Della serie, artisti che sanno scrivere. Luca Vitone rinuncia al Padiglione Italia e spiega assai convincentemente il perché

Ancora Biennale di Venezia, ancora Padiglione Italia, ancora Vittorio Sgarbi. E dopo qualcuno – Kounellis – che pur non lesinando le sue critiche al progetto, difende la sua decisione di esserci, arriva un nuovo rifiuto. Molto argomentato, anche sofferto se vogliamo, perché è pur sempre un rifiuto alla Biennale di Venezia. Ve lo proponiamo, perché […]

Luca Vitone

Ancora Biennale di Venezia, ancora Padiglione Italia, ancora Vittorio Sgarbi. E dopo qualcuno – Kounellis – che pur non lesinando le sue critiche al progetto, difende la sua decisione di esserci, arriva un nuovo rifiuto. Molto argomentato, anche sofferto se vogliamo, perché è pur sempre un rifiuto alla Biennale di Venezia. Ve lo proponiamo, perché Luca Vitone – è lui l’autore – lo accompagna ad un’analisi di rara lucidità…

Gentili Signori,

Vi ringrazio per la convocazione ma soprattutto ringrazio Pierluigi Cerri, che non ho il piacere di conoscere personalmente, ma di cui ho profonda stima sul piano professionale, per aver segnalato il mio nome.
Devo però ammettere che mi ha non poco sconcertato l’inserimento del mio nome nella lista degli artisti rappresentanti il Padiglione Italia alla 54a Biennale di arti Visive di Venezia, scaricabarile dal sito ufficiale della Biennale stessa, senza essere stato consultato né, di fatto, invitato.
Stiamo parlando della mostra di arte contemporanea che ancora oggi rappresenta una delle esposizioni più prestigiose, accreditate e visitate del mondo;  la prima Biennale di Venezia della Storia venne allestita nel 1895.
Proprio rispetto alla tradizione di questa manifestazione, ai miei occhi appare ancora più grave la leggerezza professionale con cui sono stato infine contattato. Dopo aver appreso di essere presente nella suddetta lista, resa pubblica da più di una settimana, ho ricevuto una e-mail sabato 14 maggio alle ore 15.35, dove tra l’altro si accenna a una telefonata da me mai ricevuta, in cui mi si chiede di spedire un’opera indicandomi un indirizzo, invitandomi a farla pervenire tra il 16 e il 20 maggio con  la precisazione che la copertura assicurativa partirà dal luogo di ricezione. Spedire un “pacco” insomma senza sapere che tipo di spazio è stato destinato al mio lavoro, senza aver avuto la possibilità di fare un sopralluogo e di conseguenza decidere l’opera da esporre, per una mostra che si inaugura il primo giugno. Ça va sans dire che non sono queste le modalità di lavoro consone a un’istituzione di tale importanza.
A ben riflettere Vittorio Sgarbi ha sempre dileggiato, offeso, screditato l’arte contemporanea e oggi che per incarico ministeriale si trova a curare il Padiglione Italia, non poteva che invitare centinaia di artisti in modo acritico, banalizzando un’istituzione e contribuendo a screditare culturalmente il paese agli occhi del mondo.
Vittorio Sgarbi nell’allegato che conteneva la mia lettera di invito afferma che il coinvolgimento di tante persone nella scelta degli artisti da invitare muove dal desiderio “di non cedere alla tentazione di una scelta arbitraria”, in questo senso e senza alcun intento polemico, vorrei rilevare che l’arte contemporanea per il fatto di non avere subito alcuna selezione dal tempo, dalla Storia, richiede un criterio selettivo altamente professionale che implica il rischio dell’errore, l’assunzione della responsabilità dell’arbitrio, conditio sine qua non per la qualifica di critico, curatore, storico dell’arte contemporanea.
Per continuare con ciò che dice Vittorio Sgarbi, “Vorrei dire di sì per gentilezza, vorrei dire di no per dignità… Vorrei fare un pò la vittima”, mentre sottoscrivo le prime due affermazioni, voglio dire che no, la vittima proprio non la voglio fare.
E proprio per  questo vi chiedo gentilmente di rimuovere il mio nome dalla lista dei partecipanti alla mostra, svilita e offesa da tale atteggiamento.
Sottolineando il mio profondo dispiacere e rammarico nel rinunciare a partecipare a un’esposizione importante, se non fondamentale per la carriera di un artista.

Distinti saluti,

Luca Vitone

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  • tizio

    molto bello davvero… eppure eppure alla fine forse mai negli ultimi anni come in occasione di questa stramaledetta biennale si sono sentite prese di posizioni così nette, dibattiti così centrali, affermazioni finalmente forti da parte innanzitutto degli artisti e poi di critici, galleristi, collezionisti. Vorrei dire che sgarbi lo meritiamo e che questa biennale fa bene, per riprendere un po’ di coscienza. Riguardo a Kounellis chi ha buona memoria ricorda che con Bonami ha un conto aperto fin dal tempo di Italics a Palazzo Grassi. Quindi nessuna sorpresa.

