera da un bel pò, fuori da queste giostre e padiglionerie d’allevamento di artisti alla ribalta ? Se volete veramente essere artisti liberi, autonomi ed autentici, rifiutate, disertate tutto ciò che rappresenta richiamo ed esibizione di sirene sovrane. Non partecipare a nessun Padiglione significa far fluttuare l’arte in libertà, nella distinzione. Il RIFIUTO dell’artista al potere sovrano metterebbe in crisi il controllo della soglia di consenso; provocherebbe una condizione di latenza funerea. Ricordate che il Padiglione Italia e la Biennale non hanno mai avuto il possesso esclusivo della “verità”. Come del resto avevano compreso numerosi grandi artisti pensatori italiani e stranieri.

  • hm

    a me ciò che fa venir l’ansia di tutta la questione è il seguente motivo, ma qualcuno lo conosce il lavoro degli artisti ‘illustri sconosciuti’ esposti o si parla così, perchè è divertente sparlare prima di conoscere? a me ad esempio il lavoro di molti artistucoli che si lamentano di non essere rappresentati fa schifo e pena ma posso permettermi di dirlo perchè mi sono documentato (magari anche solo attraverso il filtro di internet no torre d’avorio), qui invece c’è gente che disprezza pubblicamente senza nemmeno conoscere chi è stato invitato e perchè . non è meglio aspettare un attimo prima di spalar merda a iosa? tanto lo sapete che prima o poi lo farete lo stesso no?
    sarebbe troppo triste rinunciare a farlo .

  • La situazione creata da Sgarbi è affascinante, un universo di strategie che mutano o si consolidano…

    Forse è questo il vero lavoro di Sgarbi, l’aver messo in evidenza diverse strutture di mercato e di intenti…

    tutte molto poco trasparenti…

    per cui un meritato apprezzamento a Sgarbi …

    anche se ho paura di vedere che mostra ne uscirà …

  • Caro and si, sono un artista, si ho provato a mettermi nei suoi panni, anzi mi è capitato piú di una volta di partecipare ad un progetto nato “sul momento” e realizzato, realizzato in pochi giorni. Ma tutto questo non c’entra : citavo Turner (inglese, che nulla ha a che fare con il Salon francese), solo per far notare che in poche ore (non pochi giorni) c’è chi è stato capace di creare capolavori (e Turner non è l’unico, ma solo quello piú noto per l’abitudine di comporre/finire all’ultimo momento) Tu parli di “non chiudersi in torri d’avorio” io ho scritto “ridimensionare l’Ego e l’autoconsiderazione, recuperare la dimensione “ludica”, ti pare che stia predicando di “chiudessi in una torre d’Avorio”? Non ti sembra che, casomai siano quelli che pubblicano le loro lettere indignate (e torno a ripetere che hanno il sacrosanto diritto di rifiutare, d’indignarsi e quant’altro, come noi abbiamo il diritto di giudicare sulla natura, genesi e qualitá delle loro esternazioni) ad avere un po’ l’aria del “ma lei non sa chi sono io”?.
    Infine ha ragione hm del Padiglione Italia, per il momento, tutto ció che possiamo seriamente criticare è l’organizzazione disastrosa, del risultato nulla sappiamo e dobbiamo attendere pazientemente… alla fine potremmo anche essere sorpresi … e magari pure chi l’ha pensata e (dis)organizzate

    • And

      Sereno, mi sa che stiamo facendo discorsi diversi, innanzitutto so benissimo chi era Turner, se è x questo in ogni epoca c’è stato chi ha saputo fare capolavori in poco tempo, come anche che nn si può pretendere che siano tutti dei Turner o degli Speedy Gonzales… ogni artista ha i suoi tempi, e proprio x questo è scandaloso dare neanche due mesi x cose che si organizzano molto prima, tanto più se si parla di una vetrina importante come la Biennale che, proprio x la sua visibilità internazionale, attira l’attenzione da tutto il mondo (e lasciamo stare la figuraccia che stiamo facendo con questi ritardi!)
      cmq non credo neanche che chi ha scritto queste lettere indignate abbia peccato di superbia, forse avrà voluto farsi pubblicità ( e che ci sarà mai di male?) può essersi comportato in mala o in buonafede, qualsiasi cosa di sicuro non è niente in confronto alla boria e all’arroganza, mista alla colossale disorganizzazione, di chi, sfruttando gli artisti, Venezia e un’istituzione storica come la Biennale, vuole farsi davvero soldi e pubblicità: leggiti qui sotto il post di rl, che sottoscrivo dalla prima all’ultima riga.
      Ho parlato io di torre d’avorio e nn mi sembra di averti accusato di nessuna predica: quello che vedo è che molti artisti si ritraggono dalla realtà e dai casini di tutti i giorni, anche dalla politica, ma questo è un discorso+vasto che riguarda molte categorie professionali, soprattutto quella da cui provengo io, quella deli storici dell’arte che preferiscono chiudersi nei loro ristretti circoli (leggi università) e nn avere il coraggio di esporsi pubblicamente come ha fatto Parisi, anche a costo di essere accusati di arroganza, ignoranza dei fatti, ecc.
      Recuperare la dimensione ludica? Direi che è stata smarrita da parecchi decenni, ma nn vedo cosa c’entri con questo casino: tu dici di pazientare, io penso invece che un’idea ce la siamo già fatta tutti! Come speri di vedere cose interessanti con centinaia di artisti diversi, senza alcun rigore, alcuna logica, alcun senso? Ovviamente spero di essere contraddetto, ma visti gli ultimi casini di Sgarbi, nn ultimo il suo flop televisivo, ammetterai che le previsioni non sono proprio ottimiste….

