Ok, questo Padiglione Italia ci disgusta. Ma non è che scappando e rinunziando ad esserci facciamo il gioco di chi ci vuole inerti e invisibili? La domanda la pone Alex Pinna, le risposte a voi

Vi scrivo in quanto invitato a partecipare nelle selezioni regionali del Padiglione Italia e con enormi perplessità sul da farsi. Rispetto e sono solidale al massimo con tutti gli artisti che per fortuna in questi giorni, stanno esprimendo il loro dissenso in modo più o meno forbito ed elegante declinando l’invito, il primo istinto è […]

Vi scrivo in quanto invitato a partecipare nelle selezioni regionali del Padiglione Italia e con enormi perplessità sul da farsi. Rispetto e sono solidale al massimo con tutti gli artisti che per fortuna in questi giorni, stanno esprimendo il loro dissenso in modo più o meno forbito ed elegante declinando l’invito, il primo istinto è sicuramente quello di fare come loro ma mi chiedo cosa creerà tutto questo, come sarà il giorno dell’inaugurazione all’arsenale? E quelli seguenti nelle varie mostre del Padiglione Italia?
Molto probabilmente una serie di pessime mostre. Ma poi al pubblico anche e sopratutto straniero, che forse delle defezioni potrebbe non essere neanche tanto informato, tutto il nostro dissenso come e se, si esprimerà? La situazione attuale, il disgusto che provoca in noi che crediamo ancora e molto in quello che facciamo, sarà manifestato in qualche forma? Non rischiamo così di apparire inerti? Se non peggio invisibili?
E poi non cadiamo nella trappola di creare una via di fuga al curatore che molto probabilmente cercherà di addossare la colpa del suo fallimento al rifiuto degli artisti? E di essere superficialmente tacciati di snobismo pur di non voler riconoscere le più che evidenti ragioni che ci portano a rifiutare questa situazione paradossale?
Mai avrei immaginato di non poter accettare un invito così importante anche perché fu proprio davanti al sole nero di Mainolfi alla Biennale del ‘90, che per la prima volta immaginai fosse possibile rischiare tutto per fare questo lavoro. Ora mi viene il dubbio che forse avrebbe più forza una partecipazione assolutamente critica, come hanno fatto nostri predecessori, coprendo o girando i lavori ad esempio insomma esprimendo sul posto, all’evidenza del pubblico, le critiche per questa indegna baracconata; testando pubblicamente i personaggi che manovrano questa edizione della biennale, vedendo se avranno il coraggio di esporre e pubblicare (lasciandone quindi testimonianza) opere che contestino apertamente il loro atteggiamento così poco rispettoso del nostro lavoro e così poco professionale.

Alex Pinna

CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • Luca

    Non sono molto d’accordo sull’esposizione critica, i tempi sono diverse e i motivi anche. Oggi la posizione da prendere considerata la mancanza di rispetto, organizzazione, superficialità, indifferenza e menefreghismo ( Sgarbi lo ha fatto apposta, non gli frega nulla della biennale e di voi) è quella di dichiarare apertamente un secco NO all’invito. Prendere una decisione netta, e se poi ti tacciano di snobismo pazienza, almeno è una posizione. Ne uscire alla lunga più forti e quando vi guarderete allo specchio ne sarete fieri. Non è che mettendo in curricula questa Biennale ( avrebbe avuto più senso se il padiglione italiano fosse stato curato da telemarket) si risolverà la cosa, anzi, retrospettivamente sarà un’onta e motivo di presaperilculo.
    Ma ai posteri la sentenza , per ora divertiamoci così.

  • Alex a me pare che la sua sia una lettera che si preoccupa solo di giustificarsi. Ha fatto una scelta , la onori presentando un opera che sappia non solo sollevarLa dagli immaginabili tormenti che traspaiono ma che sia di intelligente denuncia di tutta questa miserabile vicenda.
    Buon lavoro Pinna.

  • Questo padiglione è estremamente significativo e rappresentativo, ed è iniziato mesi e mesi fa con le prime indiscrezioni, prima ancora di vedere le opere e il resto. Potrebbe essere un progetto di Cattelan, che inizia a polemizzare molto prima e che continua molto dopo. Molto interessante ed utile questo fatto che gli artisti siano indecisi e colpiti da un cortocircuito, sul partecipare o meno. Sgarbi tratta gli artisti con menefreghismo e come polli in batteria; estremizza quello che avviene anche sulla migliore scena internazionale (i numeri sono quelli di 10 biennali sommate, non ci sono compensi per gli artisti, ma il punto non è certo pagare e basta…); costringe l’artista ad una messa in discussione: cosa differenzia oggi l’artista da un arredatore o da un politico? L’artista oggi che ruolo ha: poesie da muro o da inserire in un spazio? Servono? O il loro grado di pretenziosità collide con una realtà-fiction molto più autentica ed efficace?

    Il problema è che Sgarbi fa tutto questo in modo inconsapevole ed ignorante (nel senso che ignora). Se però domani scoprissimo che si tratta di un progetto di Cattelan, in collaborazione con Sgarbi, tutto cambierebbe, no?

    http://whitehouse.splinder.com/post/20824673/000

    • Luchetto, detto tra noi , rischi di farti assorbire dal tuo stesso cinismo discorsivo . Stai offrendo l’immagine dell’eremita caillera’ , tranquillamente seduto, in cima alla montagna che contempla l’oceano fognario al di sotto.
      Fai attenzione : il livello sale e non sei (o ….non siete.. irrangiungibili).

  • Non saremo tacciati di snobismo, ma di politicizzazione.
    Si dirà che chi non ha partecipato era contro il governo.
    E’ la cosa più facile per Sgarbi per salvare la faccia.
    Ieri nella conferenza stampa sulla sua pessima trasmissione non ha mai ammesso che la trasmissione ha fallito perché era fatta male a livello televisivo, senza ritmi, senza argomenti….. Per tutto il tempo ha parlato del fatto che la cultura in tv non è gradita. In realtà di cultura in quella trasmissione non c’era neppure l’intento. Però era più facile mistificare che ammettere una cialtronaggine magistrale.
    Così andrà per la Biennale. Chi non partecipa verrà tacciato di essere comunista.
    E’ la retorica difensiva di questa gentaglia. Lo sappiamo.
    Per questo penso che sia assolutamente sbagliato partecipare, perché a certe condizioni non è garantita nemmeno la dignità di una partecipazione critica. Ma prima di tutto penso sia necessario esprimere con chiarezza le motivazioni culturali e professionali che comportano il rifiuto, spogliandole da ogni possibile legame con la politica…

  • Luchetto dunque Il Cattelan che parla inglese non ha detto la verita’ quando ha dichiarato : “”ho gia’ dato””””” ?

  • Lu Carossi

    Ma non e’ questo il punto, tutto il progetto e’ profondamente sintomatico rispetto alla fase storica italiana e non solo. Sgarbi occupa oggi un vuoto determinato da quello stesso sistema “di qualità” che lo critica, la generazione Vettese per intenderci. Quindi e’ tutto perfetto.

    • Tutto è perfetto per una rinnovata dislocazione di fini ( in che dove ?)

  • polazzetto

    un artista dovrebbe esprimersi attraverso le proprie opere oggi c’è Sgarbi ieri cera il papa il vescovo il re mi sembra che tutti vogliono primeggiare avere tanto e dare poco…

  • Nessuno ha ancora studiato gli effetti del PADIGLIONE ITALIA 2011″ del General Intellect sulla teoria della crisi estetica del linguista P. Angoznem ?