  • Davide Frezzato

    Vorrei esprimere tutta la mia stima a Luca, per essere un degno rappresentante della ricerca dell’eccellenza.
    Un artista che non si fa allettare da “acritici” riconoscimenti di personaggi che in modo del tutto indegno e arbitrario ricoprono cariche di estrema e grande importanza.
    Spero solo che questo sia un motivo in più di orgoglio per il panorama artistico italiano, che nonostante l’epoca di apatico silenzio che sta vivendo è scossa da personaggio ancora non conosciuti, ma di grande spessore etico.
    Grazie per l’esempio e che possa essere percepito anche da altri giovani e promettenti artisti per ricercare la vibrazione sensibile dell’arte e non un effimero riconoscimento di intellettualoidi pieni di sé stessi.

  • salvatore

    Su Exibart l’hanno chiamato Luca Valente!!

    • lalla giuggioli

      Quelli che scrivono su exibart non sono pagati e gli editori se ne fanno un vanto. Sintomo di un’Italia culturalmente allo sbando.

      • Vi ricordo che chi scrivevano gratis qualche mese fa per Exibart e la stessa e inseparabile compagnia di avventura che oggi malaguratamente è costretta a scrivere per Artribune.

        • maestrina

          tre errori d’ortografia in due righe, sulla sintassi lasciamo perdere… mi ricorda qualcuno sì sì… ;-)

          • Maestrina, su Artribune lei fai il lavoro permanente di correttore di bozze o scrive ogni tanto per diletto qualche articolo di arte, perchè la trovo molto preparata a difendere l’allegra compagnia di ventura .

          • Ma la sx, si sa, è figliadel 68: tutti promossi, of course…

          • Sì, maestrina bis, mi sento!

          • Maestrina sa tutto, lei mi ricorda qualcuno che conosco sì sì…
            è una vera maestrina.Che bello conoscere la sintassi del cazzo e sparare solo cazzate ad Artrbune. Brava

  • un critico italiano

    Argomenti precisi e esposti con nitidezza argomentativa..condivido

  • angelo bellobono

    Piena stima a Luca Vitone, ma vorrei aggiungere che rinunciare a questa biennale è quanto di più semplice e dovuto che si possa fare e non credo sia una scelta sofferta, specie per artisti che tutto sommato, hanno già ottenuto riconoscimenti ben superiori a quelli che questo evento potrebbe offrir loro. In molti hanno fatto la stessa scelta e speriamo che altrettanti continuino a farlo, pur sapendo di non potersi comunque crogiolare in un dorato ventaglio di opzioni alternative, pari al valore che una biennale di venezia dovrebbe avere.

  • hm

    sì ok ma farcelo sapere non è già una forma di pubblicità? secondo me non è un punto di merito rifiutare come anche partecipare, sono scelte personali . è ovvio che in una lista di 2000 artisti rifiutare e farlo sapere a tutti spicca di più del contrario . “leggerezza professionale con cui sono stato contattato?” lol se pensi che sia “un’esposizione importante se non fondamentale per la carriera di un artista” magari vai sopra a doverti pagare le spese di trasporto . o no? altrimenti è solo blablabla inutile e qualcuno potrebbe anche pensare che te la tiri di brutto .

    • Il discorso di Vitone non avrebbe avuto nessuna pecca se oggi fosse il 1950, ma a quei tempi una figura come Sgarbi non sarebbe stata possibile né concepibile; questo per dire che Vitone avrebbe fatto meglio a scrivere sul curiculum: “ha partecipato alla biennale di Venezia” ben corazzato di cinismo e situazionismo.

      Maestrina, ho fatto bene i compiti?

  • Leggere anche in questo caso commenti subdoli mi fa un po pena. Piena e forte sottoscrizione alla ragioni di artista serio, colto e raffinato come Luca Vitone. Altro da aggiungere.

    • hm

      a me fa pena il tuo artista serio colto e raffinato che sente il bisogno di mettersi in mostra negandosi e FACENDOLO SAPERE A TUTTI . “Sottolineando il mio profondo dispiacere e rammarico nel rinunciare a partecipare a un’esposizione importante, se non fondamentale per la carriera di un artista.” . anzi sembra quasi invochi pena e commiserazione quindi lo faccio per lui, dovrebbe ringraziarmi . di conseguenza il subdolo tientelo per te, grazie .

