“Il Padiglione Italia? Mi interessa esporre la mia opera, e in Abruzzo”. Il sì “a prescindere” di Valentina De’ Mathà

Una nuova chiave di lettura, nella querelle cresciuta sulle pagine di Artribune fra gli artisti che all’invito di Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia alla Biennale hanno detto no – la maggior parte degli intervenuti -, e quelli che invece parteciperanno, e spiegano il perché. C’è anche chi sceglie di non entrare nelle polemiche, per […]

Valentina De’ Mathà

Una nuova chiave di lettura, nella querelle cresciuta sulle pagine di Artribune fra gli artisti che all’invito di Vittorio Sgarbi per il Padiglione Italia alla Biennale hanno detto no – la maggior parte degli intervenuti -, e quelli che invece parteciperanno, e spiegano il perché. C’è anche chi sceglie di non entrare nelle polemiche, per far parlare la sua arte. È Valentina De’ Mathà, che ha visto nell’invito un’occasione per presentare la sua opera dedicata al terremoto che ha devastato il suo Abruzzo. Sgarbi o non Sgarbi…

Il mio percorso verso la 54a Biennale di Venezia è iniziato quando, mesi fa, sono stata contattata da Arthemisia Group e segnalata dal critico e curatore Gianluca Marziani per far parte del Padiglione Italia/Regione Abruzzo.
All’inizio pensavo che mi avessero contattata per affidarmi lo spazio dell’Istituto di Cultura Italiano a Zurigo, visto che ormai abito in Svizzera da diverso tempo, ma ho accettato con piacere la dislocazione in Abruzzo e ho trovato nella 54a Biennale di Venezia e nel 150° dell’Unità d’Italia, tema del Padiglione, l’occasione ideale per poter ricordare, attraverso l’installazione scultorea intitolata “Silenzio”, il tragico terremoto che ha devastato il 6 aprile 2009 la città di L’Aquila. “Silenzio” vuole essere un’opera commemorativa delle 308 vittime del terremoto. Un progetto che parla della mia Terra, l’Abruzzo.
Mi è sembrato importante e doveroso per me, artista italiana/abruzzese, ricordare un avvenimento così grave che ha scosso l’ intera Nazione… e non solo. Certi eventi non ti lasciano indifferente e tutto cambia di significato, tutto assume un altro valore. Il mio lavoro è una ricerca continua sul comportamento dell’uomo di fronte all’imprevedibilità degli eventi e, di conseguenza, alle sue instabilità emotive e reazioni di fronte agli imprevisti e ai mutamenti improvvisi.
In “Silenzio” ho voluto raccontare la drammaticità della catastrofe attraverso fragili sculture di carta nate tutte dalla stessa matrice. Un lavoro molto lungo che ho iniziato circa due anni fa e sul quale ancora sto lavorando, infatti ogni scultura ha bisogno di 2-3 giorni di lavorazione. L’installazione completa comprende 308 corpi bianchi (93x28x12) che si fondono con la parete in un ordine casuale. Tutti i corpi sono nati da un’unica matrice come noi nasciamo tutti dalla Madre Terra. Ho scelto un colore neutro, il bianco, colore dell’assenza e, in contrapposizione, della pienezza, a simboleggiare un’identità collettiva e non individuale. Ho scelto la carta perché è organica, perché subisce i cambiamenti del tempo e, come il corpo umano, torna nella Terra che lo ha visto nascere.
È un’installazione che incita al silenzio, al rispetto e ad ascoltarsi. Il silenzio, appunto, dopo il terremoto di L’Aquila. Per motivi di spazio purtroppo l’installazione è stata frammentata e sarà presente solo una parte di essa. L’opening sarà sabato 25 giugno alle ore 21 presso l’Aurum di Pescara in via D’Avalos angolo Luisa D’Annunzio.
In concomitanza all’evento è mia intenzione donare una delle sculture alla città di L’Aquila dove, la scultura, verrà esposta in uno spazio esterno subendo le intemperie e lo scorrere del tempo fino al completo deterioramento.

Valentina De’ Mathà

  • Una premessa: mai, nessun curatore di mostre importanti , prima di scegliere gli artisti da invitare , si è degnato di informarsi minimamente su ciò che hanno prodotto e producono gli artisti operanti in Sardegna. Ho sempre chiesto su quali basi i critici fanno le loro scelte. Mai ricevuto risposte. Ho cercato di coinvolgere le amministrazioni regionali, le gallerie , i musei sardi in operazioni di quel decentramento della cultura tanto proclamato e quanto ignorato da tutti. Inutilmente. Sgarbi ha avuto un’idea geniale: ribaltare tutti i parametri, mettere in crisi i poteri sclerotizzati del “sistema dell’arte “, scoprire la realtà d’Italia nascosta e delle regioni. Idea geniale e coraggiosa….. ma senza filtri o con migliaia di filtri discordanti! Forse non si poteva fare altro. Ogni rivoluzione trascina con sè molto letame. Invariabilmente. Poi decanta: forse inizia una nuova epoca….