Faenza Updates: come si chiamano i volontari del festival dell’arte Contemporanea? Da oggi il nome c’è: “palloncini”

Ci sono le veline, ci sono le meteorine e ci sono le palloncine. Che male c’è? Solo che queste ultime sono sveglie, intelligenti e non devono mostrare la scollatura per essere considerate. Al festival c’era la presentazione della Cyou Card ovvero della plastica fidelity che sarà consegnata a tutti i volontari della rassegna: 500 giovani […]

Ci sono le veline, ci sono le meteorine e ci sono le palloncine. Che male c’è? Solo che queste ultime sono sveglie, intelligenti e non devono mostrare la scollatura per essere considerate. Al festival c’era la presentazione della Cyou Card ovvero della plastica fidelity che sarà consegnata a tutti i volontari della rassegna: 500 giovani e giovanissimi sparsi per tutta Italia che fanno girare tutto il marchingegno della kermesse. A ciascuno di loro, da quest’anno, verrà consegnata una card nominativa che via via verrà arricchita di contenuti (abbonamenti a riviste, facilitazioni, scontistica). Sul dorso della carta, mediante concorso svoltosi nei mesi addietro, è stato stampigliato un progetto grafico ad opera di un giovanissimo craeativo. La vincintrice per questa prima edizione, Alice Longo, ha spiegato che l’immagine consta di tanti palloncini che si liberano nell’aere a simboleggiare i tanti volontari che fanno volare le sorti del festival. Immediato l’intervento di Giacinto di Pietrantonio: “abbiamo trovato il nome per i cinquecento volontari, da oggi si chiameranno palloncini”. Aggiudicato.

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  • UN GIOVANE ARTISTA

    pessssimoooooooo.credo che le signore dell’ACRavrebbero detto un pensiero meno banale e descrittivo di quello di “CIACI”….

  • Ginevra Are

    premesso che io amo Artribune, stavolta avete rischiato il linciaggio da parte di noi cosiddette “palloncine”…
    credo che dietro il discorso di Alice Longo (a cui ero presente) ci fosse molto più di una semplice definizione ed etichetta… la giovane designer è riuscita benissimo a captare l’energia che mettiamo in quello che facciamo durante i giorni del festival.

    per cui, anche se ammetto che a tratti l’idea diverte anche me (e non si può prendere tutto seriamente), perchè for the next time non fate un articolo sui nostri sogni, sulla nostra volontà e sul mazzo che ci facciamo quando siamo a Faenza, anzichè dire che non abbiamo bisogno di mostrare la scollatura per essere considerate?
    quello è scontato, e noi non vogliamo essere considerate. noi vogliamo impegnarci.

    su cari amici di Artribune, non ragioniamo all’italiana per una volta!! :o)
    con affetto, Ginevra

  • hm

    ma C sta per faenza in serie c? ah no è nel campionato dilettanti .

  • non so se “palloncine” sia un nomignolo gradito o meno, quello che só per diretta esperienza, è che sono simpatiche, cortesi, volenterose e utili e meritano un bel ringraziamento da chi è stato a Faenza!

    • Frida

      Sono un’altra volontaria e concordo pienamente con il giudizio di Ginevra, aggiungo poi che molte di noi sono laureate, spesso hanno anche specializzazioni e master. Questo articolo sempliciotto non descrive veramente chi siamo e ci banalizza soltanto. bisogna aggiungere tra l’altro che forse neanche gli organizzatori si sono accorti che dato che tutti abbiamo un’ottima formazione, più che trattarci come assistenti di sala, e hostess dai compiti ingrati, dovrebbero veramente sfruttare le diverse capacità di ognuno, noi offriamo le nostre competenze con grande motivazione e allegria, ma spesso siamo ignorati e spesso neanche ringraziati per lavori che facciamo con passione e gratuitamente.

  • zia giù

    replico, non ragioniamo all’italiana!

  • Ginevra Are

    cara Frida, sono d’accordissimo con te!

    però dai non facciamo di tutta l’erba un fascio, secondo me è giusto che ci dividiamo i compiti e che ci siano anche volontari che fanno accoglienza! molte di noi lo hanno scelto spontaneamente non c’è nulla di male..
    detto questo è verissimo che spesso veniamo un pò sfruttate ma soprattutto ignorate… però personalmente io sono andata a Faenza per piacere personale e per arricchirmi e credo che un pò tutte abbiamo raggiunto questo obiettivo no?

    ciò non toglie che l’organizzazione in alcuni punti era carente e che dovrebbero prestare più attenzione a dare ad ognuno di noi il ruolo che non solo gli è più congeniale, ma per il quale è più portato.

    per questo voglio tornare il prossimo anno e ancora e ancora, rompiamogli le balle finchè non li aiutiamo a migliorare il tutto!! facciamogli vedere che ci siamo e quello che sappiamo fare! (della serie yes you can ;op )

  • Elettra

    Concordo pienamente con Ginevra e Frida!
    Un gruppo di giovani motivati e preparati, accorsi da varie parti d’Italia, pronti a farsi in quattro gratuitamente per la riuscita di un progetto in cui credono sono una risorsa inestimabile! Meritano più di un articolo sempliciotto come questo e, soprattutto, meritano un’organizzazione in grado di rendere giustizia alla loro motivazione e di rilanciarla nel suo sviluppo!

  • Annalisa

    Salve a tutti,

    la prima cosa che mi verrebbe da dire è che è giuridicamente sbagliato fare uso di foto, come nel caso dell’articolo, senza chiedere il permesso al trattamento della propria immagine e senza aver spiegato alla diretta interessata il fine dell’uso della stessa.
    In secondo luogo mi sembra dispregiativo nei miei confronti in quanto volontaria del festival, e in generale di tutti i “500” volontari, essere paragonati a ragazze immagine, le cosiddette “palloncine”.
    Perchè sminuire sempre l’immagine delle donne, identificate come “palloncine” in questo caso?!
    Forse non vi siete accorti che c’erano anche volontari uomini? Suonava male “palloncini”!!!
    Infine, mi sembra riduttivo che una rivista online di arte pubblichi un articolo del genere piuttosto che trattare altri argomenti più interessanti dal punto di vista culturale.

    Cordiali saluti.

    Annalisa.

  • Redazione

    Tasso di permalosità dei “palloncini” (con la i, come nel titolo e nel testo della notizia), assolutamente intollerabile. Datevi una calmata ragazzi, che cominciare la carriera con questa puzzetta sotto al naso (peraltro capendo fischi per fiaschi e vedendo del marcio laddove non ve n’è neppure l’ombra) non porta lontano.

  • Camilla Iannicelli

    Care ragazze,

    ci spiace venire a conoscenza del vostro pensiero sul commentario di una testata giornalistica, e in alcuni casi in modo anonimo. Avremmo preferito apprendere le vostre opinioni nell’ambito di una discussione aperta e costruttiva, dalla quale avremmo potuto imparare tutti, piuttosto che in questo modo.
    Aspettiamo in ogni caso i vostri suggerimenti e le vostre critiche, il progetto Cyou cresce sopratutto al confronto tra volontari e staff.

    Il lavoro attorno e durante il festival è molto faticoso, comporta delle responsabilità.
    Ognuno di noi dal project manager alla stagista, ha svolto anche mansioni che di certo non hanno a che fare con il proprio percorso universitario.
    Ci siamo improvvisate hostess, magazzinieri, facchini, guardiani…. affinchè il festival riuscisse.
    Tutto questo per il raggiungimento dell’obiettivo: la buona riuscita della quarta edizione del festival.