      • Cristiana Curti

        Caro hm, sono portata tendenzialmente a credere a (quasi) tutto ciò che mi si dice, a costo di sembrare per la maggior parte dei miei amici un’anima candida (alcuni direbbero in altro modo…). Sei così certo che l’eccezionalità (intesa come evento fuori dall’ordinario) di questo Padiglione Italia 2011 non possa davvero suscitare le reazioni più diverse e magari anche estreme rispetto a quanto si è soliti essere? Davvero non potresti giurare che coloro che rifiutano di partecipare o coloro che accettano siano in buona parte entrambi motivati da questioni che – purtroppo – hanno poco a vedere con la bontà del progetto e del critico? A costo di ripetermi (forse troppo e a sproposito): vedo una grande amarezza fra gli amici artisti e una grande perplessità fra gli “intellettuali” chiamati a “far da palo” a Sgarbi in questa vicenda. Solo chi ha davvero “un pelo alto così” (detto volgarmente) se ne infischia della Biennale. E lasciamo perdere le molte considerazioni invece da farsi (già oggetto di un dibattito che per me dovrebbe essere soprattutto politico, ovvero competere al Ministero) sull’organizzazione sgarbiana e sui costi e benefici che comporterà. Mai come in passato, per cui la Biennale di Venezia è SEMPRE stata oggetto di critiche prima, durante e dopo, stiamo assistendo a una divisione del mondo italiano dell’arte e della cultura che porterà cattivi frutti. In realtà, mi pare, non vediamo già l’ora che questo capitolo venga chiuso e in fretta.

  • Marco Impellizzeri

    Stile e sentimento. Vitone si conferma un grande professionista.

  • skl

    sgarbi è merda allo stato puro

  • Ammettere la sconfitta è già un buon punto di partenza.

  • Concordo pienamente con il post di Angelo Bellobono e onestamente applaudirei ancor piu’ volentieri la lettera, magari anche molto meno stilisticamente curata, di un giovane o di un semi-sconosciuto che abbia deciso di rinunciare, ma non mi dispiacerebbe neppure veder pubblicata la lettera, sia pur modestamente composta, di un artista che invece abbia accettato, pur nelle difficolta’ e con le assurde condizioni imposte, ritenendo che questa fosse comunque l’ “occasione della sua vita” a cui non poteva rinunciare neppure rimettendoci di tasca sua e perdendo la faccia con molti amici.
    Vorrei infine dire a nicola di caprio che il post di hm, non ha nulla di subdolo o di riprovevole, e’ la rappresentazione sincera e senza offesa alcuna dell”mpressione a lui fatta dalla lettera di Vitone, impressione che, molto onestamente, non credo abbia avuto il solo hm.

  • Davide W. Pairone
  • Il contenuto della lettura fa onore al suo estensore, Rimane compito di chi legge sapere distinguere le sue qualita’ di persona da quelle artistiche ed impedire che le une condizionino il giudizio sulle altre.
    La Biennale pare che pressoche’ tutti lo riconoscono è una divenuta una sorta di Vetrina ma questo rende ancora piu’ interessante riuscire ad individuare cio’ che ha “valore” e cio’ che invece non ha.
    E’ un ambiente difficile perche’ difficile è anche l’arte del sospetto; ma è anche bello perche’ caotico ed i paradisi ordinati spesso annoiano.

  • Francesco Cascino

    In due righe Luca Vitone è riuscito a condensare quello che io e molti altri scriviamo da anni e anni; le griglie di selezione, i parametri professionali che discendono da una disciplina millenaria come l’arte, sono elementi necessari e persino scontati nei contesti evoluti di tutto il mondo. Questa lettera è un’opera d’arte in se, nel senso che comunica con mirabile sintesi il profondo (e condiviso) dispiacere di un artista che crede nel bene comune, italiano e della comunità culturale, e va dritta al cuore dei problemi, tanti, che sfuggono a questa classe dirigente ignorante, corrotta e arrogante. Suffragata purtroppo dalle nostre discussioni interne, becere e completamente inutili, mentre dovremmo unire le forze di chi ha il curriculum, l’etica e IL CORAGGIO di alzare la voce avendo titolo per farlo. L’arte è intelligenza, non estetica. Da almeno un secolo….

