Amsterdam a Manhattan, nel padiglione di UNstudio. Aperto anche a mezzanotte…

Un piccolo padiglione bianco di legno, acciaio e vetro, con forme scultoree che ricordano una croce che si torce, ruotando i suoi assi cardinali, simili a petali. Come un fiore, arrivato dal mare, si appoggia delicato a Peter Minuit Plaza, il New Amsterdam Plein & Pavilion, nel Battery Park, Lower Manhattan. Ce l’ha messo UNstudio: […]

UNSTUDIO_ New Amsterdam Plein & Pavilion_ Photos by James D'Addio 3

Un piccolo padiglione bianco di legno, acciaio e vetro, con forme scultoree che ricordano una croce che si torce, ruotando i suoi assi cardinali, simili a petali. Come un fiore, arrivato dal mare, si appoggia delicato a Peter Minuit Plaza, il New Amsterdam Plein & Pavilion, nel Battery Park, Lower Manhattan. Ce l’ha messo UNstudio: e Ben Van Berkel sembra andarne molto fiero, poiché, nonostante le dimensioni ridotte, dimostra come le superfici possano modificarsi in una serie continua di muri, soffitti e pavimenti, fino a creare una piccola e preziosissima scatola.
Regalato dal governo olandese per i 400 anni di amicizia tra le due nazioni (con una donazione pari a 2.3 milioni di dollari) il Padiglione sorge nel punto in cui nel 1626 Henry Hudson sbarcò e dove, attualmente, l’organizzazione non profit Battery Conservancy che ha commissionato l’opera, è impegnata nella conservazione dei 25 acri di parco davanti allo storico porto.  Un luogo di scambio dunque, commerciale, culturale e umano: con gli stessi identici intenti nasce oggi il Padiglione, pensato come information point interamente digitale dove i cittadini possano trovare informazioni sia su New York che su Amsterdam. Un luogo che sembra dunque essere il perfetto punto di incontro tra passato e futuro.
Progettato e realizzato in soli 9 mesi il New Amsterdam Plein & Pavilion costituisce un simbolico esperimento di interaction design urbano. Divagazione architettonica o solo macroscopico oggetto che cambia la sua scala di progettazione e i suoi tempi di realizzazione, senza però cambiare il risultato finale? Quando anche il landscape esterno sarà terminato grazie all’aiuto del garden designer Peter Oudolf, le sedute posizionate e il chiosco gourmet finito, sembrerà proprio – come dice Van Berkel – un “outdoor living room”. Un posto cioè, dove godersi la città, di giorno e di notte, grazie anche all’illuminazione a LED colorati proposta, che rende onore al signore che ha dato il nome alla piazza dove sorge, Peter Minuit, in francese “mezzanotte”. Che tanto si sa, New York non dorme mai…

Giulia Mura

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.