Updates Milano: corridoi mezzi vuoti pure in pieno sabato a MiArt. Che sia troppo facile dare la colpa al gran caldo?

Chiaro che avere a inizio aprile una temperatura da metà luglio non è certo la manna dal cielo per chi organizza fiere d’arte. Chiaro che stare così vicini al Salone del Mobile -l’unico evento che trasforma davvero Milano in una metropoli internazionale- ha dissuaso alcuni operatori, professionisti, imprenditori che avranno pensato “beh se devo andare a […]

Il MiArt Magazine con il suo aspetto un po' funereo. Chicchissimo, per l'amor del cielo, ma adatto a promuovere una fiera?

Chiaro che avere a inizio aprile una temperatura da metà luglio non è certo la manna dal cielo per chi organizza fiere d’arte. Chiaro che stare così vicini al Salone del Mobile -l’unico evento che trasforma davvero Milano in una metropoli internazionale- ha dissuaso alcuni operatori, professionisti, imprenditori che avranno pensato “beh se devo andare a Milano per il Salone come posso far su e giù anche tre giorni prima”. Chiaro tutto, per carità, ma per spiegare l’afflusso deludente (la parola precedente contiene eufemismo) di visitatori in una giornata cruciale per gli affari dei galleristi come quella del sabato fieristico, non possono bastare aspetti esogeni. Ed occorre forse discutere sulle strategie che la fiera adotta per comunicare se stessa all’esterno.
Ehggià perché se, da anni, lo strumento più avanzato di comunicazione di MiArt è una pseudo-rivistina snob, forzatamente e inutilmente elitaria, che farebbe passar la voglia anche al visitatore più motivato, che dovrebbe essere cavallo di troia internazionale con i risultati che sappiamo in termini di gallerie straniere, allora poi non bisogna lamentarsi se il sabato (il sabato!) tra i corridoi della fiera si poteva giocare a cricket…
E per carità di patria taciamo sullo stato del sito web, che della fiera è la prima vetrina nazionale e internazionale. Insomma, una registratina alla comunicazione è cosa indispensabile o è una fissa di noialtri di Artribune? Oh, l’intenzione non è criticare e basta, ma essere costruttivi e indicare dove si può migliorare. Chiaro?

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  • GDM

    inizio maggio??

  • A mio parere si può migliorare evitando il trend di questo periodo storico: i prodotti finanziari (e io credo anche molto mercato dell’arte) ganno una valore stimato 10-20 volte superiore a quello reale. Questi giochini hanno visto il loro esempio nel caso parmalat.

    Perchè un collezionista dovrebbe comprare oggi un’opera d’arte?

    Per arredare casa, per speculare, per piacere personale….ma non esistono scale valoriali. Resistono solo valori realmente consolidati che però non arrivano mai nemmeno ad Arte fiera, figuriamoci a Miart. Se non si creano scale critiche e valoriali serie ed incidenti per supportare il mercato, tanto vale andare al salone del mobile, l’ikea spesso è più sincera, mentre la sovrapproduzione di artisti fa perdere valore ad ogni singolo artista ad ogni singola opera….

    E anche seguire semplicemente il piacere personale non serve più: perchè devo continuare a spendere 5000-10.000-20.000 Euro come nel 2003 per opere che poi non hanno quel valore e che non si distinguono dalla produzione omologata per darmi soddisfazione….? tanto vale che se un ‘opera mi piace la faccio rifare io da qualche studente di accademia e qualche artigiano, spendendo forse 1/3. Tanto quello che pago tre 3/3 non ha quel valore….quindi?

    Se il sistema dell’arte non inizia una riflessione radicale verrà fagocitato da una realtà molto più interessante ed incidente…i rituali del 900 e dell’800 vanno messi in discussione ed è l’arte contemporanea che lo deve fare e non certo il salone del mobile; anzi il salone dovrà “subire” l’arte contemporanea…esattamente come negli anni 90 molto settori hanno “subito” e si sono rivitalizzati per via dell’arte contemporanea (design, architettura, pubblicità, ecc ecc).

  • Redazione

    Ooops, inizio giugno. Corretto!

  • jones

    A parte il fatto che il mondo ‘elitario’ dell’arte italiano dovrebbe avere capiito da un pezzo che 1/2 fiere del settore in Italia sono piu’ che sufficienti, poi bastava leggere gli annunci in inglese di Miart usciti sui vari mezzi di comunicazione per capire che il termine e’ piu’ che un illustre sconosciuto agli organizzatori della fiera !!!!

    • io

      anche l’italiano, basta sentire come parla il sig. Di Pietrantonio

  • Zarri Fabio

    Facciamo una!

  • Ferdinando Polemico

    Eh beh certo il gran caldo! Sicuramente è stato solo il giungere di una temperatura estiva a mettere il bastone fra le ruote ad una kermesse fra le più importanti al mondo.
    Il contingente di collezionisti e curatori italiani ed internazionali che, generalmente, non possono rinunciare alla manifestazione milanese, quest’anno, ma ripeto solo quest’anno, sembra abbiano preferito i lidi e le cime più vicine alle loro dimore piuttosto che visitare la fiera dell’arte del capoluogo lombardo con un caldo equatoriale.
    Forse sempre il gran caldo ha influito sulla lentezza con cui l’organizzazione del Miart ha comunicato l’elenco delle gallerie partecipanti che, essendo solo 100, sono state selezionate con cura maniacale; e non credo assolutamente a quelle voci di corridoio che, alimentate dalle solite malelingue, sostengono l’ipotesi che a poco più di una settimana dall’inizio della manifestazione, qualche galleria trombata preventivamente avrebbe ricevuto una chiamata per il reintegro.
    Anche se così fosse sono cose che possono capitare a tutti: anche Art Basel, Fiac o le altre più importanti fiere al mondo avranno sicuramente avuto nella loro storia un piccolo problema organizzativo e qualche ingresso all’ultimo momento; se lo hanno avuto loro lo può avere anche il Miart, fiera che con l’ultima edizione appena conclusa, ha conquistato di diritto il ruolo di fiera dell’arte più importante del mondo!
    E se non c’erano le gallerie straniere è perchè il progetto del Direttore Artistico Giacinto Di Pietrantonio ( a proposito, gran bella voce: consiglio a tutti di vedere il video sul Miart presente in questo sito, solo per la sua magistrale interpretazione di Emozioni di Lucio Battisti) prevede una selezione fino all’osso dell’eccellenza italiana; dopo questa fase la qualità espressa dalla manifestazione obbligherà nuovamente le gallerie straniere più prestigiose del pianeta ad una gara sul tempo per inviare il modulo di partecipazione, sperando che rimanga ancora qualche posto libero. A quel punto dovremmo attrezzare la città per accogliere milioni di collezionisti che con i propri jet privati, elicotteri, navi e hovercraft, giungeranno a Milano con il solo scopo di spendere buona parte del loro budget lasciando a bocca secca le gallerie che sfortunatamente hanno scelto di presenziare a Basilea, Miami, Fiac, Colonia ed ArtePadova.