Lo Strillone: Biennale e Sgarbi un po’ ovunque. E poi Pop, Angiola Tremonti, Leonardo…

Toh, chi si rivede! Ad una manciata di giorni all’inaugurazione della Biennale numero 54, Il Giornale ci regala un amarcord dell’edizione 53, con il duo Beatrice & Beatrice ricomposto in veste di censore. E che censore! Mitragliate da parte della Buscaroli, che rievoca e rispedisce al mittente le critiche ricevute due anni fa dal suo […]

Quotidiani
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Toh, chi si rivede! Ad una manciata di giorni all’inaugurazione della Biennale numero 54, Il Giornale ci regala un amarcord dell’edizione 53, con il duo Beatrice & Beatrice ricomposto in veste di censore. E che censore! Mitragliate da parte della Buscaroli, che rievoca e rispedisce al mittente le critiche ricevute due anni fa dal suo Padiglione Italia (entra a gamba tesa da tergo su Barilli: rosso diretto!); il Luca, invece, si lancia in un inedito ribaltamento dell’orizzonte critico: viva Sgarbi e la sua selezione, abbasso Curiger e quelle che vengono definite, senza troppo garbo, “illuminazioni spente” .

Sul perché e percome Tizio e Caio hanno rinunciato ad esporre per Sgarbi è ormai noto e stranoto. Ad ogni modo, oggi, tira le fila delle defezioni Il Fatto Quotidiano. Mentre il Corriere della Sera indaga le ragioni “del sì” ed intercetta Marc Fumaroli, Ermanno Olmi ed Hanif Kureishi: chi gliel’ha fatto fare di dare consigli per il Padiglione Italia? E su com’è lavorare con Sgarbi interviene Davide Coltro, artista esordiente in laguna, che firma di suo pugno un pezzo per  Libero. Testata che celebra, a proposito di Venezia, la nuova collettiva ospitata da Contini.

Mitico Camillo Langone, a tutta pagina su Il Foglio. Propone la sua selezione all’interno del Padiglione Italia… con tanto di prezzario per i pezzi scelti! Trentacinquemila euro per Davoli, quarantamila per Ducrot; il “mosaico” di Marco Petrus costa 5mila euro a pezzo: considerato che l’opera completa consta di 50 tele…mano alla calcolatrice. E al libretto degli assegni.

E per chi a Venezia è già arrivato e si rompe le balle ad aspettare l’apertura della Biennale, gustoso vademecum su il manifesto, passeggiata per le calli a caccia delle meglio mostre in gallerie e spazi pubblici. Un esempio? Arriva da Europa, che ricorda l’inaugurazione, domani, della personale di Bihzan Bassiri. Non poteva passare inosservata, all’interno del mondo cattolico, la funerea Pietà di Jan Fabre: dotat dissertazione cristologica, oggi, su Avvenire.

Di tutto un pop su La Stampa, anzi: “L’estetica del pop”, in uscita per Donzelli a firma di Andrea Macacci, guadagna un’interessata recensione a piena pagina. Recensione anche per l’esordio letterario di Angiola Tremonti. Il suo “La valle degli orsi”, edito da Bompiani, viene raccontato su La Padania

Architetti sul piede di guerra: La Repubblica commenta la mobilitazione dei professionisti per indurre il governo a rivedere il decreto legge che abbassa da 70 a 50 anni l’età minima degli edifici posti sotto tutela. Nuovi misteri leonardeschi su Quotidiano Nazionale: ricostruita la vera identità di Salaì, il prediletto del maestro. Siete curiosi, eh?

Lo Strillone di Artribune è Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.