  • Le Biennali sono nate e continuano ad avere “lo scopo” (almeno formalmente dichiarato) di dare “un panorama” dello “stato dell’arte” (in entrambi i sensi). Quella di Venezia, poi, ha la caratteristica di articolassi in padiglioni “nazionali”. Mi pare, allora, che il Padiglione Italia 2011, sia assolutamente perfetto: chaos e confusione dai quali a fatica emergono pochi, piú per meriti “comunicativo/mediatico che per forza espressiva. Sono stai ivitati in 2000? Se ne potevano invitare 20000 e ne sarebbero rimasti fuori ancora tanti! I nominativi degli invitati vengono fuori dai taccuini di centinaia di critici-curatori-cinsigliori? Oggi senza questi intermediari, che svolgono l’attivitá, pro altro illegale, del “caporalaggio” gli artiti non sono piú capaci/non gli è loro piú consentito rivolgersi al pubblico. Non vengono pagati e debbono sopportare le spese? È la regola, gli vá anche bene che non debbano pure dare la “stecca” al “curatore” o non gli debbano riservare una percentuale sull’eventuale “venduto”. Il pubblico non riuscirá a “capirci” nulla? E che importa? Il “pubblico” non conta piú nulla, chi conta sono i “collezionisti” e quelli vanno, se ci vanno, ai vernissage, dove si fa di tutto tranne che guardare i lavori. L’importante, oramai è “finire in catalogo” scrivere una “prestigiosa” riga in piú sul curriculum, la “gente” non conta, tanto quando vista una mostra (qualsiasi anche di arte storicizzata) dedica mediamente 15 secondi s ciascuna opera, un minuto se scatta una foto (possibilmente col compagno/a in primo piano) o se c’è una poltrona/panca su cui sedersi (tempi calcolato da una serissima ed autorevole agenzia di sondaggi)
    Quale “rappresentazio” migliore della situazione volevamo

  • ludovico pratesi

    Vi ricordo che la Biennale Arti Visive è quella diretta da Bice Curiger, che ha invitato 10 artisti italiani su 82:una percentuale molto ottimistica sul reale stato dell’arte del nostro paese visto dal mondo. Per quanto riguarda il padiglione nazionale che ci auguriamo non venga nemmeno visitato, esprime esattamente quello che questo paese produce quando si guarda l’ombelico (cioè quasi sempre):confusione. Agli artisti invitati a rappresentare questa babele di patetiche incompetenze consiglio di esprimere un rifiuto in maniera secca e precisa, e di mettersi a lavorare per meritarsi un invito da un serio e prestigioso curatore internazionale come Bice Curiger.

    • Non sta bene assumere posizioni curiali in faccende come queste.
      Il Signor Pratesi dovrebbe rivolgere l invito a rifiutare proprio alla Curiger che a proposito della questione Tintoretto ha assecondato la linea Sgarbi.
      Una condotta diversa della Curiger avrebbe avuto ben altro peso.

      • martina cavallarin

        Bice Curiger non se lo fila di striscio Sgarbi. Lei sono 2 anni che lavora site specific sulla luce ed ecco che chiamata alla direzione ha rispettato la sua ricerca del momento.
        martina cavallarin

        • alla buonora scrivi bene : “”le sta a distanza” , la casa brucia e lei “LE STA A DISTANZA”.
          complimenti le hai proprio fatto una difesa d’ufficio con i fiocchi.

    • martina cavallarin

      Concordo con Pratesi punto su punto. La Biennale di Venezia è quella del suo direttore. E’ li che un artista deve puntare ad arrivare. Che gli artieri invece vadano al Circo. I paesi del mondo sono tanti. L’Italia quest’anno rispecchia il suo stato generale: infimo. Non entriamo alle Tese delle Vergini ed evviva tutto il resto.
      martina cavallarin

    • Francesco

      A Pratesi bisognerebbe dare un premio ! Il premio dell’ opportunismo! Lui che non promuove gli artisti Iatliani ma anzi insieme alla banda da lui capitanata e sfruttata di “Giovani Collezionisti Romani”,ignoranti e beceri come lui ,fa comprare e vincere sempre artisti stranieri perchè fa chic e stanno bene sul divano di casa dei suoi adoranti adepti!!!
      A Lorenzo Marras prima di parlare informati come funziona la Biennale e quali poteri ha il Direttore,prima di dire castronate a vento….

      • accolgo il tuo leggitimo invito Francesco. Tu invece sei invitato a scrivere la tua non dico usando le buone maniere ma evitando di offendere il prossimo.

        le dimissioni della Curiger che io ho rivolto al Pratesi era perche’ lui chiedeva che una scelta simile la facessero solo gli artisti invitati.
        Simbolici i rifiuti degli artisti, altrettanto simbolici ma secondo me, di qualita’ diversa quelli della Curiger, naturalmente adeguatamente motivati.

        La Curiger è o non ho la direttrice della Biennale ? i riflettori della stampa nazionale ed Internazionali sono o non sono puntati verso la Curiger ?

        e leggiamo i poteri della Signora Curiger vah.

  • paolo,p

    gli artisti lavorano molto, ma molto spesso lo star sistem non li prende in consderazione se non sono rappresnetati da gallerie di una certa valenza non solo lavorativa ma anche politica. per cui sig pratesi il dire no il secco rifiuto è l’ennesimo gesto di snobberia.

  • @Ludovico Pratesi: io credo che sia un po’ un ‘illusione l’invito degli artisti italiani alla biennale di venezia diretta da Bice Curier; il curatore di turno è un po’ obbligato ad invitare artisti italiani per una mostra pagata con soldi italiani, vorrei vedere che il curatore non dedicasse almeno un 7,9% di mostra ad artisti italiani….(10 su 82)…non prendiamoci in giro ed evitiamo appunto di guardare il nostro ombelico. Questa quota di italiani assomiglia tanto alle “quote rosa” nel parlamento italiano, e quindi una percentuale di donne che DEVE esserci per mettersi a posto la coscienza.

    Perchè, Caro Ludovico Pratesi, a curare questo Padiglione ITALIA dovevi esserci TU o un operatore della tua generazione…perchè non ci siete??? Questo è il punto. Sgarbi ha esagerato: ha innescato mostre in tutte le parti del mondo, non è un guardarsi l’ombelico…

    E in questo ha poco senso anche sostenere e partecipare al festival di Faenza fatto per addetti ai lavori e curiosi, mentre l’italia vive sul contemporaneo un drammatico scollamento tra pubblico e sistema. E non servono nemmeno i laboratori didattici, fatti per pomeriggi in allegria e fini a se stessi…

    Per ritornare agli artisti invitati dalla Bice: soffrono anche loro di un appiattimento e affaticamento del linguaggio che è un sintomo internazionale e non solo italiano. Ma in Italia, proprio per via dello Sgarbismo, della mancanza di strutture rigide e di una posta in gioco bassa (uguale a “poco da perdere”) si potrebbe fare molto sul piano dei ruoli, dei format e del linguaggio. Ci paralizza solo l’essere esterofili e un po’ complessati. Ma sono ottimista per il futuro.

    • Bellomo quando parla di mestiere allude forse a “specializzazione” ?

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    LA BIENNALE DELL’ARTE D’ INGANNARE L’ARTE…

    Non c’è nulla di più parziale di una Biennale d’arte visive ! Cosa esalta la classe superiore di un curatore di decretare dal punto di vista soggettivo il valore di un artista e di un’opera d’arte?
    E le altre opere d’arte, o dottrine estetiche fuori dalla Biennale ?
    Non ce ne possono essere altre?
    Un artista valido non apprezzato è una cosa ridicola, un artista mediocre è cosa tragica ! La lezione dei dadaisti non è servita a nulla. Viviamo in un clima beffardo di ritorno all’ordine costituito, ai luoghi comuni e all’ impeccabile mistificazione della realtà. A cosa è servita la lezione di M. Ducham che assieme ad altri artisti dadaisti combatteva proprio questo modo di agire? Distruggere tutto questo, si, è facile, ma voi classe superiore di artisti e curatori che cosa costruite ?
    RISPOSTA: Prima non è affatto facile distruggere le vostre idee sull’arte, le vostre costruzioni culturali. D’altra parte l’arte non regna nei castelli, al massimo viene chiamata dallpotere, ma si si sviluppa sempre fuori, perchè ha bisogno di libertà e non di comando.

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    SERENO VARIABILE, CHE TEMPO FA DOMANI? TI AIUTO. ADESSO LEGGI ATTENTAMENTE LA PAROLA: (ANGOZNEM ) DA DESTRA A SINISTRA ! SARAI COSI’ SERENAMENTE ILLUMINATO ! SE NON LA COMPRENDI C’E’ UN MODO MOLTO PIU’ SEMPLICE: LEGGI DA SINISTRA A DESTRA, SENZA INTERRUZIONE, LA PAROLA: (CATAPLASMETAPLASMI) PUOI FARLO PER SOPPRESSIONE SEMPLICI. E’ UN MODO DI DIRE DI UN ANTICO POPOLO DELL’ASIA MINORE: DIRE QUALCOSA CHE NON SI VUOLE SIA PRESO SERIAMENTE. UN MODO DI INDURCI A RIFLETTERE SU NOI STESSI E A RIDIMENSIONARE LE NOSTRE VANE GLORIE. UN ESEMPIO PUO’ ESSERE LA BIENNALE DI VENEZIA O IL PADIGLIONE ITALIA. TI AUGURO UN BOCCA AL SIGNIFICATO!