  • gp

    poche considerazioni sparse. E’ vero molti artisti noti e già arrivati hanno/stanno rinunciando. Vitone rendendo pubblico il suo “no” in un certo senso “emerge” rispetto ai 2000 invitati e ai tanti rifiutanti. Mossa di marketing? forse e ci starebbe (l’arte è anche marketing). Ma, poche polemiche, non si mostra come “superiore” agli altri che come lui e per le stesse ragioni hanno rinunciato, ma come un “testimone”. La sua è una testimonianza dall’interno e non dall’alto della vicenda Padiglione Italia e chi non è dentro la notizia, e non può intercettare i corridoi dell’arte apprezza il “dovere di cronaca”. Altra considerazione: ma come fa un artista giovane o stagionato con zero esperienze internazionali (e forse zero possibilità e forse poche capacità) a rinunciare all’invito? Una cosa è rinunciare a qualcosa che si ha già (la visibilità, l’attestato di “professionalità”) una cosa è rinunciare a cosa non si ha (e forse non si avrà mai). L’artista giovane che rifiuta con lettera, magari avrebbe un articoletto su artribune, tanti commenti che parlano di “eroismo” ma il giorno dopo? perchè l’arte è un settore a compartimenti stagni. In questo PadItalia un rifiuto o un consenso non provocherà nessuna breccia, il professionista rimarrà tale, il dilettante anche ma…con il suo evento internazionale sul curriculum…

  • Ferdinando Mazzitelli

    Quanti lo avrebbero fatto? Adesso tutti, ma prima? un saluto professionale
    Ferdinando Mazzitelli

  • Massimo Giacon

    Vitone ha espresso le sue idee chiaramente, e pacatamente, senza insultare.
    La sua posizione è perfettamente condivisibile da qualsiasi professionista, e non necessariamente in campo artistico. Che uno faccia l’artista, l’illustratore, il fotografo, il grafico o l’idraulico, queste sono modalità lavorative disastrose per il buon risultato di qualsiasi mostra, figuriamoci una Biennale. Io sono stato convocato per uno dei padiglioni regionali, ma purtroppo non ho avuto modo di esprimermi a riguardo, dato che non mi è dato sapere nè dove dovrei essere collocato, nè quando, nè alcun dettaglio tecnico a pochi giorni dall’eventuale apertura. Io penso che la cosa morirà da sè, dato che credo che questa organizzazione non sarà, date le premesse, in grado di portare a termine il suo presuntuoso obbiettivo. Vorrei sbagliarmi, ma tutto sommato ormai non me ne importa quasi nulla. Ed è un vero peccato, perchè per un artista essere presente a una Biennale dovrebbe essere motivo di gioia ed entusiasmo, e invece Sgarbi l’ha trasformato in motivo di angoscia, umiliazione e vergogna, come se normalmente un artista non subisse già abbastanza vessazioni da parte del mercato, della critica, delle gallerie.

  • Ma non capisco perchè siate cosi gentili e morigerati. Se Sgarbi ha accettato l’incarico, e se ha deciso di invitare tutti senza fare nessuna selezione (non è in grado), non capisco perchè non abbiate accettato. Il sistema si riesce a distruggere solo dal momento in cui si è dentro. Guardate cosa è riuscita a fare la Lega alle ultime elezioni, grazie alla sua radio padania (che tutti sanno non esistere). Ma pazienza, tornando a noi o a voi, sarebbe meglio che accettiate, almeno una piccola parte, e che poi una volta nel sistema, portiate le oper di tutti quelli che si sono rifiutati di parteciparvi. Sarà difficile convincere Kounellis, ma se si riuscisse a ricordargli i bei tempi andati di quando esponeva cavalli veri in galleria, forse si potrebbe far capire a tutti dove realmente sta l’Arte e gli Artisti. MAtteo Donati

  • hm

    @cristiana curti
    – Sei così certo che l’eccezionalità (intesa come evento fuori dall’ordinario) di questo Padiglione Italia 2011 non possa davvero suscitare le reazioni più diverse e magari anche estreme rispetto a quanto si è soliti essere? Davvero non potresti giurare che coloro che rifiutano di partecipare o coloro che accettano siano in buona parte entrambi motivati da questioni che – purtroppo – hanno poco a vedere con la bontà del progetto e del critico? –

    sono convinto che ci sia stata un’organizzazione pessima, ma non capisco che senso abbia sbandierare un rifiuto pubblicamente magari denigrando chi ha accettato . alla fine praticamente nessuno conosce il lavoro degli artisti invitati quindi spalar merda senza aver visto non mi sembra una gran mossa, poi uno è liberissimo di rifiutare ma visto che sono stati invitati centinaia di artisti dire no pubblicamente in questa circostanza mi sembra solo un motivo per spiccare e farsi pubblicità gratuita . come ha scritto qualcuno sopra poi nei curriculum individuali di questo rifiuto non rimarrà nulla, sembra un po’ come i giocatori di calcio della nazionale che fanno polemica col ct 5 giorni prima del mondiale e alla fine non giocheranno per infortunio o perchè esclusi o perchè loro stessi sono in polemica col ct . coloro che rifiutano di partecipare o coloro che accettano sono in buona parte entrambi motivati da questioni che hanno poco a vedere con la bontà del progetto e del critico, ma questo immagino succeda sempre in ogni mostra, se uno deve apprezzare tutto quello che cura un critico probabilmente non ci sarebbe nessuna mostra . alla fine gli artisti vanno a far vedere in giro dei lavori ai critici che reputano meno peggio, questo in teoria perchè penso che un 90% invece lo faccia tranquillamente solo con chi reputa più in vista e in grado di assicurargli una raccomandazione con le gallerie . almeno quelli che non escono dall’accademiuccia e iniziano ad esporre in un percorso obbligato e stereotipato .

