Son tutte bionde le donne di Nico. Al Macro il libro-feticcio di Vascellari by Nero

Duecento ritagli di giornali, pescati dal personalissimo archivio cartaceo titolato Donne con capelli biondi. Didascalico, un po’ feticista. Da qui, da una scelta random in questa collezione di immagini, nasce Blonde, libro/edizionedartista che Nico Vascellari ha ideato e pubblicato con Nero Publishing, in collaborazione con Hospital Productions. Ogni singolo ritaglio di giornale è riprodotto su […]

Duecento ritagli di giornali, pescati dal personalissimo archivio cartaceo titolato Donne con capelli biondi. Didascalico, un po’ feticista. Da qui, da una scelta random in questa collezione di immagini, nasce Blonde, libro/edizionedartista che Nico Vascellari ha ideato e pubblicato con Nero Publishing, in collaborazione con Hospital Productions.

Ogni singolo ritaglio di giornale è riprodotto su carta patinata nel suo formato originale, così come è stato strappato e collezionato dall’artista negli ultimi 10 anni. E la raccolta, stampata su fogli singoli non rilegati, è racchiusa in un cofanetto di cartone, serigrafato e numerato. Ora la presentazione a Roma, al Macro,  accompagnata da due grandi installazioni, simili a “billboards pubblicitari”, che Vascellari ha realizzato come progetto speciale con lo stesso titolo della pubblicazione.

Presentazione: martedì 5 aprile 2011 – ore 19.00
Via Nizza, 138 – Roma
www.neromagazine.it

 

CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.
  • Poi ci chiediamo perchè alcuni artisti italiani non hanno riscontro internazionale proporzionale a quello nazionale. Nico Vascellari è stato sovraesposto negli ultimi anni (penso di aver contato 10 personali in 4 anni) in ITALIA ma non ha alcuna visibilità fuori (se togliamo alcune apparizioni fisiologiche date dalla sovraesposizione in italia). Il suo lavoro coniuga M. Barney, Bock,suggestioni da arte povera e una spruzzatina di musica finta alternativa che non fa mai male. Può piacere…anche se finisce sempre tutto come la manifestazione di feticismi da paglia sudata e ossessioni personali. Tra l’altro secondo atteggiamenti da Lady Gaga che, nel campo del sistema internazionale che conta, lasciano il tempo che trovano (ed è poi probabilmente per questo che il nostro viene snobbato da tale sistema). Ed invece questi atteggiamenti fanno grande presa su i complessi di inferiorità, sul provincialismo e sull’esterofilia del nostro piccolo sistema di tribù…sulle repubbliche marinare dell’arte nostrana. Ma rispetto a questa nuova iniziativa vi invito a sentire l’ultima di Silvio:

    http://whitehouse.splinder.com/

  • Ambrogio

    Condivido l’analisi di Luca Rossi,
    dico anche basta con questi lavori da alternativi cool,
    a lavorare sul serio con la vanga per davvero

  • Ma sì, nel 2011 questa vena cool fetisch è abbastanza pretestuose e pretenziosa. Sicuramente in italia è ruffiana e rassicurante; resa necessaria anche da un pubblico “analfabeta” che invece riesce a risolvere bene il mondo di lady gaga e compagnia. Mondo rispettabile ma di cui il pubblico ha già gli anticorpi: in questo modo si mortifica e si contraddice il cuore centrale che mantiene in vita l’arte contemporanea (se non c’è questo cuore, mettersi in discussione, mettersi in pericolo, creare una tensione e uno sfasamento, tanto vale seppellire l’arte contemporanea). Marina Abramovic ha dichiarato che per lei, in futuro, l’arte sarà solo uno scambio di energia tra artista e pubblico: e noi siamo quà ancora con le riviste feticcio e gli oggetti feticcio da vendere a uomini sprovveduti. Ma non si tratta di eliminare oggetti da vendere, quanto di metterli in fibrillazione…

  • hm

    patetico .
    poi sono meglio le more si sa chiedere a silvio per conferma lol

  • gartenbau

    Il fatto ( o il problema? ) è che Nero, e diciamo anche Kaleidoscope, sono principalmente delle riviste di grafica; anche il loro punto di vista sull’arte è tendenzialmente, grafico. Intendendo loro la gabbia grafica più imprescindibile dello stesso contenuto, piegano il tutto ad un finale effetto estetico predeterminato, facilmente traducibile in “fico”, o “figo”. Nulla di male in questo, io per primo ne apprezzo la forma. La rivista, seppure d’arte, è un prodotto.
    Nero, quindi, è una rivista grafica, e Vascellari è perfetto per la produzione di un buon pacchetto, grafico. “Fico” lo sarà di sicuro, attraente anche. L’effetto sarà lo stesso di quando si trovano Nero o Kaleidoscope in giro per fiere, gallerie e librerie. Una bella soddisfazione, nel tenere in mano un ottimo oggetto dai colori e dall’odore molto “cool”: un’ottima copertina, una griglia interna che ammicca ad ogni pagina. Lo ammetto senza problemi, mi solletica. I loro autori saranno soddisfatti perché hanno colto nel segno: il piacere di un ottimo oggetto grafico.
    La grafica dell’arte.

  • E’ vero quello che dici, gartenbau. Il paradosso è che la rivista, il contenitore tende a diventare contenuto. Le redazioni di mousse, kaleidoscope o nero non sono diverse da collettivi di artisti che confenzionano una rivista-opera (operazione più chiara quella di ferrari-cattelan con Toilet Paper). Questo prevalere del contenitore avviene perchè assistiamo ad un vuoto ed un appiattimento dei contenuti, che spesso diventano degli standard. In questo ,spesso, l’artista, per come comunemente inteso, diventa l’ingrediente di un quadro altrui. A queste riflessioni non può non seguire una riflessione di ruolo, perchè anche una certa visione critica delle cosa è molto facile e non basta.

    http://wh2.splinder.com/post/21589173