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    LUCA ROSSI, MI FAI SCHIANTARE DALLE RISATE1 SEI VERAMENTE SIMPATICO ED UNICO NEL TUO GENERE1 MA ANCORA NON TI SEI ACCORTO CHE RIPETI SEMPRE IL SOLITO COME UN RITORNELO DI MEMORIA OTTOCENTESCA? SEI DIVENTATO UN READY-MADE CHE TI SVILUPPI DENTRO QUALCOSA CHE STA PER QUALCOSA D?ALTRO, MA QUANDO DA QUALCOSA ESCI PERVIENE PER PROCESSOINFERENZIALE A PRONUNCIARE IL SOLITO RITORNELLO.

  • @Savino grazie per l’illuminazione, la fretta gioca brutti scherzi.
    @Luca e @Pratesi, torno a dire (con Savino che lo ha detto per primo) l’idea era buona, la realizzazione pessima!
    Scusate:
    – se invito uno/dieci artisti percorro la via consueta e mi rendo complice del perverso e mafioso “sistema arte” che ignora il “vero” panorama e le realtá locali, meno mediatica ente esposte
    – se ne invito 2000, creo padiglioni regionali e addirittura padiglioni in “giro per il mondo” ovunque (beh! quasi) operino artisti italiani… faccio un ignobile minestrone
    Come se ne esce??
    Certo se invece che a Sgarbi, l’idea fosse venuta a qualcheduno con piú pazienza e meno protagonismo e questi ci avesse lavorato dal primo giorno della sua nomina… forse saremmo tutti qua ad applaudir (non ci credo nemmeno un pó, perché ci sarebbero comunque “gli esclusi”, i loro padrini, gli avversari di quel “qualcheduno” e tutti quelli la cui reazione intima era stata ” perché non ci ho pensato io?!” che sarebbero qui a criticare)

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    LUDOVICO PRATESI – E’ UNA VITA CHE PRONUNCIO LA PAROLA (RIFIUTO.) SONO INASCOLTATO DA TUTTI…., TRANNE CHE DAI QUEI MALEDETTI ARTISTI INFERNALI CHE NON STO QUI AD ELENCARTI. POSSO SOLO DIRTI PERTANTO CHE SE E’ VERO CHE QUESTA BIENNALE E QUESTO PADIGLIONE E” ALL’INSEGNA DELL’ILLUMINAZIONE DELL’ARTE E DELLE MENTI DEGL’ARTSTI, SE MI PERMETTE TOLGO A LORO QUESTO MONOPOLIO DELL’ISPIRAZIONE ILLUMINANTE CON LA RICOPENZA DI FARLI ESPORRE NEL RISTRETTO GRUPPO DEGL’ ARTISTI INFERNALI. UN CARO SALUTO .

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    CARO LORENZO DI PERSONE COME TE NON CE NE SONO MOLTE. LA MAGGIORANZA DI QUESTA ITALIETTA LA VORA E PRODUCE ARTE, PERCHE’ COME DICI TU TENGON FAMIGLIEl LE COSE VANNO ASSI PEGGIO PER TUTTI TRANNE CHE PER LA CASTA SUPERIORE DELL’ARTE. QUALE AUTENTICO ARTISTSTA RIUSCIREBBE UN SIMILE SPETTACOLO DI SALTIBANCHI ALLO SBARAGLIO? UN CARO SALUTO.

  • Savino caro io ti ringrazio ma ho l’obbligo di dirti che non sono un artista e credimi , nonostante tutto mi spiace per i ragazzi di questo paese , che lo sono e che per un terribile gioco dei numeri o anche per questioni di fragilita’ interiori non possono fare adeguatamente conoscere le loro opere.
    E’ come nei partiti burocratizzati : una classe dirigente inamovibile che impedisce a coloro che possono cambiare le cose e compromettere cosi il loro potere, vengono sistematicamente neutralizzati.
    Questo è un campo dove il ricambio è quanto mai vitale perche’ il suo orizzonte destinale è il mondo ma è proprio qui che hanno luogo ed effetto i meccanismi di potere piu’ subdoli ed infernali.
    Tanti anni fa, fui testimone di uno di questi colloqui tra addetti ai lavori e artista. Quest’ultimo (era stato segnalato da altri addetti autorevoli) ma era molto impacciato , non si trattava di timidezza vera e propria ma un disagio di pura circostanza, chiamalo pure timore reverenziale. Ebbene sempre lui, chiese di poter fare vedere le sue opere , e, ricordo che uno di costoro gli rispose seccamente : non ci importa cosa fai e se magari ti fai anche le “pugnette” conta solo che tizio ti ha segnalato.!! Non l ho mai dimenticato.
    Un abbraccio Savino.

  • arrogante

    Qui ognuno tenta di strappare l’attenzione come meglio puo’, c’è Pinna che a differenza di coloro che hanno rifiutato, fa il ditubante (ma con lo stesso scopo)..pero’, apparirà agli occhi degli sprovveduti, come quello che da una parte non si voleva sporcare dall’altra come il nonsnob. C’è Ludovica Pratesi che è una vita che ci prova a fare qualcosa e non ci riesce…, quindi cosa gli rimane?..quello di suggerire di dire NO a chi è dubbioso (ma questa è manifesta invidia).., cos’altro potrebbe essere se no. Ci sono poi i critici indipendenti che non sono molto espliciti e quindi non sanno bene cosa scrivere…, perchè francamente quello che scrivono somiglia molto alle questioni incomprensibili che spalmano su cataloghi improbabili. Rimane dunque cio’ che ha espresso egregiamente Jannis Kounnellis in una recente intervista ad artribune, una sintesi del suo pensiero, dove sorprendentemente accetta di partecipare alla Biennale di Sgarbi. Ma chi sarebbe colui che rappresenta la verità qui??? e ne ho letti tanti di commenti, se la critica che è leggittima, è diretta ad Artemisia la società incaricata di organizzare il “Titanico” progetto di Sgarbi, ci puo’ anche stare, ma se invece è una precritica all’operazione, trova il tempo che trova. Tutte le Biennali da che mondo è mondo sono state contestate e nessuno si è stupito, a Firenze i Bianchi e i Neri se le suonavano di santa “ragione”, risultato: “Firenze non avrai le mie ossa”…e non lo scrisse Ludovica ma Dante. Per concludere, a me pare che qui la critica sia a Sgarbi e sia solo per antipatia o per motivi politici.., non c’è altra ragione. Perchè se uno vuole criticare ed è libero di farlo(ci mancherebbe), lo deve fare dopo aver visto e non a priori…, quindi credo che ci saranno Opere con la “O” maiscola, opere medie e anche operette, e anche qualche sorpresa come in tutte le Biennali o Quadriennali. Per concludere, io non farei tanto il saputone e non prenderei le parti di coloro che hanno manifestato “IL GRAN RIFIUTO”…reputandoli migliori di quelli che hanno accettato…., perchè è un rischio molto palpabile e da adito a sospetti…/…è andata cosi’, chi lo chiama minestrone, chi lo chiama aggregazione di perdenti, chi definisce gli aderenti “Dilettanti allo sbaraglio” etc. etc. E se invece i perdenti si rivelassero essere quelli che lo scrivono??? quelli che vorrebbero dimostrare scrivendoselo da soli di essere migliori, piu’ colti, piu’ competenti, piu’ bravi, fossero loro i “SOMARI”???…. ecco dove casca l’asino, la fretta nel giudizio avventato è sempre furiera di sorprese, il piu’ delle volte negative nei confronti dio chi quel “GIUDIZIO” ha espresso. Good Bye Charlie…..

  • angelo bellobono

    Si leggono commenti,proclami, si osanna e si condanna, si tengono i piedi più a lungo possibile in tutte le scarpe…ma ci si domanda mai perchè si è scelto di fare il mestiere dell’artista? L’ambiente e le circostanze in cui ci trova a farlo ,sono spesso in netto contrasto con le motivazioni presunte o reali che fanno muovere menti e mani, ed è chiaro che restare sereni e concentrati sugli obiettivi è difficilissimo…ma possibile e determinante. Ci sarà sempre chi è dentro e chi è fuori per scelta od esclusione, chi conquista e chi è conquistato.