  • hm

    ho usato la parola critico interscambiandola con curatore volutamente perchè spesso il confine tra i due è molto labile per quanto mi riguarda . poi magari io non sono un interlocutore adatto visto che nonostante sia stato spinto da un critico valido (dopo che altri non mi hanno nemmeno risposto o non avevano tempo) verso alcune gallerie mi hanno tutte regolarmente sfanculato allo stesso modo o ignorato dicendo che avevano i successivi 3 anni già prenotati di esposizioni . quindi mi chiedo anche cosa serva un curatore se non è in grado di farsi rispettare dalle gallerie, boh questa parte non mi è ancora chiara te lo saprò dire, ci sono anche forze occulte che intervengono per fare andare avanti l’uno o l’altro mi sembra evidente e anche normale . l’importante è apparire sempre molto innocui ironici e spigliati un po’ come criceti alla patrick tuttofuoco per avere successo nelle pubbliche relazioni, in alternativa è fondamentale avere l’aspetto di un topo con gli occhiali a montatura grossa o essere una checca plateale, cose così . almeno se uno vuol esporre vendere ed essere accettato nell’ intelligaynzia che conta .

  • MANCA IL CORAGGIO AGL’ARTISTI !
    Come ho scritto tante volte sulla Biennale di Venezia: ma è proprio necessario per un artista bravo buttarsi in questa brodaglia insipida chiamata Biennale di Venezia e Padiglione Italia?
    Storicamente la “Biennale di Venezia” ha fatto il suo tempo! E’ definitivamente morta e sepolta con l’ultima Biennale, organizzata dal barvo “Szeemann”. Dopo di lui è arrivato il deserto delle idee. Anche Szemann si starà rivoltando nella tomba. Gran parte degl’artisti che partecipano o che si rifiutano, si dimostrano fragili, deboli nelle loro prese di posizione. Appaiono governati più dall’istinto di sopravvienza di debolezza che dal coraggio delle proprie azioni. Rispetto agl’ artisti degl’anni Sessanta questa debolezza di oggi è sotto gli occhi di tutti. E’ che altra ragione dare a questo spettacolo di debolezza culturale, di questa indecenza, a cui assistiamo ormai da molto tempo? Uno spettacolo pietoso che mette di più a ridicolo e a rischio la stessa reputazione di tanti bravi artisti, significativi e competenti che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea. E che li sappiamo riconoscere al di là dei loro sporchi, e loschi interessi mercantizi. Spettacoli ridicoli, che ci offre non solo Sgarbi, ma anche chi si impegna in sua difesa. Ma detto ciò, non dobbiamo dimendicare anche la responsabiltà di un’intera classe culturale salottiera, radical schic, che comanda da tempo in Italia, (di qualsiasi colore politico), e che si è sempre distinta per la sua sudditanza culturale al potere politico di turno. Il potere è la loro terza gamba. Il potere serve a loro per significare il coraggio e le palle che non hanno. E’ per questo che sono incollati alla poltrona come nessun coraggioso intellettuale o bravo artista lo sarà mai. Una classe intellettuale che non è capace di arginare questo fenomeno da baraccone mediatico; e che continua a trovare appoggi e modi efficaci per restare sempre a galla. Senza una vera opposizione a questo sistema italiano che è malato. marcio e mafioso. In questo clima grigio di avanspettacolo, dobbiamo però fare molta attenzione che la farsa non copra la vera indecenza: perchè la vera indecenza sono le scelte assurde sulla ricerca estetica di tanti bravi artisti italiani. Rivolgo proprio a questi artisti, se volete bene all’Italia, dovete, assolutamente non partecipare, anzi opporvi con forza e coraggio a questo minestrone chiamato “Padiglione Italia” .

    • hm

      il punto non è partecipare o meno, ma farlo sapere a tutti come attention whore smaniose di farsi notare . immagino che se sgarbi fosse stato amico chessò di pisapia e di qualche banchiere miliardario di sinistra che conta tutti questi rifiuti non ci sarebbero stati, sfanculare sgarbi è molto cool ultimamente, quando ha fatto la mostra sulla street art invece era ok e l’intelligaynzia sinistroide approvava in modo serioso e composto, dimenticandosi del suo ruolo giocoso ironico e spigliato . d’altra parte con la street art fintoantagonista non si può essere molto ironici e spigliati, altrimenti risulterebbe ancora più fake di quello che è .

