L’arte può essere funzionale? Intanto Cleto Munari porta al MoMA la sua corte di designer artisti e architetti

Il nome non tragga in inganno, non si tratta del maestro del design Bruno Munari, ma di un impresario, o come si definisce lui stesso, “aristocratico collezionista di cose belle” con tanto foulard al collo a corredo. Dal 1972, dopo aver fondato la Cleto Munari Design Associati, inizia a collaborare con personaggi come Carlo Scarpa, […]

Cleto Munari sulla Proust di Mendini

Il nome non tragga in inganno, non si tratta del maestro del design Bruno Munari, ma di un impresario, o come si definisce lui stesso, “aristocratico collezionista di cose belle” con tanto foulard al collo a corredo.
Dal 1972, dopo aver fondato la Cleto Munari Design Associati, inizia a collaborare con personaggi come Carlo Scarpa, Mario Bellini, Mario Botta, Michele del Lucchi, Ettore Sottsass, Vico Magistretti e tanti altri grandi nomi del design. Con gli anni colleziona importanti collaborazioni ed oggetti sempre abbastanza eclettici, estrosi, artistici che ricordano più il pezzo unico che l’edizione limitata. Come se i designer, di fronte a un mecenate piuttosto che ad un’azienda, si fossero quasi sentiti liberi di realizzare uno di quegli oggetti funamboli in bilico tra arte e design.
E mentre noi continuiamo a interrogarci se l’arte funzionale possa ancora essere Arte o inizi già ad essere design, possiamo vedere la collezione di arredo di Cleto Munari esposta al MoMA di New York per tutto il 2011…

Valia Barriello

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Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.