  • Bellomo guarda parla di mestiere allude forse a specializzazione ?

  • scusi Bellomo : Quando anziche guarda

  • Nicola Vinci

    Caro Alex, innanzitutto esprimo la mia stima nei tuoi confronti, come artista e come uomo. Anche io ho declinato l’invito ma non credo che questa biennale sia come le precedenti. Qui ci si mostrerà attraverso un debole confronto dove artisti internazionali appariranno come mostri sacri dinnanzi ad artisti sminuiti a giovani pivelli, mostrati a centinaia ammassati… senza una logica, senza un filo conduttore e senza una seria motivazione che porta a convivere opere diverse. La biennale, a mio parere, non è una collettiva alla quale dopo essere stati invitati si partecipa inviando un’opera qualsiasi, magari la più fresca. La biennale è altra cosa, ben più seria e di alto livello. Anche io esprimo il mio disgusto, il mio disagio, il mio senso di impotenza dinnanzi a questo sistema ma sono certo che se tutti mostrassimo i nostri sentimenti e anche la rabbia che ci fa questo modo di fare le cose prima o poi questo sistema cambierà. Credo che questo è un altro contesto e non solo noi artisti dovremmo prendere una posizione di distacco e di critica ma anche il mondo della critica e dei galleristi. BASTA, perchè non cominciamo a lavorare seriamente e a trattare gli artisti non come delle appendici di questo sistema ma come dei veri protagonisti. Questa biennale non è altro che uno specchio per Narciso.

  • Meglio “inerti e invisibili” che farsi trascinare nella merda da un emerito psicopatico il quale non sta facendo altro che discreditare da tempo con le sue performance da CAPRA, tutto l’ambiente culturale e artistico composto da persone serie e staccati da ogni velleità narcisistica dell’apparire a tutti i costi. Personalmente, sono del parere che la dignità viene prima di una sgar-biennale da sagra paesana, e penso già, quando fra qualche anno, potrò dire, senza vanità, insieme a tantissimi altri Artisti: Io non c’ero!!!!!

    • arrogante

      E ci sarà sempre qualcunaltro che dirà: E CHI SE NE FREGA…!

  • Tutto questo dimostra che l’ambiente artistico-culturale puzza di cadavere… la biennale puzza inevitabilmente di cimitero… ed ha il suo degno custode…

  • Momo

    Rifiutare di confrontarsi e di conoscere l’altro e’ sempre segno di grande grettezza culturale ed arroganza

  • J

    Somma tristezza!
    Ci salveremo mai dalla grande mistificazione della partitocrazia?
    Se ormai anche gli artisti sono così irretiti e persi in questa farsa d’odio, sembra tutto perduto.

    Arte! Destati!

  • Massimo Giacon

    in buona parte si sta parlando di aria fritta, dato che a quanto pare per il mondo della critica cosiddetta indipendente ci sono le seguenti categorie: Gli artisti di serie A, ovvero gli Italiani che stanno nella Biennale della Curiger. Gli artisti di serie B, gli artisti di regime, quelli che stanno al Padiglione Italia dell’Arsenale. I poveracci, quelli che stanno nei padiglioni regionali, i pezzenti, quelli che stanno in tutte le sezioni collaterali.
    In teoria dovrebbero rappresentare questa amara situazione italica, ma la verità è che buona parte degli artisti presenti nelle famose liste brancola nel buio, non avendo avuto nessuna informazione precisa sulla propria partecipazione: non ha avuto nessun giudizio o conferma sulle opere che vuole presentare, non sa dove andrà ad esporre, nè quando, le specifiche tecniche, se ci sarà un catalogo… e questo al 20 di Maggio! Credo che in queste condizioni molti artisti stanno aspettando, sperando che la situazione muoia da sè. In teoria un artista dovrebbe poter dialogare con il curatore della qualità del proprio lavoro e sul senso della propria opera, mentre qui è lasciato a sè stesso, con il concetto del “va bene tutto, basta che stia in quell’angolo là e che sia consegnato per tempo”. Tutto ciò dovrebbe rendere facile un rifiuto, e non per snobismo, ma per semplice dignità personale. Tuttavia capisco la posizione di Pinna, che non è una posizione paracula. C’è da chiedersi effettivamente se lasciare i vari padiglioni a sè stessi non sia un segno di rinuncia. Io ho sempre pensato che partecipare a qualcosa fosse meglio che sare fuori a criticare senza fare un cazzo, ma in questo momento, come molti artisti presenti nelle famigerate liste nere, sono costretto a stare a guardare, dato che il fatto che io partecipi o meno alla Biennale è una notizia che non interessa proprio a nessuno, e questa è l’amara verità.

    • Francesco

      E tu chi sei rispetto ad un Pino Pascali che sta tra i Pezzent? ah già a te ti hanno dimenticato nei cessi dell’arsenale…..

      • Massimo Giacon

        ah, Francesco, ma guarda che anch’io sto trai poveracci, nel cesso dell’Arsenale ci sta Veneziano in preda a forti dolori de panza haha.

        • Massimo Giacon

          insomma, ridiamoci un pò su…

  • Non me ne voglia L’artista Vinci per quello che le scrivo. Per carita’, nessuna contestazione alla di lui leggitima scelta di non partecipare ma, colgo, in alcune parti del suo intervento , laddove fa menzione di un imprecisato rischio di apparizione di artisti internazionali (presumo allusione allo star system del contemporaneo all’estero) delle sottili dissonanze con lo spirito delle sue opere, in cui ad esempio, concentrando l’attenzione sul tema “dell’altro” o meglio dell’incontro con “”l’altro” i curatori delle sue mostre, scomodano niente di meno che il povero Levinas, che su questo tema aveva ingaggiato dei singolari duelli di “pensiero” con L’heiddeger, in merito alla questione “essere”.
    Aggiungo, al polo opposto, che lo stesso Vinci fa altrettanto menzione di “pivelli” la cui presenza generebbe in sostanza una melassa che compromettere l’immagine della “istituzione” Biennale, declinata nell’occasione in banale collettiva.
    Cio’ scritto, del Vinci, è anche in parte condivisibile ma cio’ che per me (per me si intende) non è condivisibile e lascia che ti dica questo, Vinci, è l’innegabile “spirito” di inferiorita’ verso sia le fantomatiche “star system dell’estero” , che , senza adeguata vigilanza linguistica fai trapelare dal tuo intervento e sia, al polo opposto , una ridicola spocchia con quelli che presumo tu ritieni essere artisti meno conosciuti oppure meno supportati di te.
    Ora Vinci, le cose sono due : o, i curatori delle tue mostre sono azzardati quando scrivono le recensioni per te, impiegando certi riferimenti intelluati alla tua opera….. oppure e, questo ti giustificherebbe, eri immerso nella distrazione della pura emotivita’ quando hai scritto a Pinna.

    Vinci, niente di personale si intende.

    Distinti saluti.

  • gigulare

    Ho visto tra i nomi degli invitati di Sgarbi anche quel Boresta Pino che la biennale precedente fece tutto quel casino con quella petizione e raccolta firme per farsi invitare, sono proprio curioso di sapere che cosa ha deciso di fare se partecipa o no…..