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Quando dico di abolire la biennale, tutti si scagliano contro! Quando dico che la biennale è un lunapark di noia, tutti vogliono partecipare! Tutti trattano questo argomento a loro modo. Rimane solo la polemica a fini creativi che crea l’effetto boomerang, nell’inutile tentativo di avere risposte. Gli artisti non sono più ricercatori di autenticità, ma lingue parlate dai doppiatori che si muovono al loro posto nei sarcofaghi delle istituzioni pubbliche. Così la ricerca sperimentale si trova spesso ad essere “superata” dal grooso dell’esercito di artisti. Emblema perverso di quello che sta accadendo con questa Padiglioneria piena di artisti nostrani e d’allevamento. In Italia siamo tutti artisti: i migliori operano in penombra o vanno all’estero.

  • viva la libertà di pensare, viva la libertà di creare, viva la libertà di non partecipare alla Biennale di Venezia, viva la libertà di dire “NO” a Vittorio Sgarbi, viva gli artisti puri non inquinati dai meccanismi sociali, politici, e da una certa putrefazione umana.
    Nino Abbate

  • gian antonio garlaschi

    forse, forse anche questa volta Sgarbi sarà premiato dalla fortuna, sarà lui l’artista, consapevole o no; se poi creasse anche una istallazione fatta con le lettere di rifiuto degli artisti il cerchio sarebbe completato! Un padiglione sulla paura degli “artisti comunicatori” di mettersi in gioco senza rete di protezione

  • rl

    Che l’organizzazione di Sgarbi faccia acqua da tutte le parti è evidente, questo non significa che non ci saranno artisti anche bravi, di certo le premesse non sono molto confortanti. Ritengo poco professionale pubblicare liste infinite di artisti che vengono ritoccate in base alle ultime segnalazioni pervenute, ritengo poco professionale da parte del responsabile del padiglione Italia sparare a zero sui curatori indipendenti che, invece e a mio parere lavorano sodo e producono, non sempre, progetti validi. Ritengo poco professionale sguinzagliare curatori, tira piedi e palle pazze che promettono raccomandazioni un po’ a tutti, garanzie di partecipare alla B I E N N A L E, come se solo il nome dovesse rendere sazi. Fortunatamente non esiste solo il padiglione Italia. Ritengo vomitevole che chi ha procacciato nomi e chi ha raccomandato adesso gridi allo scandalo per la porcheria dell’organizzazione e per l’assurdità del numero degli artisti partecipanti. Detto questo penso che Paolo Parisi faccia bene a dire quello che pensa soprattutto in un’Italia in cui l’omologazione e la mancanza di qualità in diversi settori ci affligge come onda di cavallette affamate, sono per il diritto a dire NO e a farlo sapere, è giusto che si dica ed è giusto discuterne, confrontarsi, non credo che Paolo Parisi stia cercando i suoi 15 minuti di notorietà anche perché tra 4 mesi sarà tutto dimenticato. A Cesare ciò che si merita: Vittorio Sgarbi di arte contemporanea non ne capisce nulla, non c’è niente di male nel dirlo. Per quanto riguarda gli artisti puri e non inquinati mi sembra un discorso che sa di antico, gli artisti lavorano, vorrebbero vendere e vivere del loro lavoro e ricevere i giusti riconoscimenti, come tutti penso, l’artista è un professionista come tanti altri. L’organizzazione e la gestione del Padiglione Italia è ridicola e vergognosa, in linea con tutto quello che succede nel nostro Bel Paese.

  • paolo,p

    cercare visibilità attraverso un rifiuto. però niente male! consiglierei ad artisti come paolo parisi di non fare i presuntuosetti, anz, dovrebbero ringraziare che qualcuno li abbia segnalati. liberi di scegliere certo. ma fatelo insilenzio come tanti artisti stanno facendo. qui non si tratta più di libertà di parola o di libertà di artista, questa è ricerca di visibilità. date visibilità al lavoro che forse ne ha bisogno.

