Anche il design ha la sua Top 100 list. La pubblica Architectural digest, ed è piena di italiani…

Si occupa di architettura e design, ma improvvisamente si è messa a dare in numeri. Chi? Architectural digest, la nota rivista francese che, per festeggiare il suo numero 100, non ha trovato di meglio che stilare la prima classifica di settore, titolo Les 100 qui comptent. E noi abbiamo subito curiosato per voi, in cerca […]

Piero Lissoni

Si occupa di architettura e design, ma improvvisamente si è messa a dare in numeri. Chi? Architectural digest, la nota rivista francese che, per festeggiare il suo numero 100, non ha trovato di meglio che stilare la prima classifica di settore, titolo Les 100 qui comptent. E noi abbiamo subito curiosato per voi, in cerca di eletti ed esclusi per capire qual è l’immagine del design italiano all’estero.
Dopo alcuni nomi di “grido” internazionale come Konstantin Grcic, i fratelli Campana o l’immancabile star francese Philippe Stark, ecco la cordata italiana che, se pronunciata di corsa è simile quasi ad una formazione: Lissoni, Branzi, De Lucchi, Mendini, per proseguire con i curatori Rampello, Antonelli (Triennale di Milano e MoMA di New York) e poi… E poi guardatevi l’articolo allegato qui sotto, e buona caccia!.
Ne usciamo vincitori? Per il design, soprattutto in relazione al grande numero di aziende, probabilmente sì, ma veniamo completamente esclusi da categorie come Architettura – in cui neanche Renzo Piano riesce ad aggiudicarsi una posizione -, Web e Giornalismo. E secondo voi chi manca da questa classifica? Facciamola, la piccola top ten di Artribune, aspettiamo i vostri nominati!

Valia Barriello

La lista completa di Architectural digest

CONDIVIDI
Valia Barriello
Valia Barriello, architetto e ricercatrice in design, si laurea nel 2005 presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, con la tesi "Una rete monumentale invisibile. Milano città d'arte? Sogno Possibile". Inizia l’attività professionale collaborando con diversi studi milanesi di architettura fino a che la passione per gli oggetti quotidiani e il saper fare con mano la spingono verso il design e verso il mare. Inizia così un dottorato in Design presso la facoltà di Architettura di Genova che consegue nel 2011 con la tesi di ricerca "Design Democratico". La stessa passione la porta anche alla scrittura che svolge per diverse testate del settore e all’allestimento e curatela di mostre di design. Porta avanti contestualmente all'attività professionale la ricerca sui temi che ruotano intorno al design democratico all'autoproduzione e all'utilizzo di materiali di scarto. Attualmente lavora presso uno studio milanese, collabora con la NABA come assistente del designer Paolo Ulian e cura la rubrica di design per Artribune.
  • fausto

    Il designer Lissoni è Piero.
    Che cosa c’entra Andrea Lissoni in foto ?

    • me.giacomelli

      Tieni ragione, Fausto!

      • hm

        ma TIENI ragione va pronunciato con accento calabbrehse?

  • Marco Perciballi

    L’ennesima dimostrazione di come il design italiano sia l’espressioni del contemporaneo forse più incisiva ed immediata dopo la musica, rispondendo efficacemente alle forme meno digeribili dell’arte odierna.
    Purtroppo, non si può dire lo stesso per gran parte dell’architettura italica, che dovrebbe smetterla di rincorrere i modelli faraonici delle archistar, imponendosi prima di tutto a casa propria: ma per far questo occorrono anche amministratori più avveduti.
    Se così fosse, molti dei nostri migliori architetti non sarebbero più costratti a lavorare all’estero, dove sono più conoscuiti che in patria.
    Marco Perciballi

  • ian solo

    è Piero Lissoni