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    TUTTE LE BIENNALI OPACHE E LUMINOSE HANNO FORSE PRODOTTO DEI GENI DELL’ARTE ? HANNO FORSE CAMBIATA LA VITA DELLA GENTE? I GENI SI SONO SEMPRE RIFIUTATI DI PARTECIPARE O SI SONO ASTENUTI ? PROBABILMENTE NO, PERCHE’ CIO’ DI CUI INTERESSA ALL’ARTISTA GENIO,, NON E’ LA BIENNALE, IL SUCCESSO, I SOLDI, MA VIVERE IN LIBERTA’ SENZA NESSUNA COSTRIZIONE POLITICA, ISTITUZIONALE. LA BIENNALE DI VENEZIA COME TUTTE LE BIENNALI DEL MONDO, NON HANNO PIU’ SENSO DI ESISTERE SONO DEFINITIVAMENTE MORTE. PERCHE’ NON RISPONDONO A NESSUNA DOMANDA INTORNO AD UNA PRATICABILE FUNZIONE DELL’ARTE, AD UNA SUA COLLOCAZIONE NELLA SOCIETA’ E NELLA VITA DELLE PERSONE, ESSENDO ESSE ORMAI DIVENUTE OGGI, SOLO OGGETTO DI CONSUMO, STRUMENTO DI MESTIFICAZIONE DELLA REALTA’ DI EVASIONE O SPERIMENTAZIONE CHE GIRA A VUOTO COME LA RUOTA A RAGGI DI MARCEL DUCHAMP. DI QUESTO BISOGNEREBBE DISCUTERE E NON DI CHIACCHERE DA PARRUCCHIERE. SE NON ALTRO GLI ARTISTI DEGLI ANNI SESSANTA SI PONEVANO PROPRIO QUESTE DOMANDE. UN PROLIFERARE DI ESPERIENZE CREATIVE CHE AVEVANO MESSO IN CRISI PROPRIO QUESTO BARACCONE CHIAMATO BIENNALE. ERANO GLI ARTISTI A DETERMINARE LA LINEA ESTETICA E SOCIOALE SU CUI LA BIENNALE DOVEVA COMUNQUE RISPONDERE DA UN PUNTO DI VISTA PROGETTUALE, CON OBIETTIVI CHIARI. IL CURATORE ERA SUBORDINATO AD UN PROGETTO SERIO E NON ALL’INVITO DI QUELLO O QUELL’ALTRO ARTISTA DI GRADIMENTO O RACCOMANDATO. L’ESPERIENZE CREATIVE DEGLI ARTISTI TENDEVANO A VALICARE L’ISTITUZIONE BIENNALE, IN MANIERA QUASI SISTEMATICA TUTTI I CONFINI CONDIZIONANTI DELLE ISTITUZIONI ARTISTICHE, CON UNA COSCIENZA DI AUTONOMIA E LIBERTA’, E IN MOLTISSIMI CASI METODICA, CON UN’APERTURA STRAORDINARIA VERSO SETTORI ED AMBITI DISCIPLINARI DIVERSI. UNO DEGLI ASPETTI FONDANTI PER INTERPRETARE LA REALTA’ ERA CERTAMENTE LA TENDENZA DEGLI ARTISTI NON SOLO A DESTRUTTURARE IL LINGUAGGIO COMUNICATIVO ARTISTICO MA QUELLO DI MASSA (GIORNALI, TV, CINEMA, MUSICA, LETTERATURA, ARCHITETTURA , POLITICA….) MA IL LINGUAGGIO ISTITUZIONALE, ECONOMICO, PER UN MUTAMENTO TOTALE NELLA SOCIETA’ E NELLA CULTURA. QUINDI METTERE IN DISCUSSIONE E PROBLEMATIZZARE LA PROPRIA CONDIZIONE D’ARTISTA “STATUS” ALL’INTERNO DEL “SISTEMA” ECCO PERCHE’ LA BIENNALE E’ MORTA. ADESSO, NON CI RIMANE ALTRO CHE FARE UN PERFETTO FUNERALE. AGLI OCCHI DELLA DELLA CURIGER DI SGARBI NON CI RIMANE CHE FARGLI SENTITE CONDOGLIANZE! AGLI OCCHI DEGLI ARTISTI INVITATI ED ESCLUSI, MI DISPIACE TANTO, PER LORO LA BIENNALE E’ IL TRISTE E DOVUTO EVENTO ARTISTICO CHE COMMEMORA IL RICORDO DEL LA PIU’ O MENO AMATA SCOMPARSA DELL’ARTE.. SENTITE CONDOGLIANZE.AH.. DIMENTICAVO IL FUNERALE COME TANTE ATTIVITA’ CREATIVE, NELLA NOSTRA SOCIETA’ CIVILE, ACCULTURATA, ORDINATA, RICHIEDE UNA CERTA ORGANIZZAZIONE. E GLI ESPERTI NEL SETTORE NON MANCANO. LA GESTIONE DEL DOLORE DI TANTI ARTISTI, ORGANIZZATORI CURATORI ECC. POI, RIGUARDANNDO UN SENTIMENTO COSI’ ABISSALE, DEVE ESSERE CURATA NEI MINIMI DETTAGLI. NIENTE DEVE ESSERE LASCIATO AL “CASO” DI MEMORIA DADAISTA.,

    • Scusa Savino, ma prché da un po’ scrivi in tutte maiuscole? É difficoltoso da leggere e stancante, per favore torna alla normalitá i tuoi concetti ne guadagneranno, con affetto e simpatia

    • J

      Sono perfettamente d’accordo, intervento molto importante; eccetto il particolare che in ogni modo una Biennale è un’ottima occasione per farsi conoscere da un ampio pubblico.

  • J

    È da notare anche il particolare titolo “ILLUMInazioni”, che curiosamente concide con l’assenza del vociferato Padiglione Vaticano, il quale è stato procrastinato probabilmente dalla prossima edizione: http://tinyurl.com/3muwhhd

  • L’ho detto e lo ripeto : l’idea era buona, anzi ottima, spero solo che per il 2013 venga ripresa e la si organizzi, questa volta, con la cura e la preparazione di cui avrebbe necessitato. È la prima idea realmente innovativa, profondamente innovativa, che sia mai venuta in mente ad un curatore di padiglione/biennale. Partecipare/non partecipare è una libera scelta personale sempre rispettabile ma non puó e non deve diventare un “fregio” o titolo d’onore. Se poi qualcheduno cerca di aumentare, attraverso tale scelta, la propria “visibilitá” e farsi “pubblicitá”, padronissimo! Si accomodi, ma non dimentichi che siamo oramai abituati ai “Caroselli” da tempo immemore

    • J

      Perfettamente! Infatti anche queste dichiarazioni non sono altro che meri pretesti per avere la propria particina di audience mediatica.

      Così come la medesima mossa precedente di Sgarbi, che minacciava le proprie dimissioni dalla direzione, non erano altro che una mossa per smuovere i media e attirare l’attenzione.

      Quindi, avversi solo nelle parole, ma uniti dai fatti, i fatti della solita vecchia tattica che ormai conoscono anche i bambini, o almeno dovrebbero.

  • Caro Arrogante, hai perfettamente ragione. “E ci sarà sempre qualcunaltro che dirà: E CHI SE NE FREGA…!” Hai saputo cogliere in pieno lo spirito che anima le persone LIBERE, coloro che non si lasciano condizionare facilmente dall’umore, dalle mode, e dalle tendenze effimere, vacue, preconfezionate e imposte con arroganza e saccenza come verità assolute dai tantissimi, ahimè, specialisti in cazzologia dell’arte. Di tutti quelli che hanno partecipato o non hanno partecipato alle varie edizioni, a partire dalla prima a quest’ultima ( e speriamo che sia veramente l’ultima) Biennale, dirò, come te, E CHI SE NE FREGA…!!!

  • @celi e perché mai dovremmo sperare che sia l’ultima?! Io spero che ce ne siano mille in futuro e che tutti i padiglioni nazionali copino l’idea di Sgarbi (realizzandola in maniera seria ed organica) questa sarebbe veramente una rivoluzione, scardinerebbe l’odiato “sistema” o almeno lo modificherebbe sostanzialmente e per sempre!

  • daniela

    caro Alex,
    anche io, come penso quasi tutti gli artisti invitati , mi sono chiesta se partecipare o no a questa assurda, incasinata, disorganizzata etc….Biennale. Inizialmente ero gratificata dell’invito ricevuto qualche mese fa, anche se molto frettoloso nel suo contenuto, e in seguito mi sono stupita di non aver più avuto notizie fino alla famosa pubblicazione delle liste (nel mio caso regionali…serie C o D … non ricordo come qualcuno le ha definite). Che fare? Mi sono fatta alcune domande: Ho forse paura che il mio lavoro venga sminuito da artisti, non li chiamo dilettanti perchè mi sembra offensivo, meno esperti di me? ( piccola osservazione personale… i nosti “dilettanti” spesso non sono da meno di molti artisti stranieri che ci vengono propinati come geni solo perchè hanno un nome straniero) – vogliamo continuare a far credere al mondo che gli artisti italiani non esistono? – non sono di destra e quindi non partecipo? – siamo in 2000 e quindi in realtà sarà un gran minestrone? – E’ più facile contestare dall’esterno o dall’interno? Poi, con calma, mi sono data tutte le risposte e ho deciso di partecipare… ammesso che poi ci saranno realmente le regionali…
    Io credo che Invadere l’Italia e l’estero (anche se per pochi mesi) con l’arte italiana (sia con artisti importanti che con “meno esperti”) sia una cosa quantomeno azzardata e forse un pò folle ma vale la pena di viverla e poi, casomai, contestarla. Comunque rispetto tutti quelli che hanno rifiutato ma credo che abbiano perso un’occasione o di far sentire la propria indignazione con il proprio lavoro oppure di aiutare questo paese che in tutto e non solo nell’arte è un gran casino.