  • Ri Scrive, la liberta’ non è un qualcosa di dato perche’ la liberta’ nel suo esercizio ESPONE e non puo’ essere considerata alla stregua di un indumento che indossi la mattina e cambi la sera.
    Detto questo trovo , quantomeno discutibile la sua asserzione circa (qui bisogna andare cauti) la “figura” di Artista; la prendo alla larga : se L’artista fosse un professionista , come Lei scrive, ebbene allora IO potrei diventarLo tranquillamente perche’ mi basterebbe una paziente pratica sui mezzi e un altrettanto paziente esercizio nei “fini” . Non è affatto cosi’.
    Oso affermare che OGGI, piu’ che nel passato possiamo considerare le difficolta’ di conseguire quell’orizzonte di ARTISTA molto molto piu’ difficili e problematiche. OGGI un “artista” deve possedere non solo qualita’ , nei mezzi che adopera per la sua opera, ma di conoscenza di ogni ambito a 360 gradi senza, e questo mi pare assolutamente CAPITALE, scadere nella mera specializzazione. Credo di non scrivere una sciocchezza se affermo che le difficolta’ di una figura di questo tipo possono benissimo assimilarsi alle difficolta’ che oggi incontra uno Scienziato nella sua ricerca.

  • arrogante

    Molto rumore per nulla, consultando la lista degli “ARTISTI” invitati si è scoperto che gli “SCISSIONISTI” sono pochissimi e sono stati divisi in 3 categorie: NOTI numero 4, MEDIAMENTE NOTI numero 6, SCONOSCIUTI erano 11 ora con questo parisi siamo a 12…/..TOTALE 22. Ora questi 22 a detta di molti sarebbero I “GRANDI”, i VERI, gli UNICI, ….di conseguenza gli altri viceversa sarebbero tutti: LECCACULO, PITTORI DELLA DOMENICA, FALLITI, GENTAGLIA ,…a me pare che molti interventi siano assolutamente dettati dalla voglia di parlar MALE e basta, e anche dalla fretta di creare un muro di consensi al fronte del NO…/..purtroppo a 6 giorni dall’inaugurazione della 54ma BIENNALE di VENEZIA PADIGLIONE ITALIA…questo fronte è miseramente fallito…., gli scissionisti sono rimasti uno sparuto gruppetto che ha provato a dimenarsi nel tentativo di ritagliarsi un posticino al sole nell’ambito dell’area pubblicitaria. Questo non è accaduto, perchè non bastano certamente i forum che si occupano d’Arte a soddisfare il microdisegno degli URLATORI.., quindi mi par di capire che oltre alla frustazione costoro dovranno sorbirsi anche le risate e le pernacchie che già cominciano ad inperversare su diversi blog. E’ proprio il caso di ricordare un vecchio e saggio proverbio che recita: I RAGLI DELL’ASINO, NON ARRIVANO IN CIELO….

  • ABOLIAMO LA PAROLA ARTE!!!
    Come regola di un artista serio non ha da attendere un ivito di partecipazione a quello o a quell’altro Padiglione di serie A, B, C, D, ecc.,, per dare visibiltà al suo lavoro.. Ognuno è libero di farlo. La Biennale di Venezia non è il tempio dell’arte, ( non l’ho è mai stato) che contiene in sé novità, valori e verità assolute. Io credo che bisogna rimuovere non solo la Biennale, ma la parola “Arte” dall’attuale lessico culturale. Scomparsa questa parola sparirebbe la polemica e la complessa questione linguistica che questa parola evoca al pubblico. Oggi la parola “Arte” ha perso di significato. L’arte contemporanea si presenta, non solo estranea alla società, ma in contrasto con lo stesso artista che la produce. Non . interpreta con rigore critico le storture della società e il sistema finto-democratico, arbitrario e coercitivo che la dirige. Sembra più posseduta da un processo di autodistruzione e decomposizione irreversibile. Nell’opinione pubblica – cioè tra i consumatori d’arte che affidano ai critici lo sforzo dell’interpretazione e del pensare – la parola “Arte” è diventata oggetto di difficile interpretazione. Non basta un rosario di giustificazioni critiche per far passare nel pubblico un qualche valore o significato. Tutto questo disquisire di parole a mezzo di altre parole appare artificioso, fazioso e noioso- come se giocassimo con un’altra lingua sconosciuta. Invece, dovrebbe parlare la lingua dell’autenticità, quella non mistificatrice della realtà; quella che dovrebbe aprirsi nella nostra coscienza: la lingua della vita reale di ciascuno di noi, costretti a vivere in una società mercificatoria, alienata ed estranea ai reali bisogni spirituali e materiali delle persone. Una lingua dell’arte contemporanea che non interpreta più la realtà, il mondo che ci circonda, ma solo come l’approdo ultimo di una civiltà prossima alla putrefazione. Questo è il non-plus ultra di produzionidei di arte contemporanea. Il che prima di essere smentito, è francamente ridicolo.

    • helen

      parole sante…