      • ipazia

        Guarda hm, il fatto che tu non sia gay a me fa immensamente piacere, (non ho nulla contro i gay e i miei amici gay li adoro, ma per essere un 10% della popolazione me li ritrovo ovunque in questo ambiente) e sono una sinistroide. se poi non assomigli proprio a un topo sono ancora più contenta.
        Detto questo, sottolineo il fatto che sono stata una delle prime ad esprimere dissenso per la follia di un padiglione del genere, quando però ho ricevuto la mail di un artista che conosco, molto bravo che partecipa ho provato una certa gioia pensando alla sua gioia, poi però ho pensato che la sua soddisfazione potesse essere offuscata da tutte queste polemiche, ma se gli artisti sono 2000 ti pare che fosse normale stare proprio proprio zitti??

        • ip

          e poi se ce l’hai con me, anche non conoscendomi, puoi dirlo chiaramente sai? :0)
          essendo io una strega buona leggo tra le righe scritte e non..

        • hm

          no ma non mi sembra nemmeno normale che parlino solo quelli non invitati o gli invitati che rifiutano di andarci . non ho scritto che sia giusto o sbagliato essere gay o altro, ho solo fatto notare la tipologia estetica di artista favorito nelle relazioni sociali con le gallerie (un topo occhialuto dimesso e una checca disinvolta partono certamente in pole position, in alternativa vanno bene anche i criceti ridanciani ironici e spigliati) .

          • ip

            no, hm, non c’è mai nessuno che ride alle inaugurazioni serie..
            ma ti pare che si possa ridere sembrando poco profondi e poco riflessivi e tormentati?

          • ehehehe

      • Cristiana Curti

        Caro hm, la mostra sulla street art in luogo istituzionale con introduzione di Sgarbi fu proprio la cartina di tornasole che fece capire ad un maggior pubblico quanto lontano il nostro fosse dalle possibilità di fornire una visione critica adeguata al contemporaneo. Quando poi, a pioggia, nei mesi successivi la mostra, in case d’Asta italiche e a Telemarket comparvero come funghi i prodotti ad usum domi dell’addomesticata (per l’appunto) arte di strada, il cerchio si chiuse e il commento si fece da sé. Per quanto mi riguarda, se qualcosa di buono esisteva, fu rovinato. Non dal mercato, beninteso, ma da un’operazione che solo questo prevedeva. Tanto che, dopo qualche stagione, il clamore lì si fermò.
        L’unica che ci “guadagnò” davvero in rinnovata popolarità fu la Colli Ombretta che, in qualità di ex presidente della Provincia di Milano, chiamata per ogni dove in tv a fornire i dati sulle ingenti spese che l’Ente affrontò nell’anno xxxxx per cancellare le scritte “Mario ama Maria” oppure “W Milan” dai portoni e dai muri dei palazzi, confuse definitivamente le carte riducendo (se mai poteva essere altrimenti) un fenomeno di stampo artistico ma di carattere più sociale che particolare a uno dei tanti problemi con cui politico e cittadino devono fare i conti quotidianamente.
        Mi pare anche di ricordare che, in quella evenienza, alcuni writers (ma non so nulla di questo, mi raccomando!) si ribellarono alla tentata istituzionalizzazione di una forma espressiva che per sua natura (per statuto, oserei dire) doveva rimanere libera (se pur clandestina). E i diversi media, fiutato il casus, non si ritrassero davanti alle loro ragioni, anzi.
        Il punto è che non mi pare giusto dare del fake (si dice così?) a qualcuno perché espone le proprie motivazioni in un senso piuttosto che in un altro. A meno che la falsità non sia davvero palese. Rifiutare di partecipare alla Biennale, comunque, non credo sia un passo che si compie così, alla leggera, e per il solo gusto di mettersi in mostra. Proprio perché in mostra, alla fine, non ci si va. E questo costa più all’artista che a chiunque altro di noi che commenta.

        • hm

          per il fake mi riferisco al fatto che la street art in galleria non è più street, quindi è necessariamente fake se mantiene la stessa estetica . addirittura ora gli street artisti fanno i disegnini sui muri per fotografarli riprenderli e addirittura modificarli completamente in postproduzione con programmi di grafica allo scopo di farli girare su internet . quindi ogni espressione di street art attualmente è fake nella sua costituzione e anche nella sua finalità ultima che è quella di entrare in galleria .
          -E questo costa più all’artista che a chiunque altro di noi che commenta.-
          fidati che sono rischi calcolati altrimenti ci sarebbero andati di corsa .

  • GianMarco

    Patetico… non sei di certo un artista, sembri al massimo un mediocre secchione dell’artigianato.