  • Paola Ugolini

    Purtroppo c’è poco da dire il padiglione italiano quest’anno sarà una specie di brutta fiera di tanti nomi di artisti italiani messi gli uni accanto agli altri senza un pensiero critico, senza un’idea curatoriale precisa, senza niente, invitati da consigliori, amici personali del curatore e intellettuali vari…. così tanto per fare ancora più confusione….io concordo con Pratesi e spero che gli artisti non partecipino. Un padiglione italiano vuoto x celebrare i 150 anni di unità nazionale…molto didascalico…molto vero.

  • Francomà

    Per Alex …… sono completamente d’accordo su quello che hai detto. Chi si troverà di fronte a 1.000 artisti saprà riconoscere ed apprezzare la validità dei “bravi” , e tollerare la presenza di chi può ritenere meno “bravi” . Complimenti per il tuo lavoro !!!!!!

  • Caro Sereno Variabile, perdonami, ma io non auspico per niente quanto tu, invece, speri…..Una qualsiasi manifestazione d’arte ha valore e credibilità se ha valore e credibilità chi la promuove e chi ne viene coinvolto. Mi rendo perfettamente conto che quando si parla di VALORI si innesca sempre il solito problema…… Insomma, il classico giochetto del cane che si morde la coda. Una cosa, però, è certa; l’attuale situazione polito-culturale, unitamente al settore economico che gravita nel mondo dell’arte è fortemente e inequivocabilmente inquinato. Ben venga, dunque, una operazione di bonifica e di trasparenza, partendo, magari, dall’azzeramento dell’attuale sistema affaristico e dall’abbattimento di certi luoghi comuni che imperano nella mente acritica di coloro che usano la lingua per leccare il culo dei potenti di turno. Questa biennale e chi attualmente la sostiene può accomodarsi fuori dall
    e palle e aspettare tempi migliori e aria pulita. Chi, meglio di te, che conosce le mutazioni meteorologiche e le condizioni del tempo può prevedere ciò?

  • Caro FRANCOMA’, non è una questione di distinzione di razze e sotto razze, di bravi e meno bravi da identificare e catalogare, anche perchè nessuno può arrogarsi il diritto di usare gratuitamente la matita rossa e blu, ma è semplicemente una questione di etica e di dignità. Consentimi di riportare in calce la risposta del mio carissimo e stimato amico Massimo Canevari a riprova che Artisti dotati di dignità, oltre che di talento ne esistono ancora e numerosi, per fortuna.

    Cara Sig.ra **** ****,
    In risposta alla sua richiesta di partecipazione al Padiglione Italia-Regione Lazio per il prossimo 9 Giugno 2011 all’interno delle sale di Palazzo Venezia le dico sinceramente che come Artista non condivido le scelte curatoriali e politiche del Sig. Vittorio Sgarbi e dunque non ho interesse a partecipare a una iniziativa che lo coinvolge. Credo fermamente che l’Arte sia un territorio sacro che va difeso anche attraverso le scelte personali. Ho lavorato e difeso attraverso il mio lavoro l’idea dell’Arte e la sua importanza, non ho dunque nessuna intenzione di partecipare alla manifestazione presieduta dal Sig. Vittorio Sgarbi e non ho nessuna intenzione di avere all’interno dell’esposizione un mio lavoro. Ritengo anche offensivo che una mostra di tale importanza (a detta del Sig. Vittorio Sgarbi stesso) sia organizzata richiedendo la partecipazione agli Artisti a neanche un mese dall’inaugurazione.
    La prego di dare i miei saluti al Dr. ******* e di ringraziarlo per aver fatto il mio nome.
    Un cordiale saluto e auguri per i suoi progetti,

    Paolo Canevari

  • Non ce la faccio a leggervi tutti: ma mi pare di capire che da buoni italiani vi siete messi a fare polemica uno contro l’altro. Secondo me ha ragione Alex! Io mi sono già pronunciato qualche giorno fa facendo la metafora del cavallo di Troia. Io mi sono anche lanciato in una offerta splendida che consiste nel consegnare dele opere fatte dal mio gatto Ugo. Credo che essere beffardi e ironici sia l’unica soluzione ad un problema che non risolveremo con polemiche o prese di posizione di diniego. Bisogna stare al gioco e boicottarlo da dentro, non foss’altro che per una ragione che si chiama rispetto. Si sembra strano ma rifiutarsi e troppo poco, per mantenere vivo il ricordo e la memoria storica di tutti quegli artisti che in più di cento ani si sono impegnati e hanno portato pregevoli lavori presso una istituzione come la biennale. Rifiutarsi non basta, perchè tanto Sgarbi troverà altri artisti pronti a partecipare. Bisogna partecipare e boicottarla da dentro, per creare una biennale ‘degenerata’ e quindi unica e ancora una volta, storicamente deteminante, e fondamentale per creare quella ‘distanza’ necessaria al rispetto di tutti gli artisti che sono passati negli anni scorsi e nella storia. MAtteo Donati

  • Caro Celi e dimmi un po’ e come lo bonifichi tu il sistema? Nominando che so? Curriger o Ulbricht o magari Cacciari direttore del Padiglione Italia? Che scelga 5 massimo 10 artisti emergenti, suggeritigli immancabilmente dai suoi propri “consigliori”, molto piú cool di quelli di Bondi o quelli tradizionali di Sgarbi? Lo bonifichi sostituendo ai beceri “potentati” italiani gli Smart-potentati d’altrove?
    Caro Celi, pensavi bene, l’operazione Sgarbi, fermo restando tutto il male che ne possiamo e dobbiamo dire circa l’organizzazione e condizioni offerte, é potenzialmente propri l’unica che puó “scardinare” il sistema corrotto ed inquinato, non perché in essa non abbiano spazio “consigliori” e potentati ma perché quando tu li moltiplichi per cento, per mille diminuisci proporzionalmente la l’ora “potenza” ed influenza. Se fosse stata seriamente organizzata dal momento della nomina di quello sciagurato di Sgarbi, presentare non 2000 ma 3/4 mila artisti Italiani noti, meno noti, ignoti (smettiamola con le serie A BC D, la storia ci ha insegnato che spesso chi oggi è un non classificato o inclassificabile domani è la rivelazione del decennio!) a Venezia, nelle varie Regioni ( io avrei proposto addirittura le pvovincie) in 89 sedi estere questi si, sarebbe stato uno scardinamento del sistema ed avrebbe presentato a noi ed al mondo un panorama vero della nostra arte contemporanea! E finiamola anche cin tutta questa manfrina della seria “idea curatoriale” … tolti alcuni rari espii contrari, che si contano sulle dita di una mano, il “curatore” è un “caporale” che trova “lavoro” alla “sua” squadra e l’ “idea curatoriale” è spesso un abitiuccio, opportunamente fumoso ed ermetico, cucito a posteriori per “nasconder le vergogne” (vatti a vedere il video sill’arte essenziale alla Collezione Maramotti e leggiti il commento di Gerini, per altro sin troppo cauto e “morigerato”!)
    Oggi sembra che senza “curatore” non si possa far arte o almeno esporla, ma chi l’ha detto? Certo è molto funzionale al “sistema” du cui ti lamenti: vuoi dovvertirlo? Incomincia a togliere il piú possibile importanza a questi personaggi falli essere uno fra mille (anziché uno fra venti come oggi) fascia Che siano gli artisti ad aver Ed esporre le loro idee senza mediazioni e vedrai che molte cose miglioreranno.

  • @celi, scusa dimenticavo, l’uso del linguaggio triviale e della volgaritá non rafforza mai un discorso, è anzi segno di scarsitá e debolezza di argomenti, se te ne astenessi i tuoi ragionamenti ne guadagnerebbero moltissimo ;-)

  • Scusa Sereno Variabile, ma la tua vocazione di missionario della purezza dei linguaggi espressivi, la trovo alquanto eccessiva e anche un tantino intollerante. Io sono stato sempre dalla parte della sostanza, anche quando è condita con il sale del “Saggio Vulgo”. Inoltre, consentimi di dirti molto serenamente, che la tua appassionata nota sull’uso di certi termini che io adopero, introduce una valenza semantica del tutto inappropriata al caso mio. Guadagni e perdite a parte.Ti faccio presente, e questo dovrebbe sostanzialmente almeno farti piacere, che condivido molte considerazioni da te espresse “su” a riprova che almeno, se non brillo nella forma, mi illumino con altro!!!!

