Luci spente sulle fiere a Vienna, ma la festa – anzi la Festwochen – continua. Fra Walid Raad e Chris Larson

È impossibile non chiedersi cosa significhino certi strani, “agghiaccianti”, manifesti affissi un po’ ovunque per Vienna, tenuto conto che raffigurano una serie d’interni domestici devastati da una grossa crosta di ghiaccio, compresi mobili, stoviglie, elettrodomestici, tutto. Giusto un senso di visionaria crudeltà li può giustificare, ma nessuna logica che intercorra tra le immagini e l’oggetto […]

Cartellone stradale Wiener Festwochen 2011

È impossibile non chiedersi cosa significhino certi strani, “agghiaccianti”, manifesti affissi un po’ ovunque per Vienna, tenuto conto che raffigurano una serie d’interni domestici devastati da una grossa crosta di ghiaccio, compresi mobili, stoviglie, elettrodomestici, tutto. Giusto un senso di visionaria crudeltà li può giustificare, ma nessuna logica che intercorra tra le immagini e l’oggetto reclamizzato, decodificabile da un semplice logo posizionato in alto a destra.

Cioè, Wiener Festwochen, sigla di un classico appuntamento della primavera viennese con spettacoli teatrali, musicali, prime mondiali, allestimenti sperimentali, già in corso da qualche giorno. Sul fronte arti visive, il picco massimo di questa edizione sarà – crediamo – un evento presso la fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary (T-B A21), intitolato Scratching on Things I Could Disavow: a History of Art in the Arab World: una performance, con repliche calendarizzate, dell’artista libanese, residente a New York, Walid Raad (dal 26 maggio al 7 giugno). Cosa che, naturalmente non ha nulla a che vedere con stati di glaciazione.
Transitando, magari verso sera, per la centralissima Michaelerplatz con sguardo alla magnetica Loos Haus – l’edificio simbolo dell’architetto che ha sentenziato “L’ornamento è un crimine” – si può essere attratti dal sottile bagliore proveniente da una vetrata oltre le colonne d’accesso dell’edificio di Adolf Loos. E si può restare davvero “di ghiaccio” nello scoprire, così casualmente, l’origine di quella strana serie d’immagini a decine di gradi sottozero. Provengono da Deep North, un enigmatico “profondo nord” filmato dall’artista Chris Larson. Da cui, già che c’eravamo, abbiamo carpito alla meno peggio una sequenza…

– Franco Veremondi

www.festwochen.at
www.tba21.org

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Franco Veremondi
Nato a Perugia, residente a Roma; da alcuni anni vive prevalentemente a Vienna. Ha studiato giurisprudenza, quindi filosofia con indirizzo estetico e ha poi conseguito un perfezionamento in Teoretica (filosofia del tempo) presso l’Università Roma Tre. È giornalista pubblicista dal 1994 occupandosi di arti visive, di architettura e di estetica dei nuovi media. Nell’ambito delle arti ha svolto periodicamente attività curatoriale e didattica. Collabora con quotidiani e riviste di area europea.
  • Che ci sia un ‘grande freddo’, più o meno ce ne eravamo accorti tutti, ma che ci fosse bisogno dell’ennesima palesazione, trovo che sia inutile. Tutto sommato da amante degli sport invernali, devo dire che mi piace. MA