  • hm non si tratta dello Sgarbi schierato ma dello Sgarbi personaggio che ha saputo catalizzare l’attenzione verso di se , essendo egli essenzialmente una persona di Spettacolo.
    La sinistra in questo paese, la cultura di sinistra intendo è scomparsa da un pezzo; amenoche’ tu non la confonda con un accomodante socialdemocrazia di maniera .
    solo Allora è comprensibile attribuire l’etichetta di Miliardari di “sinistra” , che è solo vernice.

    • hm

      sì in effetti nel caso di sgarbi non ha senso visto che si è prodigato in entrambi gli schieramenti, sì essenzialmente è un prodotto del costanzo show e delle televendite, in ogni caso inviso alla sinistra pseudoavanguardista da sempre (tranne quando ha fatto curare a riva la mostra sulla street art) . poi la sinistra è già diventata destra da un pezzo, basta vedere giuliano ferrara o giovanni lindo ferrara .

      • io penso che Sgarbi sia una persona di spettacolo e un buffone megalomane,
        ma come critico ha il grande valore di non seguire le mode, le sue
        idee sono così personali che sono odiate da molti.
        Lui esprime dei gusti personali quando giudica, e si, conosce meglio i
        classici che i contemporanei, ma almeno:
        A: i classici sono degli ottimi metri di confronto per valutare la qualità della
        roba contemporanea;
        B:scegliendo il maggrio numero possibile di persone per la biennale e
        delegando la scelta a persone più competenti, ha evitato di far finta di
        saperne qualcosa, come fanno molte pecore che sorseggiano prosecco
        alle ianugurazioni.

  • hm, attesti con particolare evidenza la natura del potere che produce, comunque sia, nel bene che nel male qualche “rifiuto” e qualche “perla”. Come sempre accade in qualsiasi forma di potere politico, economico, culturale, ciò che merita di venir tenuto per (sostanza di cose autentiche) , insomma le idee proficue nell’arte, quello che comunemente chiamiamo: (il contenuto estetico effettivo di un artista) che si manifesta dapprima fuori dalle logiche di potere, dopo in un consenso nel sistema dominante dell’arte e della cultura. Oppure per cause indefinibili in un “rifiuto” dello stesso sistema di cui sopra, nel quale convivono non solo artisti con idee malsane, in assenza di scopo, ma anche idee pregnanti e vocazione spermentale. Cosa che non traspare con molta evidenza nell’Italietta di oggi. Dove si premia la mediocrità di artisti-servi , allegri e tristi che accettano passivamente tutto in un sistema dell’arte farragginoso, degradato e corrotto. Sta all’artisata scegliere da che parte stare?

    • l

      Mi sembra che stai ad esagerà Savino…
      artisti servi?
      forse artisti con poca personalità ok, ma per essere un servo bisogna saper proteggere qualcosa..
      e qui nessuno protegge nulla..

      • scusa savino se mi intrometto ma è piu’ forte di me.
        Il servo non protegge proprio niente e nessuno perche’ vive al contrario una condizione di protetto e cosa piu’ grave fa di tutto perche’ nessuno si accorga di cio’.
        Un altra cosa e concludo : è vero che spesso si scrivono espressioni forti , i cui perimetri significali non sono ben tracciati e la parola servo in un “artista” puo’ (dico puo’) turbare piu’ di una senbilita’ che non medita con la dovuta pazienza ma cio’ avviene in un contesto apertamente avvelenato di terribile competizione in cui spesso si dimentica dell’importanza dell’opera e dei suoi destinatari e ci si concentra , invece, con quelle che possiamo chiamare “”esigenze di copertura” (nel passato era una cosa normale, oggi invece il Mondo ha veramente necessita’ di artisti che parlino attraverso le loro opere alle persone).

  • sicuramente Savino.
    in alcuni la scelta avviene assolutamente priva di traumi di spiccia opportunita’ (ovvero banali calcoli pro e/o contro) e Duchamp ne è divenuto l’emblema piu’ classico (in un periodo dove non esistevano riviste o sensibilita’ rivolte al “contemporaneo” in altri penso ad esempio a un Sironi ,
    il Sironi finale intendo , quello delle figurine che si scavano le proprie nicchie –
    la scelta è vissuta come via di fuga da un mondo che non è piu’ lo stesso e dove egli si sentiva investito di un ruolo.