    • @celi, scusami, non intendevo essere né scortese né offensivo, ( anche per questo chiudevo con uno smily) je seguito con interesse i tuoi post e qullle due “calate di stile” mi avevano un po’ infastidito, se ti sei offeso me me dispiace e me me scuso

  • Caro SerenoVariabile, non avevo troppa voglia d’intervenire, sostanzialmente per due motivi, il primo che, in proposito (commentando altro articolo) avevo gia’ detto cio’ chje penso e non mi pareva interessante ripeterlo, il secondo perche’ non sono tra gli invitati del Padiglione Italia ma parteciperio’ ad uno degli Eventi Collaterali della Biennale di Venezia e mi pareva che ci potesse essre un certo “conflitto d’interessi” Dato pero’ che tu mi citi mi pare opportuno precisare, perche’ odio essere malinteso.
    Non ho mai detto che un curatore o un’idea curatoriale siano superflui o inutili, ho solo osservato come, spesso (forse anche troppo spesso) in realta,’ una “vera” idea curatoriale sia assente o sia limitata ad una “speranza” (come nel caso Maramotti) soprattutto quando si tratta di collettive con opere assolutamente nuove.
    In una “personale” non credo alla necessita’ di un “curatore” dato che ritengo che l’artista sia, o dovrebbe essere, in grado di esporre da solo la propria idea e debba esporre, appunto, solo quella e non quella di un “curatore” (magari in quel caso possono essere utili gli “articoli” critici nel catalogo per esporre punti di vista diversi, autorevoli, o comunque “stimolanti”)
    Diverso e’ il discorso della “collettiva” dove, li’ si’ occorrerebbe la “mano” di un buon curatore per evitare che si traducano in semplici “esposizioni di opere piu’ o meno appese ad una parete o dislocate nella galleria”.
    Il tanto criticato Italics di Bonami era un esempio di realizzazione di un ‘ “idea” curatoriale (buona o cattiva, il giuduzio spetta a tutti noi), ma si trattava di artisti tutti storicizzati e di opere stranote. E’, invece, nelle colletive di artisti nuovi/seminuovi/pococonosciuti… che troppo spesso si verifica l’assenza di questa “idea” che, viene spesso sostituita da una “giustificazione” a posteriori, piu’ o meno brillante.
    In questi casi, troppo spesso, si sente chiaramente che la “funzione” del “curatore” si e’ limitata al “collezionare” alcuni artisti, (..che spesso costtuiscono la su apersonale “scuderia”) ed a “promuoverli… in buona sostanza sostituendosi e sovrapponendosi (spesso anche economicamente) alla funzione del gallerista.
    Tutto qui! Personalmente, e anche questo l’ho gia’ detto, penso che una via per “prescindere” (a me non interessa ne’ “scardinare” ne’ “distruggere”) l’attuale “sistema”, costringedolo a modificarsi sia l’utilizzare abbondantemente i mezzi che la tecnologia ci offere (internet, sistemi di comunicazione ecc. ecc.).
    Sul Padiglione Italia posso convenire con te, in effetti, piu’ ci penso e piu’ ritengo che in fondo l’idea poteva essere, buona, intelligente, innovativa e fors’anche rivoluzionaria. Purtroppo la sua attuazione e’ stat improvvisata, lacunosa, superficiale, tardiva. Ne verra’ fuori una cosa brutta? E chi lo sa? Le premesse, ripeto dal punto di vista organizzativo, pendono per questa ipotesi, ma magari chissa’? Il “caso fortunato” piuo’ sempre accadere>
    Se non altro, certamente, verra’ mopstrata in un numero incredibile di citta’ Italiane e straniere, in quasi contemporanea, ed in un contesto che ha un unico “logo” (quello della Biennale) un panorama multiplo, variato, nuovo, largamente sconosciuto (ma ci sono anche nomi tutt’altro che sconosciuti e addirittura notissimi e di prim’ordine… e non tutti pare stiano declinando l’invito) dell’arte contemporanea Italiane e a me questo pare gia’ un risultato da non disprezzare.

    • Ipazia

      Un panorama talmente vario da non essere gestibile dagli organizzatori e sicuramente non dai visitatori?
      Un panorama talmente interessante che neppure gli addetti ai lavori potranno capire e valutare?
      Dati che non possono essere neppure recensiti? Artisti che si sentono in dovere di giustificarsi per poter partecipare? La responsabilità è di un folle senza pace, a cui non bisognava dare spazio. Mi dispiace, ma qualcuno avrebbe dovuto porre dei limiti a tutto questo.

      • Cara Ipazia, come ho detto e ripeto, non so’ che cosa ne verra’ fuori, come del resto non lo sai tu, ne’ nessun altro sino a che non sara’ finita. Come ho gia’ edetto, e ripeto, la cosa e’ stata organizzata (e qui e’ decisamente un eufemismo) pessimamente. Ma dato che, piaccia o non piaccia essa “avverra”, io credo che mostrera’ uin panorama “non gestito” da alcuno (e questo, credimi, non lo trovo del tutto dannoso e deteriore) che dara’ filo da torcere aglia “addetti ai lavori” (e neppure questo lo trovo del tutto dannoso o deteriore). I visitatori, quelli “non troppo addetti ai lavori” o se preferisci “normali” , se lo “godranno” (nel senso di “usufruire” , perche’ poi ciascuno decidera’ se gli piace o no) come del resto capita sempre. Io non so se tu sai che su cento visitatori di una Biennale di Venezia 85 visitano un massimo di dieci “padiglioni” (o “venues” comprese quelle delle “Collaterali”) . Qui , in piu’. ci saranno tanti “addetti ai lavori” e molti piu’ “non addetti ai lavori” (… ma poi mi spieghi chi sono questi famosi addetti ai lavori di cui sempre si parla?) che potranno, comodamente visitare uno o piu’ padiglioni regionali (quello della propria regione e delle due o tre piu’ vicine) e ancor piu’ ci saranno tanti (ancora addetti e non ai lavori) che vivono all’estero e, assieme a tanti stranieri (che della nostra arte contemporanea sanno poco e nullla) che potranno vedere “qualchecosa” dell’arte contemporanea Italiana. … un catalogaccio tutto sbrindellato e con delle immagini di scarsa qualita’? .. forse comunque meglio di una edizione superlusso curatissima che rimane riservata ai soliti famosi “addetti ai lavori” e per giunta con possibilita’ di spendsere.
        Quanto ai dati che non possono essere recensiti, non capisco esattamente che cosa intendi, ma credo che se non saranno recensiti sara’ ancora per una organizzazione carente (sulla quale oramai mi pare inutile ritornare perche’, credo e’ l’unico punto sul quale siamo tutti d’accordo).
        Quanto agli artisti che si giustificano per pche’ partecipano, cosi’ come quelli che si vantano di non partecipare (o anche per i casi scambiati … giustifcazione per non partecipazione… vanto per partecipazione)… sono tutte posizioni personali di ogni singolo artista, tutte perfettamente lecite , a ciascuno di noi giudicarle e faormarsene un’opinione,
        Io credo che SerenoVariabile, alla fin fine abbia ragione, speriamo che l’idea venga ripresa, con serieta’, competenza e comngrua preparazione ma prenda piede, e lo dico soprattutto per tutti coloro che si lamentanpo del “sistema”, mi pare che questa potrebbe essere una gioiosa rivoluzione.

  • ipazia

    Mi dispiace Luciano, non condivido le motivazioni che ti portano a cercare gli aspetti positivi di questa situazione.
    E con questo non voglio sminuire l’impegno degli artisti che parteciperanno, ma è la biennale in quanto istituzione che è stata scambiata per un sanatorio.
    L’idea dei padiglioni regionali è talmente provinciale da far sorridere, il tentativo di bypassare il sistema inconcludente. Dopo questa biennale non ci sarà alcun azzeramento, che non sia quello legato al senso di smarrimento di una individualità responsabilizzata.

  • Scusa Ippazia, ma allora giochiamo a non capirci !
    Io non trovo “aspetti positivi IN QUESTA SITUAZIONE” (scusa il maiuscolo ma e’ solo per evidenziare…qui non c’e’ altro modo!)
    Di “questa situazione” dico solo che essa generera’ qualche cosa che nessuno di noi sa’ che cosa sara’, sino a che essa non sara’ conclusa: in buona sostanza “di questa situazione” dico che oggi possiamo (e facciamo benissimo a farlo) criticare le premesse, la fase di “organizzazione” (si fa’ per dire ovviamente!) le condizioni “proposte”, sia in termini di tempi che “economici”, agli artisti ma non possiamo criticare il “risultato” perche’ non lo conosciamo e nessuno di noi sa’ leggere le sfere di cristallo.
    Dico, invece, che se questa “idea” fosse ripresa in futuro, ci si lavorasse su’ seriamente e per i tempi opportuni, in definitiva, si passasse da “un’idea” ad un progetto attuativo e ad una attuazione responsabile ed organizzata, probabilmente assisteremmo a quella che ho chiamata una gioiosa rivoluzione.
    luca rossi, altrove, dice che oggi (in Italia, ma forse non solo) l’arte contemporanea non ha “visitatori” ma solo “addetti ai lavori” e tu stessa, nel tuo post, sei tutta preoccupata per questi famosi “addetti ai lavori” (che aspetto ancora mi vengano definiti in maniera meno vaga) ma l’arte non e’ fatta per “gli addetti ai lavori” e’ fatta per “la gente”, per i possibili “visitatori”.
    Ci si lamenta del “sistema” che sarebbe elitistico e mafioso, e cosa di meglio di quell’idea ben realizzata per dargli un grande scossone?
    Ti faccio un esempio : a Milano c’era MiArt e AffordableArt, le ho visitate entrambe: nella prima ho trovato una decina di amici e conoscenti e tanti “addetti ai lavori” a me sconosciuti, tutti ben “abbottonati” e “consci del loro ruolo”, per non parlare dei responsabili delle gallerie che sprecavano sorrisi e parole solo se molto chiaramente eri un collezionista o un VIP del famigerato “sistema”.
    Nella seconda ho trovato un gran numero, davvero soddisfacente, di giovani (ed anche meno giovani) poco “addetti ai lavori” molto interessati, curiosi, che chiedevano e si facevano spiegare e che magari si interssavano ad acquistare qualche pezzo che a loro piaceva. Capisci che cosa intendo?
    Ma chi l’ha detto che una mostra di arte contemporanea debba essere rivolta e riservata a questi benedetti “addetti ai lavori”? E perche’ non puo’ diffondersi e diventare “provinciale”? Che cosa c ‘e’ di male nel “provincialismo” ? Siamo diventati tutti Newyorkers anche se abitiamo a Gallarate o Albenga (come me, quando sto’ in Italia)? O siamo semplicemente snob (o pensiamo che “faccia fino” sembrare snob, dando cosi’ veramente prova non di “provincialismo” ma semplicemente di arretratezza culturale)? E’ un delitto pensare (con l’opportuna organizzazione ed i tempi necessari, lo ricordo sempre e lo sottolineo) decidere di presentare 2000 artisti anziche’ 5/10? Presentarli non solo a Venezia ma in tutti i capoluoghi di regione? Interessarsi e dare uno spazio ed il modo di “presentarsi” ad artisti Italiani che vivono e lavorano prevalentemente (o solo) all’Estero e sono “fuori dei giuochi di salotto Italiani”?
    Mi piacerebe veramente che tu rispondessi a queste domande.
    A meno che tu non sia una di questi misteriosi “addetti ai lavori” e allora, diverrebbe logico che tu ti sentissi preoccupata da un’idea del genere perche’ risentita dal fatto che l’arte contemporanea “cosa tua”, in quanto addetta ai lavori appunto, ti verrebbe sottratta per darla a chiunque la voglia avvicinare.
    In ultimo, ti faccio notare che tu dici di non voler offendere gli artisti che parteciperanno ma affermi che la Biennale (in realta’ solo il Padiglione Italia che ne e’ una porzione discreta ma non preponderante) e’ stata trasformata in un “sanatorio” (cosa che tra l’altro e’ poco gentile per tutti i poveri pazienti che in sanatorio ci stanno sul serio) .. non ti sembra di averli gia’ “offesi” abbastanza?
    Con simpatia,

  • Francomà

    A Celi ….. cosa vuol dire “razze, sottorazze, matita rossa e blu …nessuno si può ……” . Nello specifico della fruizione, ognuno è libero di apprezzare o meno un artista o un’ opera , secondo i suoi gusti e sensibilità. E poi questo fatto di esasperare e sublimare l’argomento fino al parossismo mi sembra un po’ esagerato. Qualsiasi artista visivo, con le sue opere, non guarisce il cancro o l’AIDS, non scongiura disastri, terremoti, tzunami e calamità naturale, non è indispensabile alla ricerca scientifica . Non scongiura le guerre, la fame e la miseria e non porta la pace universale. …… …… Vai in un Museo importante trovi un curatore (santificato) che ti fa trovare: una sala con 120 preservativi giganti in lattice che pendono dal soffitto, riempiti di liquidi colorati , in un’altra sala trovi 30 massi di pietra lavica con sopra faretti psicadelici e sottofondo di rumori assordanti di traffico urbano – poi vai in un’altra e trovi 50 manichini di gesso che stanno impiedi in mezzo alla sala – in un’altra trovi un cumulo di sabbia del Maghreb con tubi al neon che escono dal cumulo ….. va beh !!!! A questo punto tutto ciò che è esagerato diventa arte, leggi le presentazioni in catalogo e riescono fuori teorie e avalli da invasati ….. la Beecroft al castello di Rivoli porta 50 donnine interamente nude e, chi non capisce ‘na mazza di arte, si beatifica con l’arte della mazza ….. Si è perso il senso della finalità dell’opera d’arte e nei gotha olimpici ormai curatori ed opere dialogano soltanto con se stessi …… e tutti questi commenti e dichiarazioni dogmatiche, credo serviranno a niente !!!!! Andiamo ad ascoltare un concerto di Shomberg e poi finiamo sempre per andare a ballare la tarantella nella sagra popolare con gli amici ed una birra in mano ! Io la penso così ….rispettando come la pensano gli altri !

    • Caro Franco, rileggi il mio post . forse la fretta non ti avrà aiutato a notare che, in fondo, diciamo le stesse cose!!!! Un abbraccio.

      • Mi fa piacere che me lo dici. Un caro saluto dalla Calabria. A ben risentirti.

  • Pingback: DELLO SGARBI… STRIP IN ATTO | mytv()

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    L’arte contemporanea, parla di tutto, afferra tutto, vende di tutto e non si capisce di tutto. Singolarità di una realtà, dove si diventa artisti per hobbi non per vocazione..

  • Ragazzi, e mi rivolgo ai critici, curatori, giornalisti d’arte, art dialers, collezionisti, mercanti vari, ecc., ecc….e artisti (tra i quali il sottoscritto), di esprimere opinioni senza quel risentimento facile, dovuto all’esclusione (a torto o a ragione)…ma in modo concreto e realistico, se esiste ancora un interesse e un amore nei confronti dell’arte contemporabnea…Sforziamoci un pò con la “fantasia”….restando ben saldi con i piedi per terra però…e cercando di essere, possibilmente “veri” consci della realtà italiana e del sistema che viviamo, non solo in Italia, ma in tutto il mondo occidentale a capitalismo avanzato …
    Fino adesso, nello specifico “Sgarbi e la sua Biennale Padiglione Italia: l’Arte non è Cosa Nostra”, ho letto solo alcuni spunti interessanti…

  • @redazione ripensando e rileggendo tutte le polemiche che da un mese vanno avanti su Artribune a proposito del Padiglione Italia mi sono chiesto: perché nel caso della querelle Lococo/politi è stata dato (giustamente ed opportunamente) spazio ad una “risposta” di Politi mentre nel caso Padiglione Italia Artribune non ho ravvisato la necessitá di “ascoltare” e pubblicare la “campana” di Sgarbi?
    @angelo Riviello… dici bene ma perché non contribuisci tu pure con la tua opinione o, quantomeno, non ci dici quelli che tu hai colto come “spunti interessanti”?

  • SAVINO MARSEGLIA (curatore indipendente)

    Il Padiglione Italia è l’esempio più compiuto di questa Italietta insipida e insopportabile!
    Se non vi piacciono le frattaglie del Padiglione Italia, c’è qualcosa di più gustoso nei padiglioni di altre Nazioni…o no ?