  • SOPRAVVALUTAZIONE DI UN SISTEMA DELL’ARTE STATICO E FUNEREO!
    Duchamp, ai suoi tempi, non era certo un artista apprezzato e di chiara fama, perchè la classe culturale conferiva la fama soltanto a quegli artisti che non criticavano la società e tanto meno il sistema dell’arte e della cultura dominante. Oggi non è cambiato niente! Il dissidio di M. Duchamp, purtroppo ancora oggi, si ripercuote come un fulmine su questo sistema malato e assatanato di iperbole decorative. Molti artisti di fama, noti e meno noti, sono così condizionati dagli schemi e dalle logiche stereotipate del sistema dominante dell’arte, che appena qualcuno prende le dovute distanze, (al di là della qualità del linguaggio), viene inevitabilmente attaccato e spacciato come artista non valido, fuori o fallito. Il sistema riconosce e paga a buon prezzo, solo quegl’artisti che ricercano in qualche modo un linguaggio sperimentale di forme, contenuti nuovi, mode conveniente ai canoni di gradimento “stabiliti” dall’ ‘elité culturale. Un linguaggio che si deve presentare innocuo e che non deve dare fastidio al sistema dell’arte. In altri termini, un linguaggio che non deve snaturare, demistificare la vera natura vera del sistema. Che, è basato sull’inganno, la menzogna che si nasconde molto bene dietro una finta facciata culturale. Un linguaggio e una prassi che non deve mettere assolutamente in discussione questa società e questo sistema dell’arte nelle sue forme di finta democrazia, di consumo alienato e di spettacolarizzazione mercificatoria di produzione di senso; in modo da lasciare le cose così come si presentano. Non cambiare di fatto nulla! Un linguaggio che non deve interpretare il mondo, ma semplicemente rappresentarlo nella sua produzione di artefatti simbolici, il cui fine è riempire la società di merci per il famelico mercato dell’arte,che ne è poi, il principale utente -consumatore, sia investimento che disivestimento di quello che si dice, euferia e angoscia d’artista allo stato di oro puro. Tutta questa produzione “culturale” viene proposta al pubblico, in una sfibrante attività mediale; anzichè proporla come una normale e dinamica prassi creativa nel senso stretto, col fine di elevare il livello di fruizione estetica e la coscienza della maggioranza del pubblico. Cosa che non accade affatto! Si potrebbe concludere che l’arte di oggi non illumina la coscienza e non accende neanche un’ attività intellettiva proficua, se non per un esiguo numero di addetti ai lavori, che a sua volta sono staccati dal mondo reale. La stragrande maggioranza del pubblico, rimane passiva e crede solo a ciò che già sa e ai propri pensieri. L’elité culturale dell’arte, invece, al massimo riodina lo stato del proprio potere acquisito, il tutto nell’indiffernza generale. Del resto come potrebbero abbandonare i privilegi di casta basati sull cultura dell’oro?

    • Va bene, lo status quo continua ad imporre la sua visione, che non dev’essere criticata, oggi come ieri.

      ma se le modalità sono uguali, la moda oggi non richiede che tutto rimanga sempre uguale a se stesso, richiede di cambiare sempre, polverizzando e liquefacendo qualsiasi tentativo di fare un di discorso più complesso, proprio come questo blog frullerà il mio post!

      è paradossale, ma per andare contro bisognerebbe essere conservatori!
      per tenere a mente almeno un brandello di pensiero bisognerebbe essere come un sasso gettato nel frullatore, che lo inceppa. impossibile.

      • inutile piangersi addosso, andiamo a cercae l’arte dove prima non c’era:
        http://www.newrafael.com/
        PS non mi sto pubblicizzando
        PPS: cliccare sulle icone piccole in alto

  • ciriaca+erre

    grazie Luca e complimenti!!
    non ci sono altre parole le tue sono superlative!!!
    grazie ad artribune per aver pubblicato questa lettera.
    un caro saluto
    ciriaca+erre

  • Alfio roma

    Nel 68 pascali partecipo’ad una biennale molto più contestata di questa, oggi a distanza di quaranta anni vediamo l azione di pascali quasi come rivoluzionaria..
    Lui difendeva il suo lavoro aldilà di qualsiasi forma ideologica..mentre pistoletto lo contestava dandogli del fascista..
    Mi domando perché tutti …hanno voluto il padiglione italiano ..quando era chiaro
    Saremmo arrivati a questo …
    Ci bastava la presenza italiana …nel padiglione Italia
    Scelti da curatori internazionali xke saremo anche un popolo di poeti navigatori..ma anche tanti furbacchioni!

  • 1 questa bellissima lettera di vitone e il suo bellissimo gesto appartengono al passato, sto parlando di circa cento anni fa, prima di duchamp.

    2 il gesto e le parole di vitone, se confrontate con il delirante carnevale che imperversa sui media e nell’arte, sembra così delicato! Sembra una piuma in un ciclone, anzi, credere alle parole di vitone e ad un effetto reale del suo gesto è come sperare che una piuma in un ciclone ne esca e sposti un trattore.

    3 quindi si, non ricordo chi lo ha scritto in un post qui sotto, ma è vero che questo gesto è poetico, una performance artistica. Non che sia originale.

    4 può sempre darsi che una poesia abbia dei poteri a me sconosciuti.

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